{"id":255,"date":"2026-07-13T20:49:25","date_gmt":"2026-07-13T18:49:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/?p=255"},"modified":"2026-07-13T20:49:25","modified_gmt":"2026-07-13T18:49:25","slug":"arte-creativita-e-follia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/?p=255","title":{"rendered":"ARTE, CREATIVIT\u00c0 E FOLLIA"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Saggio comparso in:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Formazione Psichiatrica, Anno XX, n\u00b0 3-4- Luglio-Dicembre 1999<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">1) Premessa, <br>2) L\u2019angoscia dei creativi, <br>3) I personaggi \u201cmatti\u201d e la letteratura della follia, <br>4) La follia e le arti figurative, <br>5) La follia e la musica, <br>6) Gli inventori e la stravaganza, <br>7) Il suicidio dell\u2019artista, <br>8) Conclusioni, <br>9) Sommario,<br>10) Bibliografia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">.<strong>1 Premessa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nelle culture storiche primitive, coloro che dichiaravano di essere in comunicazione con l\u2019aldil\u00e0, che \u201cvedevano\u201d gli spiriti e che dicevano di essere in contatto con forze sconosciute o che esternavano fabulazioni incomprensibili, erano considerati privilegiati e predestinati dagli dei. In ogni caso, i pensieri disturbanti che affollavano la loro mente, non erano affatto ritenuti sintomi di malattia. In passato, l\u2019atteggiamento della collettivit\u00e0 nei confronti di coloro che erano affetti da tali difficolt\u00e0 psicopatologiche, alquanto frequenti, era dunque diverso da quello odierno. Innanzi tutto il fenomeno delle manifestazioni mentali relative alla follia, non venne ritenuto una infermit\u00e0: gli stati di possessione, le psicosi e le autoipnosi venivano considerati inquietanti rituali magici che assolvevano alle pi\u00f9 disparate funzioni, religiose o secolari e pertanto non erano classificati come malattie della mente; erano, semmai, ritenuti interventi \u201cdivini\u201d e si supponeva che ci\u00f2 che nasceva dal delirio fosse la pista privilegiata per arrivare alla verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">I Giudei, al tempo del Nuovo Testamento, pensavano che i demoni entrassero dentro gli uomini e che questa fosse la causa dei disturbi epilettici, del sonnambulismo, delle esternazioni psicopatologiche e anche di malattie quali la cecit\u00e0, il mutismo, etc.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019atto di Ges\u00f9 che guar\u00ec gli ossessi fu considerato un evento divino, e nessuno ipotizz\u00f2 che si trattasse, visto il grande carisma del Nazareno, anche di un intervento psicoterapeutico. Un antico esempio di descrizione di stati psicopatologici si trova nel libro Primo di&nbsp;<em>Samuele<\/em>, che riferisce del re Saul in preda a stati psichici che la medicina odierna definirebbe nevrotici. Il primo re di Israele, colpito da quelli che la psichiatria contraddistingue come disturbi ossessivi, passa da atti di ossequio verso David a improvvise persecuzioni nei confronti del suo pupillo, essendo geloso di quel giovane che era tra i pi\u00f9 amati del regno. Saul, alla fine, dopo essere stato sconfitto dai Filistei, in un impeto di rabbia, si suicida.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Si narra che Ippocrate curasse i malati di mente lasciandoli per una notte al centro del labirinto di Epidauro, l\u2019antica citt\u00e0 greca dedicata ad Asclepio medico dalle prodigiose arti di guaritore. Qui, dopo un\u2019esperienza di crisi, dovuta anche al contatto con la divinit\u00e0, molti di essi si liberavano, per una forma di catarsi abreativa, dei loro fantasmi mentali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Uno dei libri pi\u00f9 antichi di psicoterapia, \u00e8, senza averne l\u2019aria, l\u2019opera&nbsp;<em>Le Tusculane&nbsp;<\/em>di Cicerone. Il grande oratore romano, contro le sofferenze psicologiche, propone la \u201ccura filosofica\u201d: \u201cIl metodo per guarire sia l\u2019afflizione che le altre malattie dall\u2019animo \u00e8 far vedere che esse sono dovute tutte ad un\u2019idea sbagliata. \u00c8 appunto questo l\u2019errore che la filosofia s\u2019impegna ad estirpare\u201d \u201cLe malattie dell\u2019anima sono prodotte tutte quante dalla mancata obbedienza alla ragione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Anche quando la follia fu ritenuta una malattia, si reput\u00f2 che fosse dovuta a colpe morali, o a violazioni di divieti religiosi o sociali, oppure che si trattasse di una espiazione per azioni commesse dai malati o dai loro ascendenti. In passato, le malattie pi\u00f9 temute erano la tubercolosi, la sifilide e, soprattutto, la lebbra; e solo quando, nel secolo XV, essa regred\u00ec, nei lebbrosari, ormai svuotati, vennero rinchiusi i poveri, i vagabondi, i delinquenti e le \u201cteste pazze\u201d, ritenuti tutti socialmente pericolosi. Infatti, secondo il D\u00f6rner, la personalit\u00e0 del folle era incompatibile con le nuove esigenze produttive, perch\u00e9 il modo di agire di chi era \u201cfuori di testa\u201d, del tutto libero da legami e da leggi, contrastava con la mentalit\u00e0 mercantile e borghese. Era quella una incompatibilit\u00e0 che, invece, non era stata mai riscontrata nella economia agraria e nella cultura medievale. Per tale motivo, dunque, la follia, a partire dal Quattrocento, prese la via dell\u2019esclusione e dell\u2019internamento; e quelli che, nel periodo medievale, avevano liberamente circolato per strada, in preda ai loro fantasmi, chiedendo l\u2019elemosina, gridando, camminando nudi per strada, dal XV secolo in poi, a causa del profondo rigetto sociale adottato nei loro confronti, furono rinchiusi in affollate e fatiscenti strutture. Lo squilibrato venne emarginato ed esiliato, e, nelle ossessioni della gente, l\u2019orrore della demenza prese il posto della paura della lebbra; sicch\u00e9 i matti furono trattati come i lebbrosi, e ci\u00f2 soprattutto per nascondere il loro degrado psicologico e fisico. I lebbrosari divennero pertanto i serbatoi della demenza, e si popolarono anche di vagabondi, di mendicanti, di indigenti, di deformi; vi furono rinchiusi persino coloro che si occupavano di stregoneria, quelli che avevano tentato il suicidio, gli atei (dei quali si temeva il potere destabilizzante), i sifilitici e, ovviamente, anche gli alienati veri e propri. In quei \u201cricoveri\u201d, non si praticavano terapie, e solo in qualche raro caso v\u2019era una specie di \u201cintervento etico\u201d, perch\u00e9 la malattia mentale era accomunata al peccato. I manicomi allora divennero luogo di redenzione dei peccati e la degenza in quei posti rappresent\u00f2 l\u2019anticipazione della pena eterna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A causa di tanta confusione nosografica, nei lebbrosari-manicomi venivano internati assieme agli individui che sragionavano, i malati di lue, gli omosessuali e gli \u201cimmorali\u201d, perch\u00e9 restassero chiusi entro argini \u201csicuri\u201d, allo stesso modo degli \u201ceccentrici\u201d che venivano messi in gattabuia e controllati con misure di polizia. Trattamento che in molti casi perdur\u00f2 anche nell\u2019et\u00e0 contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La alienazione, nel tentativo di esorcizzarla e rimuoverla, venne anche derisa e beffeggiata; ma in ogni caso si tratt\u00f2 dell\u2019approccio a un fenomeno complesso, anche perch\u00e9 non si poteva ignorare che l\u2019insanit\u00e0 della mente non era, come la lebbra, solamente una malattia fisica: essa mostrava connotati esistenziali non riscontrati in altri malanni. E pur nondimeno, come per la lebbra, si cerc\u00f2 di scacciarla con rituali di purificazione, tant\u2019\u00e8 che spesso si andava al di l\u00e0 del consentito, e gli&nbsp;<em>insensati<\/em>&nbsp;venivano frustrati e malmenati, in molti casi, anche per divertimento pubblico. Inoltre venne in uso l\u2019abitudine di affidare i matti ai marinai, che li caricavano nelle stive e li abbandonavano in isole deserte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E cos\u00ec, quando nel Rinascimento non si pot\u00e9 pi\u00f9 ignorare il fenomeno della malattia mentale, il folle divenne una figura ambigua, mostruosa, animalesca e delirante, insomma l\u2019espressione della malvagit\u00e0. E non solo le manifestazioni schizofreniche e quelle paranoiche, ma anche quelle che oggi chiameremmo nevrotiche, assunsero valenze conturbanti. I malati non furono pi\u00f9 considerati, come prima, gli unti dal divino ed allora, persi i connotati che un tempo erano stati loro attribuiti, e che li avevano resi simili agli sciamani e ai veggenti, essi apparvero come creature degli inferi, come la quintessenza della vittoria del Male sul Bene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma la dissennatezza, sebbene temuta, ha anche affascinato, ed attorno ad essa, si \u00e8 sviluppata una nutrita letteratura: Tristano, spinto dalla passione per Isotta, diventa folle. Ofelia e Lorelai rappresentano altre sfaccettature della irragionevolezza e Orlando diviene furioso quando viene a conoscenza del tradimento della donna che egli ama.