{"id":205,"date":"2026-07-12T20:53:33","date_gmt":"2026-07-12T18:53:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/?p=205"},"modified":"2026-07-12T20:53:33","modified_gmt":"2026-07-12T18:53:33","slug":"lincontro-antropologico-con-la-persona-delirante-apertura-e-o-scacco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/?p=205","title":{"rendered":"L\u2019incontro antropologico con la persona delirante: apertura e\/o scacco."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Bruno Calmieri: &nbsp;La \u201cpresenza\u201d del soggetto delirante ci si ostende in molte e diverse modalit\u00e0 che, per lo pi\u00f9, sembrano&nbsp;<em>precludere<\/em>&nbsp;radicalmente il coesistere-con-l\u2019altro, quindi vanificare ogni possibilit\u00e0 di&nbsp;<em>incontro,&nbsp;<\/em>momento costitutivo dell\u2019intersoggettivit\u00e0, sulla quale cala la fitta nebbia dell\u2019isolamento esistenziale. Certamente il delirante, che \u00e8 lo psicotico per antonomasia, mondanizzato nell\u2019irreale, o nel dis-torto, pu\u00f2 ampiamente comunicarci ( ben pi\u00f9 dello schizofrenico) la sua situazione, il suo&nbsp;<em>in-der-Welt-sein,<\/em>&nbsp;il suo esserci-nel-mondo; certamente anche per lui \u201cil linguaggio \u00e8 la dimora dell\u2019essere\u201d (Heidegger,&nbsp;<em>Brief \u00fcber del Humanismus,<\/em>&nbsp;1947), ma non \u00e8 pi\u00f9 domanda e risposta, non \u00e8 pi\u00f9 dialogo, non \u00e8 colloquio, ma&nbsp;<em>monologo.<\/em>&nbsp;In un tal tipo difettivo di co-presenza manca l\u2019apertura al&nbsp;<em>Mit-Welt<\/em>, al mondo umano comune e l\u2019incontro sembra divenire praticamente irrealizzabile o, comunque, destinato allo scacco e a farci restare interdetti. Come scrive Cargnello (1984) \u201c\u00e8 proprio in questa prospettiva che la psichiatria pu\u00f2 essere intesa come una scienza di distorti, falliti, impossibili incontri\u201d. Viene cos\u00ec tracciato, tramite il delirante, un modello generale per la ricerca psicopatologica, appunto \u201cquello dell\u2019analisi delle specifiche declinazioni difettive delle categorie della coesistentivit\u00e0\u201d (Stanghellini e Ballerini,&nbsp;<em>Ossessione e Rivelazione,<\/em>&nbsp;p. 79). In verit\u00e0, in certe situazioni psicotiche, l\u2019alter ci si propone come alcunch\u00e9 di estraneo, come alienus, da fratello a nemico ( A. Schnitzler), cio\u00e8 muoventesi secondo parametri \u201caltri\u201d, paralogici e paratimici (Trupia, 1992), che sovvertono le \u201cnostre\u201d prospettive mondane e che ci obbligano a salti categoriali del tutto insoliti; \u00e8 lo \u201cscuotersi delle fondamenta\u201d (il tillichiano&nbsp;<em>shaking of the foundations<\/em>) che,&nbsp;<em>volentes aut nolentes<\/em>, ci fa restare&nbsp;<em>interdetti,<\/em>&nbsp;in quanto sconvolti dall\u2019invasione del significato abnorme (per es. di \u201cfine del mondo\u201d \u2013 Callieri) o dalla continua presenza della perplessit\u00e0 e poi, dell\u2019illuminazione delirante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nell\u2019esperienza del \u201crestare interdetto\u201d \u00e8 fortemente implicato l\u2019esser-preso (sorpreso) \u2013 da, c\u2019\u00e8 il sentimento attonito di una contemplazione obbligata, sub\u00ecta, imposta, c\u2019\u00e8 la sgradevole sensazione dell\u2019imprevisto, c\u2019\u00e8 \u2013 quasi sconvolgente \u2014 la sospensione della&nbsp;<em>donazione di senso<\/em>&nbsp;(non pi\u00f9 ricevuto n\u00e9 