{"id":231,"date":"2026-07-12T21:05:07","date_gmt":"2026-07-12T19:05:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/?p=231"},"modified":"2026-07-12T21:05:07","modified_gmt":"2026-07-12T19:05:07","slug":"sindromi-psichiatriche-e-arte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/?p=231","title":{"rendered":"Sindromi psichiatriche e arte"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Agli inizi del Novecento fece discutere il caso della \u201cpittrice\u201d Aloysia, donna di discreta cultura (la cui condizione mentale and\u00f2\u00a0 deteriorando fino a far diagnosticare per lei una demenza precoce), che visse\u00a0 quaranta anni in manicomio, ove\u00a0 realizz\u00f2 opere che sono state esposte\u00a0 nei pi\u00f9 importanti musei del mondo. Alais Resnais guar\u00ec dalla propria malinconia con una serie di sedute analitiche ma, soprattutto,\u00a0 girando il film<em>\u00a0L\u2019anno scorso a Mariembad<\/em>. Ingmar Bergman confess\u00f2<a href=\"#[18]\">[18]<\/a>: \u00abEro depresso, mi trovavo in una situazione difficile, lontano dal mio paese,\u00a0 e girando<em>\u00a0Un mondo di marionette<\/em>\u00a0ho trovato un modo, una forma molto precisa per trasformare la mia sofferenza in qualcos\u2019altro\u00bb.\u00a0 E anche Federico Fellini raccont\u00f2 che, allorquando sentiva venire meno l\u2019entusiasmo creativo, e gli si presentava l\u2019uggia della vita, si sottoponeva a sedute analitiche.\u00a0 Quel genere di \u201cmedicina dell\u2019anima\u201d gli giovava a chiarire le proprie angosce, ma pi\u00f9 d\u2019ogni cosa, affermava il regista, gli\u00a0 ridava l\u2019ardore creativo che lo stimolava a produrre nuovi\u00a0 film. Dalle opere di Edvard\u00a0 Munch e di\u00a0 Paul Klee, si possono rilevare la\u00a0 tensione psichica,\u00a0 i motivi ossessivi e l\u2019angoscia che sono presenti nella loro vita. Henri Laborit, illustre scienziato e scrittore, \u00e8 del parere che la \u201cfuga nell\u2019immaginazione\u201d sia il modo\u00a0 migliore per allontanare l\u2019angoscia. Secondo Laborit l\u2019evasione pi\u00f9 efficiente \u00e8 la creativit\u00e0. Coloro che meglio degli altri riescono a fronteggiare l\u2019angoscia sono gli artisti e i grandi geni i quali, tuffandosi in un mondo tutto loro,\u00a0 posso essere indipendenti\u00a0 dalle convenzioni\u00a0 e liberarsi dalle afflizioni. Ma anche i fruitori della creazione artistica, detto per inciso, ricevono dei vantaggi terapeutici immergendosi nella contemplazione dell\u2019opera d\u2019arte\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La Sindrome di Stendhal La psichiatra Graziella Magherini descrive in termini scientifici la sofferenza mentale che coglie i turisti in visita alle citt\u00e0 d\u2019arte, definendola con un\u2019espressione entrata nel linguaggio comune \u201csindrome di Stendhal\u201d. Stendhal, nel resoconto del suo viaggio a Firenze, racconta che durante la visita a Santa Croce fu costretto a uscire dalla basilica per riprendersi da un violento malessere. La vista dei capolavori, l\u2019estasi della bellezza, il senso dello scorrere del tempo evocato dalle pietre secolari: emozioni che lo avevano sopraffatto. Proprio a Firenze la Magherini ha assistito centinaia di turisti stranieri ricoverati d\u2019urgenza, spesso in preda a un acuto scompenso psichico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>\u201cSindrome di Stendhal\u201d \u00e8 una locuzione divenuta parte del lessico comune per indicare genericamente una sensazione di malessere diffuso avvertita al cospetto di un\u2019opera d\u2019arte. Tale espressione deriva dalla definizione coniata \u2013 e poi utilizzata come titolo di un volume sull\u2019argomento (\u201cLa Sindrome di Stendhal. Il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell\u2019arte\u201d, Ponte alle Grazie editore) \u2013 dalla psicoanalista Graziella Magherini, molto conosciuta anche per i suoi interessi interdisciplinari tra psichiatria, psicoanalisi e scienze umane, che l\u2019hanno fra l\u2019altro condotta ad essere tra i fondatori del gruppo di studio \u201cArte e psicologia\u201d, formato da eminenti psicologi, psichiatri, psicoanalisti, storici dell\u2019arte e filosofi. Il gruppo \u00e8 nato allo scopo di offrire una lettura multidisciplinare dell\u2019opera d\u2019arte, integrando le interpretazioni filologiche e storico-sociali con approfondimenti psicologici e psicoanalitici. Attualmente Graziella Magherini ne \u00e8 la presidente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>In questo volume lei ha descritto per la prima volta in termini scientifici quella sofferenza mentale che a volte coglie i turisti nelle citt\u00e0 d\u2019arte. Vuole darci una definizione precisa di quello che si intende per \u201cSindrome di Stendhal\u201d?