{"id":250,"date":"2026-07-13T20:35:25","date_gmt":"2026-07-13T18:35:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/?p=250"},"modified":"2026-07-13T21:06:40","modified_gmt":"2026-07-13T19:06:40","slug":"la-narrazione-cinematografica-e-la-malattia-mentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/?p=250","title":{"rendered":"LA NARRAZIONE CINEMATOGRAFICA E LA MALATTIA MENTALE"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>LA FOLLIA DESCRITTA DAL CINEMA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019inevitabile incontro tra cinema e follia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019alterazione mentale, con la sua esperienza tragica, anticipa la morte e minaccia l\u2019esistenza degli uomini, rendendoli sempre pi\u00f9 deboli e meschini di fronte alla vita. L\u2019ascesa dell\u2019interesse per la follia ha fatto s\u00ec che essa sia stata rappresentata non solo nella letteratura, ma anche nella pittura, nella musica e, da ultimo, nel cinema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il cinema, in quanto immagine e&nbsp;<em>fictio<\/em>, \u00e8 una tribuna privilegiata per l\u2019esame della psicologia del personaggio, che pu\u00f2 essere analizzato con la tecnologia suggestiva delle elaborazioni filmiche. I rapporti tra cinema e patologia furono gi\u00e0 bene evidenziati, per esempio, nella cinematografia tedesca del periodo espressionista, in cui vennero descritti stati d\u2019animo enfatizzati con chiari riferimenti ai contenuti dell\u2019inconscio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E cos\u00ec, sebbene il cinema sia nato pi\u00f9 tardi del teatro e della letteratura, l\u2019analisi che esso fa della \u201cpersona\u201d, \u00e8 altamente coinvolgente. Dall\u2019unione di cinema e psichiatria \u00e8 nato un proficuo binomio, il cui campo di applicazione \u00e8 vasto ed articolato, perch\u00e9 spazia dai film&nbsp;<em>interiors<\/em>&nbsp;e d\u2019arte, allo studio e alla ricerca psichiatrica vera e propria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Utilizzando i mezzi tecnici espressivi (primi piani, riprese \u201cin soggettivo\u201d, montaggio, sovrapposizioni di immagini, effetto allucinazione, compressione del tempo e dello spazio, etc.), ed equilibrando sequenze espressive, tempi reali, narrazioni metaforiche, si possono esprimere tutte le impercettibili sfumature dei pi\u00f9 intriganti stato d\u2019animo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nella sequenza cinematografica, parola e mimica danno rilevanza emblematica alla psicopatologia, sottolineandone, anche a mezzo di allegorie, le sfaccettature esistenziali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Non a caso l\u2019<em>Imago<\/em>&nbsp;ha un ruolo primario nella strutturazione della psiche. L\u2019immagine, infatti, \u00e8 la prima forma di comunicazione e, pi\u00f9 della stessa parola, \u00e8 la primaria forma di stimolazione e di conoscenza. La qualcosa fa del cinema, sequenza ininterrotta di immagini, uno strumento per la comprensione dei disturbi psichici<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Se, agli inizi, \u201cla decima musa\u201d venne considerata un semplice mezzo di divertimento, dopo i primi passi, l\u2019industria cinematografica, per avere uno sbocco concreto e duraturo, dovette uscire dalla narrazione ludica, dal passatempo leggero, per affrontare, con vigore, problemi e tematiche pi\u00f9 complesse. E poich\u00e9 il cinema manda in onda messaggi che richiamano l\u2019attenzione di milioni di persone, esso \u00e8 la forma pi\u00f9 immediata di propagazione della cultura di massa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Le sceneggiature, sempre con maggiore precisione, analizzano la psicopatologia e le radici della disperazione umana. I casi clinici di S. Freud, e&nbsp;<em>L\u2019interpertazione dei sogni<\/em>, sono stati molto consultati per migliorare la \u201ccredibilit\u00e0 psichiatrica\u201d di molte trame. Anche&nbsp;<em>Un caso di stupore isterico<\/em>, in cui C. G. Jung delinea un quadro dei malati di mente caratterizzato da confusione allucinatoria, disturbi alterni della personalit\u00e0, amnesie, risposte senza senso, perdita delle cognizioni, etc. \u00e8 stato un libro sul quale gli addetti alla sceneggiatura hanno posto attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Registi e sceneggiatori si sono inoltre ispirati, per produrre film a sfondo psichiatrico, anche agli scritti di psichiatri e psicoanalisti molto noti, e in particolare, a Laing, Schatzman, Fromm, Binswanger, Moreno, Fornari, Lacan, Basaglia, Cooper. Due famosi psicoanalisti Karl Abrahams e Hanns Sachs hanno collaborato col regista Georg Pabst, ritenuto una delle personalit\u00e0 di maggior rilievo del cinema, alla stesura di alcuni film come&nbsp;<strong><em>La via senza gioia&nbsp;<\/em><\/strong>(1925),&nbsp;<strong><em>I misteri di un\u2019anima<\/em><\/strong>&nbsp;(1926), e&nbsp;<strong><em>Il diario di una donna perduta<\/em><\/strong>(1927).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il regista Luigi Bazzoni intervistato sui motivi per i quali ha prodotto film a sfondo psichiatrico, ha detto di essersi sempre interessato di psicologia, psichiatria e psicoanalisi. Liliana Cavani, per sceneggiare&nbsp;<strong><em>L\u2019ospite<\/em><\/strong>, storia di una donna che \u00e8 stata a lungo in un manicomio, ha condotto indagini accurate, esaminando, con vari sopralluoghi, la situazione della struttura ospedaliera ove la ammalata era stata internata ed ha incontrato gli psichiatri che avevano seguito quel caso. Nelo Risi ha affermato che pi\u00f9 che dai propri studi di medicina, le sue scelte psichiatriche sono state dettate dallo spazio che la malattia mentale ha in letteratura. Secondo Risi, il fascino della psicologia \u00e8 dato dal fatto che, grazie ad essa, si comprendono gli insospettabili risvolti patologici dell\u2019animo umano. Il regista, per girare correttamente&nbsp;<em>Diario di una schizofrenica,&nbsp;<\/em>pass\u00f2 molte settimane a contatto con gli schizofrenici degenti in una struttura, perch\u00e9 voleva capire al meglio le sfumature della loro malattia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Sono molti, dunque, i registi che hanno delineato la follia sotto vari aspetti, anche se non sempre le loro opere hanno trovato consensi nella psichiatria ufficiale. In qualche caso, inoltre, le sceneggiature non hanno seguito le sistemazioni filologiche e nosografiche introdotte dalle versioni del DSM, mantenendo terminologie ormai desuete per la psichiatria ufficiale. Per una questione pratica, in molti casi, i registi hanno preferito restare negli schemi linguistici della tradizione culturale e letteraria alla quale la gente \u00e8 abituata, rendendo cos\u00ec pi\u00f9 comprensive le specifiche psicopatologie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Tuttavia, se pure il cinema non sempre si \u00e8 adeguato alle terminologie e ai raggruppamenti diagnostici dell\u2019ultima generazione di DSM o di ICD, esso \u00e8 anche un laboratorio di cultura. Introducendo, nelle sale di tutto il mondo, una serie di battaglie ideologiche, esso ha scosso e svegliato le coscienze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In molti casi la cinematografia ha veicolato temi che, per la difficile iniziazione culturale, sarebbero rimasti retaggio esclusivo degli addetti ai lavori. Inoltre, lo spettatore,&nbsp;<em>entrando<\/em>&nbsp;nel gioco identificativo, s\u2019avvicina a volte pi\u00f9 del comune lettore al nocciolo narrativo-rappresentativo. Pertanto, grazie alla divulgazione filmata, anche gli argomenti pi\u00f9 scottanti hanno avuto vasta diffusione tra le gente comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La follia \u00e8, cos\u00ec, uno degli argomenti pi\u00f9 affascinanti e maggiormente elaborati dal cinema. L\u2019industria cinematografica ha prodotto su questo tema opere particolarmente ricche e complesse, piene di risonanza emotiva, con sceneggiature che tengono presente la lettura psichiatrica o psicoanalitica della vicenda e con un impianto narrativo frutto di un approfondito studio dei caratteri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Molti film dedicati alla follia, sottolineando la crisi della razionalit\u00e0, mostrano la precariet\u00e0 della mente umana e introducono un senso di contingenza e di spaesamento negli spettatori. Ma questa presa di coscienza, orientando lo spettatore verso i significati inconsci del pensiero e del comportamento, ha stimolato un profondo cambiamento nella mentalit\u00e0 della gente. Infatti i film a carattere psichiatrico hanno contribuito a mettere in guardia la mentalit\u00e0 comune dalle trappole del pregiudizio e a creare un lucido distacco da tutto ci\u00f2 che \u00e8 ovvio e convenzionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Quando, alla fine dell\u2019Ottocento, Charcot, a Parigi, inizi\u00f2 a fotografare i malati della Salp\u00eatri\u00e8re, con la sua intuizione gett\u00f2 le basi per la diffusione di una vasta indagine sulla malattia psichiatrica. Una indagine che si sarebbe estesa, oltre l\u2019ambito accademico, al grande pubblico. E dunque, la fonte principiale di informazione di massa \u00e8 stata proprio la narrazione cinematografica, la quale ha tradotto, per i non addetti ai lavori, problematiche mai prima uscite dall\u2019ambito accademico e terapeutico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In Usa, sin dai tempi del film muto, l\u2019interesse per la psichiatria \u00e8 balzato subito all\u2019attenzione dei produttori .&nbsp;<strong><em>The Case of Becky<\/em><\/strong>&nbsp;(1921), narra la storia di un esperto neurologo, e uno psichiatra \u00e8 il protagonista del film&nbsp;<strong><em>The Man Who Saw Tomorrow<\/em><\/strong><em>(1922)<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Dopo quegli inizi, la cinematografia si \u00e8 addentrata sempre pi\u00f9 nella tematica psichiatrica, e molti aspetti della follia sono stati affrontati per descrivere il paziente psichiatrico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading has-medium-font-size\"><strong>La follia<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Tuttavia, in qualche caso, la pazzia dei personaggi cinematografici \u00e8 metaforicizzata, o romanzata, per necessit\u00e0 sceniche e di produzione. E dunque, a volte, non sono messe in luce \u201ctecnicamente\u201d le sfaccettature della patologia mentale, che viene interpretata, invece, con una codificazione che serve a rendere il personaggio pi\u00f9 \u201cvicino\u201d alle platee, ma pi\u00f9 lontano dallo schema psichiatrico, tanto da rischiare di farne un fantoccio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In certi casi, dunque, la narrazione della malattia perde verit\u00e0 e complessit\u00e0 e il malato resta bloccato in un canovaccio psichico da palcoscenico. A volte alcune storie, come per esempio&nbsp;<strong><em>La Sindrome di Stendhal<\/em><\/strong>&nbsp;(1995) di Dario Argento, hanno una grande presa sul pubblico, ma certamente non contribuiscono a migliorare la cultura psichiatrica della gente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Una delle situazioni cinematografiche pi\u00f9 suggestive ed emblematiche \u00e8 lo sdoppiamento della personalit\u00e0. Il romanzo di Robert Stevenson,&nbsp;<strong><em>Lo strano caso del dr Jekyll e del signor Hyde<\/em><\/strong><em>,&nbsp;<\/em>che l\u2019autore scrisse nel 1886, \u00e8 stato portato sul set sin dal 1920, (Dr&nbsp;<strong><em>Jekyll and Mr Hyde<\/em><\/strong>, di John S.Robertson).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In seguito, a questo romanzo hanno attinto vari registi. Il racconto di Stevenson mise a nudo le tensioni che serpeggiavano sotto la composta superficie della conformista societ\u00e0 vittoriana. Una societ\u00e0 che voleva evitare tenacemente qualsiasi trasgressione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In una celebre versione cinematografica del Dr Jekyll, del 1932, il protagonista, l\u2019attore Frederick March, \u00e8 uno scienziato che scopre dentro di S\u00e9 un orribile alter ego. Questo occulto Mr Hyde emerge dall\u2019inconscio del medico quando questi beve una strana pozione. Il racconto vuol mettere in luce le connessioni e le ambiguit\u00e0 esistenti tra civilt\u00e0 e natura selvaggia. Il dr Jekyll, puritano e represso, muta, quando ingurgita l\u2019orrenda mistura, in un individuo dai tratti selvaggi e preda degli istinti primordiali. Il film ha una sua morale ed un messaggio chiaro: \u00e8 pericoloso percorrere sentieri non tradizionali, perch\u00e9 cos\u00ec facendo si pu\u00f2 intraprendere un cammino senza ritorno; infatti, utilizzando esperimenti rischiosi, si potrebbe precipitare per sempre nel Male.