{"id":20,"date":"2026-07-12T01:14:12","date_gmt":"2026-07-11T23:14:12","guid":{"rendered":"https:\/\/localhost\/?post_type=libro&#038;p=20"},"modified":"2026-07-13T12:38:26","modified_gmt":"2026-07-13T10:38:26","slug":"romanzo-siciliano","status":"publish","type":"libro","link":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/?libro=romanzo-siciliano","title":{"rendered":"Romanzo siciliano"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Romanzo Siciliano, racconta le vicissitudini di una famiglia vissuta in provincia di Catania tra della seconda met\u00e0 dell\u2019800 e la prima met\u00e0 dell\u2019900.<br>Prendendo spunto dalle vicende di questa famiglia di contadini, i Patan\u00e9, agli inizi, povera, e che grazie alla tempra di Raffaele uno dei suoi componenti, in seguito divenne agiata, nel \u201cRomanzo Siciliano\u201d vivono personaggi che allora si riscontravano nella realt\u00e0 quotidiana; molte delle vicende narrate sono realmente accadute, anche se hanno subito qualche manipolazione.<br>I l romanzo illustra come si svolgeva la vita in Sicilia a quel tempo, quali le condizioni sociali e politiche, quali i problemi della gente, quali gli avvenimenti storici. Ho raccontato tutto questo per ravvivare il ricordo di eventi importanti che tuttavia a poco a poco sono stati dimenticati e che non \u00e8 giusto che passino nell\u2019oblio.<br>Parlo dell\u2019Esposizione Agricola di Catania del 1907 che l\u2019Europa ci invidi\u00f2, e che si tenne in quella che ora si chiama Piazza Verga ma che prima era chiamata Piazza Esposizione, parlo degli archi della marina sotto i quali arrivava il mare, parlo della condizione dei carusi che gi\u00e0 a sei anni lavoravano sedici ore al giorno nelle miniere di zolfo, dove, i \u201ccarusi\u201d avevano un\u2019esistenza oltraggiosa e squallida, parlo del lavoro nei campi che si svolgeva senza un orario preciso, dall\u2019alba al tramonto, e via dicendo.<br>Si narra di braccianti e pecorai, di contadini e operai che sgobbavano nelle terre dei padroni e che subivano ogni sorta di soprusi.<br>Il libro racconta anche il coraggio che i giovani siciliani dimostrarono nelle trincee della Prima Guerra Mondiale, gli abusi dei nazifascisti e, della Seconda Guerra Mondiale, racconta i devastanti bombardamenti in Sicilia e in particolare su Catania, quelli dell\u2019agosto \u201941, di giugno 42, e di gennaio, marzo aprile, e luglio \u201943.<br>Romanzo siciliano non tratta dunque solo le vicende dei Patan\u00e8, ma quelle di un popolo che sopport\u00f2 le angherie dei feudatari e dei capi operai. Ci\u00f2 che descrivo nel romanzo era ci\u00f2 che realmente accadeva a quel tempo ai braccianti , ai zolfatari, agli operai.<br>Per trovare lavoro, bisognava essere ingaggiati da campieri o da soprastanti, veri e propri negrieri e sfruttatori.<br>Tuttavia il popolo veniva spinto a credere che era colpa di Napoli se non poteva essere trattato meglio, perch\u00e9 Napoli chiedeva ai proprietari tante tasse e non potevano trattare meglio i loro lavoranti.<br>Alla lunga questo fu uno dei motivi delle rivolte delle citt\u00e0 siciliani contro i Borbone di Napoli!<br>Alcuni dei Patan\u00e9, come accadeva in molte famiglie, emigrarono in Francia, altri Germania, altri negli Stati Uniti.<br>I personaggi del romanzo mettono in luce il carattere e la tempra dei siciliani, la complessit\u00e0 dei sentimenti e le passioni, la tenacia nelle avversit\u00e0 e il coraggio nel ribellarsi .<br>Romanzo Siciliano diventa cos\u00ec un caleidoscopio di tipi e vicende, di rapporti familiari a volte anche torbidi, uno spaccato sociale, che rappresenta quasi una metafora della condizione umana. Romanzo Siciliano rivela i valori arcaici, la filosofia, la cultura, la religiosit\u00e0 del siciliano e racconta la vita quotidiana tra l\u2019800 e il \u2018900 cos\u00ec come si svolgeva a Catania e provincia.<br>Nel romanzo sono descritti il coraggio e la paura, l\u2019amore e l\u2019odio, la generosit\u00e0, la grettezza, la sessualit\u00e0, l\u2019amicizia, i rapporti di parentela, cos\u00ec com\u2019erano in quel periodo, con le inevitabili ipocrisie, i pregiudizi, e le avarizie ma anche con gli atti di generosit\u00e0.<br>Nel Romanzo risalta la operosit\u00e0 del popolo, le sue tradizioni, la tipicit\u00e0 lavorativa, la genialit\u00e0 artistica.