<\/strong><br>Con \u201cSindrome di Stendhal\u201d si fa riferimento a una serie di esperienze critiche, di episodi di scompenso psichico acuti, improvvisi e di breve durata, tutti di carattere benigno, ovvero privi di conseguenze (e questo \u00e8 importante sottolinearlo), e tutti correlati con l\u2019elemento del viaggio in luoghi d\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La&nbsp;<\/strong>definizione di questa sindrome \u00e8 stata messa a punto per la prima volta dal nostro gruppo fiorentino tra gli anni Ottanta e Novanta, nonostante che di questo fenomeno in molti avessero gi\u00e0 parlato senza per\u00f2 rendersene conto. All\u2019epoca svolgevo l\u2019attivit\u00e0 di psichiatra responsabile del Servizio per la salute mentale dell\u2019Arcispedale di Santa Maria Nuova di Firenze, e fui molto colpita, insieme ad altri miei colleghi, dal fenomeno ripetuto di arrivi d\u2019urgenza di persone colpite da disturbi psichici improvvisi. Lo studio di questi casi ci port\u00f2 ad osservare che vi erano alcuni elementi ricorrenti: erano tutte persone in viaggio, tutte straniere e tutte partite da casa in uno stato di benessere o di compenso psichico. Il fenomeno ci pareva assolutamente degno di approfondimento, cos\u00ec vi abbiamo dedicato uno studio decennale, operando anche un\u2019indagine su un campione di controllo.<br><strong>Il riferimento a Stendhal non \u00e8 ovviamente casuale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Evidentemente no; infatti abbiamo scelto il suo nome facendo riferimento alle emozioni descritte in \u201cRome, Naples and Florence\u201d del 1817, dove lo scrittore francese riferisce che durante una visita nella basilica di Santa Croce fu colto da una crisi che lo costrinse ad uscire all\u2019aperto per risollevarsi da una vertiginosa reazione psichica. L\u2019importanza dell\u2019episodio \u00e8 dovuta al fatto che il racconto di quelle emozioni assume un valore simbolico, estensibile a molteplici situazioni analoghe in contesti e tempi diversi, in cui per\u00f2 l\u2019elemento costante \u00e8 la presenza del soggetto in un luogo d\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il viaggio d\u2019arte pu\u00f2 essere considerato un viaggio dell\u2019anima, capace di risvegliare una trama di emozioni e sentimenti che evidentemente per\u00f2 non tutti sono ugualmente in grado di gestire. Si usa in effetti la definizione di \u201cturismo dell\u2019anima\u201d per indicare quel tipo di viaggio spesso compiuto in solitudine (dalle statistiche risulta che l\u201987% delle persone che hanno accusato i sintomi della sindrome erano viaggiatori individuali), in luoghi particolarmente carichi di arte e di storia, dove l\u2019individuo si trova ad affrontare una prova importante per la propria identit\u00e0. La tendenza a viaggiare, infatti, rappresenta un bisogno primitivo dell\u2019uomo: durante il viaggio, per\u00f2, l\u2019identit\u00e0 \u00e8 sottoposta ad un\u2019oscillazione tra perdita e ricostruzione, il cui superamento pu\u00f2 rappresentare una fonte di arricchimento, ma che spesso comporta il costo di una momentanea disorganizzazione del proprio campo mentale. In circa vent\u2019anni di studi possiamo affermare che i casi di psicopatologia ci hanno, come spesso accade in psicanalisi, condotti a focalizzare tutta la serie di vicende emozionali che anche in condizioni di normalit\u00e0 caratterizzano gli individui che affrontano l\u2019esperienza del viaggio d\u2019arte.<br><strong>Vogliamo ora indicare quali sono i sintomi pi\u00f9 comuni?