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Non meno stucchevole, ma pi\u00f9 nota, \u00e8 la versione cinematografica, con Spencer Tracy ed Ingrid Bergman, firmata da Victor Fleming nel 1941. Anche questo film mette in luce l\u2019antinomia tra rispettabilit\u00e0 borghese e pulsioni inconfessabili, ma l\u2019idea che potessero coesistere, nello stesso individuo, le forze del bene e quelle del male, cre\u00f2 scandalo negli ambienti bene e retrivi dell\u2019epoca. Malgrado questo, per\u00f2, il caso Jekyll-Hyde ha affascinato l\u2019immaginazione popolare. Esso rappresenta la conturbante tematica dei molteplici aspetti della personalit\u00e0. Una imprevista&nbsp;<em>performance,<\/em>&nbsp;pu\u00f2 trasformare, improvvisamente, una persona tranquilla in individuo arrogante e un timido in personaggio violento. Pirandello deline\u00f2 questo aspetto dell\u2019animo umano in&nbsp;<em>Uno, nessuno e centomila<\/em>,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019avvincente tematica della diabolica doppia personalit\u00e0 si trova anche ne&nbsp;<strong><em>La vedova nera<\/em><\/strong>&nbsp;(1987) di Bob Rafelson, in cui si scopre che una insospettabile poliziotta \u00e8 la folle, diabolica assassina che la polizia ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Portando alle estreme conseguenze lo sdoppiamento della personalit\u00e0, il regista presenta due figure speculari, quella del bene e quella del male, che convivono nella protagonista, e si attraggono e si odiano irresistibilmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>La donna che visse due volte<\/em><\/strong>&nbsp;(1958) di Alfred Hitchcock, \u00e8 un viaggio psicoanalitico nei misteri dell\u2019inconscio. Hitchcok, per\u00f2, per motivi spettacolari, mescola, ad una trama thrilling, elementi psicopatologici non del tutto psichiatricamente corretti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Donna fatale, psichicamente disturbata e tenebrosamente ossessiva, \u00e8 la protagonista di&nbsp;<strong><em>Attrazione fatale<\/em><\/strong>&nbsp;(1987), che, dopo una notte d\u2019amore, si trasforma in possessiva&nbsp;<em>maga circe<\/em>, folle e determinata. Alla sua apparizione nelle sale cinematografiche il film fece discutere sociologici, psicoanalisti e scaten\u00f2 inoltre lo sdegno delle femministe che videro, in quell\u2019ambiguo personaggio femminile, una ennesima riprova di maschilismo cinematografico. In<strong><em>&nbsp;Desiderio sotto gli Olmi<\/em><\/strong>(1958), del regista Delbert Mann, tratto da un romanzo di O\u2019 Neill, vengono raccontati alcuni stati psicodinamici come l\u2019ambiguit\u00e0 dell\u2019aggressione-sottomissione e l\u2019identificazione inconscia con i genitori, mediante patologie che, nel finale, trovano sbocco nell\u2019infanticidio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma, al di l\u00e0 degli stereotipi, il cinema, \u201cpenetrando visivamente nella coscienza\u201d, ha i mezzi per analizzare gli interstizi reconditi della follia. L\u2019affondo della cinepresa nell\u2019intimit\u00e0 mentale del personaggio, scandaglia e fissa ogni sfumatura, anche la pi\u00f9 impercettibile, degli stati d\u2019animo del soggetto. In una sequenza de&nbsp;<strong><em>L\u2019ammutinamento del Caine<\/em><\/strong>&nbsp;(1954), di Dymitrik, si vede il capitano Queeg (Humprey Bogart) che, mentre viene interrogato dal tribunale, non riesce a smettere di girare nervosamente nella mano tre palline di ferro. L\u2019espressione del viso, la tensione emotiva che traspare con primi piani sapientemente dosati, non necessita di parole per far comprendere allo spettatore il disagio psichico di cui \u00e8 affetto l\u2019accusato. In<strong><em>&nbsp;Magic&nbsp;<\/em><\/strong>(1978) di Richard Attenborough, uno schizofrenico, magistralmente impersonato dall\u2019attore Anthony Hopkins, svolge la professione di ventriloquo, e a poco a poco si identifica col pupazzo, che diventa il suo incubo e la sua condanna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In&nbsp;<strong><em>Vittime nel buio<\/em><\/strong>&nbsp;(1994) di D.Anspaugh, si raccontano le vicissitudini di una poliziotta alla quale lo stress della caccia ai criminali fa emergere stati ansiosi e d\u2019angoscia. Aiutata da una psicologa, l\u2019agente riesce a venire a capo dei problemi che l\u2019affiggono. Il film, pur non avendo una vernice eccelsa, \u00e8 interessante perch\u00e9 affronta il problema dell\u2019equilibrio psicologico in un campo, quello delle forze dell\u2019ordine, in cui, di solito, si da\u2019 per scontato che siano tutti ben compensati e non abbiano problemi nevrotici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>La ragazza di Trieste<\/em><\/strong>&nbsp;(1982) di Pasquale Festa Campanile denunzia l\u2019inquietante situazione di un malato di mente, in balia di se stesso e per di pi\u00f9 perseguitato dai pregiudizi della gente, che si suicida per liberarsi del fardello insopportabile della solitudine. Purtroppo, infatti, a volte, i malati che sono stati liberati dalle nuove normative, non hanno nessuno che possa dare loro un aiuto efficace.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Quando il cinema contesta lo psichiatra<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Un certo cinema, facendo proprie le inquietudini degli spettatori che vedono nello psichiatra \u201cl\u2019oggetto cattivo\u201d, l\u2019esperto nella manipolazione, in senso autoritario, della mente, ha creato l\u2019archetipo dello psichiatra quale detentore di un potere incontrollabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La critica nei confronti della psichiatria, svolta a vari livelli, in qualche caso ha raggiunto espressioni allarmanti. Qualche pellicola ha disegnato la figura dello psichiatra come uomo truce e malvagio, e persino criminale!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Storicamente \u201cinteriorizzata\u201d, questa contestazione \u00e8 trasposta in immagini cinematografiche che hanno assicurato il successo di molti film, che fanno leva sull\u2019inconscio bisogno di<em>&nbsp;horror<\/em>&nbsp;di una parte degli spettatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In questa categoria troviamo i film di Friz Lang,&nbsp;<strong><em>Il dottor Mabuse&nbsp;<\/em><\/strong>(1922), che narra di un individuo affetto da una drammatica e pericolosa psicopatologia. che si spaccia per uno psichiatra e&nbsp;<strong><em>Il testamento del dottor Mabuse&nbsp;<\/em><\/strong>(1923) in cui il dottor Baum, direttore del manicomio, conduce una doppia vita: di giorno fa lo psichiatra e di notte dirige una banda di criminali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Troviamo la demonizzazione dello psichiatra in tanti altri film conturbanti, che insinuano il sospetto che, dietro l\u2019apparenza di uno stimato psichiatra, si possa nascondersi un folle. Uno di questi racconti \u00e8&nbsp;<strong><em>Stati di allucinazione&nbsp;<\/em><\/strong>(1990) di Ken Russell, in cui uno scienziato si trasforma in un mostro psicopatico.&nbsp;<strong><em>Il lenzuolo viola<\/em><\/strong>&nbsp;(1980) di Nicholas Roeg, narra di uno psicoanalista che \u00e8 un perverso necrofilo.&nbsp;<strong><em>Vestito per uccidere<\/em><\/strong>&nbsp;(1980), di Brian De Palma, racconta, con una serie di sequenze di alta&nbsp;<em>suspence<\/em>, la vicenda di uno psichiatra pazzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Un altro aspetto della contestazione contro psichiatri e psicologi, \u00e8 quello di presentarli in preda alle angosce che li rendono vulnerabili. Mostrandoli come individui disturbati, la loro immagine professionale perde efficacia e gli spettatori si sentono pi\u00f9 rassicurati. In&nbsp;<strong><em>Elettroschock<\/em><\/strong>&nbsp;(1964) di Denis Sanders, per esempio, \u00e8 narrata la vicenda di una psichiatra, impersonata dall\u2019attrice Lauren Bacall, che impazzisce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il film&nbsp;<strong><em>Per le antiche scale<\/em><\/strong>&nbsp;( 1975) firmato da Mauro Bolognini, \u00e8 imperniato sul tema dello psichiatra non sano di mente. Nel racconto, il primario di un ospedale neuropsichiatrico cerca di isolare il virus della follia; non per amore scientifico, ma perch\u00e9 \u00e8 ossessionato dall\u2019idea di essere egli stesso pazzo. Il medico ritiene di aver contratto il virus della follia, sia per contagio, essendo stato a lungo tra i malati mentali, sia perch\u00e9 nella sua famiglia vi sono delle tare mentali. Suo padre infatti \u00e8 morto suicida, e sua sorella \u00e8 degente nello stesso ospedale. L\u2019ossessione del medico lo sconvolge sempre pi\u00f9 fino a portarlo alla follia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-medium-font-size\">Ridere del terapeuta<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Una vasta produzione cinematografica, invece, preferisce esorcizzare la follia. In certi casi, dunque, il matto non \u00e8 pi\u00f9 visto nella sua condizione inquietante, ma \u00e8 tramutato in macchietta, che scatena il riso e l\u2019ilarit\u00e0 impietosa degli spettatori, come nel caso di&nbsp;<strong><em>Scemo &amp; +Scemo<\/em><\/strong>(1996) di Peter Farrelly.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il film di Fallery \u00e8 un vero compendio di demenzialit\u00e0 bonaria e clownesca, prodotto forse proprio per&nbsp;<em>rasserenare<\/em>&nbsp;gli spettatori. Infatti sembra che in questi casi gli sceneggiatori vogliano dire: \u201cSe lo spettatore, dopo aver visto un film come questo, pensa che c\u2019\u00e8 qualcuno pi\u00f9 svitato di lui, allora abbiamo portato a termine un\u2019opera rassicurante\u201d. In fondo, tra i temi pi\u00f9 graditi al pubblico, c\u2019\u00e8 proprio la derisione, esorcistica e catartica, per le difficolt\u00e0 in cui \u00e8 caduto il personaggio, rappresentato, a bella posta, maldestro e un po\u2019 svitato; come se lo spettatore, tutto sommato si consolasse di non essere nella condizione del malcapitato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E non solo il folle, ma anche il medico qualche volta \u00e8 beffeggiato e demitizzato. Con questa operazione, il professionista della mente, ritenuto dai pi\u00f9 un individuo conturbante che intimorisce e preoccupa, \u00e8 presentato in tutta la sua fragilit\u00e0 e vulnerabilit\u00e0, e ci\u00f2 fa scaricare la tensione degli spettatori e fa prendere le distanze da un genere di medico che, nella realt\u00e0, impaurisce e sconvolge la fantasia popolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La contestazione alla psichiatria si articola, inoltre, anche mostrando il terapeuta della mente come personaggio imbranato e risibile, facilmente soggetto di scherno. E cos\u00ec, alcuni film narrano, in chiave farsesca, le avventure di psichiatri e di matti trasfigurati in ridicole maschere. Questo gruppo di pellicole \u00e8 prodotto dall\u2019industria dello spettacolo per&nbsp;<em>rilassare<\/em>&nbsp;la platea e cancellare nella gente la paura della follia. Equivoci, qui pro quo e situazioni farraginose e burlesche, mettendo in berlina sia il matto che chi lo cura, ne esorcizzano la pericolosit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Psichiatri farseschi, pi\u00f9 matti dei loro pazienti, si trovano in&nbsp;<strong><em>Il medico dei pazzi&nbsp;<\/em><\/strong>(1954), di Mario Mattioli, che, con gag grottesche ed equivoci grossolani, rende innocuo lo&nbsp;<em>strizzacervelli<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Giocando sulle carenze affettive e sulle insicurezze di uno strampalato psicoanalista, il film di Francesco Nuti,<strong><em>&nbsp;Caruso Pascovski (di padre polacco)<\/em><\/strong>&nbsp;(1988) narra le vicende di uno psicoterapeuta abbandonato dalla moglie. Il medico viene a sapere che la moglie ha un amante, il quale altro non \u00e8 che un cliente che egli ha in analisi per omosessualit\u00e0. Lo stesso paziente, ignaro che la donna \u00e8 la moglie del medico, racconta al terapeuta, con gran dovizia di particolari, le intimit\u00e0 sessuali con la signora. Lo psicanalista, che invece ha scoperto la tresca tra il paziente e la propria moglie, dopo quelle confidenze, crolla in una devastante crisi di gelosia e, con il cervello ormai in tilt, finisce con lo sparare come un forsennato in un supermercato. Il regista Nuti strapazza la figura dell\u2019analista, mostrando, inoltre, con irriverente derisione, l\u2019orripilante campionario di persone che frequentano lo studio di uno psicoanalista. Il racconto, denigratorio, \u00e8 fin troppo irritante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Una presa in giro pi\u00f9&nbsp;<em>soft<\/em>, si ha in&nbsp;<strong><em>Psicanalista per signora&nbsp;<\/em><\/strong>( 1959) di Jean Boyer. Il film narra di un veterinario, il comico Fernandel, che diventa famoso per aver guarito, col buon senso, i disturbi psicologici di una donna che gli specialisti non avevano saputo curare. Il sorprendente successo spinge il veterinario a fare lo psicoterapista a tempo pieno. Per denigrare e rendere ridicola la conturbante figura del medico della mente, gli sceneggiatori hanno trasformato un veterinario, a quel tempo considerato il grado basso della classe medica, in psicoanalista, caricando cos\u00ec, nell\u2019immaginario della gente, questa figura di grottesca ambiguit\u00e0. Il messaggio \u00e8 chiaro: persino un veterinario potrebbe far meglio di uno specialista della follia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Sulla stessa sintonia \u00e8&nbsp;<strong><em>Un divano a New York&nbsp;<\/em><\/strong>(1998), di Chantal Akerman, che narra la vicenda di uno psicoanalista il quale, volendo trascorrere qualche tempo a Parigi, fa scambio del suo appartamento newyorkese con la dimora parigina di una signora francese che vuole per un po\u2019 abitare a New York. Per una serie di equivoci, la signora francese viene scambiata per psicanalista e, la donna divertita dall\u2019equivoco, prende in cura i malati assistendoli in modo pi\u00f9 efficace dello stesso psichiatra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In&nbsp;<strong><em>Lo strizzacervelli<\/em><\/strong>&nbsp;(1997), di Michael Ritchie, c\u2019\u00e8 comicit\u00e0 e satira che non vanno certo per il sottile nel prendere in giro quella categoria. Nel racconto, un malato di mente si sostituisce al suo psicoanalista, diventando una star televisiva. E anche se il meccanismo degli equivoci \u00e8 un po\u2019 