<br>In Sicilia contadini, pescatori, ciabattini, artigiani, pecorai, formavano un\u2019umanit\u00e0 semplice e autentica.<br>Dalla pastorizia all\u2019apicoltura, dalla vendemmia, dalla lavorazione della terracotta alla tessitura di armoniosi tappeti. Il siciliano \u00e8 stato protagonista di una dimensione umana tra le pi\u00f9 interessanti.<br>Le vicende narrate nel libro hanno riferimenti socio-politici ed economici e sottolineano la crisi della Sicilia post-unitaria, che non ottenne i vantaggi sperati anche per l\u2019insipienza dei deputati e senatori isolani, impegnati solo a mantenere il loro potere locale.<br>Il disinteresse dei deputati siciliani che erano al parlamento a Roma peggior\u00f2 le condizioni dell\u2019agricoltura, del commercio e dei cantieri navali.<br>Il romanzo racconta come il popolo siciliano visse avvenimenti avversi e fu sottoposto a individui che lo torchiavano e lo prevaricarono;<br>In Sicilia il popolo, subiva la prepotenze dei \u201ccappelli\u201d, cio\u00e8 i capi ciurma e dei possidenti oppressori, oltre ch\u00e9 degli sgherri a sevizio dei ricchi, e che imponevano taglie e tangenti, e subiva la politica degli inglesi che avevano in mano l\u2019isola perch\u00e9 serviva loro per proteggere un punto strategico nel mediterraneo.<br>Si pensi che a Bronte nel 1799 gli abitanti di quel paese erano stati spodestati di parte delle loro terre perch\u00e9 iI Borbone don\u00f2 a Nelson un feudo denominato poi ducea di Nelson.<br>Garibald aveva promesso lo smantellamento dei latifondi e la spartizione ai contadini delle terre del feudo di Nelson. Ci\u00f2 aveva riacceso le speranze dei contadini che attesero la restituzione del feudo Nelson.<br>Ma questo non avvenne.<br>A Bronte, non venne nemmeno abolita la tassa sul macinato. A Bronte che il 2 agosto del \u201860 scatt\u00f2 l\u2019insurrezione. Vennero appiccate le fiamme a decine di case, al teatro e all\u2019archivio comunale. Inizi\u00f2 una caccia ai feudatari, ai nobili e ai cappelli. La rabbia dei cittadini sfoci\u00f2 in un massacro cui segu\u00ec un altrettanto efferato giudizio sommario.<br>Nino Bixio, inviato da Garibaldi a sedare la rivolta per evitare di compromettere i rapporti con il governo inglese, rappresentato dagli eredi di Nelson fu durissimo contro i rivoltosi.<br>Garibaldi con decreto eman\u00f2 la pena di morte per i reati di furto, omicidio, saccheggio e devastazione.<br>Il tribunale di guerra con un processo durato solo quattro ore giudic\u00f2 150 persone e condann\u00f2 alla pena capitale l\u2019avvocato Nicol\u00f2 Lombardo (acclamato sindaco dopo l\u2019eccidio), insieme ad altre quattro persone.<br>In seguito, alla luce di ricostruzioni storiche si appur\u00f2 che Lombardo era estraneo alla rivolta; ma invitato a fuggire si sarebbe rifiutato per difendere il proprio onore. Tra i condannati vi fu un certo Nunzio Ciraldo incapace d\u2019intendere e di volere.<br>Queste e altre delusioni, questi e altri soprusi che avvennero prima e dopo l\u2019arrivo di Garibaldi in Sicilia fecero s\u00ec che il popolo si rivolt\u00f2 contro i latifondisti, contro il clero locale, contro i nobili, contro il governo Borbonico.<br>Fu una ribellione sociale e politica una denuncia della insopportabile condizione dei contadini, del degrado del lavoro minorile, degli abusi dei ricchi e del malgoverno borbonico.<br>Per tacitare il malumore della popolazione Ferdinando I nel 1812 eman\u00f2 una costituzione che prevedeva un potere legislativo a due camere, dei Comuni (voto censitario) e dei Pari (ecclesiastico e militare,con cariche vitalizie), un esecutivo in mano al re ed un giudiziario composto di togati indipendenti (anche se soltanto formalmente).<br>Ma la Costituzione che non venne applicata in Sicilia.<br>La prima a ribellarsi nel 1820 fu Messina poi Palermo e Catania, e cominciarono i primi tentativi di rendersi indipendenti dai Borbone e da Napoli.<br>Per capire la situazione i Sicilia, andiamo un po\u2019 indietro negli anni:<br>nel 1816, il congresso di Vienna aveva soppresso il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia assegnati a Ferdinando di Borbone, che chiam\u00f2 il suo reame, Regno delle Due Sicilie. Il sovrano, assumeva in s\u00e9 la corona napoletana (al di qua del Faro), e quella siciliana (al di l\u00e0 del Faro), come Ferdinando II. Regno delle Due Sicilie aveva come capitale Napoli, ma Palermo, aveva pari dignit\u00e0, come capitale della Sicilia.