dato, nell\u2019arresto di un flusso coesistenziale che invece dovrebbe essere incessante, anche nei momenti di maggior solitudine). Nell\u2019incontro col delirante, che ci comunica (o ci consente di cogliere) il suo mondo dereistico, fantasmatico, immaginario, si verifica \u2013 quasi brutalmente \u2013 una specie di&nbsp;<em>collisione di categorie,<\/em>&nbsp;con uno scatenamento infranabile di psichismi di difesa: nessun psichiatra, per quanto esperto, pu\u00f2 esserne risparmiato ( a meno che esso non si burocratizzi piattamente e in una specie di&nbsp;<em>burn-out<\/em>).Atteggiamento di neutralit\u00e0 asettica, unica modalit\u00e0 d\u2019esperienza di incontro, ma rende impossibile ogni tentativo di&nbsp;<em>dialogo&nbsp;<\/em>e&nbsp; ostacolato seriamente ogni conato di recupero dell\u2019alienus . Ma il recupero dell\u2019alter&nbsp; \u00e8 lo scopo&nbsp;<em>terapeutico<\/em>&nbsp;autentico dello psichiatra, specifico delle sue capacit\u00e0 professionali e umane, anche avvalendosi del prezioso&nbsp;<em>aiuto farmacologico<\/em>, sempre criticamente considerato e prescritto, senza riduzionismi semplicistici e senza ideologiche negazioni o preclusioni. L\u2019attivit\u00e0 psichiatrica clinica, ospedaliera, e privata, sta&nbsp; nell\u2019 accettare l\u2019<em>alienus<\/em>&nbsp;nella sua insopprimibile qualit\u00e0 umana, come compagno di strada, delirante o schizofrenico, malinconico o maniacale, demente o oligogofrenico. Questa possibilit\u00e0, costituisce la condizione preliminare per ogni&nbsp;<em>incontro effettivo<\/em>&nbsp;in ambito psichiatrico. Anche l\u2019alienazione pi\u00f9 radicale, l\u2019autismo, pi\u00f9 chiuso, il paranoidismo pi\u00f9 spinto, il delirio pi\u00f9 schiodato, la dissociazione pi\u00f9 sfacciata, racchiudono in s\u00e8 anche se inespresso, soffocato o radicalmente camuffato o nascosto un messaggio. Lo psichiatra deve&nbsp; accostarsi all\u2019alienato anche con una dialettica dell\u2019irrazionale in cui il medico affronta la problematica della propria angoscia. Quest\u2019equilibrio delicato e precario, sul filo del rasoio, col continuo rischio di essere infranto, porta lo psichiatra ad una posizione essenzialmente ambigua, sempre problematica D\u2019altro canto, pur di fronte all\u2019emergenza dei sintomi psicotici di primo ordine, all\u2019invasione dell\u2019automatismo mentale e del pensiero xenopatico, al colpo di frusta della rivelazione delirante, dell\u2019intuizione folgorante (<em>Tua res agitur,&nbsp;<\/em>di Hagen), permane, inconfondibile, lo stile della presenza paranoide, polimorfo ed equivoco, investente con i suoi perentori significati la realt\u00e0 o tendente al nascondimento, al&nbsp;<em>ritiro,&nbsp;<\/em>comunque sempre con un\u2019inequivocabile valenza di messaggio. Nella presenza paranoide l\u2019alterazione psicopatologica pi\u00f9 rilevante riguarda i significati logico-categoriali, che sottendono una donazione di senso, a volte data ab initio una volta per tutte, a volte lentamente ma inesorabilmente costruitasi (lo \u201csviluppo\u201d, di jasperiana memoria), come nel \u201clavoro delirante\u201d (<em>Wahnarbeit)<\/em>&nbsp;paranoicale, per es. di gelosia. Qui i recenti rilievi di Stanghellini e Ballerini (\u201c<em>Ossessione e Rivelazione<\/em>\u201d \u2013 1992) mi sembrano fondamentali, anche perch\u00e9 mostrano limpidamente che il nostro tentativo di incontrare il mondo del delirante cozza contro la