scontato, il film \u00e8 piaciuto al grosso pubblico, forse proprio per la sua irriverenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>La fine della fine<\/em><\/strong>&nbsp;(1978) \u00e8 un film di modesta levatura, con la regia dell\u2019attore Burt Reynold, che narra le avventure tragicomiche in un manicomio gestito in modo grottesco. Sempre Burt Reynold, ma questa volta solo come attore, in&nbsp;<strong><em>I miei problemi con le donne<\/em><\/strong>&nbsp;( 1983) di Blake Edwards, \u00e8 un paziente che s\u2019innamora della sua psicoanalista. Il film, scialbo e scontato, manca di credibilit\u00e0, sebbene, paradossalmente, sia stato un vero psicoanalista, il dottor Milton Wexler (che a quel tempo aveva in cura il regista) ad aiutare Edwards nella stesura della sceneggiatura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Terapia e pallottole<\/em><\/strong>&nbsp;(1998) di Harold Ramis, strappa alcune risate narrando la vicenda di un terribile gangster che, in preda alla depressione piange come un bambino e vuole essere curato da un imbranato e terrorizzato psichiatra, il quale invece cerca di rifiutare quell\u2019incarico, ritenendo imprudente avere in terapia un pericoloso criminale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Uno stravagante Jack Nicholson \u00e8 l\u2019esilarante protagonista di&nbsp;<strong><em>Qualcosa \u00e8 cambiato<\/em><\/strong>&nbsp;(1997) di James Brooks. Il film, basato tutto su un brillante dialogo, narra le vicissitudini di un misantropo, con variegate sindromi affettive e ipocondriache, ma in pratica, rende risibile quel tipo di malato mentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Lo psichiatra minaccioso<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nell\u2019immaginario collettivo, lo psichiatra \u00e8 visto come colui che ha&nbsp;<em>licenza<\/em>&nbsp;di manipolare le menti, prerogativa che gli da\u2019 un\u2019allarmante valenza negativa. Ci\u00f2 ha indotto alcuni registi a descrivere il medico della mente anche nei panni di un truce alleato del potere, una specie di&nbsp;<em>longa manus<\/em>&nbsp;dell\u2019autorit\u00e0 politica, la quale, in qualche caso, come nelle dittature, per esempio, si serve di lui per sottomettere la popolazione pi\u00f9 riluttante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Questa preoccupante commistione tra potere e follia si trova in un film fantascientifico di Lang,&nbsp;<strong><em>Metropolis<\/em><\/strong>&nbsp;(1926), in cui l\u2019autore racconta che un immaginario dittatore, Frederson, ha reso schiavo il suo popolo. La gente sopporta l\u2019oppressione di Frederson perch\u00e9 spera che Maria, una mansueta ragazza, che ha un ascendente su Freder, il figlio del dittatore, la possa liberare dalla schiavit\u00f9. Ma Frederson, sospettoso del patto d\u2019amicizia tra la ragazza, Freder e gli operai, commissiona a Rothwang, scienziato pazzo, un mostro-robot, che ha le sembianze di Maria. Il sosia viene programmato per creare zizzania negli ignari cittadini, che, non immaginando che si tratti di un tranello, credono nei nefandi consigli della falsa Maria, e rompono l\u2019unit\u00e0 della popolazione. Il film tocca i temi della follia, del doppio (il robot pazzo e la donna reale) e della manipolazione massificata delle menti, sottolineando altres\u00ec quanto poco ci vuole per far esplodere la stupidit\u00e0 collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Una storia che narra la conturbante mancanza di deontologia \u00e8&nbsp;<strong><em>Analisi finale&nbsp;<\/em><\/strong>(1991) di Phil Joanou. Nel film, uno psicoanalista, l\u2019attore Richard Gere, \u00e8 coinvolto sessualmente da due seducenti gemelle; una \u00e8 sua paziente, l\u2019altra, con tendenze criminali, s\u2019inserisce nel&nbsp;<em>training<\/em>&nbsp;senza che il medico se ne renda conto. Il messaggio dell\u2019opera \u00e8 fonte di inquietudine, anche perch\u00e9 viene fatto intravedere un deplorevole scenario all\u2019ombra delle sedute terapeutiche, e ci\u00f2 serve maggiormente a disinformare la fantasia popolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Lo stesso tema \u00e8 trattato da&nbsp;<strong><em>Bugia allo specchio<\/em><\/strong>&nbsp;(1991) di Tim Hunter, che narra di una&nbsp;<em>top model<\/em>, innamorata del suo terapeuta, il quale ha un gemello, diabolico e cattivo, che, sostituendosi a lui nel set terapeutico, senza che n\u00e9 l\u2019ignara paziente n\u00e9 il vero medico se ne accorgano, la seduce e ne fa la sua schiava. Anche in questo caso, sull\u2019ambientazione del set psicoterapeutico vengono veicolate allarmanti paure, e si diffondono inesattezze e diffamatorie pericolosit\u00e0 a proposito del gabinetto dello psichiatra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il cinema portavoce della nuova psichiatria<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Fortunatamente, per\u00f2, se una certa cinematografia di bassa lega, ha rinforzato i pregiudizi, sulla cura e sulla deontologia degli specialisti, mostrandoli ora senza cuore e senza afflato umano, ora imbranati e in balia dei propri clienti, altre pellicole invece, cambiando prospettiva, descrivono e approfondiscono, senza preconcetti, i problemi pi\u00f9 scottanti della psichiatria. Il&nbsp;<em>vocabolario<\/em>&nbsp;cinematografico \u00e8 ricco di risorse e di mezzi d\u2019espressione variegati, che consentono di analizzare gli aspetti pi\u00f9 emblematici della follia. Un cinema pi\u00f9 consapevole, riesce a realizzare cos\u00ec, con sufficiente realismo, personaggi psicopatologici credibili. Per rafforzare l\u2019impianto culturale, gli sceneggiatori fanno ricorso a sociologi, psicologi, psichiatri, per essere guidati correttamente nella stesura dei testi con risvolti psichiatrici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Inoltre, molti attori, prima di interpretare la parte di un malato di mente, seguono con attenzione i comportamenti di questo tipo di pazienti. L\u2019attrice Lucia Bos\u00e8, dovendo impersonare nel film della Cavani,&nbsp;<em>L\u2019ospite<\/em>, una donna rinchiusa in un lager manicomiale, frequent\u00f2 a lungo il posto nel quale la storia vera era accaduta e visse tra quelle povere infelici, tanto che alla fine, per stessa ammissione della regista, \u201cnon ci fu bisogno di dire molto sulla protagonista del film. Lucia aveva avuto sotto gli occhi tutto ci\u00f2 che doveva sapere per interpretare la parte\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La cinematografia segue spesso anche le tendenze psichiatriche e psicoanalitiche, nell\u2019evoluzione delle teorie e delle pratiche terapeutiche. Qualche film, addirittura, ha affrontato temi scottanti, con singolare interpretazione della follia, contestando terapie e strutture. Ci sono film che pongono in discussione i metodi di ospedalizzazione, i tipi d\u2019intervento sul cervello, la chirurgia devastante e l\u2019eccesso di intervento farmacologico, entrando in una polemica cos\u00ec radicale, da negare persino la malattia psichiatrica come entit\u00e0 a s\u00e9 stante, e ritenendola, invece, un prodotto della societ\u00e0 alienante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il film&nbsp;<strong><em>La fossa dei serpenti<\/em><\/strong>(1947) di Anatole Litvak, anticipa i problemi della \u201cnuova\u201d psichiatria, e mostra soluzioni umanitarie per l\u2019efficacia il trattamento. Il film ha come tema la inadeguatezza delle strutture psichiatriche, infatti Litvak narra i disagi dei malati causati dal sopraffollamento e dal tipo di trattamento, spesso inumano e freddo. Il film, prodotto negli anni Quaranta, contesta le terapie basate prevalentemente su elettrochoc e forme rudi di trattamento. Nell\u2019opera, il dottor Kik, contro l\u2019andazzo del tempo, prescrive a una malata la psicoterapia. Il regista mostra come, grazie all\u2019analisi, la signora Virginia, (Olivia de Havilland) mettendo in luce i dilemmi irrisolti del proprio passato, capisce le cause, scatenanti, della propria follia. Quando venne prodotto questo film, la&nbsp;<em>vecchia<\/em>&nbsp;psichiatria era gi\u00e0 \u201csotto accusa\u201d. L\u2019inglese Roland Laing, l\u2019italiano Franco Basaglia, l\u2019americano Sullivan stavano gettando le basi dell\u2019antipsichiatria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Matti da slegare<\/em><\/strong>(1975), \u00e8 un documentario realizzato all\u2019interno del manicomio di Colorno, che illustrata il reinserimento sociale del malato, proprio come proposto dalle nuove tendenze. Lo sforzo cui tende il documentario \u00e8 quello di far capire che il malato di mente non \u00e8 un&nbsp;<em>alieno<\/em>&nbsp;e spinge a prendere persino in considerazione la possibilit\u00e0 che un pizzico di follia possa albergare, anche in parte, magari bene occultata, nei cosiddetti savi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Su questa falsariga \u00e8&nbsp;<strong><em>Idioti&nbsp;<\/em><\/strong>(1998) di Lars von Trier. Nella vita il regista fa parte della comunit\u00e0 \u201c<em>Dogma 95<\/em>\u201c, collettivo di autori danesi che praticano un\u2019esistenza francescana, purezza dei sentimenti e si dicono in rotta con l\u2019odierna, conturbante forma di greve quotidianit\u00e0. Essi combattono inoltre certe tendenze alla superficialit\u00e0 che riscontrano nel cinema contemporaneo. Nel film di von Trier, un gruppo di persone, del tutto normali, si fingono idioti, e possono cos\u00ec rendersi conto del disprezzo e del razzismo della gente nei confronti degli handicappati. Il film \u00e8 una forte contestazione contro la ipocrisia sociale che spesso porta alla alienazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Quattro pazzi in libert\u00e0<\/em><\/strong>&nbsp;( 1989), di Howard Zieff, \u00e8 la storia di alcuni malati di mente che si smarriscono a New York e che finiscono con lo scoprire, nel caos della Grande Mela, che i cosiddetti savi sono pi\u00f9 matti di loro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Alcuni registi, facendo proprie le istanze della nuova psichiatria, hanno disegnato la figura del vecchio psichiatra come strumento del&nbsp;<em>sistema<\/em>, che riordina le menti inquadrandole e modellandole, come vuole il&nbsp;<em>potere<\/em>, e divenendo garante dell\u2019ordine costituito. E cos\u00ec, non poche opere delimitano la figura dello psichiatra e degli infermieri, in ambigui e pericolosi personaggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Un esempio \u00e8 dato da&nbsp;<strong><em>Qualcuno vol\u00f2 sul nido del cuculo<\/em><\/strong>(1975), col quale il regista, Milos Forman, vuol dimostrare che i trattamenti violenti e anticonvulsivi servono solo a dominare il paziente, ma non a curarlo. La pellicola sottolinea pure che non \u00e8 vero che i malati mentali siano persone senza cuore e senza cervello, come la massa tende a credere. Nel racconto, un gruppetto di matti riesce a dimostrare una certa sanit\u00e0 mentale e una umanit\u00e0 pari se non superiore ai \u201csani di mente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A volte, la denuncia di un tipo di societ\u00e0 senza cuore viene proprio da casi psichiatrici veri. Anche la televisione s\u2019\u00e8 assunto questo gravoso ma lodevole compito. Infatti \u00e8 possibile trovare in alcune programmazioni Tv, documentari interessanti ed accurati che sottolineano l\u2019aumento esponenziale dell\u2019interesse del pubblico per i problemi della mente, questioni che qualche tempo addietro erano guardate con diffidenza se non con raccapriccio. Rai 3, in un dossier dal titolo&nbsp;<strong><em>Rosanna<\/em>,&nbsp;<em>le sue verit\u00e0<\/em>,<\/strong>&nbsp;per la regia di M. Gandin, andato in onda qualche anno addietro, narra l\u2019incredibile vicenda di una donna, sana di mente, rimasta per molti anni in manicomio. Da ragazzina Rosanna viveva in una famiglia in cui il genitore era dedito all\u2019alcool e la madre peregrinava in preda a crisi mistiche da un santuario all\u2019altro. In assenza dei genitori, la giovinetta doveva accudire i fratelli; e poich\u00e9 la famiglia versava in ristrettezze, fu anche mandata a servizio in citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma non essendole stato mai insegnato come lavorare bene a casa, la giovanetta non soddisfece le esigenze delle famiglie dove prestava servizio e venne licenziata. I genitori, a quel punto, la ritennero una nullit\u00e0. E poich\u00e9, dopo che ritorn\u00f2 in paese, Rosanna rivelava atteggiamenti indipendenti e giocava in piena libert\u00e0 nei campi, i compaesani, temendo che potesse rappresentare una pericolosa e strampalata compagnia per gli altri bambini, la fecero rinchiudere in manicomio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u201cCos\u00ec ho potuto ricevere un buon pasto quotidiano\u201d, ha commentato Rosanna a Rai3. Ella rimase \u201cdimenticata\u201d nella fossa dei serpenti per quaranta anni, e solo grazie alla legge 180 pot\u00e9 uscire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A sentirla parlare, con quell\u2019aria riflessiva e pacatamente umana, \u00e8 difficile immaginare come avessero potuta etichettarla \u201cmatta\u201d, ma, ci\u00f2 che pi\u00f9 sorprende \u00e8 che non lo sia diventata dopo tanti anni di degenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A volte vi sono film che spiegano la dinamica di qualche tipo di disturbo mentale e descrivono psicosi, schizofrenia, stati nevrotici, aprendo un varco importante nella sensibilit\u00e0 di milioni di spettatori, perch\u00e9 fanno conoscere un campo ritenuto un garbuglio incomprensibile ed accessibile solo agli specialisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In&nbsp;<strong><em>Forrest Gump&nbsp;<\/em><\/strong>(1994), di Robert Zemeckis, la ragione umana \u00e8 vista con una allegoria, come una piuma che ondeggia al vento, e non si sa a chi tocca la fortuna della saggezza o la sfortuna di perdere il senno. Il giovane Forrest, dotato di forte volont\u00e0 e di un quoziente d\u2019intelligenza che gli serve per attivit\u00e0 che lo rendono un robot, riesce in molte attivit\u00e0 anche meglio di altri. Il film \u00e8 una critica radicale nei confronti delle istituzioni e della societ\u00e0 accusate di esaltare qualit\u00e0 come la competitivit\u00e0 e di essere, invece, indifferenti alla passivit\u00e0 della mente.