<br>Il Regno delle Due Sicilie dur\u00f2 dal 1816 a 1861.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 due Sicilie?<br>Nel 1130 il normanno Ruggero II d\u2019Altavilla fu nominato, dall\u2019antipapa Anacleto II\u00b0 re di Sicilia; dopo Federico II e Manfredi, nel 1266 il papa diede il regno di Sicilia a Carlo d\u2019Angi\u00f2. Ma il popolo siciliano non era contento di come veniva trattato dai francesi e nel 1282, con la Guerra del Vespro scatenata contro i francesi, Carlo I\u00b0 d\u2019Angi\u00f2, re di Sicilia fu cacciato da Palermo e si ritir\u00f2 a Napoli. Carlo non volle perdere il titolo, e continu\u00f2 a chiamarsi \u201cRe di Sicilia\u201d pur governando solo a Napoli.<br>A Palermo, avendo gli aragonesi vinto gli angioini, rimase Pietro D\u2019Aragona e fu nominato re di Sicilia. Si ebbero cos\u00ec dal XIII secolo al XIX due re di Sicilia uno a Napoli (regno di Sicilia citeriore) e un altro a Palermo ( regno di Sicilia ulteriore).<br>(Nel Regno delle due Sicilie, vi erano due tipi di monete: l\u2019onza (o oncia) in Sicilia e nel napoletano il ducato)<br>Con la unificazione del 1816 tuttavia non cess\u00f2 il dualismo tra regno di Sicilia citeriore( a Napoli) e regno di Sicilia ulteriore ( a Palermo). I siciliani si sentivano trattati male e il malumore cresceva contro i Borbone che stavano a Napoli.<br>La rivoluzione del 1848 fu sostanzialmente dettata dal bisogno che la Sicilia sentiva di staccarsi da Napoli. Organizzata a Palermo fu di natura popolare e guidata da Rosolino Pilo. I siciliani vollero rispolverare la costituzione del 1812 ( concessa da Ferdinando I morto nel 1825) che includeva i principi della democrazia rappresentativa.<br>L\u2019insurrezione port\u00f2 alla creazione dello Stato di Sicilia con Ruggero Settimo come capo del governo. Fu dichiarata decaduta la dinastia borbonica e offerto il trono di Sicilia al Duca di Genova, figlio di Carlo Alberto, Alberto Amedeo di Savoia , ma questi rifiut\u00f2.<br>Continu\u00f2, invano, la ricerca di un nuovo regnante. Solo la ben fortificata citt\u00e0 di Messina, fu sotto controllo del nuovo governo per pochi mesi, perch\u00e9 riconquistata dai Borboni per riprendere l\u2019isola con la forza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Prima che arrivasse Garibaldi, nel 1820 e 1848 la Sicilia dunque si ribell\u00f2 con insurrezioni che furono soffocate nel sangue. Era re a quel tempo Ferdinando II di Borbone ( 1830-1859), re delle Due Sicilie figlio di Francesco I che aveva governato cinque anni, dal 1825 fino al 1830.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Questa gelosia dei siciliani verso Napoli che si sentivano trascurati e il disinteresse dei Borbone che stavano a Napoli verso la Sicilia cre\u00f2 il malcontento nei siciliani che sfoci\u00f2 nelle rivoluzioni del 1820, del 1848 e del 1860.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Tuttavia ad onor de vero il Regno delle due Sicilie non era cos\u00ec arretrato come la storiografia sabaudo-risorgimentale volle far credere<br>Gi\u00e0 Carlo III di Borbone si era adoperato per rendere quel regno all\u2019avanguardia. Ferdinando II i si adoper\u00f2 nel tentativo di modernizzare il regno,( fece la ferrovia Napoli \u2013 Portici; mise il telegrafo, i faro lenticolare, e cerc\u00f2 di utilizzare tutti i ritrovati dell\u2019ingegneria e dell\u2019industria, risan\u00f2 le paludi, port\u00f2 l\u2019acqua nelle case. Il regno nella prima met\u00e0 dell\u2019800 era considerato tra i pi\u00f9 importati d\u2019Europa, anche per la flotta che era considerata la III del mondo.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Di questo benessere per\u00f2 poco ne usufruivano i siciliani e cos\u00ec con l\u2019ondata rivoluzionaria che travolse l\u2019Europa nel \u201948, anche la Sicilia insorse, e le insurrezioni furono soffocate nel sangue dall\u2019esercito borbonico.