difficolt\u00e0 massiccia di ricostruire proprio geneticamente i momenti costituenti di questo suo mondo, la sua \u00e8 pi\u00f9 narratologia che storia. Ad es. i rilievi che possiamo trarre dall\u2019analisi della spazializzazione del paranoide sono solo indiretti, solo desumibili dal suo modo di incontrare o evitare gli altri, di fronteggiare determinate situazioni, di retrocedere di fronte a circostanze percepite come pericolo, tranello, trabocchetto. Ci imbattiamo dunque in una spazializzazione nettamente orientata, addirittura polarizzata. Qui non c\u2019\u00e8 posto per l\u2019altro come&nbsp;<em>socius;<\/em>&nbsp;esso \u00e8 il persecutore, da cui bisogna mantenersi a debita distanza, distanza che molto sovente \u00e8 incolmabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A tal punto la polarizzazione della spazialit\u00e0 vissuta assorbe e cattura l\u2019esperire del delirante da rendere impossibile il costituirsi e muoversi su altri parametri spaziali: basti pensare all\u2019esperienza di \u201cstato d\u2019assedio\u201d, al timore di quel che si cela dietro l\u2019angolo o in quella sala cinematografica, per vedere come forse l\u2019origine di tutto ci\u00f2 non risieda tanto nella preesistenza della tematica persecutoria (come facilmente si ammette) quanto in una primariamente alterata progettazione spaziale. Vorrei ulteriormente sottolineare che quello che nel non-psicotico viene vissuto come avvertimento e messa in guardia, nel delirante paranoide e paranoico viene vissuto (cfr. anche M. Rossi Monti, nonch\u00e9 Clara Muscatello e paolo Scutellari ?) come un irrigidimento ulteriore in una direzione spaziale che \u00e8 gi\u00e0 pregiudizialmente tutta precostituita e scontata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In altri termini, come si parla di&nbsp;<em>overinclusion&nbsp;<\/em>per l\u2019assetto cognitivo del pensiero schizofrenico, cos\u00ec, partendo dal concetto di \u201cmondo orientato\u201d (tipico attributo dell\u2019husserliana&nbsp;<em>Lebenwelt<\/em>), parlerei per il mondo delirante (paranoide e paranoico) di \u201csovraorientato\u201d: nulla \u00e8 lasciato alla possibilit\u00e0 del plurivoco, all\u2019imprevidibile e al caso, e la pregnanza oggettuale \u00e8 scontata nel suo significato, significato che avoca a s\u00e8 ogni altra prospettiva (avvicinandosi cos\u00ec in modo davvero singolare al mondo del rupofobico; cfr. il fine apporto fenomenologico di L. Calvi).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Qui \u00e8 opportuno ricordare anche il concetto di&nbsp;<em>orizzonte<\/em>&nbsp;(C.A. van Peursen, 1954) che convoglia ogni limite spazio-temporale delle situazioni, l\u2019orizzonte che si situa sempre nella distanza davanti a noi, oltre ogni indicazione, che \u00e8 riferito al corpo e al suo sguardo. Senza l\u2019orizzonte l\u2019esperienza del mondo \u00e8 inimmaginabile, l\u2019orizzonte \u00e8 sempre oltre e non pu\u00f2 essere ignorato, come invece pu\u00f2 esserlo un oggetto&nbsp;<em>nel<\/em>&nbsp;mondo. E se, come dice suasivamente van Peurse, l\u2019orizzonte \u00e8 anzitutto distinzione fra interiorit\u00e0 ed esteriorit\u00e0, ben si comprende come la Lebenswelt paranoide debba mostrare una profonda carenza di orizzonte, l\u00e0 dove tanto spesso i limiti dell\u2019interiore vengono superati e cancellati (si pensi all\u2019esperienza di influenzamento, alle voci interiori, al furto del pensiero, alla lettura del