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La Sindrome di Stendhal si manifesta con tre differenti tipologie di disturbo. La prima \u00e8 quella identificabile con crisi di panico e ansia somatizzata, dove i soggetti accusano improvvisamente palpitazioni, difficolt\u00e0 respiratorie, malessere al torace, la sensazione di essere sul punto di svenire e conseguentemente lo sviluppo di un vago senso di irrealt\u00e0. Tali condizioni portano ad avvertire un improvviso bisogno \u201cdi casa\u201d, di tornare nella propria terra, di parlare la propria lingua. Le altre due tipologie sono invece pi\u00f9 serie. Una riguarda prevalentemente i disturbi dell\u2019affettivit\u00e0, e si manifesta con stati di depressione \u2013 crisi di pianto, immotivati sensi di colpa, senso di angoscia \u2026- o all\u2019opposto con stati di sovraeccitazione \u2013 euforia, esaltazione, assenza di autocritica\u2026 -; l\u2019altra riguarda i disturbi del pensiero, con alterata percezione di suoni e colori e senso persecutorio dell\u2019ambiente circostante: a differenza della altre due tipologie, questa si manifesta frequentemente in persone con precedenti di scompenso psicologico, che, tuttavia, si trovavano prima della partenza in uno stato di benessere.<br>Queste tre tipologie sintomatiche sono comunque riconducibili a quella crisi d\u2019identit\u00e0 a cui faceva riferimento prima?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Proprio cos\u00ec. In ogni caso sono in gioco vicende interiori complesse e conflittuali, legate alle singole biografie, alle storie infantili, alle angosce e ai meccanismi di difesa che si manifestano nelle singole circostanze. Ma in sintesi possiamo affermare che alla base di tale crisi d\u2019identit\u00e0 vi \u00e8 sempre la congiunzione di tre elementi: la storia personale del soggetto, e dunque la struttura della sua personalit\u00e0, l\u2019elemento del viaggio e l\u2019immersione in un ambiente carico di arte e di storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Vi sono artisti o &nbsp;opere d\u2019arte che pi\u00f9 generano tale tipo di reazioni?<br>Non esistono opere o autori particolari che suscitino le reazioni descritte. Questo \u00e8 un concetto molto importante: non sono le opere in s\u00e9, ma piuttosto alcune peculiarit\u00e0 proprie del singolo oggetto estetico che in particolari circostanze scatenano nel fruitore, a seconda anche della sua storia personale, una sostanziale difficolt\u00e0 di contenimento delle emozioni e dunque una condizione di disagio. Dal punto di vista psicoanalitico, nell\u2019istante dell\u2019incontro tra il fruitore e il creatore, mediato dall\u2019opera d\u2019arte, si verifica in un primo momento il fenomeno dell\u2019incantamento verso la bellezza formale, che richiama il primo incantamento dell\u2019esperienza umana, e cio\u00e8 quello verso la figura materna; quasi simultaneamente la forza espressiva delle grandi opere d\u2019arte pu\u00f2 risvegliare i contenuti pi\u00f9 profondi dell\u2019inconscio, rompendo alcune difese caratteriali e facendo emergere aspetti familiari, ma rimossi, e dunque dimenticati, della propria storia interiore. Non si pu\u00f2 dire che esista una specifica opera particolarmente pregante per la mente del fruitore, se non in determinate condizioni, sebbene sia intuitivo che le opere pi\u00f9 drammatiche, come ad esempio alcuni Nudi di Michelangelo o i giovani efebici rappresentati da Caravaggio, cos\u00ec ambigui e allusivi, possano essere particolarmente forti in questo senso.<br>Nel libro riportiamo il caso di un giovane turista americano che fu particolarmente colpito dal \u201cNarciso\u201d del Merisi, nel cui ginocchio riconosceva un simbolo fallico; oppure il caso di un maturo signore bavarese, a cui il confronto con il Bacco adolescente ripropose violentemente il conflitto interiore derivante da una non risolta valenza omosessuale. Ma altrettanto significativo \u00e8 il caso di una ragazza colpita nel profondo dall\u2019incontro con la bellezza passionale delle fanciulle dipinte da Botticelli. E ancora posso citare il caso recentissimo, che risale al luglio scorso, di una ragazza che ha subito in modo traumatico la vista della \u201cTrinit\u00e0\u201d di Masaccio a Santa Maria Novella.<br>Tutti i casi studiati sono correlati all\u2019elemento viaggio. Bisogna quindi escludere a priori che una persona possa soffrire di Sindrome di Stendhal al cospetto di un\u2019opera d\u2019arte ammirata nel proprio contenitore ambientale, per esempio durante una mostra nella propria citt\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Non lo si pu\u00f2 escludere, anche se, solitamente, trovandosi nel proprio habitat risulta molto pi\u00f9 semplice contenere le situazioni anche di forte disagio emotivo.