<br>Ferdinando II\u00b0 fu soprannominato Re Bomba perch\u00e9 nel settembre del 1848 fece bombardare dalla flotta regia la citt\u00e0 di Palermo e di Messina insorte contro il malgoverno. A Messina, dopo il bombardamento navale, da Reggio sbarcarono a Messina le truppe borboniche e in 4 giorni di combattimenti per le strade s\u2019impossessarono nuovamente della citt\u00e0 ribelle. Il Borbone contro i movimenti democratici scaten\u00f2 pesanti repressioni. Ferdinando II morir\u00e0 a 49 anni nel 1859 a Caserta, a causa di una pugnalata di attentatore, ferita che non venne ben curata e che gli fece setticemia.<br>Il regno pass\u00f2 a Francesco II\u00b0 detto Franceschiello perch\u00e9 timido, idealista, poco avvezzo alle faccende di Stato. Spos\u00f2 Maria Sofia di Baviera, sorella di Sissi, donna energica che lo aiut\u00f2 nelle faccende dello Stato non pot\u00e9 evitare altre insurrezioni che si ebbero in seguito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Romanzo Siciliano sottolinea il mancato rinnovamento sociale dell\u2019Isola che non si ebbe, come s\u2019era sperato, dopo l\u2019Unit\u00e0, lo sviluppo delle zone arretrate. Infatti, grandi erano state le aspettative peima dell\u2019arrivo dei garibaldini in Sicilia.<br>Prima che arrivassero i Garibaldini, l\u20198 aprile del 1860, Catania fece eco alle rivolte di Palermo e di Messina. I catanesi scesero armati nel piano del Duomo. Tra gli insorti e le truppe borboniche vi furono scontri violenti. L\u201911 maggio Giuseppe Garibaldi con le \u201ccamicie rosse\u201d sbarca a Marsala e la Sicilia si infiamma. Una curiosit\u00e0: i Mille, in partenza da Quarto, erano in realt\u00e0 1162, ma in Sicilia, dopo la fermata a Talamone, ne arrivarono solo 1.089. A indossare la camicia rossa erano solo 150, gli altri avevano abiti i pi\u00f9 disparati. Quando passarono in Calabria i \u201cgaribaldini\u201d erano 20.000, e 30.000 erano in Campania.<br>Catania segue con entusiasmo le notizie dell\u2019avanzata dei garibaldini, e alza barricate sulla via del Corso, nella piazza San Francesco nella piazza San Placido, e nelle piazze del Duomo e dell\u2019Universit\u00e0. A piazza Universit\u00e0 attorno alle barricate si accende una lotta accanita.<br>L\u2019intrepida popolana Peppa (Giuseppa) Bolognara, di Barcellona Pozzo di Gotto guida un gruppo di insorti e conquista un cannone. Mentre lo stanno portando in piazza Ogninella due squadroni di lancieri si scagliano contro i popolani insorti, i quali temendo di essere presi, abbandonando l\u2019arma gi\u00e0 carica. Peppa rest\u00f2 impavida; sparse della polvere sul cannone e attese che i lancieri si avvicinassero. Appena gli squadroni dei Borbone si mossero, essa diede fuoco alla polvere e i cavalieri borbonici credettero che il cannone avesse fatto cilecca e si slanciarono alla carica per riguadagnare il pezzo perduto; quando si avvicinarono, la coraggiosa donna diede fuoco alla carica vera e il cannone spar\u00f2 con grave danno degli assalitori. La popolana, scarica una cannonata contro i borbonici, i quali, colti di sorpresa, si riparano in piazza degli Studi e nel palazzo degli Elefanti. Peppa rimase il simbolo della rivolta: una popolana coraggiosa, che vestiva con abiti maschili, frequentava le bettole, fumava la pipa, giocava a carte e beveva vino. Il Governo italiano a riconoscimento del suo eroismo le assegn\u00f2 216 ducati e una medaglia d\u2019argento .<br>I borbonici si allontanano da Catania il 3 giugno e su tutte le torri, dal castello Ursino al castello di Aci, dal campanile del Duomo ai balconi del palazzo di citt\u00e0 sventolarono le bandiere tricolori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A Catania venne costituita la guardia nazionale guidata dal marchese di Casalotto, Domenico Bonaccorsi. Garibaldi dopo aver conquistato la Sicilia pass\u00f2 in Calabria e poi nel napoletano e al Volturno sconfisse definitivamente le truppe borboniche.<br>Queste truppe borboniche pochi sanno che, dopo la sconfitta, erano in un numero imprecisato, tra 17.000 e a trentamila, e furono arrestate e portate in Piemonte, dove rimasero rinchiuse per la maggior parte nel carcere di massima sicurezza delle Fenestrelle.