pensiero, all\u2019onnipresenza dell\u2019enigma), per cui vedere e essere visto, toccare ed essere toccato non vi sono pi\u00f9 polarit\u00e0 distintive: le prospettive di dissolvono, la coerenza significativa si perde; in fondo, il paranoide non abita pi\u00f9, perch\u00e9 perde le prospettive a partire dalle quali ognuno ottiene il suo preciso \u201ccampo di visone\u201d. In tal senso, proprio attraverso l\u2019analisi della sua&nbsp;<em>Lebenwelt<\/em>&nbsp;(come hanno ben visto Ballerini e Rossi Monti, 1990, La vergogna e il delirio), ci \u00e8 dato cogliere il pieno significato antropologico dello \u201csradicamento\u201d (<em>Entwurzelung<\/em>, di J. Zutt), che si allinea alla perdita del limite (<em>Entgrenzung<\/em>) e alla perdita del sentirsi radicato e piazzato (<em>Entbergung<\/em>); quindi alla perdita della propria intimit\u00e0, della propria dimora, del proprio nido nascondente. Qui, a mio parere, il dramma antropologico del delirante paranoide si svela appieno (una vera antropofania); egli ha perduto il \u201cmondo comune\u201d (il&nbsp;<em>Mit-sein<\/em>), per lui \u00e8 svanito l\u2019appello di un altrui nell\u2019orizzonte: l<em>\u2018autre, c\u2019est l\u2019enfer<\/em>\u201c. Il serrarsi del suo campo co-umano, il coartarsi del suo orizzonte, ne svela l\u2019angoscia di base, quando ogni circostanza sembra estrometterlo da ogni progetto rassicurante di vita. le prospettive del mondo oggettuale vengono sempre spiazzate (<em>dis-placed<\/em>) e respinte oppure divengono invasive\u2026e allora bisogna difendersi, magari attaccando fra s\u00e8 e il mondo, nel delirante, viene a frapporsi una distanza che non \u00e8 colmabile e ce, lungi dall\u2019offrirsi come una spazialit\u00e0 di autentica salvazione, costituisce un radicale affossamento, rendendo la persona inaccessibile all\u2019istanza alter-egoica. Alla mente di ogni psichiatra clinico si affollano innumeri esempi di ci\u00f2. E ancora: nell\u2019ostendersi della&nbsp;<em>Lebenswelt<\/em>&nbsp;del delirante ci si imbatte in una modificazione significativa delle dimensioni temporali della sua presenza. Anche qui, temporalit\u00e0 over-orientata, con obiettivi fissi da perseguire, con nodi incombenti, in un\u2019inserzione non-dialettica e non storica del mondo, che incombe o si estrania radicalmente (come nelle depersonalizzazioni allopsichiche, di cui mi occupai molti anni fa con Semerari e poi Felici).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 assistere persino ad una condizione peculiare di&nbsp;<em>contaminazione spaziale&nbsp;<\/em>della temporalit\u00e0, vissuta come catastrofe incombente oppure come perdita dei limiti del proprio divenire (come accade nelle esperienze deliranti di eternit\u00e0, spesso impregnate dal senso di colpa). Qui, nel processo di futurizzazione i l passato grava massicciamente e assume un incoercibile segno di indicazione di come il futuro debba delinearsi perch\u00e9 sia possibile evitare l\u2019inatteso e l\u2019imprevisto,denaturandolo cos\u00ec dei suoi connotati essenziali e consentendo, come ha detto Minkowski,&nbsp;<em>memoria del futuro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nota: nel vecchio delirante domina la dimensione \u201cnostalgica\u201d dell\u2019esistenza e non solo come semplice \u201cricordo delirante\u201d (la&nbsp;<em>Wahnerinnerung<\/em><em>,&nbsp;<\/em>di Hans Gruhle).