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Per\u00f2, a volte, si prestava ascolto anche a chi delirava e cos\u00ec, gli \u201cindiavolati\u201d, e coloro che, per il loro stato mentale alterato e non pi\u00f9 frenato dalle convenienze e dai nessi comuni, vivevano in libert\u00e0 e senza ipocrisie, divennero protagonisti di emblematiche leggende popolari. La follia, se pur intesa come accecamento senza scampo, fu in qualche caso considerata anche distributrice di verit\u00e0 non pi\u00f9 imbavagliate dalle convenzioni. Infatti, il comportamento balzano era ammirato perch\u00e9 andava contro corrente: il matto denunziava la fallacia di alcune credenze e mostrava quanto la vita fosse fatua e insensata. Lo stato mentale alterato, con la sua esperienza tragica, cosmica, cominci\u00f2 dunque a minacciare alcune evidenze; le osservazioni bislacche del matto misero a nudo incongruenze e insensatezze, che la collettivit\u00e0 aveva prima ritenuto modelli ragionevoli e fecero notare come gli uomini fossero deboli e meschini di fronte alla vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il bisturi della demenzialit\u00e0, mettendo dunque in evidenza le insensatezze della collettivit\u00e0, divenne indispensabile ausilio per comprendere meglio le sfaccettature dell\u2019animo umano. Jean-\u00c9tienne Esquirol agli inizi dell\u2019Ottocento affermava che la follia \u00e8 la malattia della civilizzazione, gettando cos\u00ec, assieme alle basi della psichiatria, anche quelle per un collegamento tra questa patologia e alcune espressioni della cultura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Con la nuova psichiatria (e soprattutto con Sigmund Freud) i sogni vennero considerati importanti strumenti di conoscenza e la mente delirante, con i suoi simboli inquietanti, venne accomunata alle manifestazioni oniriche. Lo studio dell\u2019alterazione mentale ricevette un forte impulso e si intu\u00ec che pazzia e ragione possono avere punti di contatto, anche se con contorni molto sfumati, tanto che l\u2019insensatezza pu\u00f2 includere un\u2019intrinseca ragione e la ragione pu\u00f2 fondarsi su un pizzico di eccentricit\u00e0. Si dovette ammettere che la normalit\u00e0 non ha una direzione unica, n\u00e9 un cammino sicuro: essa \u00e8 incerta, problematica e si scopr\u00ec che spesso l\u2019insensatezza regna sovrana, laddove, invece, dovrebbe essere il regno della cosiddetta \u201cnormalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nell\u2019Et\u00e0 contemporanea, grazie all\u2019aggiornamento degli studi, deposti il disprezzo e la condanna del malato di mente, si \u00e8 compreso che il matto riflette, amplificate e deformate, le immagini delle nostre passioni e che l\u2019esperienza della confusione mentale si pu\u00f2 trovare nei parametri della vita quotidiana. Angoscia e malinconia diventano allora polarit\u00e0 del vissuto, e sono sperimentazioni umane fondamentali. A quel punto la malattia psichica assume una posizione decisamente inquietante: e la posta in gioco \u00e8 discernere l\u2019origine, tra determinismo corporeo e dimensione filosofica, tra localizzazione cerebrale e matrice esistenziale; un intrigo che continua, purtroppo, a non essere ben chiaro e definito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E a tal proposito, bisogna chiarire che, indicando un certo tipo di follia a volte presente nell\u2019individuo creativo, non ci si riferisce, ovviamente, a quella condizione della malattia mentale che \u00e8 del tutto arida e in cui la mente \u00e8 spenta, piatta, improduttiva, a quello stato psichico che \u00e8 senza sbocco di pensieri, che appiattisce e spegne l\u2019individuo, ma a quella forma vivace d\u2019esaltazione, dinamica, traboccante di giudizi e di pensieri (anche se fuori dalla realt\u00e0), di ideazioni inconsuete, ma dense di correlazioni, di osservazioni sofferte. Insomma, quel genere di follia che potrebbe, anche se impropriamente, essere definita \u201ccreativa\u201d perch\u00e9 produce materiale mentale che non \u00e8 irrilevante, che non \u00e8 scarso d\u2019interesse n\u00e9 \u00e8 amorfo; anzi \u00e8 stimolante perch\u00e9 induce a dare risalto ai segreti che si nascondono dietro gli interstizi della mente alterata, le cui logiche \u201cillogiche\u201d emergono da \u201cvoli mentali senza rete\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E ci riferiamo alla follia di personalit\u00e0 reali come Strindberg, Van Gog, Schumann, Jean Genet, Fran\u00e7ois Villon, ed altri geni, oltre che di personaggi immaginari come Don Chisciotte, Amleto, etc.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Henri F. Ellemberg chiama addirittura sindrome nevrotica creativa, quella che Giacomo Leopardi, nello&nbsp;<em>Zibaldone<\/em>, defin\u00ec melanconia leggera, \u201cche partorisce le cose dolci\u201d, e che sarebbe una spinta utile per arrivare alla buona produzione artistica. Xavier Francotte, sull\u2019onda del romantico s<em>turm und drang<\/em>, intravide, per primo, correlazioni e legami tra genialit\u00e0 e sregolatezza. E Silvano Arieti ritiene che: \u201cA volte l\u2019artista riesce a produrre fantasie tali da uguagliare, quasi, il sognatore oppure \u00e8 capace di \u201cquelle orge di identificazione\u201d tipiche degli schizofrenici\u201d, e pi\u00f9 oltre Arieti afferma ancora: \u201cNella psicopatologia, nella normalit\u00e0 come nella creativit\u00e0, vi \u00e8 la possibilit\u00e0 di ravvisare somiglianze e analogie\u201d. Il trovare e l\u2019esprimere concordanze strane e suggestive tra le cose, pu\u00f2 essere semplicemente il frutto di scoperte creative o il sintomo di una ideazione paranoide.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Arieti prendendo ad esempio alcune poesie di Victor Hugo, sottolinea che il poeta, cos\u00ec come anche il malato mentale combina \u201csintesi imprevedibili\u201d che non verrebbero in mente a nessuna persona \u201cnon creativa\u201d. E a tal proposito mostra come Hugo rapporti, con paragoni suggestivi ma inconsueti, le stelle a&nbsp;<em>fiori di una eterna estate<\/em>, a&nbsp;<em>gigli d\u2019inverno<\/em>, a&nbsp;<em>gocce del sangue di Adamo<\/em>, etc. etc.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Kay Redfiel Jamison sostiene che scrittori, artisti e musicisti sono pi\u00f9 soggetti a disturbi dell\u2019umore di altre persone. Inoltre Jamison afferma che negli artisti soggetti a disturbi maniaco depressivi si riscontrano cicli di alta creativit\u00e0. In altri termini, in particolari soggetti dalle alte capacit\u00e0 cognitive, i disturbi dell\u2019umore farebbero aumentare la produzione artistica. Infatti, sostiene Jamison, quando c\u2019\u00e8 depressione essa mette in dubbio, fa esitare, ma quando esplode la mania, essa fa reagire, con vigore e sicurezza, e crea atteggiamenti impetuosi spingendo l\u2019artista alla creativit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ernst Kris, a sua volta, \u00e8 del parere che l\u2019arte non sia solo il prodotto dell\u2019inconscio, e che l\u2019artista utilizzi, per creare, processi che avrebbero luogo soprattutto nel preconscio, come la&nbsp;<em>condensazione<\/em>&nbsp;e la&nbsp;<em>sostituzione<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Guido Morpurgo Tagliabue ha scritto un saggio dal titolo emblematico:&nbsp;<em>La nevrosi austriaca (Kafka, Roth, Musil)<\/em>&nbsp;che propone un inquietante dilemma sulla possibilit\u00e0 dell\u2019esistenza di un\u2019atmosfera nazionale nevrotizzante, che emerge soprattutto nei rappresentati pi\u00f9 insigni di quella nazione. Il tema, del resto, fu intuito dallo stesso Freud. A complicare ancor pi\u00f9 i nessi e la struttura della alienazione, la letteratura, il teatro, il cinema, la pittura e la musica l\u2019hanno spesso \u201cadottata\u201d, trovandola di capitale importanza perch\u00e9 offre tematiche e spunti di grande rilievo. Secondo alcuni, addirittura, il rapporto tra psicopatologia e creativit\u00e0 potenzierebbe l\u2019ispirazione, facendola uscire dalle maglie dell\u2019accademismo e spingendola a librare verso nuovi percorsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nelle arti figurative, la follia \u00e8 rappresentata in modo