<br>Qui i soldati borbonici che non si vollero arruolare nell\u2019esercito piemontese furono sottoposti al carcere duro, molti morirono di tubercolosi, altri di stenti. I generali borbonici invece passarono quasi tutti nell\u2019esercito del Piemonte e sebbene fossero quasi tutti settantenni, furono poi incorporati nell\u2019esercito italiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La trama del romanzo si svolge dagli anni settanta dell\u2019800 alla prima met\u00e0 del 900 e mette in luce gli avvenimenti pi\u00f9 salienti di quel periodo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Dopo la cacciata dei Borboni dalla Sicilia, malgrado le promesse dei Piemontesi fall\u00ec l\u2019attesa ripresa sociale e fallirono gli ideali tanto propagandati. Un pantano di scandali, di corruzione e di malgoverno affossarono il Meridione.<br>Ma c\u2019era di pi\u00f9: il Governo, agli inizi, non si schier\u00f2 dalla parte dei deboli.<br>Con i FATTI DI BRONTE<br>Dopo le battaglie sostenute contro i soldati borbonici, la Sicilia sub\u00ec la repressione dei Piemontesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il GENERALE GOVONE (1863)<br>Altro grave episodio lo riscontriamo nel comportamento del Generale Govone inviato dal Governo per sedare le rivolte e di debellare il brigantaggio nelle province del Mezzogiorno.<br>Anche in questo caso la popolazione meridionale sub\u00ec soprusi e prevaricazioni.<br>Nel 1863 Govone, ritenendo necessaria la crudelt\u00e0 per governare, infier\u00ec sulla Sicilia con sei mesi di operazioni militari su vasta scala. Famiglie e villaggi vennero trattenuti in ostaggio e subirono violenze d\u2019ogni tipo. Il generale tagli\u00f2 l\u2019erogazione dell\u2019acqua proprio nel pieno della calura siciliana, fece ricorso alla tortura per ottenere informazioni su brigati e addirittura lasci\u00f2 bruciare per rappresaglia le case dei contadini reticenti.<br>In seguito egli spieg\u00f2 a giustificazione della sua crudelt\u00e0 che i siciliani erano barbari e non si poteva trattarli che duramente!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La verit\u00e0 \u00e8 che sin dall\u2019inizio dell\u2019operazione dei Mille, le cose non andarono nel giusto verso a favore dei siciliani. Si pensi ad esempio che dopo lo sbarco in Sicilia, Garibaldi sequestr\u00f2 a Palermo tutti i fondi del Banco di Sicilia. Si trattava vero del denaro del governo Borbone, ma c\u2019erano anche molti soldi dei siciliani, i quali si videro privati delle loro sostanze, e malgrado le assicurazioni di Garibaldi, che disse che il governo Piemontese si sarebbe fatto carico della restituzione ai proprietari del denaro confiscato, quel denaro non fu mai pi\u00f9 ritornato ai siciliani<br>IPPOLITO NIEVO<br>A proposito del malgoverno nel meridione.<br>Ippolito Nievo era uno scrittore che propagandava l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia. Laureato i n giurisprudenza aveva scritto molti libri inneggiando al bisogno che l\u2019Italia fosse unita. Aveva partecipato alla II guerra d\u2019Indipendenza ed era molto stimato da Garibaldi che lo volle con s\u00e9 nell\u2019impresa dei Mille. Dopo la conquista dell\u2019 Isola Garibaldi lo nomin\u00f2 intendente di Finanza dei mille. Anche il governo Torinese si aspettava da Nievo che mettesse ordine nella contabilit\u00e0 dell\u2019intervento dei mille in Sicilia. Bisognava far luce su certi brogli finanziari che sembra avessero come protagonisti generali garibaldini e borbonici. Infatti sembra che dopo il sequestro del Banco di Sicilia palermitano, con quelle somme razziate fossero stati pagati i generali borbonici (Lanza e Landi) perch\u00e9 si arrendessero. Tutta la contabilit\u00e0 dei Mille era una faccenda da tenere segreta: infatti bisognava non far sapere che molti dei fondi che erano servito per lo sbarco in Sicilia, e per le operazioni belliche conseguenti ( affitto di navi da trasporto, vettovaglie per l\u2019esercito, medicine, acquisto di armi, di vestiario etc. erano venuti da finanziamenti esteri e soprattutto dalla Massoneria londinese, ove operava Mazzini. Sembra che gli addetti agli acquisti avessero fatto la cresta sui prezzi, che alcuni generali delle divisioni di Garibaldi percepissero gli stipendi di garibaldini morti op di garibaldini passati in altri reparti, in questo caso, lo stesso soldato veniva pagato in due reparti: quello che aveva lasciato e quello in cui prestava realmente servizio. In tutta questo pasticcio, Ippolito Nievo cerc\u00f2 di far luce, ma pressioni, minacce, occultamento di fatture, e quant\u2019altro si opponevano al suo lavoro di ricerca della verit\u00e0. Quando i Mille arrivarono a Palermo avevano una cifra pari a 30 milioni di euro, e tanti altri ne vennero dall\u2019Inghilterra(Circoli politici e sottoscrizioni mazziniane).