<br>Si possono provare grandi emozioni, quando si \u00e8 nel deserto o di fronte alla vastit\u00e0 della natura. Qui per\u00f2 si entra nel merito di un altro discorso, che \u00e8 quello che riguarda la percezione di trovarsi al di l\u00e0 dell\u2019esperienza comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Se l\u2019arte pu\u00f2 creare almeno temporanee alterazioni mentali, come nel caso della sindrome di Stendhal, a volte, invece , la follia pu\u00f2 essere una \u201cguida\u201d&nbsp; per la produzione artistica.&nbsp; La Neuroestetica, nuova area di ricerca sul cervello umano. Uno sguardo all\u2019 arte tra lesioni cerebrali e creativit\u00e0. L\u2019arte ha origine nelle funzioni e nella struttura del cervello umano. Gli artisti possono aiutare tanto a comprendere il cervello che \u00e8 dentro di noi quanto il mondo che \u00e8 intorno a noi. Parallelamente, gli effetti cimici di lesioni del sistema nervoso ed i dati ottenuti con tecniche avanzate tra cui la Risonanza Magnetica Funzionale e la Tomografia ad Emissione di Positroni, possono aiutare a chiarire molti quesiti ancora irrisolti sulla natura dell\u2019arte. Recentemente una nuova area di ricerca si \u00e8 sviluppata nell\u2019ambito delle Neuroscienze: la \u201cNeuroestetica\u201d. Da decenni, presso le sedi di Londra (University College) e di Berkeley, lo \u201cInstitute of Neuroesthetics\u201d studia le basi biologiche dell\u2019estetica ed i processi di coscienza e di creativit\u00e0 espressi da meccanismi cerebral (integrazione dei processi visivi, elaborazione del giudizio di bellezza, legato al ruolo di una specifica area cerebrale localizzata nella corteccia orbito-frontale mediale.Alterazioni dell\u2019espressione artistica sono di particolare interesse in Neurologia. Lesioni di regioni cerebrali specializzate nell\u2019elaborazione di suoni possono indurre incapacit\u00e0 selettiva nel percepire ed apprezzare la musica (\u201camusia\u201d), senza altre disfunzioni concomitanti. L\u2019amusia pu\u00f2 riscontrarsi, frequentemente con familiarit\u00e0, anche un ristretto numero di persone peraltro normali. In diverse forma di Demenza, l\u2019espressione artistica si altera con modalit\u00e0 drammaticamente differenti. Nella malattia di Alzheimer si assiste ad una perdita progressiva dei contenuti espressivi e percettivi, con alterazioni del senso cromatico, alterazioni dell\u2019organizzazione spaziale delle figure, semplificazione dell\u2019immagine a contenuti elementari. L\u2019espressionista Willem de Kooning, affetto da Demenza di Alzheimer, \u00e8 un esempio di questa trasformazione.Nel diverso tipo di Demenza denominata Frontotemporale in base alla sede frontale e temporale del danno cerebrale, se la patologia prevale nell\u2019emisfero sinistro si ha un\u2019esplosione di raffinata creativit\u00e0 figurativa e musicale; ad esempio, durante tale malattia Ravel ha composto il \u201cBolero\u201d ed il \u201cConcerto per mano sinistra\u201d. Analogo meccanismo di liberazione \u00e8supposto nell\u2019Autismo infantile, nel corso del quale il 200\/o dei bambini, pur non comunicando con l\u2019ambiente, \u00e8 in grado di produrre disegni di straordinario realismo.L\u2019educazione musicale in et\u00e0 infantile e l\u2019arricchimento delle esperienze, anche visive, attivano meccanismi di plasticit\u00e0 del sistema nervoso attraverso i quali nuove connessioni vengono costruite tra neuroni e tra aree cerebrali.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>Paolo Livrea: Scienze Neurologiche-Psichiatriche Univ. Bari<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Note:<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"[18]\">[18]\u00a0I. Bergman,\u00a0<em>Immagini,<\/em>\u00a0Garzanti, Milano, 1993<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agli inizi del Novecento fece discutere il caso della \u201cpittrice\u201d Aloysia, donna di discreta cultura (la cui condizione mentale and\u00f2\u00a0 deteriorando fino a far diagnosticare per lei una demenza precoce), che visse\u00a0 quaranta anni in manicomio, ove\u00a0 realizz\u00f2 opere che sono state esposte\u00a0 nei pi\u00f9 importanti musei del mondo. 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