<strong><em>&nbsp;Cos\u00ec \u00e8 la vita<\/em><\/strong>&nbsp;(1986), di Blake Edwards, commedia arguta, ma senza pretese, traccia con umorismo la figura di un ipocondriaco (l\u2019attore Jack Lemmon) e quella di una madre ossessiva e castrante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Morgan, matto da legare<\/em><\/strong>&nbsp;(1966), di Karel Reitz, vuol essere provocatorio, ed esalta la follia creativa. Al contrario,&nbsp;<strong><em>Oblomov<\/em><\/strong>&nbsp;(1979) del russo Nikita Michalkov, descrive il parassitismo psicologico. Nel film, il protagonista \u00e8 un ricco possidente che vive tra l\u2019infingardaggine e la passivit\u00e0 morale. Questa carenza di entusiasmo, dovuta al&nbsp;<em>taed\u00eeum vitae,<\/em>&nbsp;lo rende apatico e del tutto simile al malato psichico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il cinema e ricerca psichiatrica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La follia, con i suoi significati simbolici, \u00e8 entrata nell\u2019orizzonte culturale del cinema sia come pretesto artistico, che come ricerca e definizione della malattia. Tuttavia, il viaggio intrapreso dalla industria dello spettacolo \u00e8 certamente temerario; infatti in qualche caso gli sceneggiatori sono stati criticati quando non hanno adottato un autocontrollo rigoroso, creando cos\u00ec un prodotto mistificato. Si \u00e8 temuto che, se l\u2019industria del cinema affronta il tema della follia solo per fini spettacolari, essa possa allontanarsi dal rigore scientifico, creando confusione negli spettatori tra la categoria della finzione scenica e quella del documento scientifico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Malgrado ci\u00f2, questa operazione creativa (e conoscitiva) ha affrontato, nei casi pi\u00f9 impegnati, temi psichiatrici di ampio respiro, che non avrebbero potuto essere conosciuti dalle masse, che spesso sono disattente alla lettura. In ogni caso, i film sull\u2019argomento hanno, quanto meno, il pregio di spingere lo spettatore ad addentrarsi in una problematica affascinante, ponendo una serie di interrogativi, che, altrimenti sarebbero sfuggiti all\u2019attenzione dei pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Affrontando il tema della schizofrenia,&nbsp;<strong><em>Repulsione<\/em><\/strong>&nbsp;(1965), di Roman Polanski, mostra l\u2019insorgere della malattia e il suo culmine, nelle drammatiche sequenze in cui la protagonista malata, in preda ad allucinazioni, diventa una pluriomicida. Ma Polanski indulge un po\u2019 troppo nelle esigenze sceniche e si lascia trasportare dal facile istrionismo che non sempre giova alla scientificit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A volte qualche pellicola narra fantasiose e improbabili terapie per la cura delle malattie mentali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ne&nbsp;<strong><em>Lo strano caso dal dottor Kildare<\/em><\/strong>&nbsp;(1940) di Harold S. Bucquet, uno psichiatra, il dr Kildare, curando un malato con problemi mentali, risolve il caso mediante una overdose di insulina. Nel film, il paziente, dopo questa applicazione terapeutica, torna guarito alla sua vita normale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ottimista anche il film&nbsp;<strong><em>Patch Adams&nbsp;<\/em><\/strong>(1996) di Tom Shadyac, che racconta la vicenda di un medico, impersonato dall\u2019attore Robin Williams, il quale \u00e8 convinto della bont\u00e0 terapeutica dell\u2019allegria, e, malgrado lo scetticismo di altri medici, applica, con buoni risultati, la psicoterapia dell\u2019ottimismo e della risata. Il film \u00e8 biografico, perch\u00e9 prende spunto dalle vicende di un medico di Arlington, Hunter \u201cPatch\u201d Adams, che si \u00e8 autointernato per capire meglio, vivendo assieme ai pazienti, i disturbi mentali e gli istinti suicidi dei malati. In&nbsp;<strong><em>Risvegli<\/em><\/strong>&nbsp;(1990), di Irwin Winkler, con R. De Niro, un medico sperimenta una cura per i malati affetti da encefalite letargica, i quali vegetano da anni, e, sorprendentemente, riesce a farne svegliare uno dal torpore. Ma il finale ha una nota un poco dolente, perch\u00e9 il malato, che sembrava tornato sano, rientra mestamente nel suo sonno mentale, com\u2019era prima della \u201cnuova\u201d terapia. Il film \u00e8 liberamente tratto da una raccolta di casi clinici di Oliver Sacks, il quale ha anche collaborato alla stesura della trama ed \u00e8 andato pi\u00f9 volte sul set quando venivano girate le scene pi\u00f9 importanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Un\u2019analisi dell\u2019handicap \u00e8 fatta in&nbsp;<strong><em>Rain Man-L\u2019uomo della pioggia&nbsp;<\/em><\/strong>(1988), da Barry Levinson. Il film, condotto con meticolosit\u00e0, risulta quasi un documentario. Il regista, infatti, ha curato di delineare le varie sfumature, e le sfaccettature dell\u2019autismo, mostrando buona parte della gamma dei comportamenti di quel tipo di paziente. Ovviamente, l\u2019autismo \u201cvero\u201d, non la&nbsp;<em>fictio<\/em>&nbsp;cinematografica, come del resto qualsiasi disturbo mentale reale, rispetto a quello \u201cnarrato\u201d dal cinema, \u00e8 qualcosa di diverso, di tragicamente diverso. E tuttavia, che se ne parli con un linguaggio non del tutto tecnico e in termini accessibili ai pi\u00f9, che si possa accedere ad una certa cognizione della dinamica psicopatologica, che siano percepibili, magari nelle grandi linee, certi disturbi della mente, \u00e8 un dato estremamente positivo ed un motivo in pi\u00f9 per non additare a disprezzo la malattia mentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Interessante l\u2019iter di&nbsp;<strong><em>Diario di una schizofrenica<\/em><\/strong>&nbsp;(1969) di Nelo Risi, film che, sulle prime, ebbe pochi consensi da parte degli ambienti specialistici. Risi racconta la storia vera di un soggetto schizofrenico, salvato dalla psicoanalista M. A. Sechehaye. Il regista era venuto a conoscenza di quel caso leggendo il libro della Sechehaye e ne era rimasto colpito al punto da chiedere a Cesare Musatti un aiuto per stilare la sceneggiatura. Musatti, per\u00f2, espresse il suo scetticismo sulla possibilit\u00e0 di realizzare cinematograficamente una storia psichiatrica, ritenendola una operazione molto rischiosa dal punto di vista della \u201ccorrettezza nosografica\u201d. Ma Risi non si diede per vinto, e ricorse alla consulenza di un altro psichiatra, Franco Fornari, col quale var\u00f2 la stesura del film. In seguito, Musatti, avendo visionato il film ultimato, riconobbe che il regista aveva fatto un buon lavoro di sceneggiatura \u201cpsichiatrica\u201d. Il&nbsp;<em>Diario di una schizofrenica<\/em>&nbsp;venne anche presentato, nel 1970, al Congresso internazionale di psicoanalisi di Trieste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La \u201cdolce\u201d follia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma, se da un lato la follia \u00e8 stata intesa dagli sceneggiatori come accecamento senza scampo, dall\u2019altro, in qualche caso, \u00e8 stata considerata distributrice di verit\u00e0 ed anche di libert\u00e0 dalle regole sociali che imbavagliano e legano gli individui in sterili schemi di comportamento. In sostanza, in qualche caso il cinema ha descritto la follia come espressione di sanit\u00e0 mentale, come opposizione a un mondo violento che non rispetta la sensibilit\u00e0 umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Che a volte siano scambiati per devianze mentali alcuni comportamenti un poco eccentrici, ma amabili e disinteressati, e che, in qualche caso, siano ritenute folli le sfaccettature dell\u2019affabilit\u00e0, \u00e8 la tesi di Henry Koster, che, in&nbsp;<strong><em>Harvey<\/em><\/strong>(1950), racconta di un certo signor Elwood P.Dowd (ottimamente impersonato da James Steward), il quale \u201cha deciso\u201d, che in un mondo crudele, bisogna avere almeno un amico sincero. E poich\u00e9 nella realt\u00e0 non ne ha trovato, se ne \u201cinventa\u201d uno, un grande coniglio bianco, che chiama Harvey. Con questo immaginario animale Elwood Dowd dialoga, va a passeggio e frequenta i bar. Il protagonista del film \u00e8 un uomo cos\u00ec amabile, indifeso e psicologicamente trasparente che riesce a insinuare, persino nella mente del direttore della clinica psichiatrica ove \u00e8 stato ricoverato su invito della sorella, una sciocca e banale creatura senza umanit\u00e0, che la compagnia di Harvey, pu\u00f2 salvare dal grigiore di una vita insulsa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Paradosso dei paradossi, il medico, che poi risulta un uomo senza veri amici, chiede a Dowd di \u201cprestargli\u201d il coniglio per avere, a sua volta, anch\u2019egli un poco di compagnia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In alcuni film come&nbsp;<strong><em>Accadde una notte<\/em><\/strong>(1934), o&nbsp;<strong><em>Mr Smith va a Washington<\/em><\/strong>(1939) di Frank Capra, i piccoli deliri fanciulleschi, le piccole manie degli strampalati protagonisti sono considerati comportamenti pi\u00f9 sinceri ed \u201cumani\u201d degli ampollosi e falsi comportamenti di coloro che, considerati sani, in realt\u00e0, a ben guardare, non lo sono affatto. Capra assegna alla follia la funzione di un viaggio in qualche caso umano e illuminante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il cinema freudiano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Sulla teoria psicoanalitica il cinema si \u00e8 particolarmente soffermato e sono molte le pellicole che hanno trattato il problema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 nel 1922, troviamo l\u2019attore Will Rogers che recita, nel film&nbsp;<strong><em>One Gloriosus Day,&nbsp;<\/em><\/strong>la parte di un affabile professore di psicologia al quale la gente si rivolge per avere consigli sulla comprensione del proprio s\u00e9. Sull\u2019onda della&nbsp;<em>freudmania<\/em>, a quel tempo circolava ad Hollywood una famosa canzone che scherzosamente diceva pressappoco cos\u00ec: \u201cNon dirmi cosa hai sognato stanotte, perch\u00e9 ultimamente ho studiato Freud\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Le teorie dello psichiatra viennese e di altri psicoanalisti divennero di moda, ad Hollywood, grazie al salotto di Adeline Jaffe Schulberg, moglie del produttore cinematografico B. P. Schulgerg. Il suo \u201ccenacolo\u201d fu il punto d\u2019incontro di cineasti, psichiatri, psicologi e psicoanalisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Marie Bonaparte, allieva di Freud, narra, nella sua biografia, che agli inizi del secolo Hollywood s\u2019infiamm\u00f2 ben presto delle teorie freudiane, e che Samuel Goldwyn, proprietario della Metro G. Mayer, nel 1924 and\u00f2 a trovare lo psichiatra viennese per chiedergli di collaborare alla stesura di alcune trame cinematografiche incentrate sulla teoria psicoanalitica. Freud, troppo occupato dai suoi studi e dal lavoro di terapeuta, declin\u00f2 l\u2019invito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Lo psichiatra viennese non poteva prevedere che le sue idee sarebbero state propagandate, in modo tanto sistematico e capillare, proprio dalla cinematografia. E, sebbene il cinema non abbia portato sullo schermo, sempre in modo impeccabile, i principi freudiani, ha comunque contribuito, forse pi\u00f9 dei saggi dello psichiatra viennese, letti solo dagli studiosi, a diffondere nelle masse la mentalit\u00e0 psicoanalitica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il cinema, utilizzando la teoria freudiana, anche con brevi allusioni, ha reso pi\u00f9 comprensibile al vasto pubblico la dinamica dei disturbi psichici. Sull\u2019onda del successo di questa operazione di diffusione del \u201cfreudismo\u201d, nel 1963, il regista John Huston port\u00f2 sullo schermo la biografia del padre della psicoanalisi.&nbsp;<strong><em>Freud passioni segrete<\/em><\/strong>&nbsp;narrando il cammino del medico viennese per arrivare ad essere apprezzato dalla scienza ufficiale, avrebbe dovuto essere, nelle intenzioni del regista, un affresco su Sigmund Freud e sulla psicoanalisi. Ma l\u2019opera di Huston non \u00e8 risultata pari alle aspettative, anche perch\u00e9, spesso, indulge sia al<em>&nbsp;m\u00e9lo<\/em>&nbsp;che al thriller, soprattutto quando affronta i casi trattati dal giovane Freud.