<br>Tutto questo denaro fu dilapidato o sperperato, come l\u2019acquisto di 60.ooo cappotti che non furono mai utilizzati dalle truppe. Il governo sostenuto da Cavour avrebbe voluto che il Nievo mettesse in luce quelle magagne. Se quelle carte fossero arrivate a un giudice, si diceva, molte testa sarebbero cadute. Per affrettare la fine dell\u2019inchiesta di Nievo, Torino mand\u00f2 il generale La Farina, il quale apertamente parteggiava per il liberali piemontesi e contro i garibaldini. A quel punto, Garibaldi mand\u00f2 via dalla Sicilia il La Farina.<br>Finita la sua inchiesta Ippolito Nievo il 4.03.1861 parte col piroscafo Ercole per Napoli. Ha con se alcune casse di documenti e tutta la contabilit\u00e0. La stessa note, nelle vicinanze del porto di Napoli, a causa di una tempesta, o per qualche altra causa, come il sabotaggio, il battello Ercole affonda, senza lasciare alcuna traccia. La cosa curiosa fu che solo il 17 03 1861 i giornali danno la notizia della scomparsa dell\u2019Ercole! Nella nave oltre al Nievo c\u2019erano altri garibaldini e 18 membri dell\u2019equipaggio!<br>A margine di queste notizie c\u2019\u00e8 da sottolineare che parte del denaro sottratto al Banco di Sicilia and\u00f2 nelle tasche del generale Lanza per la resa di Palermo. Il generale Landi fu ricompensato per la sua \u201cresa\u201d di Calatafimi con un pagher\u00f2 di 14.000 ducati che in seguito risult\u00f2 falso!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">I FASCI SICILIANI, (dopo l\u2019Unit\u00e0) 1891-93<br>Romanzo Siciliano parla dei Fasci siciliani.<br>Il malcontento aument\u00f2 dopo le disillusioni del 1860.<br>I fasci furono un movimento di ispirazione democratica e socialista che si svilupp\u00f2 dal 1891 al 1893 fra il proletariato contadino, minatori ed operai sull\u2019esempio dei fasci operai dell\u2019Italia centro-settentrionale.<br>Fu un tentativo di riscatto del proletariato urbano, dei braccianti agricoli, dei \u201czolfatai\u201d dei minatori, e delle maestranze della marineria e degli operai che protestavano contro il latifondo e fu contro lo Stato che appoggiava la classe benestante.<br>Il feudalesimo in Sicilia se pur abolito agli inizi del XIX secolo condizionava la distribuzione delle terre e delle ricchezze.<br>I Fasci chiedevano riforme fiscali, la radicale riforma agraria, la revisione dei patti agrari, l\u2019abolizione delle gabelle e la distribuzione delle terre a chi le lavorava.<br>I Fasci fondati a Catania nel 1891 furono guidati da Giuseppe de Felice Giuffrida. Il movimento si estese a Messina. Ad esso fece seguito il Fascio di Palermo (nel 1892) e la costituzione del Partito dei Lavoratori Italiani (agosto 1892).<br>Ai questi Fasci se ne aggiunsero altri e a il movimento si era diffuso in tutta l\u2019Isola.<br>Il 20 gennaio 1893 a Caltavuturo (PA) 500 contadini di ritorno dall\u2019occupazione simbolica di terre di demanio vennero dispersi da soldati e carabinieri i quali spararono sulla folla e molti manifestanti vennero uccisi. Il massacro di Caltavuturo esasper\u00f2 lo scontro sociale.<br>A maggio del 1893 si tiene il congresso di Palermo cui parteciparono delegati di 90 Fasci socialisti. Nell\u2019autunno del 1893, il movimento quando organizz\u00f2 scioperi in tutta l\u2019isola e tent\u00f2 una insurrezione.<br>La societ\u00e0 siciliana fu sconvolta, ovunque si ebbero violenti scontri sociali per il rinnovo dei contratti.<br>Il consiglio il siciliano Francesco Crispi, nel tentativo di ristabilire l\u2019ordine adott\u00f2 la linea dura contro i rivoltosi con un intervento militare.<br>Il movimento dei Fasci fu sciolto nel 1894 e i capi vennero arrestati. Il tribunale militare di Palermo condann\u00f2 Giuseppe de Felice Giuffrida a 18 anni, Rosario Bosco, Nicola Barbato e Bernardino Verro a 12 anni.<br>L\u2019anno dopo un\u2019amnistia fu concessa a tutti i condannati.