consistente. Agli inizi del Novecento fece discutere il caso della \u201cpittrice\u201d Aloysia, donna di discreta cultura (la cui condizione mentale and\u00f2 deteriorando fino a far diagnosticare per lei una demenza precoce), che visse quaranta anni in manicomio, ove realizz\u00f2 opere che sono state esposte nei pi\u00f9 importanti musei del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La follia, ammessa dunque nel regno della pittura, della poesia e delle meditazioni, della musica, ha trovato grandi spazi nelle tematiche della cultura moderna e contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Miguel de Cervantes mostra come la vanit\u00e0 della vita possa essere messa a nudo proprio da personaggio come Don Chisciotte, grazie alla sua balordaggine, e alla sua esperienza vissuta in una dimensione chimerica. E il drammaturgo siciliano Luigi Pirandello sottolinea come la stravaganza dei suoi personaggi metta a nudo le ipocrisie e le insensatezze della societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Chi pu\u00f2 negare che il mondo non sia il luogo dell\u2019irragionevolezza e dell\u2019assurdo, piuttosto che del buon senso e della logica? Con questa presa di coscienza, i modelli convenzionali, le idolatrie, le violenze psicologiche e i rituali paranoici, vengono riconosciuti come espressioni di un mondo instabile e vacillante, in bilico tra il compromesso e l\u2019intransigenza, tra l\u2019altruismo e l\u2019egoismo, la passionalit\u00e0 e la moderazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In molti casi, l\u2019arte \u00e8 diventata un deterrente contro l\u2019espandersi dell\u2019angoscia e della insensatezza della vita. L\u2019efficacia terapeutica della pittura come quella della musica e della scrittura, \u00e8 stata riconosciuta da tempo. Allora il connubio tra creativit\u00e0 e alienazione si \u00e8 fatto sempre pi\u00f9 intrigante. Fran\u00e7ois Villon elemento psicopatologico, asociale, ma genio fenomenale, compose quasi tutte le sue opere rinchiuso in una galera-manicomio. Il drammaturgo francese Jean Genet, grazie alla passione letteraria, sub\u00ec un positivo cambiamento: da criminale si trasform\u00f2 in apprezzato poeta. Per Jean Jacques Rousseau, per Friedric Nietzsche, per Ezra Pound, e per tanti altri, il processo creativo divenne una barriera, una difesa dalla depressione, e, in alcuni casi, l\u2019occasione per ristabilire coesione al proprio S\u00e9. Il regista Alais Resnais guar\u00ec dalla propria malinconia con una serie di sedute analitiche ma, soprattutto, girando il film<em>&nbsp;L\u2019anno scorso a Mariembad<\/em>. Ingmar Bergman confess\u00f2: \u201cEro depresso, mi trovavo in una situazione difficile, lontano dal mio paese, e girando<em>&nbsp;Un mondo di marionette<\/em>&nbsp;ho trovato un modo, una forma molto precisa per trasformare la mia sofferenza in qualcos\u2019altro\u201d. E anche Federico Fellini raccont\u00f2 che, allorquando sentiva venire meno l\u2019entusiasmo creativo, e gli si presentava l\u2019uggia della vita, si sottoponeva a sedute analitiche. Quel genere di \u201cmedicina dell\u2019anima\u201d gli giovava a chiarire le proprie angosce, ma pi\u00f9 d\u2019ogni cosa, affermava il regista, gli ridava l\u2019ardore creativo che lo stimolava a produrre nuovi film.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Woody Allen ha ammesso di essere di tanto in tanto depresso, ma ha pure affermato che, anche quando si sente gi\u00f9, non smette di dedicarsi al proprio lavoro creativo: \u201c\u00c8 questo il modo migliore per rendere proficua l\u2019ansia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Dalle opere di Edvard Munch e di Paul Klee, si possono rilevare la tensione psichica, i motivi ossessivi e l\u2019angoscia che sono presenti nella loro vita. Henri Laborit, illustre scienziato e scrittore, \u00e8 del parere che la \u201cfuga nell\u2019immaginazione\u201d sia il modo migliore per allontanare l\u2019angoscia. Secondo Laborit l\u2019evasione pi\u00f9 efficiente \u00e8 la creativit\u00e0. Coloro che meglio degli altri riescono a fronteggiare l\u2019angoscia sono gli artisti e i grandi geni i quali, tuffandosi in un mondo tutto loro, posso essere indipendenti dalle convenzioni e liberarsi dalle afflizioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma anche i fruitori della creazione artistica, detto per inciso, ricevono dei vantaggi terapeutici immergendosi nella contemplazione dell\u2019opera d\u2019arte. Lo psicoanalista Charles Rycroft, rifacendosi anche ad una affermazione di Geraldine Pedersen-Krag, afferma che il grande interesse per le trame poliziesche potrebbe essere dovuto alla capacit\u00e0 che ha questo genere di racconto di ridestare, e nel contempo quietare, vecchie angosce e sensi di colpa, dovuti alla osservazione della&nbsp;<em>scena primaria<\/em>. Rycroft afferma che il lettore, tramite il detective, che rappresenterebbe simbolicamente la curiosit\u00e0 infantile, cerca di dominare l\u2019antica esperienza traumatica, rivivendola attivamente e vincendola. In altri termini, chi scrive o chi legge romanzi polizieschi, troverebbe, dunque, un effetto catartico nei confronti della inconfessata ostilit\u00e0 verso i genitori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Anche la musica pu\u00f2 avere effetto liberatorio: Ludwig van Beethoven si \u00e8 salvato dall\u2019abisso della disperazione e dalla solitudine che gli procurava la sordit\u00e0, creando opere immortali. Wolfgang Mozart nel 1790 cadde in una grave depressione ed ebbe un lungo periodo di disgusto, tanto che non riusc\u00ec pi\u00f9 a scrivere quasi nulla. Per reagire all\u2019apatia che lo stava uccidendo cominci\u00f2 a lavorare al&nbsp;<em>Quartetto per archi in re maggiore, K539<\/em>. La creativit\u00e0 gli ridiede entusiasmo e lo salv\u00f2 dalla disperazione. Un altro tipico esempio di purificazione creativa ci \u00e8 dato dalla esperienza di Hector Berlioz, il cui carattere tumultuoso, passionale e tormentato, trasse consolazione nella musica. In una lettera al padre, Berlioz scrisse: \u201cHo trovato solo un modo per soddisfare completamente questa immensa brama d\u2019emozione, e questo modo \u00e8 la musica; senza di essa, sono certo, non potrei continuare a vivere\u201d. Lo scrittore Graham Greene, soggetto a lunghi periodi di depressione, si chiedeva come potessero sfuggire alla alienazione, alla melanconia, e al timore panico coloro che non scrivono, che non dipingono, che non compongono. E il poeta Robert Lowell cos\u00ec s\u2019espresse in una lirica: \u201cGuarire \u00e8 forse un\u2019arte \/ o l\u2019arte un modo per guarire\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Purtroppo, per\u00f2, non sempre il lavoro creativo ha potuto avere un ruolo nella guarigione: geni e artisti come Paul Gauguin, Pior Ciaikovskij, Vladimir Majakovskij, Cesare Pavese, Ernst Hemingway, e altri, dopo avere fronteggiato per anni col diversivo della creazione ansie e inquietudini esistenziali, alla fine, non potendo pi\u00f9 addomesticare i loro impulsi e i loro pensieri perniciosi, sono precipitati nel baratro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Molti esseri eccezionali sono incappati, come del resto accade a uomini e donne comuni, in drammatiche difficolt\u00e0 psichiche. Il poeta Raymond Roussel \u00e8 morto per una overdose di barbiturici. La penosa malattia mentale di Antonin Artaud, poeta, regista e attore francese, lo spinse alla morte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma, a parte i casi estremi, l\u2019arte stimola un processo di ri-creazione del proprio S\u00e9, e trasforma il materiale inconscio da negativo in positivo. Secondo Melania Klein, l\u2019arte, sublimazione simbolica e riparatoria, sarebbe il mezzo pi\u00f9 articolato e soddisfacente per alleviare le sofferenze psicologiche. L\u2019ispirazione dell\u2019artista, si rifornisce nella&nbsp;<em>cassaforte<\/em>&nbsp;del rimosso, in quel mondo privo di legami reali, persino bislacco e del non senso, dal quale viene fuori la linfa genuina della creativit\u00e0. L\u2019arte, dice C.G. Jung, risultato di un processo di \u201cpescaggio\u201d interiore, rende disponibile, in forma letteraria, musicale, pittorica, l\u2019inconscio collettivo pi\u00f9 profondo. Il costrutto creativo emerge da un processo simile alle libere associazioni, e con esse, a volte, riappaiono i percorsi psicopatologici dell\u2019inconscio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Sebbene non esistano dati sicuri e incontrovertibili sulla connessione tra psicopatologia e creativit\u00e0, si pu\u00f2 ipotizzare che la creazione artistica sia un mezzo per fronteggiare l\u2019afflizione della vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In fine, a volte, come nel caso del romanzo&nbsp;<em>Il pazzo<\/em>&nbsp;dell\u2019armeno Raffi (Ediz. Agop Agopian 1835-88), la stravaganza \u00e8 vista come salvaguardia sociale. Nel racconto, un volontario, Varda, spacciandosi per matto, riesce a sfuggire da Bayasit assediata dai Turchi, per raggiungere il generale zarista Dez-Gukassof e chiedere aiuto affinch\u00e9 la citt\u00e0 venga liberata dall\u2019assedio. E quanti, pur non essendo assediati da nemici reali, ma da conturbanti fatti della vita, non si \u201cspacciano\u201d per nevrotici, o addirittura per esaltati, per creare una barriera difensiva e protettiva contro le avversit\u00e0 della vita?