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La commistione tra letteratura e freudismo ha portato molti sceneggiatori a stilare soggetti che hanno messo a fuoco l\u2019analogia tra l\u2019immagine cinematografica e quella onirica. La follia \u00e8 accomunata al sogno, in quanto nel sogno \u00e8 facile che emerga la dinamica psicopatologica. E poich\u00e9 i sogni, sin dall\u2019antichit\u00e0 erano ritenuti essenziali per intendere ci\u00f2 che accade nello stato di veglia, anche la follia lancia, con la sua stravaganza ed originalit\u00e0, simboli inquietanti per la comprensione del reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nel rapporto tra cinema e sogno si sono cimentati molti registi. Danny Boyle con il suo&nbsp;<strong><em>Trainspotting&nbsp;<\/em><\/strong>(1996), Korosawa con<strong><em>&nbsp;Sogni<\/em><\/strong>&nbsp;(1990), Kathryn Bigelow con&nbsp;<strong><em>Strange days&nbsp;<\/em><\/strong>(1995), etc. Emblematico, al riguardo, \u00e8&nbsp;<strong><em>Il posto delle fragole<\/em>&nbsp;<\/strong>(1957) di Ingmar Bergman, che sta a met\u00e0 strada tra la&nbsp;<em>recherche<\/em>&nbsp;proustiana e l\u2019analisi onirica psicoanalitica. Il film narra di un medico, un anziano luminare della medicina, apparentemente sereno, ma in realt\u00e0 in crisi come marito, come padre e come professionista, che va alla ricerca del suo passato emotivo e, tra incubi e angosce, alla fine, \u201critrova un equilibrio risanato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In<strong>&nbsp;<em>Images&nbsp;<\/em><\/strong>(1972), di Altman, il tema \u00e8 quello degli inutili tentativi di una donna di liberarsi dei fantasmi della sua mente. Il film si snoda come discorso onirico, e mostra, con emblematiche immagini di fantasmi e di incubi, ci\u00f2 che affolla la mente della protagonista affetta da una disturbo mentale che la porta a scambiare la identit\u00e0 delle persone e, in particolare, a confondere, nella fantasia, gli uomini che ella ha amato, fino a portarla alla tragedia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Gente comune<\/em><\/strong>&nbsp;(1980), film che segna l\u2019esordio alla regia di Robert Redford, esalta, forse anche troppo, la figura di uno psicoanalista. Il film toccando una corda molto sensibile del pubblico statunitense, ha ricevuto vari Oscar.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In&nbsp;<strong><em>Io ti salver\u00f2<\/em><\/strong>(1945), Alfred Hitchcok affronta il tema freudiano. Il film narra la vicenda del direttore di una clinica per malattie nervose, afflitto da gravi turbe mentali. Sar\u00e0 la sua assistente, che, praticandogli una sorta di&nbsp;<em>analisi selvaggia<\/em>, lo tirer\u00e0 fuori dall\u2019abisso in cui era caduto.<em>&nbsp;<strong>Io ti salver\u00f2<\/strong><\/em>&nbsp;esalta l\u2019efficacia della terapia psicoanalitica, e mostra come, analizzando il passato, possano riemergere traumi a lungo rimossi, e far venire a capo dell\u2019origine della malattia. Nel film, Gregory Peck,&nbsp;<em>scombussolato<\/em>&nbsp;protagonista, viene salvato da Ingrid Bergman, che lo spinge a ricordare il trauma rimosso. Hitchcok, in questo e in altri suoi film, tratta la psicoanalisi con un tocco simile al \u201cgiallo\u201d, ritenendo forse che l\u2019indagine analitica, nello scandagliare l\u2019inconscio, maneggia una materia inquietante al pari di un thrilling.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Uno straordinario quartetto si trova in un altro film di Ingmar Bergman,<em>&nbsp;<strong>Come in uno specchio&nbsp;<\/strong><\/em>(1961). I quattro personaggi sono: Karim, da poco uscita dallo ospedale psichiatrico, suo marito, un medico alquanto freddo e scettico, il padre della donna, uno scrittore, che riduce tutto in termini di letteratura, e il fratello di Karim, al quale la donna \u00e8 ambiguamente legata. Ognuno di essi vede negli altri l\u2019incomprensione anche se spesso \u00e8 ipocritamente celata tra le righe, e legge,&nbsp;<em>come in uno specchio<\/em>, anche la realt\u00e0 del proprio malessere. Il film, ritmato con i sogni della protagonista, mostra allo spettatore \u201clo scopo\u201d della malattia psichiatrica, e mette a fuoco il ruolo della famiglia nella formazione dei disturbi psichici. Bergman, come in tutti i suoi film, affronta anche questa volta problemi filosofici e morali, chiedendosi perch\u00e9, nel disegno divino, ci sia anche la possibilit\u00e0 della follia negli esseri umani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Sul filone freudiano \u00e8 anche<strong><em>&nbsp;La strana voglia di Jean&nbsp;<\/em><\/strong>(1969), di Ronald Neame, tratto da un racconto di Muriel Spark, opera che era stata gi\u00e0 adattata per il teatro. Il film sottolinea le tensioni e i desideri inespressi, le repressioni sottili e i traumi inconfessati che rendono la quotidianit\u00e0 difficile e poco vivibile, creando i risvolti&nbsp;<em>nevrotici<\/em>&nbsp;che Freud analizz\u00f2 nelle angosce dei suoi pazienti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A volte il cinema riesce a portare sullo schermo realt\u00e0 \u201cscomode\u201d e insensate, che altrimenti sarebbe sgradevole comprendere nella loro nuda crudelt\u00e0 senza il filtro dell\u2019opera d\u2019arte. Alla fine degli anni Cinquanta, nel piccolo centro di Plainfield (Wisconsin) viveva, come un eremita, un certo Ed Gein, che la gente considerava un maniaco. Quando, su segnalazione di alcuni cittadini, lo sceriffo and\u00f2 a casa di Gein, trov\u00f2 che quel cinquantenne \u201cbarbone\u201d era in preda a confusione mentale, e che c\u2019erano disseminati ovunque per casa resti umani. La polizia accert\u00f2 che Gein aveva ucciso diverse persone. La sua prima vittima era stata, nel 1955, una donna, una signora divorziata e proprietaria di una taverna della zona. Lo scrittore Roberto Bloch, dopo aver letto sui giornali le efferatezze di Ed Gein, incuriosito dalla psicologia perversa dell\u2019assassino, and\u00f2 a trovarlo in carcere e ne trasse fuori il personaggio di romanzo, che intitol\u00f2 appunto&nbsp;<em>Psycho,<\/em>&nbsp;opera che ebbe un sensazionale successo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Alfred Hitchcock, intuendo che quella storia sarebbe stata, agli occhi del pubblico, il simbolo dell\u2019aberrazione psicologica, dalla quale sarebbe emersa la figura del&nbsp;<em>mostro<\/em>, acquist\u00f2 i diritti dell\u2019opera letteraria per tramutarla in un film,&nbsp;<strong><em>Psycho<\/em><\/strong>(1960). In esso Hitchcock tratta la follia, questa volta di un giovane timido e voyeurista, ancora in chiave psicoanalitica, individuando le cause della malattia di Norman Bates (Antony Perkins), nell\u2019autoritaria madre del protagonista, la cui invadenza avrebbe scatenato nel figlio gravi problemi sessuali. Il caso clinico ha il classico sdoppiamento della personalit\u00e0, con complicazioni edipiche e fobie di vario genere. Sebbene il film ha la pretesa di essere la presentazione di una psicopatologia da&nbsp;<em>manuale<\/em>, il regista, per\u00f2, piuttosto che fare appropriate riflessioni sulla follia, ha abbandonato le iniziali intenzioni specificatamente psichiatriche, e si \u00e8 lasciato trasportare dal fascino della suspense cinematografica; e cos\u00ec il racconto di&nbsp;<strong><em>Pshyco<\/em><\/strong>&nbsp;si snoda seguendo le regole dello spettacolo d\u2019effetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Il male oscuro<\/em><\/strong>&nbsp;(1989) di Mario Monicelli, tratto dall\u2019omonimo romanzo di Giuseppe Berto, racconta la serie di malanni che il protagonista ha somatizzato a causa del suo irrisolto contrasto col padre. Sar\u00e0 lo psicoanalista che lo aiuter\u00e0 a sciogliere i nodi dell\u2019ipocondria. Il film, schematico e didascalico, non ha lo spessore culturale del libro di Berto, n\u00e9 aggiunge molto a&nbsp;<strong><em>Viaggio con Anita<\/em><\/strong>&nbsp;(1978) dello stesso Monicelli, anch\u2019esso incentrato sul tema del contrasto con i genitori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Di maggiore consistenza intimista e con richiami psicoanalitici sono:&nbsp;<strong><em>8 e \u00bd<\/em>&nbsp;<\/strong>(1963) di Federico Fellini, regista grande indagatore dell\u2019animo umano, dell\u2019alienazione e della confusione del vivere, e&nbsp;<strong><em>Deserto rosso<\/em><\/strong>&nbsp;( 1964) di Michelangelo Antonioni, che racconta, con il cromatismo delle immagini, la depressione psicologica e l\u2019incapacit\u00e0 di venire fuori dalle sabbie mobili dell\u2019animo. Nel film \u00e8 sottolineato anche il disagio di vivere quegli spazi la cui architettura \u00e8 disumanizzante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E non \u00e8 possibile ignorare chi, forse pi\u00f9 di ogni altro ha amato e deriso amabilmente la psicoanalisi: il regista Woody Allen.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Allen, come uomo e come attore \u00e8 impacciato, timido e frustrato, com\u2019egli stesso ammette, anche, dice, a causa di una infanzia infelice. Woody Allen rappresenta, nella&nbsp;<em>fiction<\/em>&nbsp;e nella vita il personaggio emblematico delle crisi esistenziali del nostro tempo. \u201cHo alle spalle dieci anni d\u2019analisi \u2013 ha detto una volta Allen \u2013 e il mio analista mi ha consigliato, se da qui a dicembre non guarisco, di andare a Lourdes\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Allen \u00e8 un esempio di rigetto, di resistenza e di contemporanea, singolare, sottomissione alla psicoanalisi. In quasi tutti i suoi film questo autore, nel momento stesso in cui sembra che denigri il pensiero freudiano, si aggrappa ad esso per capire meglio il senso della vita. E se Allen mette in berlina la psicoanalisi e \u201cstrapazza\u201d, in quasi tutti i suoi film, l\u2019immagine dello psicoanalista, tuttavia egli non riesce ad intendere i rapporti umani se non in chiave analitica. Ed in Allen \u00e8 anche paradigmatico il rapporto tra creativit\u00e0 e patologia. Infatti, le sue dichiarate \u201cdifficolt\u00e0 come uomo\u201d, sulle quali egli sempre scherza, e che si manifestano sia nella sua vita quotidiana che nei suoi film, sono anche i motivi del suo successo come artista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La psichiatrica delle nuove frontiere<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A mano a mano che nell\u2019immaginario collettivo si \u00e8 persa l\u2019ancestrale convinzione che lo psichiatra \u00e8 un personaggio oscuro e pericoloso, \u00e8 subentrata l\u2019idea che il compito del terapeuta \u00e8 quello di prendersi amorevolmente cura del paziente ed aiutarlo anche con la forza della parola. Il cinema ha cos\u00ec individuato la nuova sensibilit\u00e0 nel campo della terapia delle malattie mentali, sottolineando che la liberazione dalla pazzia pu\u00f2 avvenire, se il malato viene anche aiutato con una profonda empatia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma in qualche caso, nei film \u00e8 apparso lo stereotipo del medico che affronta la malattia psichiatrica non pi\u00f9 con invasive terapie farmacologiche o con l\u2019elettroshock, ma, essendo in linea col nuovo corso psichiatrico, si \u00e8 trasformato da terapeuta freddo e senza cuore (come si riteneva che fosse una volta), in \u201cgrande mamma\u201d che custodisce e difende il paziente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Il grande cocomero<\/em><\/strong>(1992), di Francesca Archibugi, ha un efficace e moderno taglio narrativo. La trama si snoda nel rapporto intenso tra un giovane psichiatra e una ragazzina affetta da crisi epilettiche ricorrenti. Il legame affettivo instaurato tra i due durante la terapia, \u00e8 un sentimento delicato, con momenti di intensa commozione, che far\u00e0 bene sia allo psichiatra che alla paziente. Film gradevole e rispettoso sia della figura dell\u2019ammalata che dello psichiatra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Su questa falsariga,&nbsp;<strong><em>Senza pelle&nbsp;<\/em><\/strong>(1993), di Alessandro D\u2019Alatri, narra la storia di un giovane schizofrenico, aiutato, \u201cterapeuticamente\u201d, da una impiegata delle poste, della quale il malato s\u2019innamora, avendo trovato in lei finalmente un essere umano che lo comprende. Lo schizofrenico vorrebbe ad ogni costo essere ricambiato, e la donna molto sensibile, sebbene sia sposata, comprendendo il dramma del giovanotto, si barcamena con grande tatto, aiutata persino dal marito, nel feeling con il malato; e cos\u00ec arriva a far capire al giovane che il rapporto con una donna gi\u00e0 impegnata non \u00e8 possibile, ma lo spinge amorevolmente ad entrare in una comunit\u00e0. Qui il giovane s\u2019innamorer\u00e0 di una ragazza che frequenta quel luogo e che vede in lui, ormai fortificato dall\u2019incontro con l\u2019impiegata, la persona che potr\u00e0 darle una mano d\u2019aiuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In&nbsp;<strong><em>Sybil<\/em><\/strong>&nbsp;(1976) di Daniel Petrie, \u00e8 raccontato il bellissimo rapporto tra una schizofrenica e la sua psicoanalista, che, alla fine, recuperer\u00e0 la malata dall\u2019angosciante dissociazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019handicap psichico visto in chiave affabile e bonaria \u00e8 il tema di&nbsp;<strong><em>Ivo il tardivo<\/em><\/strong>(1995) di Alessandro Benvenuti. Il film mostra come si pi\u00f9 essere pi\u00f9 vicini alla follia dello stesso \u201ctardivo\u201d, essendo conformisti e soggiacendo a triti luoghi comuni. Il regista lascia intendere che il conformarsi ai compromessi pu\u00f2 essere anche questo un handicap psicologico. La variegata umanit\u00e0 di Ivo si scontra con le \u201cnormalit\u00e0\u201d di coloro che lo giudicano e che, in pratica risultano pi\u00f9 duri, pi\u00f9 egoisti, meno duttili e creativi di lui che \u00e8 considerato matto. Il film sottolinea che chi non segue le idee convenzionali non \u00e8 necessariamente fuori di testa. Pu\u00f2 magari essere apprezzato proprio per le sue qualit\u00e0 creative e per le sue idee bislacche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La follia sociale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Anche il binomio follia e guerra \u00e8 ricorrente nella cinematografia.