<br>Si concludeva cos\u00ec il primo movimento organizzato contro i proprietari fondiari, e di emancipazione delle classi pi\u00f9 umili.<br>I Fasci siciliani furono tragicamente repressi anche dai mafiosi locali oltre che dal governo nazionale.<br>Si contarono pi\u00f9 di cento morti, diverse centinaia i feriti e oltre tremila cinquecento rinchiusi nelle patrie galere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">LE TERRE DEI FEUDATARI<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Sebbene dopo il 1860 i feudi, sulla carta , fossero stati trasformati in propriet\u00e0 private, non ci fu la formazione di una classe di piccoli e medi proprietari. Le terre vendute dai baroni in dissesto finanziario, ingrandirono i latifondi di altri feudatari pi\u00f9 fortunati e di gabelloti arricchiti.<br>Il sistema del latifondo, quindi, continuava a caratterizzare l\u2019agricoltura e la struttura sociale.<br>Il latifondo non si smembr\u00f2 e i terreni, concessi in enfiteusi o venduti, furono accaparrati da grandi proprietari terrieri e dai gabelloti.<br>I contadini Patan\u00e9 , nel romanzo , lottano a lungo prima di potersi impossessare di terre che sarebbero dovute essere distribuite ai contadini.<br>Sar\u00e0 Raffaele Patan\u00e9 a poco a poco ad appropriarsi di vari appezzamenti di terreno sottraendoli alle cosche mafiose e a grossi feudatari senza scrupoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A quel tempo molte terre erano gestite mediante l\u2019enfiteusi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019enfiteusi \u00e8 un diritto di godimento su una propriet\u00e0 altrui, e tra i diritti \u00e8 quello pi\u00f9 esteso, quasi un diritto di propriet\u00e0. La propriet\u00e0 resta al concedente, ma il proprietario si spoglia di ogni suo diritto, o in perpetuo oppure per non meno di 20 anni. L\u2019enfiteuta corrisponde un indennizzo annuale al proprietario e lo gestisce come se fosse lui il proprietario. Egli pu\u00f2 anche chiedere al proprietario di affrancare il fondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Oltre agli enfiteuti c\u2019erano le GABELLE.<br>Quando l\u2019aristocrazia siciliana si trasfer\u00ec nelle citt\u00e0 i proprietari cedettero le terre, dietro pagamento di una GABELLA, ad affittuari chiamati gabelloti.<br>Il mercato delle gabelle, era controllato da organizzazioni mafiose. Molti GABELLOTI, erano affiliati a queste organizzazioni, cos\u00ec come lo erano i \u201cSOPRASTANTI\u201d, uomini di fiducia dei gabelloti, ed i \u201cCAMPIERI\u201d, i quali costituivano una sorta di polizia privata del feudo.<br>I gabelloti, a loro volta, subaffittavano le terre ai contadini, chiedendo loro un canone di gran lunga superiore alla gabella che pagavano ai proprietari.<br>Essi speculavano sullo stato di bisogno dei \u201cvillani\u201d e spalleggiati dai campieri e dai soprastanti, ricorrevano alla violenza sia per assoggettare i contadini sia anche per far desistere i proprietari da aumenti degli affitti.<br>Con questi sistemi i gabelloti accumulavano denaro e acquistavano terre dagli ex-feudatari, o partecipando con le intimidazioni alle aste dei beni ecclesiastici. Cos\u00ec impedivano la redistribuzione delle terre ai contadini.<br>Il gabelloto, divenuto latifondista, si faceva riconoscere dalla monarchia borbonica prima, e sabauda dopo, un titolo nobiliare, di solito quello di barone; chi non vi riusciva si contentava di quello di galantuomo, con diritto al voto.<br>La popolazione siciliana era cos\u00ec costituita: dai grandi proprietari terrieri; dai gabelloti; dai borghesi; dai contadini e dai giornalieri che lavoravano nell\u2019agricoltura.<br>I borghesi erano i piccoli e medi proprietari, coloro che, in qualche modo, erano riusciti ad acquistare qualche ettaro di terra, in seguito alla vendita dei beni della Chiesa.<br>Le condizioni dei borghesi erano difficili per le numerose tasse che li costringevano a ricorrere a prestiti usurari.<br>I grandi proprietari preferivano cedere la terra ai gabelloti e costoro, come s\u2019\u00e8 visto, la subaffittavano ai coloni, sottoponendoli a contratti iniqui.