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Questo peculiare modo di esperire la temporalit\u00e0, proprio del delirante, informa la sua&nbsp;<em>Lebenwelt<\/em>&nbsp;in un modo che \u00e8 da noi cognibile non tanto nel suo rapporto con le cose quanto nel suo rapporto con il mondo dei socii, degli \u201cautrui\u201d. Nell\u2019incontro con la dimensione alter-egoica la situazione delirante produce diaframmi insormontabili per la dimensione dialogica per il&nbsp;<em>Mit-einander-sein:<\/em>&nbsp;l\u2019altro ad es. lo psichiatra, \u00e8 lo specchio del suo monologo, pura figura proiettata verso un futuro gi\u00e0 scontato. La situazione del delirante \u00e8&nbsp;<em>astorica;&nbsp;<\/em>il suo \u00e8 uno pseudodiscorso verso uno pseudo-altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Del pari va sottolineato, in questo mio tentativo di antropofania della \u201cpresenza\u201d delirante, che la sua&nbsp;<em>corporeit\u00e0<\/em>&nbsp;(Callieri, 1992) ci si mostra come divenuta radicalmente trasparente al senso di ostilit\u00e0 di cui si percepisce caricato sia il mondo che, in particolare, la configurazione mondana dei socci; fino a sentir ridotta la propria autonomia alla merc\u00e8 degli altri, alla loro manipolazione (Butler, 1991): basti pensare a certi deliri di influenzamento, xenopatici, alle psicosi allucinatorie croniche, alle somatoparafrenie, alle dismorfofobie indotte (Phillips). I gradi di concretizzazione di tale intrudere dell\u2019\u201daltro\u201d sono molto diversi, fino al delirio di possessione (Callieri, 1992, Yap, 1960), con annullamento totale della dimensione coesistentiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nella tensione dialettica dei due poli dell\u2019esser-corpo e dell\u2019avere-un-corpo, si assiste qui ad un prevalente irrigidimento verso il polo dell\u2019avere, fino a sfuggire alla propria disponibilit\u00e0 fungente, a sentirsene spossessati, divenuti \u201cpreda\u201d o \u201cbersaglio\u201d:\u201dmi fanno le onde, mi tormentano il petto con i raggi, mi \u201cfanno le radiazioni alla testa, mi trafiggono col laser, etc.\u201d con un\u2019incredibile multiformit\u00e0 di sensazioni, aptiche, ottiche, uditive, cenestesiche. In tali condizioni (acerbamente sofferte e denunciate) sembra che la soggiacenza del proprio corpo agli altri sia l\u2019unica possibilit\u00e0 di recepire l\u2019\u201daltro\u201d, persecutore malvagio, carnefice raffinato e crudele. Allora la dimensione coesistentiva scade ad un mero e inane contrapporsi all\u2019altro, al nemico, che viene vissuto orridamente come sempre pi\u00f9 forte e invasivo, cui \u00e8 impossibile sottrarsi e sfuggire. Al delirante (specie paranoide persecutorio) finisce per diventare impossibile anche il rifugio nell\u2019<em>anonimato:<\/em>&nbsp;tutti sanno di lui, lo controllano, lo segnano a dito, lo spiano, locomandano, lo robotizzano, gli succhiano via la personalit\u00e0 ne invadono gli spazi pi\u00f9 privati, in una vera \u201cdespazializzazione\u201d (forse Zutt e kulenKampf avrebbero parlato di&nbsp;<em>Entr\u00e4umlichung<\/em>). Qui la crisi dell\u2019intersoggettivit\u00e0 \u00e8 kafkianamente radicale, non offre scampo, ed \u00e8 impietosamente connessa alla crisi del \u201csenso comune\u201d, di quel tessuto, anche banale e scontato, anche deteriore che noi finiamo per accettare nella nostra pirandelliana \u201cpena di vivere cos\u00ec\u201d, nel nostro grigiore di riferimento all\u2019esperire