&nbsp;<strong><em>Cielo di fuoco<\/em><\/strong>&nbsp;(1968), di M. Forlatt, illustra la sintomatologia psicopatologica che si scatena in chi partecipa alla guerra aerea. I piloti che hanno come patologia la confusione mentale, vengono curati con la terapia del sonno e rimandati subito in guerra. Gregory Peck, generale duro e intransigente, chiede uno sforzo immane ai suoi piloti, e alla fine, quando il suo vice \u00e8 abbattuto in una missione, verr\u00e0 colto da un panico rimorso e il film si chiude con la ospedalizzazione di un uomo, il duro generale, che si riteneva immune da qualsiasi contagio psichiatrico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Anche il Vietnam \u00e8 stata un\u2019occasione non solo per narrare la follia di cui sono colti i soldati nelle retrovie, ma anche per mostrare l\u2019angoscia che, a conflitto concluso, resta indelebile nei reduci, e distrugge la serenit\u00e0 dei militari che non riescono pi\u00f9 a vivere la quotidianit\u00e0, come prima di essere stati arruolati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Con&nbsp;<strong><em>Taxi drive<\/em>&nbsp;<\/strong>(1976) di M. Scorsese,&nbsp;<strong><em>Il Cacciatore<\/em><\/strong>&nbsp;(1978) di M. Cimino, e&nbsp;<strong><em>Apocalypse Now<\/em><\/strong>(1979) di F. F. Coppola, si ha una variegata casistica di comportamenti paranoici e alienati, dovuti alla guerra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il film&nbsp;<strong><em>Tutti pazzi meno io<\/em><\/strong>(1966) di P. Sullek racconta quanto il mondo sia egoista e folle, Un soldato, Plumtick, \u00e8 costretto a disinnescare una bomba depositata dai tedeschi per distruggere un piccolo borgo. Nella cittadina per\u00f2 sono rimasti solo \u201ci matti\u201d, che, usciti dall\u2019ospedale psichiatrico, circolano ignari della guerra, per le strade, mentre i cittadini sono scappati via.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Plumpick, non si accorge che gli unici abitanti del borgo sono gli alienati, e apprezza le loro doti di umanit\u00e0 e di affabilit\u00e0. Addirittura egli s\u2019innamora di una amabile e quieta ragazza appena uscita dal manicomio. Il soldato la trova adorabile e spontanea come nessun\u2019altra donna che aveva incontrata prima. Il film, sottolinea che la differenza tra i matti e i savi \u00e8 che questi ultimi si invidiano e si odiano, affrontandosi persino nei campi di battaglia, mentre i matti vivono in un mondo personale meno gravido di aggressivit\u00e0 e di cattiveria. E cos\u00ec, cessata la guerra, i savi ritornano in paese, e i matti rientrano in manicomio, lieti di ritirarsi nella loro pace, e lontani da un mondo spietato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Tema simile \u00e8 trattato nel film<strong><em>&nbsp;Manicomio<\/em><\/strong>(1946) di Mark Robson, nel quale emerge evidente l\u2019antitesi tra l\u2019egoismo dei sani rispetto all\u2019altruismo di coloro che vengono definiti matti. La narrazione mostra come spesso chi viene identificato come folle sia pi\u00f9 umano, solidale e caritatevole di chi \u00e8 considerato sano di mente.&nbsp;<strong><em>Il caso Raoul<\/em><\/strong>&nbsp;(1975) di Maurizio Ponzi, affronta il tema della schizofrenia come degrado mentale dovuto ad alterate condizioni sociali. Ma l\u2019opera ha avuto diverse critiche, ed \u00e8 stata considerata un pretenzioso saggio intellettualoide.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>La fiammiferaia<\/em><\/strong>&nbsp;(1989) di Aki Kaurismaki disegna la condizione crudele della pazzia del mondo contemporaneo, e mostra come, anche senza accorgercene, siamo costretti a subire molte alienazioni. Il film&nbsp;<strong><em>Marat-Sade<\/em><\/strong>&nbsp;(1967) di Peter Brook, percorre il filone del rapporto tra follia e potere. In un manicomio, sotto la guida del Marchese di Sade, che vi \u00e8 rinchiuso a causa della sua malattia mentale, i degenti allestiscono uno spettacolo per rappresentare l\u2019uccisione di Marat da parte di Charlotte Corday. Ma, dopo un dibattito che mette a confronto le idee libertarie del rivoluzionario francese con quelle pessimiste ed individualiste di Sade, scoppia una furiosa diatriba. I matti, allora, con una scena di intensa violenza e concitazione, che a suo tempo fece molto scalpore, ribellandosi all\u2019egoismo di Sade, regista dello spettacolo, si scagliano contro i guardiani per difendere la loro libert\u00e0 d\u2019espressione. Il film \u00e8 il prodotto dei temi che erano in voga a quel tempo, ed in particolare, appunto, dello stridente rapporto tra l\u2019autorit\u00e0 e la follia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Follia, crimine ed horror<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nella cinematografia di massa non sempre l\u2019immagine della pazzia appare libera da stereotipi. In qualche caso, un certo tipo di film ha contribuito a mantenere, e persino a creare, molti luoghi comuni sulla malattia. Vi sono infatti sceneggiatori che hanno rappresentato, in maniera goffa e scontata, le manifestazioni di squilibrio mentale, e, per fini spettacolari, hanno raffigurato la persona psichicamente anormale come individuo mostruoso, straripante di horror criminale, sperando, che, con tali caratteristiche, i film si sarebbero venduti meglio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Per rendere scenicamente appariscente la follia e avere presa sullo spettatore, alcuni registi ricorrono anche alla fantascienza. Il folle, in qualche caso, \u00e8 diventato un simulacro senza pi\u00f9 individualit\u00e0, e reso identico, tranne trascurabili variazioni, a personaggi consimili di altri film. Ovviamente, ci\u00f2 va sempre a scapito di una seria analisi scientifica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Una lunga serie di film, a cavallo tra follia criminale e horror, hanno dato vita ad un filone di sceneggiature, alcune buone, altre superficiali, altre del tutto inconsistenti, che scandagliano l\u2019abisso pi\u00f9 orribile dell\u2019animo umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Tra gli esempi meglio riusciti,&nbsp;<strong><em>Frenzy<\/em><\/strong>&nbsp;di A Hitchcock,&nbsp;<strong><em>Alle radici della follia<\/em><\/strong>&nbsp;di M. Pattison,&nbsp;<strong><em>Follia omicida<\/em><\/strong>&nbsp;di C. R. Baxley,&nbsp;<strong><em>Schegge di follia<\/em><\/strong>&nbsp;di M. Lehmann,&nbsp;<strong><em>La pazzia di re Giorgio<\/em><\/strong>&nbsp;di N. Hytnero,&nbsp;<strong><em>La fossa dei peccati<\/em><\/strong>, di I. Rapper;&nbsp;<strong><em>L\u2019inquilino del terzo piano<\/em><\/strong>&nbsp;di Roman Polansky,<strong><em>&nbsp;Girolimoni il mostro di Roma,<\/em><\/strong>&nbsp;di Damiano Damiani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Molto noto, negli anni Quaranta,&nbsp;<strong><em>La scala a chiocciola<\/em><\/strong>&nbsp;(1946), di Robert Siodmak, in cui, un serial killer sulla falsariga dei mostri dell\u2019espressionismo tedesco, funesta la citt\u00e0 con una catena di omicidi di giovani donne. La regia, usando obbiettivi e lenti particolari, ha reso benissimo, con contrasti, chiaroscuri e deformazioni prospettiche, stati di incubo e di allucinazione, lasciando sorpresi gli spettatori nell\u2019ammirare le grandi capacit\u00e0 narrative dell\u2019immagine videocinematografica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In<strong><em>&nbsp;Le due sorelle<\/em><\/strong>&nbsp;(1973), Brian De Palma narra la storia di due gemelle siamesi, separate chirurgicamente, di cui quella rimasta in vita assume spesso la psicopatologia che era della morta+ e alla fine diventa anche assassina. La storia \u00e8 un rappresentativo esempio di identificazione con la personalit\u00e0 di un altro. Con&nbsp;<strong><em>Carrie<\/em>,&nbsp;<em>lo sguardo di Satana<\/em><\/strong>&nbsp;(1976), il regista De Palma, \u00e8 nuovamente alle prese con la insanit\u00e0 mentale. Nel film \u00e8 tracciato il profilo di una ragazzina che, con lucida follia, si vendica dei soprusi psicologici subiti dalla madre e dai fratelli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In&nbsp;<strong><em>Lo specchio oscuro&nbsp;<\/em><\/strong>(1946), di Robert Siodmak, uno psichiatra, studiando il caso di due gemelle, una buona, Ruth, e l\u2019altra in preda ad istinti assassini, s\u2019innamora della prima, ma la seconda far\u00e0 di tutto per prendere il posto di Ruth nel cuore del medico e fare impazzire la sorella.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Col film&nbsp;<strong><em>Suspence<\/em>,<\/strong>(1961) di Jack Clayton, viene tratteggiata la sessuofobia delirante nel suo lento mutarsi in follia. Nel racconto, la protagonista, una istitutrice, osservando gli strani comportamenti dei due bambini ai quali deve accudire, si convince che essi sono succubi di due fantasmi (un guardacaccia e la sua amante, morti secoli prima). Il film mostra chiaramente che i due fantasmi non sono altro che la proiezione della personalit\u00e0 isterica e sessualmente repressa della governante. Nello sfondo tipicamente americano degli anni Settanta si staglia<strong><em>&nbsp;In cerca di Mr Goodbar<\/em><\/strong>&nbsp;( 1977) di Richard Brooks, in cui una insegnate di una scuola per sordomuti vive uno stato schizoide, sdoppiata: di giorno maestra e madre modello, di notte insaziabile ninfomane in cerca di avventure. La storia, raccontata senza moralismi, indulge forse troppo nell\u2019idea che la follia abbia risvolti sessualmente conturbanti; tuttavia \u00e8 pur sempre una indagine sui risvolti che ha un certo tipo di educazione basata soprattutto sui sensi di colpa. La protagonista, afflitta da troppo \u201cperbenismo\u201d cerca di rompere con una societ\u00e0 soffocante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Riflessi in un occhio d\u2019oro&nbsp;<\/em><\/strong>(1967), di John Huston, fa parte del filone follia e sessualit\u00e0. Racconta di un maggiore dell\u2019esercito, impersonato dall\u2019attore M. Brando, paranoico, impotente e afflitto da pulsioni omosessuali, che \u00e8 gelosissimo della moglie. Afflitto da idee deliranti di innocenza e purezza, uccide un soldato, che egli ritiene innamorato della donna, la quale per\u00f2, senza che il maggiore-Brando lo sappia, in realt\u00e0 \u00e8 l\u2019amante di un colonnello. Il film segue due filoni: l\u2019angoscia psichiatrica dell\u2019omosessuale che non riesce a dichiararsi a se stesso qual \u00e8, e la paranoica gelosia che pu\u00f2 derivare dall\u2019impotenza e dalla incomunicabilit\u00e0 con l\u2019altro sesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>I disturbi psichici di origine sociale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nel cinema, in qualche caso, la follia \u00e8 considerata non solo come malattia, ma anche come risposta all\u2019ingiustizia sociale, all\u2019oppressione e alla prevaricazione. Molti registi hanno sottolineato l\u2019insorgere delle psicopatologie in stretta connessione con eventi dirompenti per la personalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La pazzia generata nell\u2019ambito familiare \u00e8 descritta da Fernando Arrabal sia in&nbsp;<strong><em>Viva la muerte&nbsp;<\/em><\/strong>(1971) che descrive la difficile infanzia di un ragazzino spagnolo succube della madre e di una zia ninfomane, sia in<strong><em>&nbsp;Andr\u00f2 come un cavallo pazzo<\/em><\/strong>&nbsp;(1973), ritratto forte di madre castrante che scatena nei figli un\u2019emotivit\u00e0 molto vicina alla pazzia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Fanny ed Alexander&nbsp;<\/em><\/strong>(1982), di Ingmar Bergman, narra la vita di due bambini, vittime del patrigno, un vescovo protestante che ha sposato la loro madre rimasta vedova. Il prelato li educa in modo repressivo e paranoico, perch\u00e9 spinto dalle proprie problematiche psicologiche che egli manifesta con persecutorie manie religiose e con un intransigente ascetismo imposto, anche nei confronti dei due piccoli figli della moglie. Interessante il film di Ken Loach,&nbsp;<strong><em>Family Life<\/em><\/strong><em>,<\/em>(1971) che vuol dimostrare come il concetto di folle a volte possa essere solo un\u2019etichetta, ingiusta ed insopportabile. Il racconto parte da un\u2019amara realt\u00e0 psichiatrica e narra le vicende di una madre borghese, autoritaria e ipocrita, che impone alla figlia, nubile, l\u2019aborto per evitare uno scandalo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La ragazza non vuole abortire e chiede aiuto al padre, ma questi \u00e8 succube della moglie e pertanto la ragazza non riesce ad evitare che le venga tolta la creatura che porta in grembo. La protagonista, disperata, sentendosi psichicamente violentata, si rifugia nella solitudine. La madre per \u201cliberarla dall\u2019influenza del giovane che le ha procurato quel guaio\u201d la fa ospedalizzare Avvilita sempre pi\u00f9 dal sopruso materno, la figlia si ribella, ma un \u201ctruce psichiatra\u201d rileva in quella rivolta i segni di un comportamento schizofrenico e la ricovera in ospedale, sottoponendo la ragazza a molti elettroshock. La ragazza con un ultimo guizzo di ribellione, fugge col fidanzato, ma viene riprese e internata per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il film, ispirato alle teorie dello psichiatra inglese Roland Laing, \u00e8 molto polemico e pertanto fin troppo di parte, e mette sotto accusa l\u2019influenza deleteria di una madre perversamente moralista, che alla fine causa alienazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Precursore di<em>&nbsp;Family Life<\/em>, \u00e8 il francese&nbsp;<strong><em>La fossa dei disperati<\/em><\/strong>&nbsp;(1958) di Jeorges Franju, disperato grido di libert\u00e0 di straordinaria sensibilit\u00e0 e incisivit\u00e0 umana. La trama racconta di un celebre avvocato, padre padrone, che fa richiudere in manicomio il figlio ribelle, facendolo passare per personalit\u00e0 instabile e psicopatica. Nella struttura ospedaliera il giovane si lega d\u2019amicizia con un coetaneo epilettico ed entrambi tentano una fuga che per\u00f2 fallisce tragicamente. Anche&nbsp;<strong><em>Splendore nell\u2019erba<\/em><\/strong>&nbsp;(1961), di Elia Kazan, mette il dito sulle deleterie intrusioni della famiglia e della societ\u00e0 nell\u2019individuo, invadenze che possono portare alla follia. Il film anticipa&nbsp;<em>Familiy Life&nbsp;<\/em>narrando dell\u2019amore di due giovani rovinato dalle interferenze dei genitori. La madre della ragazza ossessiona la figlia perch\u00e9 questa resti vergine, e il padre del ragazzo, convinto maschilista, spinge il figlio, per non \u201cfarsi intrappolare\u201d, a non pensare all\u2019amore, ma solo ad avvicinare donne facili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019ambiente familiare nevroticamente malsano che fa da cassa di risonanza alle patologie dei componenti del nucleo, \u00e8 descritto da Filippo Ottoni in&nbsp;<strong><em>La grande scrofa nera<\/em><\/strong>&nbsp;(1972).