<br>I patti colonici pi\u00f9 diffusi, erano la mezzadria ed il terratico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Con la MEZZADRIA il proprietario o il gabelloto concedeva al colono la terra e anticipava le sementi, mentre il colono era tenuto a fare tutti i lavori necessari per la produzione; il raccolto veniva ripartito con vari sistemi. Nel contratto di mezzadria c\u2019era lo sfruttamento del colono da parte del proprietario o del gabelloto.<br>Il contadino e il mezzadro che usavano i muli e la attrezzatura per lavorare la terra, era indebitati in permanenza col gabelloto.<br>Inoltre il contratto era verbale, e dava adito ad abusi da parte del gabelloto. Della sua quota, il mezzadro doveva cederne una parte che il gabelloto distribuiva tra i campieri. Questi donativi erano in realt\u00e0 tributi che il contadino pagava in cambio di protezione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il TERRATICO era, pi\u00f9 svantaggioso della mezzadria. Mentre in quest\u2019ultimo contratto il compenso dovuto al proprietario era proporzionato al raccolto, nel terratico il colono doveva corrispondere al proprietario una quota fissa, in denaro o in natura, indipendentemente dalla buona riuscita del raccolto; era per ci\u00f2 un contratto capestro.<br>Una delle rivendicazioni principali dei Fasci sar\u00e0 proprio la sostituzione del terratico con la mezzadria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nell\u2019800 la pi\u00f9 grande industria siciliana erano LE ZOLFARE. In molte province dell\u2019Isola, soprattutto in quelle di Caltanissetta, Enna ed Agrigento, le zolfare rappresentavano l\u2019unica speranza per uscire dall\u2019assoluta indigenza in cui versava la popolazione.<br>Era una conquista lavorare nelle miniere e, seppur sfruttati e con uno stipendio da fame, era la maniera di sopravvivere tra mille stenti.<br>Gli zolfai subivano orari di lavoro disumani, e lavoravano tra mille pericoli, col rischio di restare asfissianti nei piccoli cunicoli sotterranei.<br>Nei cuniculi stavano spogliati delle loro vesti e della loro dignit\u00e0 di uomini, e furono l\u2019esempio pi\u00f9 triste dello sfruttamento umano.<br>Soprattutto i \u201ccarusi\u201d, subivano maggiori angherie nelle miniere.<br>Riguardo agli zolfatari, la loro situazione era simile da quella dei contadini del latifondo, anch\u2019essi sfruttati, per lo pi\u00f9, da gabelloti mafiosi.<br>I gabelloti delle miniere, al pari dei gabelloti agrari, prendevano in affitto le miniere dai proprietari e si approfittavano il pi\u00f9 possibile i \u201cpicconieri\u201d e i \u201ccarusi\u201d.<br>I \u201cpicconieri\u201d estraevano il minerale di zolfo e venivano pagati a cottimo.<br>I \u201ccarusi\u201d erano ragazzi dagli otto anni in su che avevano il compito di trasportare, a spalla, il carico di minerale estratto fino all\u2019imbocco della miniera. Era l\u00ec che il picconiere, per contratto, doveva consegnare lo zolfo al gabelloto.<br>La vita media era tra 40 e 45 anni. I bambini lavoravano al pari dei grandi: soltanto nel 1886 una legge stabil\u00ec l\u2019et\u00e0 minima di 9 anni per il lavoro nelle cave, nelle miniere e nelle fabbriche, per un massimo di 8 ore al giorno. Per quelli che avevano 12 anni non c\u2019era pi\u00f9 un limite. La legge non contemplava il lavoro minorile nei campi, dove i bambini erano impiegati sin dai 6 anni. Questa era la Sicilia nella quale si sono svolti gli avvenimenti della famiglia Patan\u00e8, raccontati dal mio romanzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Romanzo Siciliano, racconta le vicissitudini di una famiglia vissuta in provincia di Catania tra della seconda met\u00e0 dell\u2019800 e la prima met\u00e0 dell\u2019900.Prendendo spunto dalle vicende di questa famiglia di contadini, i Patan\u00e9, agli inizi, povera, e che grazie alla tempra di Raffaele uno dei suoi componenti, in seguito divenne agiata, nel \u201cRomanzo Siciliano\u201d vivono [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"featured_media":249,"template":"","class_list":["post-20","libro","type-libro","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/libro\/20","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/libro"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/libro"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/249"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=20"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}