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>2 L\u2019angoscia dei creativi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La maggior parte della gente crede che l\u2019artista sia una persona avulsa dalla realt\u00e0 quotidiana, svagata, e persino \u201cfuori di testa\u201d. Ma in realt\u00e0 la creativit\u00e0 non necessita inevitabilmente della spinta psicopatologica; se ci\u00f2 non fosse vero, bisognerebbe dimostrare come mai, molti geni, la cui vita interiore non \u00e8 stata toccata dalla psicopatologia, abbiano raggiunto eccelse vette creative. Tuttavia, poich\u00e9 un elemento importante della creativit\u00e0 \u00e8 l\u2019immaginare, il fantasticare, il sognare ad occhi aperti, o quanto meno lo sceverare problemi complessi, tutto questo pu\u00f2 polarizzare molto l\u2019attenzione degli individui creativi, facendoli sprofondare in pensieri, che, a causa della loro difficolt\u00e0, diventano totalizzanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E poich\u00e9 il genio, osservando ci\u00f2 di cui gli altri non si accorgono, non sempre \u00e8 in sintonia con le stesse cose di cui s\u2019interessa la gente comune, \u00e8 visto come privo delle reali qualit\u00e0 pratiche, e dotato soltanto di un\u2019attitudine a vagare con la fantasia e l\u2019immaginazione. Eugenio Montale, in una intervista rilasciata a Ferdinando Camon, afferm\u00f2 che tutti i creativi, proprio perch\u00e9 tali, sono molto spesso in crisi esistenziale, ma ci\u00f2 non inficerebbe minimamente la creativit\u00e0: \u201cGli altri dicono che i poeti sono pazzi: io dico che pazzi sono i non poeti\u201d. Ma, a parte il pensiero di Montale, non c\u2019\u00e8 dubbio che \u00e8 sempre esistito il sospetto, e magari il mito, che l\u2019individuo creativo sia, se non un po\u2019 matto, quanto meno distolto dagli interessi quotidiani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Si racconta infatti che l\u2019assorto Einstein, poich\u00e9 non badava al proprio aspetto, senza rendersene conto, si mostr\u00f2 alcune volte in pubblico con scarpe di fogge e colori diversi l\u2019una dall\u2019altra. E il filosofo Arthur Schopenauer era cos\u00ec distratto che spesso, dopo essersi seduto a tavola, dimenticava di mangiare il pasto che gli era stato servito, e, in preda ai pensieri creativi, s\u2019alzava, senza aver toccato cibo. Anche Isaac Newton pare fosse alquanto sventato, soprattutto quando era troppo assorto nei suoi pensieri, cos\u00ec come lo era Beethoven, il quale, vivendo spesso da solo a casa, combinava un sacco di guai nel proprio appartamento. Di Salvator Dal\u00ec si racconta che, senza avvedersene, un giorno usc\u00ec da casa in pigiama per recarsi all\u2019inaugurazione di una sua mostra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Tuttavia, se l\u2019artista, s\u2019interessa per lo pi\u00f9 di ci\u00f2 che maggiormente lo solletica intellettualmente, questo non significa che egli sia \u201cfuori dal mondo\u201d: \u00e8 solamente impegnato in problemi diversi da quelli dell\u2019uomo della strada. Tuttavia non si pu\u00f2 escludere che l\u2019ispirazione geniale sia a volte rinforzata dalla psicopatologia, come si pu\u00f2 evincere da alcune biografie nelle quali appare chiaro che alcuni artisti sono infiammati da un furore creativo, totalizzante e a volte anche ossessivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma credere che vi sia un legame&nbsp;<em>indispensabile<\/em>&nbsp;tra esaltazione e creativit\u00e0 \u00e8 un punto di vista forse troppo romantico: infatti, nell\u2019Ottocento, si riteneva che la fonte pi\u00f9 attiva dell\u2019ispirazione fosse la sregolatezza; tuttavia \u00e8 fuor di dubbio che i creativi \u201cvedono\u201d e \u201csentono\u201d pi\u00f9 in profondit\u00e0, anche se lo sgomento del vivere \u00e8 presente anche nelle altre persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Michelangelo, scrive il suo biografo Romain Rolland, fu preda del genio come nessuno mai. La sua \u201cera una frenetica esaltazione, una vita formidabile racchiusa in un corpo e in un\u2019anima troppo deboli per contenerla. Viveva in un continuo furore. La sofferenza di questo eccesso di forza lo gonfiava, lo costringeva ad agire, ad agire senza posa, senza un\u2019ora di pace. Egli stesso scrisse che si sfiniva nel lavoro\u201d. Questo morboso bisogno di creare costringeva Michelangelo ad accettare pi\u00f9 ordinazioni di quante non ne potesse condurre a termine. Egli lavorava di giorno e di notte, quasi con disperazione e questa eccitazione degenerava in una vera e propria mania.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Sigmund Freud in un\u2019analisi postuma della personalit\u00e0 di Leonardo da Vinci, e basandosi su un ricordo d\u2019infanzia del grande artista, sul suo \u201cmancinismo\u201d, su alcune opere pittoriche, e su alcuni scritti dell\u2019artista, ravvis\u00f2 un rapporto edipico intenso tra Leonardo e la madre che avrebbe \u201cdisturbato\u201d la serenit\u00e0 leonardesca. Il saggio freudiano non ebbe molta fortuna sia perch\u00e9 lo psichiatra viennese si bas\u00f2 su una traduzione errata del racconto del sogno di Leonardo, fatta da Marie Herfeld, sia perch\u00e9 le sue considerazioni finali apparvero romanzate e forzate piuttosto che scientifiche. Tuttavia, l\u2019impegno posto da Freud nella ricerca della psicologia dell\u2019artista pose le basi per indagini di questo tipo, cosa allora ancora poco consueta!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019instabilit\u00e0 emotiva \u00e8 una delle afflizioni che colpiscono la persona creativa. Il giurista ed economista milanese Cesare Beccaria, ritroso ed ipersensibile, era ipocondriaco e vedeva pericoli ovunque. Quando venne invitato a Parigi, per una serie di conferenze da tenere a proposito dei delitti e delle pene, a causa dell\u2019improvviso isolamento in cui si venne a trovare nella capitale della Francia (egli era abituato a vivere in famiglia ed ebbe diverse crisi di panico dovute al vivere da solo) e forse anche a causa dello stress per il successo inaspettato, si cre\u00f2 in lui una vera e propria situazione di panico, che fece crollare il suo instabile equilibrio emotivo e lo indusse a fuggire via dalla capitale francese, abbandonando gli impegni per tornare nella quiete della casa. La sua decisione sollev\u00f2 le ironie e i sarcasmi dei francesi che lo avevano invitato, la condanna del Verri per quella paurosa e meschina fuga e la disistima della stessa moglie, che rivers\u00f2 su di lui aspri rimbrotti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Alessandro Manzoni fu sempre inquieto e malinconico, e lo dimostr\u00f2 anche con una serie di malesseri ipocondriaci. Le sue fobie nevrotiche tra cui la paura di viaggiare, gli impedirono di raggiungere la figlia Matilde, che, morente lo supplic\u00f2 di recarsi da lei per incontrarlo per l\u2019ultima volta. Lo scrittore le assicur\u00f2 che avrebbe pregato per lei ma non and\u00f2 a trovarla, bloccato com\u2019era da tutte le sue pastoie emotive. Manzoni era figlio di Giulia Beccaria e di Giovanni Verri, ma quest\u2019ultimo non volle riconoscerlo e Alessandro ebbe un\u2019infanzia solitaria e senza grandi affetti, cosa che certamente influ\u00ec sul suo carattere alquanto depresso. Nello scrupoloso e circostanziato studio condotto da Vincenzo Rapisarda sulla psicologia del Manzoni, lo studioso individua nello scrittore \u201cuna organizzazione prenevrotica della personalit\u00e0, con alcune fobie, peraltro quasi sempre controllate da meccanismi difensivi e da manovre controfobiche\u201d, ma esclude che tale psicopatologia possa avere limitato, all\u2019infuori di alcuni episodi, la normale vita di relazione e il comportamento sociale dell\u2019autore dei&nbsp;<em>Promessi Sposi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Benvenuto Cellini fu invece paranoico, e tuttavia, chiss\u00e0, forse quel&nbsp;<em>disturbo<\/em>&nbsp;lo rese ancor pi\u00f9 creativo. Orafo, scultore e scrittore, egli fu singolare testimonianza di artista folle e orgogliosissimo. Megalomane ed egoista, Cellini, confuse spesso l\u2019individualit\u00e0 con l\u2019egotismo delirante, e si ritenne il \u201clegislatore di se stesso\u201d! \u201cConversando con Dio\u201d, egli si convinse che il Padreterno lo avesse incoraggiato a \u201cfare ci\u00f2 che sentiva di fare\u201d. Cio\u00e8, anche ad eliminare quelli che, a suo giudizio, riteneva fossero ostacoli alla piena realizzazione della sua arte. Cellini si spinse al punto di uccidere le persone che pensava fossero d\u2019intralcio alla manifestazione del suo genio!