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il film&nbsp;<strong><em>Pazza,<\/em><\/strong>(1989) di Martin Ritt, che si avvale di una splendida Barbara Streisand, fa emergere il tema della nevrosi da incomprensioni familiari. Una prostituta ( la Streisand) uccide un cliente per legittima difesa e si rifiuta di seguire il consiglio dei suoi genitori di passare per matta ed evitare la pena. Ella chiede un regolare dibattito in aula giudiziaria, che si tramuta in un processo all\u2019ipocrisia del perbenismo borghese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Contro il perbenismo \u00e8 anche il film<em>&nbsp;<strong>\u00c8 stata via<\/strong><\/em>&nbsp;(1989) di Peter Hall, che fa vedere come una moglie insoddisfatta e una vecchietta anticonformista, quest\u2019ultima reduce da 50 anni di manicomio, che si sono legate da un comune spirito d\u2019indipendenza, vengono scambiate per malate di mente proprio perch\u00e9 rifiutano i luoghi comuni ai quali \u00e8 legata la societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Come la psichiatria utilizza l\u2019immagine cinematografica<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il cinema \u201cserio\u201d, al pari del romanzo e del teatro, si \u00e8 dimostrato uno strumento d\u2019esplorazione dell\u2019animo umano. Molti film hanno messo in crisi il reticolo di certezze sociali e psicologiche, squarciando, con consapevolezza lancinante, barriere e&nbsp;<em>resistenze<\/em>&nbsp;create dai luoghi comuni, e facendo vedere quanto sia incerto il limite tra normalit\u00e0 e follia. Questo impegno culturale ha dissolto la mitologica, assoluta credenza della incontestabile sanit\u00e0 mentale di chi \u201cufficialmente\u201d non \u00e8&nbsp;<em>riconosciuto<\/em>&nbsp;matto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E se la cinematografia ha utilizzato il tema della follia e la professione dello psichiatra come base narrativa di ariosa suggestione, anche la psichiatria, incrociando e invadendo il campo dell\u2019arte cinematografica, si serve sempre pi\u00f9 dell\u2019immagine filmica per registrare la dinamica psichica, per focalizzare gli aspetti psichiatrici dei pazienti e per documentare, attraverso variegate sequenze del vissuto patologico, l\u2019esperienza terapeutica psichiatrica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il cinema abbraccia la percezione immediata dell\u2019animo, e si sviluppa nel campo dell\u2019immaginario con uno scandaglio psicologico che permette di raggiungere una condizione privilegiata, perch\u00e9 emette ed assimila messaggi, grazie alla registrazione audiovisiva, di una efficacia singolare. La presa emozionale che produce l\u2019immagine cinematografica, legata a vari fattori, permette di operare in situazione quasi subliminale. Il messaggio cinematografico \u00e8 assimilato, evocato, spostato, in variegate situazioni spazio-temporali come il materiale onirico, e come il sogno penetra in profondit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il cinema \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 uno strumento di esplorazione psicologico e psichiatrico d\u2019interesse primario. Una riprova in tal senso viene dai convegni che hanno avuto nel cinema e nella videoregistrazione i loro temi principali. Uno di questi \u00e8 stato&nbsp;<em>Psichiatria Cinema e Videocomunicazione<\/em>,&nbsp;<em>Immagini della mente,<\/em>&nbsp;organizzato a Roma, nel 1992, dal prof. Paolo Pancheri. Il meeting ha fatto il punto sull\u2019utilizzazione nella ricerca psichiatria, mediante l\u2019acquisizione e la registrazione della dinamica emotiva nelle patologie mentali con l\u2019immagine videocinematografica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Al convegno romano sono stati presentati molti filmati sui vari aspetti della psichiatria, dai problemi pertinenti la comunicazione di gruppo, alla documentazione nel campo delle neuroscienze, allo studio e presentazione di malattie specifiche, come l\u2019epilessia, l\u2019anoressia, la schizofrenia. Contributi tutti interessanti e tra gli altri, da citare, quello di E. Gabrici sulla narcoanalisi che presenta tre casi clinici, drammatici e di particolare interesse perch\u00e9 sono registrati i pi\u00f9 tragici momenti degli antichi traumi rivissuti dai pazienti durante le sedute.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Un altro filmato, di F. Russo, R. Vari, R. Palma, M. A Russo, mostra colloqui con pazienti schizofrenici. Nel filmato dell\u2019americano J. Stossow \u00e8 introdotto e illustrato il disturbo ossessivo-compulsivo differenziandolo dai disturbi psicotici. L\u2019attacco di panico \u00e8 ben sintetizzato da W. Procaccio e M. Contini in un filmato di 13 minuti che mostra anche un paziente con una manifestazione agorafobica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Sono state, inoltre, analizzate nella registrazione video, per meglio essere studiate in seguito, applicazioni terapeutiche come l\u2019elettroshock, l\u2019insulinoterapia, etc. Anche gli interventi riabilitativi sono stati registrati nei video con dovizia di particolari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In&nbsp;<em>Malattia mentale e inserimento nel mondo del lavoro<\/em>&nbsp;di M. Provenza e altri A. A., \u00e8 presentata l\u2019attivit\u00e0 riabilitativa del paziente schizofrenico. G. A. Patella ha filmato una sequenza interessante che mostra la psicodiagnostica di Rorscharch, effettuata secondo una rigorosa metodologica dinamica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>Immagini di un setting di psicoterapia della famiglia<\/em>&nbsp;di C. Loriedo analizza questo tipo di terapia con ottime riprese che illustrano i significati delle sedute terapeutiche. Anche l\u2019ippoterapia \u00e8 documentata da un video di C. Consolaro e F.Garonna. Al meeting l\u2019\u00e9quipe catanese del Prof. Vincenzo Rapisarda, ha presentato un lavoro dal titolo&nbsp;<em>Video e Psicopatoplogia,&nbsp;<\/em>(di Vincenzo Rapisarda e Sergio Paradiso) che mostra come mediante i filmati sia possibile presentare disturbi psichiatrici da utilizzare come strumento didattico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In un altro interessante incontro tra cinema e psichiatria, a Venezia, nel 1996, nell\u2019ambito di un convegno su \u201cPsicoanalisi e Cinema\u201d, organizzato dal Comune e dalla Scuola Europea di Psicoanalisi, il discorso tra cinema e follia \u00e8 stato anche molto vivace.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Apprezzato e discusso \u00e8 stato il film&nbsp;<strong><em>Stalker<\/em><\/strong>&nbsp;( 1979) di Andrei Tarkovskij, denso di significati simbolici, il cui tessuto narrativo si compone di una esile trama la quale non \u00e8 che un pretesto per il vero racconto. Il film affronta, con una straordinaria parabola visiva, l\u2019ignoto, il rischio e l\u2019imprevedibilit\u00e0 dalla psiche umana; una lotta questa, che la tiene in bilico tra fantasia e il crollo psicotico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il meeting ha preso spunto dall\u2019analisi dell\u2019individuo creativo per giungere ad un\u2019ulteriore riflessione sul significato della pazzia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La creativit\u00e0, vista come espressione di una fase ottimale dello sviluppo psicologico, \u00e8 stata da sempre oggetto dell\u2019attenzione di molti registi, e in molti casi essa \u00e8 stata anche un interessante spunto per un avvincente parallelo tra arte e follia. Nell\u2019episodio intitolato \u201c<strong><em>Corvi\u201d,&nbsp;<\/em><\/strong>del film<strong><em>&nbsp;Sogni&nbsp;<\/em><\/strong>(1990<em>)&nbsp;<\/em>di Akira Kurosawa, sono ricostruiti gli scenari delle opere di Van Gogh, nei quali il pittore (impersonato da Scorsese) si perde in preda alla sua follia creativa. E anche&nbsp;<strong><em>Kean (genio e sregolatezza)<\/em><\/strong>&nbsp;(1956) di Vittorio Gasmann, sia pur con tutti i suoi limiti, \u00e8 un esempio di questa commistione tra arte e pazzia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma torniamo agli incontro tra cinema e follia, per sottolineare quello intitolato Cinema e Psicoanalisi, organizzato dal Centro Veneto della Societ\u00e0 Psicoanalitica Italiana, che si \u00e8 tenuto a Marzo 1999 a Padova. Il meeting ha affrontato, come tema principale, il rapporto generazionale, cos\u00ec espresso:&nbsp;<em>Il padre, un affetto e un ruolo da riscoprire<\/em><strong>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Durante il convegno sono stati proiettati alcuni film per approfondire il problema della figura genitoriale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Tra essi,&nbsp;<strong><em>Kolya&nbsp;<\/em><\/strong>(1996) del cecoslovacco Jean Sverak, che ha proposto la figura del padre \u201cmaterno\u201d.&nbsp;<strong><em>Shine<\/em><\/strong>&nbsp;di Scott Hicks, in cui un padre finisce per ricostruire in famiglia l\u2019atmosfera opprimente e folle come gli era capitato di viverla nel campo di concentramento in cui era stato internato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Doddy nostalgie<\/em><\/strong>&nbsp;(1990) di Bertrand Tavernier, che analizza i complessi rapporti tra padre e figlia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Insomma, come dimostrano tanti congressi, ormai la psichiatria si avvale sempre pi\u00f9 dell\u2019ausilio del mezzo cinematografico, sia attraverso opere dell\u2019industria dello spettacolo che descrivono le dinamiche della personalit\u00e0 e gli interstizi della mente, sia mediante una produzione cine-video che le stesse strutture psichiatriche vanno assemblando per meglio analizzare, studiare e memorizzare le occasioni psicopatologiche pi\u00f9 interessanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In una societ\u00e0 pigra e, in fondo, piuttosto cinica, gli itinerari psichiatrici del cinema hanno messo in crisi la nozione di normale e di patologico, che era servita, in passato, a proteggere certi desueti valori tradizionali, certi tab\u00f9 e certe tendenze giansenistiche, aprendo un varco sempre pi\u00f9 arioso e liberatorio, e mettendo in crisi tutte le etichette.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019innovativa attenzione per i casi della patologia mentale \u00e8 paragonabile, se si vuol far un riferimento culturale al passato, alle grandi correnti di riflessione come i dibattiti che avvenivano sulla peste nel Medioevo, le argomentazioni sul libero arbitrio che c\u2019erano nel \u2018400 e nel \u2018500, e il problema della schiavit\u00f9 della gleba che si pose alla fine del \u2019700.