altrui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In altri termini (il discorso \u00e8 qui veramente inesauribile, come sono inesauribili gli accadimenti e gli avvenimenti), nel mondo vissuto (<em>Lebenswelt<\/em>) come \u00e8 espresso e testimoniato dal delirante, anche tacitamente o mutacicamente, l\u2019altro non pu\u00f2 essere interiorizzato, come lo \u00e8 invece in alcune esperienze sensitive (<em>Kretschme)<\/em>&nbsp;ma viene forzatamente e ineluttabilmente allontanato in una distanza (anche metrica) incolmabile; da tale distanza l\u2019altro per\u00f2, persecutore, costantemente torna a riproporsi come realt\u00e0 ostacolante tanto pi\u00f9 massiccia in quanto non pu\u00f2 pi\u00f9 essere ripreso nella sua interlocutoriet\u00e0. Ogni volta che se ne ripropone la presenza, anche come aiuto ( si pensi a \u201c<em>Fuga nelle tenebre<\/em>\u201d di A. Schnitzler), si erge nel delirante il massiccio e implacabile impedimento di ogni riconfigurazione come \u201csocio\u201d (qui le spiegazioni psicoanalitiche sono divenute, in questi ultimi decenni, fecondissime \u2013 come ci ha fatta magistralmente intravvedere pi\u00f9 volte Romolo Rossi).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Forse l\u2019analisi ora abbozzata del delirante ci pu\u00f2 far in parte comprendere (non certo \u201cspiegare\u201d \u2013 anche se oggi i due termini tendono epistemologicamente a convergere) la pi\u00f9 intima ragione, direi la \u201cragione categoriale\u201d, cui lo volge e lo consegna il suo&nbsp;<em>Wahn-Sinn<\/em>&nbsp;(Lenz), il suo esser-nel-delirio, questa smisurata (anzi proprio s-misurata) donazione di senso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Per concludere, non vi \u00e8 dubbio che queste massicce limitazioni dell\u2019\u201dincontro\u201d con delirante ci fanno toccare con mano l\u2019ambiguit\u00e0 fondamentale dell\u2019essere-psichiatra (cfr. Cargnello, 1980), medico e&nbsp;<em>human scietist<\/em>, in un\u2019ambivalenza che mi pare ineludibile e che mostra come sia difficile e forse proprio mistificatorio sostenere di poter uscire radicalmente dall\u2019equivoco. Attualmente, malgrado l\u2019affermarsi sempre pi\u00f9 vigoroso dei progressi della psichiatria biologica, a me e a tanti cari amici sembra sempre pi\u00f9 necessario coltivare nella formazione dello psichiatra, accanto al binomio mente-cervello, la passione per l\u2019esistenza (come gi\u00e0 dicevo in altro contesto): \u00e8 una vera \u201cpaideia\u201d, una formazione, una Bildun, che esige l\u2019affinamento delle dimensioni coesistentive, la \u201csvolta\u201d antropologica, svolta che si concretizza nella disponibilit\u00e0, nel bisogno di empatia, in un certo grado di oblativit\u00e0, in un atteggiamento di tolleranza e di accettazione dell\u2019\u201danormale\u201d nell\u2019altro e di riconoscimento in esso della qualit\u00e0 di \u201cpresenza\u201d, superando,a nche solo in piccola parte, il proprio narcisismo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bruno Calmieri: &nbsp;La \u201cpresenza\u201d del soggetto delirante ci si ostende in molte e diverse modalit\u00e0 che, per lo pi\u00f9, sembrano&nbsp;precludere&nbsp;radicalmente il coesistere-con-l\u2019altro, quindi vanificare ogni possibilit\u00e0 di&nbsp;incontro,&nbsp;momento costitutivo dell\u2019intersoggettivit\u00e0, sulla quale cala la fitta nebbia dell\u2019isolamento esistenziale. 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