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il neuropsichiatra tedesco Ernst Kretschmer nel suo volume dedicato agli&nbsp;<em>Uomini geniali<\/em>&nbsp;afferma che, quando si sottrae all\u2019uomo di genio il tratto psicopatologico, spesso non resta che un uomo qualunque. Questa considerazione, in passato, ha fatto scattare, in qualche artista che avrebbe avuto bisogno di una psicoterapia, il timore che, una volta guarito dai disturbi emotivi, avrebbe perso l\u2019estro artistico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma questa affermazione appare un pregiudizio superato: Umberto Saba, per esempio, confess\u00f2 che \u201cla guarigione\u201d gli ridiede il calore interno che anim\u00f2 il meglio della sua poesia. Infatti la fine della nevrosi port\u00f2 a Saba una maggiore sicurezza di s\u00e9, un nuovo amore per la vita e il risorgere dell\u2019ispirazione. Scrive Michel David che in Saba si pu\u00f2 osservare uno dei pi\u00f9 notevoli esempi dell\u2019utilit\u00e0 della psicoterapia su un artista. \u201cIl poeta non ne fu ucciso, ma rinnovato in senso positivo\u201d. David \u00e8 anche del parere che \u201cl\u2019incontro con un buon psicoterapeuta avrebbe aiutato Pavese a vivere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Camille Claudel, sorella maggiore del poeta e drammaturgo francese Paul Claudel, pittrice e scultrice, allieva e amante di Auguste Rodin, visse gli ultimi trenta anni della sua vita in manicomio. Camille, nemica delle convenzioni, era uno spirito libero, anticonformista e mal si adattava alle ipocrisie della societ\u00e0 del tempo. Questa formidabile personalit\u00e0 indipendente ha affascinato la fantasia di vari scrittori che ne hanno fatto un\u2019eroina in varie opere, tra cui, l\u2019ultima, quella di Dacia Maraini dal titolo&nbsp;<em>Camille<\/em>, che \u00e8 un monologo inframmezzato da voci esterne, che rappresentano il punto critico tra normalit\u00e0 e delirio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Camille Claudel visse gli anni del ricovero in solitudine, senza ricevere mai la visita della madre, con la quale era in rotta sin da quando era ragazza, n\u00e9 quella dell\u2019indaffarato fratello, come ella racconta nel suo epistolario, nel quale \u00e8 anche possibile seguire, passo passo, in un clima di rigetto claustrofobico delle convenzioni sociali, il trapasso mentale dalla normalit\u00e0 alla disperazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Lo scrittore Italo Svevo, anch\u2019esso grande indagatore della psicologia umana, risolse le sue angosce, perch\u00e9 riusc\u00ec a sedare l\u2019ipocondria, la claustrofobia, gli ossessivi complessi di colpa, di cui era afflitto, dopo una serie di colloqui \u201cterapeutici\u201d con l\u2019amico Edoardo Weiss, padre della psicoanalisi italiana.&nbsp;<em>La coscienza di Zeno<\/em>, romanzo autobiografico, apre il capitolo dei romanzi psicoanalitici, e consente a Svevo di dare una interpretazione dell\u2019uomo in crisi, nell\u2019ambito di una fenomenologia patologica dell\u2019Io-coscienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Flaubert nel suo&nbsp;<em>Memorie di un pazzo<\/em>, opera dal tono autobiografico, pone l\u2019accento sull\u2019afflizione provata dal protagonista per un mondo irragionevole e torbido. Il libro, ispirato a fatti realmente accaduti, \u00e8 narrato come se Flaubert, mentre lo scriveva, seguisse le proprie crisi ciclotimiche, cio\u00e8 attraverso esaltazioni e sconforti. L\u2019autore, con auto ironia, defin\u00ec questi stadi emotivi di cui soffriva \u201cil grottesco triste della mia personalit\u00e0\u201d. Una tristezza che creava domande angosciose sull\u2019infinito, sull\u2019eternit\u00e0, sull\u2019essenza del male.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Anche&nbsp;<em>Spleen,<\/em>&nbsp;poesia di Charles Beaudelaire tratta dalla raccolta&nbsp;<em>I fiori del male,&nbsp;<\/em>descrive gli stati depressivi del suo autore. La parola&nbsp;<em>spleen<\/em>, in inglese, indica tristezza, disperazione e incapacit\u00e0 a mantenere un rapporto attivo col mondo. A questi stati d\u2019animo, Beaudelaire dedic\u00f2 varie liriche, tra cui&nbsp;<em>Albatros<\/em>, in cui il poeta espresse la sua estraneit\u00e0 esistenziale ad un mondo inospitale, con un distacco pari all\u2019esilio dell\u2019alienato che soffre il dramma dell\u2019incomprensione. Per\u00f2 l\u2019angoscia del vivere stimol\u00f2 Baudelaire, che spesso si comportava da megalomane e narcisista, a vivere intensi e \u201callucinanti\u201d episodi creativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ludwig van Beethoven affermava di provare una sorta di pazzia che lo spingeva a creare e, se non riusciva a produrre, egli cadeva in depressione, balbettava, piangeva, e smaniava. Quello di Schumann \u00e8, poi, un vero caso patologico: egli \u201csentiva le voci interiori\u201d che gli dettavano le note e i ritmi necessari per creare le composizioni musicali. Sua moglie Clara scrisse che il compositore a volte si svegliava durante la notte e sentiva le imprecazioni dei demoni che lo accusavano d\u2019essere un peccatore e gli predicevano l\u2019Inferno. Schumann sobbalzava e gridava impaurito affermando che \u201canimali feroci\u201d gli saltavano addosso e lo laceravano con i loro artigli. Anche Gaetano Donizzetti, a causa di una serie di sventure familiari, perse l\u2019estro creativo, e, sebbene, in seguito, la vena gli sia tornata con&nbsp;<em>La Figlia del reggimento<\/em>, con&nbsp;<em>Poliuto<\/em>&nbsp;e con&nbsp;<em>La favorita<\/em>, i dispiaceri e lo stress per i parziali insuccessi di&nbsp;<em>Don Sebastiano<\/em>, di&nbsp;<em>Caterina Cornato<\/em>&nbsp;e de&nbsp;<em>Il duca d\u2019Alba<\/em>, oltrech\u00e9 la non riuscita cura di una malattia che aveva contratta da tempo, la sifilide, affrettarono prima la sua paralisi e poi la sua demenza. Mali che gli fecero trascorrere, per un assurdo decreto prefettizio, un anno di segregazione presso una casa di salute di Ivry, fino a quando, per intervento di varie autorit\u00e0 politiche, gli fu concesso di tornare al paese natale, dove poco dopo mor\u00ec. Era affetto da vari sintomi ossessivi compulsivi il critico d\u2019arte e lessicografo inglese Samuel Johnson, il quale per molti anni della sua vita fu costretto, dalla sua malattia, ad eseguire dei lunghi rituali prima di poter essere libero di fare qualcosa di concreto nella sua giornata. A volte, il comportamento rituale si ripeteva quasi di continuo, in altri casi, invece, lo scrittore riusciva ad avere lunghi intervalli di quiete.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Precarie furono anche le condizioni mentali dello scrittore irlandese Jonathan Swift, uno degli spiriti pi\u00f9 rappresentativi del XVIII secolo. Il moralista che beffeggi\u00f2 le incongruenze umane fin\u00ec i suoi giorni in preda a crisi ossessive: all\u2019inizio era sembrata una&nbsp;<em>defaillance<\/em>&nbsp;della memoria, ma in seguito si rivel\u00f2 una crisi maniacale con perdita dell\u2019intelletto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nel poeta Jean Nicolas Arthur Rimbaud la severit\u00e0 educativa scaten\u00f2 ribellioni spietate e istinti autodistruttivi. Arthur, sottoposto all\u2019educazione ipocrita e sferzante della madre, donna severa, arcigna e incapace di vera tenerezza, consider\u00f2 la famiglia l\u2019annientamento di qualsiasi libert\u00e0. Sebbene assalito da paure ed ossessioni, Arthur a sedici anni, detestando la rigida educazione cattolica, sentendosi oppresso dall\u2019ambiente borghese, che riteneva stupido e meschino, esplose in una furiosa rabbia che gli fece rifiutare ogni regola. Contro la religione, che considerava la peggiore manifestazione della ipocrisia, Rimbaud scrisse parole durissime. Alla fine, colto da profondo disorientamento, fugg\u00ec a Parigi e and\u00f2 ad abitare a casa di Paul Verlaine. Ma nemmeno lontano da casa Rimbaud riusc\u00ec a cancellare il suo devastante passato. E sebbene non abbia accettato mai pi\u00f9 le regole che gli erano state imposte, e malgrado fosse vissuto fuori dagli schemi della odiata borghesia, Arthur non