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il cinema, dunque, si \u00e8 assunto l\u2019incarico di trasmettere nozioni di base sui percorsi del cervello. E cos\u00ec lo spettatore ha preso coscienza delle perturbazioni dell\u2019uomo comune, e del progressivo aumento di<em>&nbsp;nevroticit\u00e0<\/em>&nbsp;in una societ\u00e0 che vive, senza catarsi liberatorie, sempre pi\u00f9 in tensione e sempre meno rilassata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A volte il cinema ha alterato, per finalit\u00e0 sceniche e commerciali, l\u2019immagine di malattie come la psicosi o la schizofrenia, esasperando o in parte falsificando il concetto di disturbo mentale. Tuttavia non v\u2019\u00e8 dubbio che per\u00f2 ha denunciato la miopia e l\u2019atrofizzazione narrativa di molte stucchevoli concezioni a proposito di sanit\u00e0 mentale e di pazzia che, in passato, erano state utilizzate per \u201ctranquillizzare\u201d e per chiudere gli occhi nei confronti di una drammatica realt\u00e0 che si voleva tenere ad ogni costo nascosta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Da quando le desuete nozioni di follia e di sanit\u00e0 mentale sono state messe in crisi dagli stessi psichiatri e dagli intellettuali, il mescolare le carte, l\u2019avvicinare il normale al patologico e viceversa, \u00e8 stata una operazione rischiosa, ma purificatrice e salutare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E se \u00e8 vero che, in qualche caso, v\u2019\u00e8 stata una certa tendenza a banalizzare la follia con facili esemplificazioni e che, con un esercizio a freddo e magari a volte dilettantistico, si \u00e8 presentato al pubblico, a volte, un modello patologico progettato pi\u00f9 per far effetto che per essere somigliante alla realt\u00e0, \u00e8 pure vero, per\u00f2, che sono stati prodotti dall\u2019industria cinematografica anche opere raffinate, che hanno descritto le psicopatologie con una mentalit\u00e0 psichiatrica ricca e consapevole. Tali opere hanno fatto uscire il cinema dalle vecchie, collaudate e rassicuranti trame, denunziando l\u2019ineluttabile esistenza, nella mente umana, di ambiguit\u00e0 latenti o manifeste, sulle quali, prima di questa ventata, di s\u2019era cercato di stendere un pietoso silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Per concludere si pu\u00f2 dire che la cultura cinematografica in fatto di psichiatria, anche se in qualche modo banalizzata, \u00e8 una forma apprezzabile di divulgazione, che pervade e stimola l\u2019interesse della masse per queste tematiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Parole e concetti come trauma, nevrotico, complesso di Edipo, inconscio, alienazione, narcisismo, rimozione, paranoia, sublimazione, lobotomia, etc., sono entrati nel gergo comune soprattutto, proprio, attraverso il cinema e la televisione, che hanno di fatto operato un significativo aggiornamento culturale. Non dimentichiamo, infatti, la grande refrattariet\u00e0 della gente a prendere in mano un libro, e la facilit\u00e0 con cui, invece, va a cinema o accende il televisore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La mente umana, che un tempo le inadeguate infrastrutture e i luoghi comuni, tendevano a mistificare, oggi \u00e8 sempre meglio denudata e analizzata da sceneggiature, a volte spietate, ma che tuttavia riescono a stimolare la riflessione degli spettatori, anche dei pi\u00f9 indolenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Infatti le vaste possibilit\u00e0 esplicative insite nel mezzo cinematografico sono un potenziale d\u2019indagine che coinvolge e attrae e che, se condotte con corretti ed adeguati indirizzi di ricerca, possono diventare un utile strumento di cultura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Era forse questa l\u2019unica possibilit\u00e0, in un campo che richiede grande specializzazione, per poter ottenere una consistente divulgazione orientativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Riassunto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019industria cinematografica, sin dai primi anni, si \u00e8 interessata alla psicopatologia, le cui complesse tematiche ben si adattano ad essere narrate nello schermo, ed ha utilizzato, per esprimere la malattia mentale, tutti i mezzi tecnici espressivi tipici della ripresa filmata. Infatti, la sequenza filmica pu\u00f2 dare un\u2019efficace rilevanza emblematica all\u2019<em>Imago<\/em>&nbsp;della psiche, sottolineando a mezzo di metafore tutte le sfaccettature esistenziali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Sebbene, in qualche caso, la pazzia dei personaggi cinematografici sia stata \u201cromanzata\u201d per esigenze sceniche e di produzione, e il malato mentale sia stato \u201cbloccato\u201d in una specie di cannovaccio, tuttavia sono molte le pellicole che, non essendo incappate nello stucchevole clich\u00e9 convenzionale, esprimono, anzi, in chiave psichiatrica, i variegati e conturbanti aspetti della follia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La vasta produzione filmica che ha affrontato la tematica psichiatrica ha impresso un forte impulso culturale nelle masse, mettendo finalmente in crisi i luoghi comuni sulla follia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma se la cinematografia ha utilizzato ampiamente il tema della follia, la psichiatria, a sua volta, da anni si serve sempre pi\u00f9 dell\u2019immagine registrata per focalizzare gli aspetti psichiatrici dei pazienti e documentare, attraverso l\u2019osservazione del vissuto patologico, la ricerca e l\u2019esperienza terapeutica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Bibliografia<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-medium-font-size\">Abraham,\u00a0<em>Sogno e mito, uno studio della psicologia dei popoli<\/em>, Boringhieri, 1976<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">M. Accerboni &amp; A. Schon ( a cura di\u00a0<em>) Le frontiere della psicoanalisi. Ascolto psicoanalitico e orecchio musicale. Psicoanalisi e cinema<\/em>, Borla, 1997<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Apr\u00e0 &amp; B. Di Martino,\u00a0<em>Il cinema di Chantal Akerman<\/em>, Dino Audino,1997<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A.A.V.V.&nbsp;<em>Cinema-psicoanalisi<\/em>, Marsilio 1977<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-medium-font-size\">Attolini,\u00a0<em>Storia del cinema letterario<\/em>, Le Mani, 1998<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Beluffi,\u00a0<em>Cinema d\u2019arte. Alienazione. Psicoterapia<\/em>, Mulino 1969<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Bertelli,\u00a0<em>Cinema e anarchia. Nell\u2019et\u00e0 della falsificazione e del conformismo,<\/em>\u00a0La Fiaccola, 1991<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L.Bonaparte,&nbsp;<em>La psicologia dell\u2019attore<\/em>, Milano, 1976<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-medium-font-size\">Bordwel- K.Thomson,\u00a0<em>Storia del cinema e dei film,<\/em>\u00a02 voll., Castoro, 1998<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">P. Bunetti,\u00a0<em>Storia del Cinema Italiano<\/em>, 2 voll., Ed. Riuniti 1998<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Bruno,\u00a0<em>Film come esperienza<\/em>, Bulzoni, 1996<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Camon,\u00a0<em>Il killer dentro di noi. Crimine e violenza nel cinema americano,<\/em>\u00a0Garzanti, 1980<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Chiarini,\u00a0<em>Il film nella battaglia delle idee,\u00a0<\/em>Bocca,1954<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">R.Chiti e altri A.A.,&nbsp;<em>Dizionario del cinema italiano. Gli attori.&nbsp;<\/em>Ed Gremese, 1998<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">R.Chiti e altri A.A.&nbsp;<em>Dizionario del cinema italiano. I registi.<\/em>&nbsp;Ed Gremese, 1996<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-medium-font-size\">Di Giammatteo,\u00a0<em>Nuovo dizionario universale del cinema, Gli autori,<\/em>\u00a0Editori Riuniti, 1996<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">A. Doane,<em>\u00a0Donne fatali. Cinema, femminismo, psicoanalisi.\u00a0<\/em>In:\u00a0<em>Cinema n\u00b0 21<\/em>, Ed. Pratiche,1995<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Dorigo,\u00a0<em>Il linguaggio della psicoanalisi e il cinema,<\/em>\u00a0in Rivista Cinemat., 1969<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Edidi Bairati,\u00a0<em>Psicoanalisi e interpretazioni della societ\u00e0,<\/em>\u00a0Loecher 1975<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Fanelli \u2013 P. Orlando \u2013 T. Vallati,<em>\u00a0Cinema, un viaggio nel tempo tra esplorazioni psicologico-psichiatriche e mutamenti tecnologici comunicativi<\/em>. in: www. psychomedia.it\/ pm\/culture\/cinema<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">S.Finzi,<em>&nbsp;Nevrosi di guerra in tempo di pace,&nbsp;<\/em>Dedalo, 1989<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-medium-font-size\">Fossi,\u00a0<em>La psicoanalisi applicata. Arte, letteratura, musica, cinema, storia e e religione,<\/em>\u00a0Utet, 1994<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">L. Ghirardini,\u00a0<em>Storia generale del cinema,<\/em>\u00a02 voll., Ed Marzorati, 1959<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Giuliani G.,&nbsp;<em>Le strisce interiori. Cinema italiano e psicoanalisi.(Studi cinematografici 10)<\/em>, Bulzoni, 1980<\/p>\n\n\n\n<ol start=\"3\" class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-medium-font-size\">Grazzini,\u00a0<em>Guarire col cinema<\/em>, in Il Corriere della sera, 3.12.1976<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Grossini,<em>\u00a0Cinema e follia, Stati di psicopatologia sullo schermo,<\/em>\u00a0Dedalo, 1984<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Grossini,\u00a0<em>Guida al film,\u00a0<\/em>Milano 1979<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Grossini,\u00a0<em>I 120 film di Sodoma,<\/em>\u00a0Dedalo, 1982<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">I.C. Jarvie,<em>&nbsp;Una sociologia del cinema,<\/em>&nbsp;Franco Angeli, 1977<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-medium-font-size\">Kraucauer,\u00a0<em>Film, ritorno alla realt\u00e0 fisica,<\/em>\u00a0Il Saggiatore,1962<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Kesey,<em>\u00a0Qualcuno vol\u00f2 sul nido del cuculo,<\/em>Rizzoli,1976<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">H. Lawson,\u00a0<em>Il film nella battaglia delle idee<\/em>, Feltrinelli, 1955<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Lumbelli,\u00a0<em>L\u2019immagine filmica-Ricerche psicopedagogiche<\/em>, La Nuova Italia,1975<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">(A cura di) P. Mereghetti,&nbsp;<em>Dizionario dei film<\/em>, Baldini &amp; Castoldi,1993<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-medium-font-size\">Magherini,\u00a0<em>La Sindrome di Stendhal<\/em>, Ponte delle Grazie, 1989<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Milner,\u00a0<em>La follia rimossa nelle persone sane,<\/em>\u00a0Borla, 1992<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Netz,\u00a0<em>Cinema e psicoanalisi,<\/em>\u00a0Marsilio 1989<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Netz,\u00a0<em>Linguaggio e cinema<\/em>, Bompiani, 1977<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Pandolfi,\u00a0<em>Il cinema nella storia,<\/em>\u00a0Sansoni, 1957<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Paradiso,\u00a0<em>Il cinema e la pedagogia nera<\/em>, in: G. Paradiso.\u00a0<em>Prigionieri dell\u2019infanzia<\/em>, Bonanno, 1995<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Paradiso,\u00a0<em>Il video nelle tecniche dell\u2019educazione e della riabilitazione psichiatrica e psicosociale<\/em>, in: Rivista\u00a0<em>Formazione Psichiatrica<\/em>, n\u00b0 1-2, 1998<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Paradiso,\u00a0<em>Pirandello psicoanalitico,<\/em>\u00a0E.p.c., 1995<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Pasinetti,\u00a0<em>Mezzo secolo di cinema<\/em>, Poligono, 1946<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Petiziol &amp; L. Sammartino,\u00a0<em>Iconografia ed espressivit\u00e0 degli stati psicopatologogici<\/em>, Feltrinelli, 1969<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Pillitteri &amp; R. Provenzano ( a cura di)\u00a0<em>Fra suspense e psicoanalisi. Il cinema di Alfred Hitchcock,<\/em>\u00a0Arcipelago, 1997<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Reichmayr,\u00a0<em>Psicoanalisi, cinema ed opinione pubblica,\u00a0<\/em>in A. M. Accerboni, (a cura di)\u00a0<em>La cultura psicoanalitica<\/em>, Pordenone 1987<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Rondolino,\u00a0<em>Storia del cinema,<\/em>\u00a0Utet, 1989<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Salina,\u00a0<em>Immagine e fantasia. La psicoanalisi nel cinema di Weimar. Arte e fotografia,<\/em>\u00a0Kappa, 1987<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Siciliano,\u00a0<em>Al cinema insieme a Lacan<\/em>, in Il Corriere della sera, 21.4.1979<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Sklar,\u00a0<em>Una storia sociale del cinema americano,<\/em>\u00a0Feltrinelli 1982<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Taddei,<em>\u00a0Schedario cinematografico<\/em>, CISCS, 1989<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Tiso,\u00a0<em>L\u2019immaginario e l\u2019estasi dall\u2019infinito del pensiero cosmico alla esperienza dello spettacolo cinematografico<\/em>, Bulzoni, 1987<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Tomassoni &amp; Starnino (a cura di),&nbsp;<em>Problematiche psicologiche in alcune opere letterarie e filmiche<\/em>, Garigliano 1989<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-medium-font-size\">Tornabuoni,\u00a0<em>\u201992 al cinema<\/em>, Baldini &amp; Castoldi, 1993<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\">Verrua<em>, Io Jane, tu Freud. Modelli di psicoanalisi nel cinema<\/em>, Upsel, 1994<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Riviste di cinema e filmcritica:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-medium-font-size\"><em>Bianco e nero,&nbsp;<\/em>Ed. Il Castoro<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\"><em>Cinema nuovo,<\/em>&nbsp;Ed. Dedalo<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\"><em>Duel<\/em>, Ed. Modo<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\"><em>Filmcritica,<\/em>&nbsp;Ed Del Grifo<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\"><em>La Valle dell\u2019Eden,<\/em>&nbsp;Ed Costa &amp; Nolan<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-medium-font-size\"><em>Videoguida, Edizione 1999,<\/em>&nbsp;a cura di G. Rifilato, Istituto Luce<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA FOLLIA DESCRITTA DAL CINEMA L\u2019inevitabile incontro tra cinema e follia L\u2019alterazione mentale, con la sua esperienza tragica, anticipa la morte e minaccia l\u2019esistenza degli uomini, rendendoli sempre pi\u00f9 deboli e meschini di fronte alla vita. 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