riusc\u00ec ad affrancarsi del tutto dalla societ\u00e0 che egli detestava. E cos\u00ec, dopo essere vissuto in Somalia, ad Aden, in Abissinia e nel Sudan, ancora vittima della schiavit\u00f9 della madre e malato di cancro, ritorn\u00f2 drammaticamente a casa. Al pari dell\u2019amico Rimbaud, l\u2019altro poeta \u201cmaledetto\u201d, Paul Verlaine visse in modo disordinato, nevrotico, da alcolizzato e da barbone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Lo scrittore Hermann Melville soffriva di violenti sbalzi d\u2019umore e passava da momenti di grande socializzazione a episodi di morbosa chiusura in se stesso, durante i quali non riusciva a lavorare, ossessionato dalla paura della morte e in preda al pi\u00f9 cupo pessimismo. Konrand Lorenz raccont\u00f2 che, quando era costretto a deviare le sue abitudini, manifestava un senso d\u2019insicurezza e un palese nervosismo. Infatti confess\u00f2 che, per esempio, se dopo avere percorso per un certo numero di giorni e in modo regolare le stesse strade per fare un certo tragitto, era costretto a prendere un altro itinerario, per arrivare allo stesso posto, provava un senso di ansiet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il poeta inglese Samuel Taylor Coleridge, genio precocissimo (si dice che a quattro anni avesse gi\u00e0 letto, e con profitto,&nbsp;<em>Le Mille e una notte<\/em>&nbsp;) considerato un prodigio di scienza e di filosofia, era affetto da malinconia ciclica e da stati visionari, che invano cerc\u00f2 di curare con l\u2019oppio. Su figlio Hartley, anch\u2019egli poeta, animo trasognato e decadente, si diede pure lui al bere, e visse gli ultimi anni della sua esistenza passando dalla depressione all\u2019ubriachezza. Percy Bysshe Shelly, le cui idee di libert\u00e0 ne fecero un esempio luminoso contro le banali convenzioni e un modello di avversione nei confronti di ogni dispotismo, era conosciuto come il poeta combattente perch\u00e9 partecip\u00f2, tra il 1820 e il 1821 a vari moti rivoluzionari. Ma Shelley fu tormentato tutta la vita da visioni, da attacchi isterici, e, molto probabilmente, anche da transitori deliri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Pur non ipotizzando che coloro che sono dotati di qualit\u00e0 artistiche eccezionali hanno una maggiore incidenza di problemi psichici della massa, bisogna constatare che nel furore creativo degli artisti a volte si intravede la psicopatologia. Kafka soffr\u00ec disagi psicologici e difficolt\u00e0 relazionali. Proust sopport\u00f2 gravi angosce e preoccupazioni ipocondriache. La depressione assal\u00ec a pi\u00f9 riprese sia Masaccio che Gauguin.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">All\u2019eccentricit\u00e0 molto vicina alla patologia non sono sfuggiti illustri spiriti come i poeti John Keats, George Gordon Byron e Heinrich Heine; come le scrittrici Florence Nightingale, Elizabeth Browning, Victoria Sackville-West, Annemarie Schwarzenbach; storici quali Michel Foucault ed Henri Pirenne, scrittori come Walter Scott , Robert Burns, Walt Witmann, musicisti come Gustave Malher, Cole Porter, tanto per citare alcuni esempi nel&nbsp;<em>mare magnum<\/em>&nbsp;della stravaganza delle personalit\u00e0 geniali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il poeta boemo Rainer Maria Rilke, che diede una svolta profonda nel gusto letterario del suo tempo, visse sul limite del baratro schizofrenico. E particolare fu anche l\u2019esperienza del poeta francese Henri Michaux, che, abbandonati gli studi di medicina, s\u2019imbarc\u00f2 in un cargo e s\u2019adatt\u00f2 a fare anche umili mestieri, con l\u2019unico scopo di vivere una vita diversa dalla solita monotonia \u201cborghese\u201d e tirare fuori il proprio estro poetico. Ma la poesia non lo appag\u00f2, e Michaux cerc\u00f2 di esplorare fino in fondo il rapporto che c\u2019era tra ci\u00f2 che gli pulsava dentro e la l\u2019alterazione mentale. Cos\u00ec egli, con l\u2019assunzione controllata di allucinogeni, si procur\u00f2 \u201cturbamenti sorvegliati\u201d, \u201cper scoprire i sintomi profondi della psicosi\u201d che, era convinto, fosse in lui, come in ogni altra persona creativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Michaux credette di riconoscere dentro di s\u00e9 i sintomi del disturbo mentale dopo avere ingerito fortuitamente una dose di mescalina, e si convinse che ogni individuo possiede dentro di s\u00e9 i pericolosi percorsi del delirio, basta solo sollecitarli. In seguito Michaux speriment\u00f2, assumendo sperimentalmente quella sostanza allucinogena, tutta la gamma delle sensazioni che fanno parte del mondo della squilibrio mentale e, da personalit\u00e0 altamente creativa qual era, lavor\u00f2 al suo progetto fino ad ottantaquattro anni compiuti, redigendo di volta in volta le sue varie scoperte nel campo del pensiero psicotico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nelle sue<em>&nbsp;Memorie di un neuropatico,<\/em>&nbsp;il presidente di Corte d\u2019Appello di Dresda in pensione, Daniel Paul Schreber, sebbene malato di mente, pot\u00e9 narrare i deliri paranoici che lo affliggevano, raccontando, con dovizia di particolari, l\u2019insorgere e il progredire del suo male. L\u2019opera che Schreber pubblic\u00f2 a proprie spese nel 1903 fu segnalata da Jung a Freud nel 1910 e indusse lo psichiatra viennese a studiare il caso analiticamente, riportando le osservazioni a proposito della malattia di Schreber in un famoso lavoro sulla paranoia. Freud ritenne che Schreber, malgrado fosse tanto malato, avesse una personalit\u00e0 di alto livello spirituale, e che fosse un intelletto insolitamente acuto e capace di finissime osservazioni psicopatologiche; insomma, secondo il padre della psicoanalisi, nella personalit\u00e0 di Schreber, convivevano senza intralciarsi lo scrittore e il paranoico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nella raccolta di racconti dal titolo&nbsp;<em>Kleisleriana,<\/em>&nbsp;di Ernst T. A. Hoffmann, lo scrittore, musicista e poeta tedesco che visse suggestionato da fenomeni telepatici, convinto di essere in grado di operare lo sdoppiamento del proprio Io, e di potere autoipnotizzarsi, rievoca immaginazioni raccapriccianti e cupe fantasie. Dando vita a paurosi e grotteschi fantasmi, il narratore trasforma l\u2019esistenza in uno smarrimento e in una afflizione continua, in un perenne terrore di perdere la ragione. Nei racconti citati, l\u2019angoscia diventa rapimento estatico, esaltazione profonda dell\u2019animo umano e da questa esplosione evocativa, emergono i motivi centrali da cui era ossessionato Hoffmann: la telepatia, lo sdoppiamento psichico e gli stati patologici della psiche, temi che egli descrisse con l\u2019intento di terrificare i lettori. L\u2019effetto \u00e8 originale, ma lo psichiatra che avesse potuto analizzare Hoffmann, avrebbe certamente diagnosticato in quelle fantasmagorie spettrali, i segnali inquietanti di un animo turbato. E Hoffmann insist\u00e9 sul tema dello smarrimento della ragione anche in un\u2019altra opera,&nbsp;<em>Il mago Sabbiolino<\/em>, in cui descrive le turbe mentali del protagonista innamorato di una bambola meccanica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Lo scrittore austriaco Joseph Roth, fortunato autore di molti successi come&nbsp;<em>La leggenda del santo bevitore<\/em>,&nbsp;<em>La marcia di Radetzky, Hotel Savoy<\/em>&nbsp;e<em>&nbsp;Fuga senza fine<\/em>, fin\u00ec i suoi giorni di clochard, suicida a Parigi. Il suo fu quasi un destino di famiglia: il padre di Roth, era morto alcolizzato in un ospedale psichiatrico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Joseph Roth era nato in Galizia e sin da ragazzo si rivel\u00f2 subito come uno spirito depressivo, misticheggiante e mitomaniaco, tant\u2019\u00e8 che nei suoi libri e nella sua vita egli esib\u00ec la progressiva sconfitta dell\u2019uomo davanti all\u2019esistenza. Herman Kesten, nella biografia dello scrittore, lo ricorda, ormai ridotto un barbone, vagare per Parigi in preda all\u2019alcol.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Figura inquietante e singolare fu anche quella del poeta portoghese Fernando Pessoa, la cui personalit\u00e0 anzi, le cui personalit\u00e0, sia letterarie che psicologiche, furono molteplici, quasi a indicare una scissione dell\u2019Io (il poeta fu anche ricoverato in una clinica per qualche tempo per una crisi depressiva).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ad ogni libro che scrisse, Pessoa si attribu\u00ec un diverso pseudonimo, come a voler significare che era stata una&nbsp;<em>sezione<\/em>&nbsp;della sua personalit\u00e0 ad aver creato quell\u2019opera. E, cosa ancor pi\u00f9 singolare, che mostra non solo la molteplicit\u00e0 della personalit\u00e0 artistica del poeta, ma anche, in qualche modo, il frantumarsi dell\u2019uomo reale in tante personalit\u00e0 diverse, Pessoa redasse, per la presentazione di ognuna dei suoi lavori, una biografia distinta ed indipendente del fittizio autore, a volte del tutto diversa e in contrasto con le altre. Poich\u00e9 la produzione del poeta portoghese vide la luce quasi tutta postuma, la sua decisione di scindere i diversi aspetti della propria personalit\u00e0 d\u2019autore sotto nomi fittizi, fece credere che le varie opere alle quali Pessoa attribu\u00ec nomi di autori presi dalla fantasia (Alvaro de Campos, Alberto Caerio, Bernardo Soares, Riccardo Reis, Antonio Pacheco), fossero davvero da attribuire ad altrettante persone reali, e solo in seguito si seppe che erano \u201cproiezioni\u201d psicologiche di uno stesso scrittore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Karl Jaspers in uno studio condotto sulla personalit\u00e0 e le opere del drammaturgo Johan A. Strindberg, le cui opere (come nel caso de&nbsp;<em>Il gioco del sogno&nbsp;<\/em>e&nbsp;<em>Tempesta<\/em>) privilegiano l\u2019immaginario e gli aspetti pi\u00f9 sconnessi della vita, al posto del reale e della logica, descrive lo scrittore svedese, come ipersensibile, timoroso di sbagliare, particolarmente vulnerabile alle pressioni esterne, e affetto da un \u201cIo\u201d malfermo, e predisposto alla teatralit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Johan August Strindberg soffriva di somatizzazioni allo stomaco, aveva insonnia accentuata e, ci\u00f2 che pi\u00f9 conta, era affetto da deliri di persecuzione, per cui si deline\u00f2, nei suoi confronti, una diagnosi di schizofrenia. Il rapporto del drammaturgo svedese con le donne fu problematico e ambiguo, come testimonia uno degli scritti che compongono la sua autobiografia in cui descrive la deleteria e contrastata relazione con la prima moglie, la baronessa Siri von Essen ; eppure, malgrado le sue esperienze deliranti, le sue allucinazioni, quando Strindberg creava non perse mai il senso critico e rimase sempre autore di altissima qualit\u00e0 drammatica. E cos\u00ec, sebbene questi sintomi inquietanti facessero parte indissolubile del suo universo mentale, Strindberg fu un apprezzato drammaturgo e un letterato di primo piano. E ci\u00f2 fu dovuto al fatto che, malgrado tutto, lo scrittore svedese non perse mai la facolt\u00e0 di riflettere, e a dispetto dei suoi sintomi spettacolari, la sua personalit\u00e0 non rimase n\u00e9 isolata, n\u00e9 avulsa dal mondo, n\u00e9 separata dal reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Umberto Galimberti, riferendosi proprio allo scrittore svedese, afferma che bisognerebbe rivedere l\u2019opinione secondo cui la malattia mentale rappresenta solo il disfacimento emotivo e psicologico. Del resto, un pizzico di follia, afferma Galimberti, probabilmente, si trova anche nell\u2019uomo comune. Di ci\u00f2 \u00e8 convinta anche la scrittrice Mary McCarthy, che fa dire a un personaggio del suo romanzo&nbsp;<em>Il Gruppo<\/em>: \u201cTutti i neurotici sono piccoli borghesi. E viceversa. La pazzia \u00e8 troppo rivoluzionaria per loro. Non sono capaci di arrivare fino in fondo. Noi pazzi siamo gli aristocratici delle malattie mentali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Karl Jaspers s\u2019interrog\u00f2 sulla possibilit\u00e0, che arte e sregolatezza, in alcuni casi, avessero un percorso parallelo. Quando egli analizz\u00f2 le opere e la personalit\u00e0 del filosofo Emanuele Swedenborg trov\u00f2 che, sebbene quell\u2019autore avesse reagito al clima in cui era vissuto, era rimasto in bilico tra empirismo e misticismo. Questa sua complessa e tormentata esistenza fu la molla che mise in moto la creativit\u00e0 ma anche la malattia mentale del filosofo svedese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Swedenborg, quando era stato oramai riconosciuto come scienziato di rango, cominci\u00f2 ad avere visioni. Agli inizi, egli ritenne che questi disturbi fossero \u201cuna estrosa esperienza\u201d, e ne parl\u00f2 anche in pubblico; ma, accortosi ben presto che il suo stato mentale destava sospetti, divenne cauto, \u201cper evitare di essere considerato matto\u201d. Il filosofo affid\u00f2 ai suoi diari le descrizioni suggestive delle \u201cvisioni\u201d e della allucinazioni che \u201clo portavano verso l\u2019Infinito\u201d. Alla fine, in cerca di pace, Swedenborg, si chiuse in se stesso e consacr\u00f2 la sua vita alla teosofia e alla religione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il musicista Michail Ivanovic Glinka, che con tanto entusiasmo diede vita alla corrente orientale della musica russa e cerc\u00f2 di riformare il canto ecclesiastico russo, quando si sent\u00ec profondamente amareggiato dall\u2019incomprensione dei suoi compatrioti, cadde in depressione. A causa della sfiducia che s\u2019era impadronita di lui, per anni non compose pi\u00f9 nulla, e solo verso la fine della sua vita torn\u00f2 in qualche modo ad essere creativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In preda a incubi e visioni fu spesso anche Edgard Allan Poe. Lo scrittore americano visse un\u2019esistenza disordinata, dedito all\u2019ubriachezza e ad insensate avventure economiche che lo mandarono sul lastrico. Poe alternava periodi di delirante perdita della ragione a stati di lucidit\u00e0. E se tale genere di vita non pu\u00f2 essere definita esemplare, fu forse proprio questo disordine, questo vagabondaggio psicologico, questa mancanza del senso delle radici che fecero maturare in Poe un modo di narrare nuovo che apr\u00ec inedite prospettive nella letteratura americana. Scrisse Poe ad un amico: \u201d Mi hanno definito pazzo, ma non \u00e8 ancora risolto il problema se la follia sia o meno la forma pi\u00f9 elevata di intelligenza, se molto di ci\u00f2 che \u00e8 illustre, se tutto ci\u00f2 che \u00e8 profondo, non sgorghi da una malattia del pensiero, da atteggiamenti della mente esaltati a spese dell\u2019intelletto generale\u201d. Poe, considerato il padre di quel genere narrativo del terrore che verr\u00e0 chiamato \u201cgiallo\u201d, per ironia della sorte, come accadeva ai protagonisti nei suoi romanzi, fu trovato moribondo in una strada di Baltimora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Altra vicenda amara fu quella che travolse l\u2019autore de&nbsp;<em>Il giardino dei Finzi-Contini<\/em>. Dalla moglie e dai figli di Giorgio Bassani fu chiesta l\u2019interdizione dello scrittore perch\u00e9 gli fu diagnosticata una demenza progressiva. Ma se, sul principio, questa vicenda ebbe il sapore di una&nbsp;<em>querelle<\/em>&nbsp;familiare dovuta a contrasti patrimoniali, in seguito, Bassani, uno dei migliori scrittori italiani del dopoguerra, fu sempre pi\u00f9 \u201cfuori di testa\u201d, tanto che, pare, non riuscisse a riconoscere e a ricordare nulla del suo passato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Una vicenda a cavallo tra il giallo e la manifestazione di squilibrio \u00e8 quella che vide protagonista il filosofo e scrittore Louis Althusser, pensatore conosciuto in tutto il mondo e quasi un mito nella Francia del Novecento. Althusser ebbe una giovent\u00f9 travagliata; fu oppresso dalla madre, sub\u00ec una serie di ricoveri psichiatrici causati anche dagli eventi bellici e da&nbsp;<em>traumi esistenziali<\/em>. A trent\u2019anni conobbe e spos\u00f2 la vivace H\u00e9l\u00e8ne, che, affetta da gravi turbe emotive, era per\u00f2 di intelligenza spumeggiante. La donna avvi\u00f2 lo scrittore al sesso, all\u2019ateismo, alla politica e alla libert\u00e0 di pensiero. Althusser in una delle \u201cconsuete sedute in cui praticava alla donna la fisioterapia\u201d, mentre massaggiava il collo della moglie, che giaceva mollemente a letto, non s\u2019accorse che ella aveva ormai gli occhi fissi e la lingua uscita tra le labbra. Quando s\u2019accorse di ci\u00f2 che era accaduto, Louis inorridito balbett\u00f2 in preda alla disperazione: \u201cHo strangolato H\u00e9l\u00e8ne?!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Dopo essere stato arrestato, il filosofo, che era in stato confusionale, venne ricoverato in un ospedale psichiatrico. Ma quell\u2019uxoricidio rimase un gesto di stampo pirandelliano: in realt\u00e0, difatti, non si pot\u00e9 mai appurare se si fosse trattato di una disgrazia o di omicidio intenzionale o preterintenzionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Per parte sua, Althusser dichiar\u00f2 che non poteva escludere nessuna ipotesi perch\u00e9, disse, in quel frangente, la sua mente aveva avuto un vuoto, uno smarrimento o, forse, una distrazione. In seguito, la creativit\u00e0, che era in lui, rimase sempre fervida, lo aiut\u00f2 a venire fuori dalla depressione causata da quella tragedia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Un altro famoso scrittore, l\u2019americano William Burroughs, si trov\u00f2 coinvolto in una vicenda altrettanto inquietante, anche se forse, pi\u00f9 paradossale. Il romanziere, che era spesso affetto da crisi depressive, cercava di attenuare la propria angoscia accompagnandosi a giovani efebi. A volte, per fronteggiare la disperazione, s\u2019imbottiva di droga. Nel 1951 un evento tragico segn\u00f2 la sua vita: egli uccise con un colpo di pistola la moglie Joan Vollmer alla presenza del figlioletto. Burroughs sostenne per\u00f2 che s\u2019era trattato d\u2019un incidente. Egli afferm\u00f2, infatti, che stava \u201cgiocando\u201d, come aveva fatto altre volte, al Guglielmo Tell, e che, mentre puntava l\u2019arma contro la donna, era partito un colpo accidentalmente. Come nei libri di Burroughs s\u2019incontrano personaggi allucinati, anche quell\u2019incidente sembr\u00f2 una delle strambe storie narrate dallo scrittore. William Burroughs venne processato ed espulso dal Messico; ma lo psicologo H. F. Heyson, nominato dal Tribunale, aveva invece proposto che lo scrittore fosse ricoverato in manicomio. In seguito, Burroughs, dopo essersi stabilito a Tangeri, scrisse i suoi libri migliori:&nbsp;<em>La scimmia sulla schiena<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Il pasto nudo<\/em>. Lo scrittore confess\u00f2 che aveva lavorato freneticamente ai suoi romanzi per \u201cdimenticare\u201d ci\u00f2 che era accaduto a Citt\u00e0 del Messico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La serie degli autori che in un modo o nell\u2019altro hanno avuto a che fare con crisi psichiche \u00e8 molto nutrita.&nbsp;<em>Tutto il pane del mondo<\/em>&nbsp;\u00e8 la cronaca di una vita passata tra l\u2019anoressia e la bulimia. L\u2019autrice, del romanzo, Fabiola De Clerq, ha vissuto sia l\u2019una che l\u2019altra patologia, ed ha scritto con minuzia di particolari la cronaca della sua malattia. Il libro \u00e8 diventato uno dei pi\u00f9 sconcertanti documenti sul caso ed un prezioso aiuto per quanti vivono o hanno vissuto tale esperienza o convivono con persone affette da questa patologia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Anche<em>&nbsp;La Matta<\/em>&nbsp;\u00e8 un romanzo frutto di esperienza personale: l\u2019autrice, la statunitense Joyce MacIver, descrive l\u2019esistenza di una giovane incapace di controllare i propri impulsi e di proteggere il proprio corpo. Il libro \u00e8 l\u2019amara autobiografia, in forma di diario intimo, di una donna condannata a diventare vittima di uomini brutali. L\u2019autrice confessa che nel romanzo&nbsp;<em>La Matta<\/em>&nbsp;sono descritti i sette anni pi\u00f9 difficili della sua vita. Ed inoltre, nella protagonista del romanzo, la MacIver ha compendiato tutte le donne che finiscono per diventare matte a causa degli stress procurati da un mondo crudele e senza amore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Sulla medesima lunghezza d\u2019onda, \u00e8&nbsp;<em>Viaggio attraverso la follia<\/em>&nbsp;che Mary Barnes ha scritto con l\u2019aiuto di un giovane psichiatra, Joseph Berke. Nel libro \u00e8 raccontato il doloroso cammino di una quarantenne che cerca di recuperare la propria \u201c<em>ratio<\/em>\u201d e di uscire dall\u2019inferno dell\u2019alienazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Karl Jaspers ipotizz\u00f2 che da alcuni disturbi mentali, possono nascere opere incomparabili \u201ccos\u00ec come una perla nasce dal difetto di una conchiglia\u201d. Secondo quel filosofo- psichiatra la esaltazione psichica non solo non intacca la creativit\u00e0 ma non appanna nemmeno il giudizio critico indispensabile per portare avanti un\u2019opera d\u2019arte. A sostegno di questa tesi Jaspers afferma che il decorso della malattia mentale di Van Gogh corrisponde ai vari cambiamenti dell\u2019intensit\u00e0 e dello stile creativo del pittore. Van Gogh, sempre a parere del filosofo tedesco, rimase critico ed obbiettivo anche durante i periodi pi\u00f9 gravi della sua patologia, il che farebbe supporre, che, malgrado la malattia, gli sia rimasto un permanente equilibrio nell\u2019apprezzamento della propria creativit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Uno dei massimi geni della danza del primo Novecento, Vaslav Nijinsky, grande ballerino e coreografo, ha scritto pagine sconvolgenti nel proprio diario. All\u2019opera Nijnsky affid\u00f2 il suo ultimo urlo creativo, prima di precipitare nel delirio. Nijnsky, grande interprete e ideatore di balletti, realizzati in modo leggendario, come&nbsp;<em>Sacre du Printemps&nbsp;<\/em>e&nbsp;<em>L\u2019apr\u00e8s midi d\u2019un faune<\/em>, nelle pagine del suo&nbsp;<em>Diario<\/em>, confess\u00f2 di sentire delle voci, di dialogare con esse, di provare strane sensazioni extracorporee, e di percepire come se il proprio Io \u201candasse in pezzi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il \u201ccaso\u201d Nijinsky, la sua lucidit\u00e0 artistica e la sua esaltazione appassionarono i pi\u00f9 grandi psichiatri del tempo, da Binswanger ad Adler, da Bleuer (il quale gli diagnostico la schizofrenia), a Sigmund Freud che studi\u00f2 attentamente il caso. Questo genio della danza, che interpret\u00f2 magistralmente&nbsp;<em>Spectre de la rose<\/em>, il&nbsp;<em>Fauno<\/em>, il burattino di&nbsp;<em>Petrushka<\/em>, per anni si nascose dietro quei personaggi sperando che con quella trasfigurazione emotiva potesse raggiungere la catarsi; ma egli purtroppo tent\u00f2 invano di sfuggire e di evadere dalla banalit\u00e0 del quotidiano e dai guai personali. Dopo la disperazione per la rottura col suo grande amore, il giovane Sergej Djaghilev, il ballerino cerc\u00f2 un poco di pace sposando Romola de Pulszky, donna intelligente e comprensiva che seppe prendersi cura di lui per tutta la vita. Ma, come scrisse in proposito C. G. Jung, che conosceva la vicenda del ballerino, l\u2019esaltante esperienza umana e artistica di Nijinsky era troppo grande per essere fronteggiata dalla carente preparazione culturale, e dalla fragile conformazione psichica dell\u2019artista, sicch\u00e9, alla fine, Nijinsky \u201cand\u00f2 in mille pezzi come un vaso\u201d. La vita di Nijinky ripropose dunque il dibattito sul rapporto tra la malattia mentale e la creativit\u00e0. E a proposito della vita del ballerino russo, Jung si chiese: \u201cSi pu\u00f2 chiamare questa una malattia? \u00c8 una domanda alla quale mi guarderei bene di rispondere\u201d. Jung era inoltre del parere che la follia non sia una necessit\u00e0 indispensabile per la produzione artistica; egli riteneva che, tutto al pi\u00f9, un pizzico di esaltazione possa diventare, in qualche caso, elemento propulsore o deflagrante, ma non per questo essa \u00e8 la condizione essenziale dell\u2019opera d\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Del resto, ogni persona creativa, ogni artista, proprio perch\u00e9 pi\u00f9 sensibile, pi\u00f9 attento e pi\u00f9 concentrato in una intensa attivit\u00e0 intellettuale, possiede come un sismografo emotivo molto reattivo e, forse anche pi\u00f9 fragile della media, per cui ha un grado di sopportazione limitata e proprio per tale motivo \u00e8 soggetto a dubbi, stati d\u2019animo, ossessioni, angosce ed egoismi smodati, che rientrano anche nel quadro della psicopatologia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Emblematica \u00e8 pure la \u201cconfessione\u201d di Roland D. Laing, il grande psichiatra scozzese, colui che diede una svolta alla psichiatria contemporanea, il quale racconta che sin da ragazzo era affetto da un\u2019asma psicosomatica, disturbo che gli rimase anche quando divenne una celebrit\u00e0. \u201cLe conferenze mi terrorizzavano: me la facevo addosso, cominciavo a tremare, mi andava via la voce, perdevo il filo di quello che stavo cercando di dire, mi prendeva un attacco d\u2019asma sul palco\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Una grave crisi psichico-esistenziale coinvolse la scrittrice Agata Christie che, dopo un forte stress, causatole da una vicenda personale, scomparve per diversi giorni, senza dare notizie di s\u00e9. La polizia la trov\u00f2 che vagava in stato confusionale in un viale dei giardini pubblici e la riaccompagn\u00f2 a casa, ma la scrittrice non seppe dire mai dov\u2019era stata in quei giorni e cosa avesse fatto in tutto quel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Altro esempio di crisi esistenziale e depressiva \u00e8 quella della scrittrice Margaret Drabble, autrice di vari romanzi, la quale ha dichiarato di avere ereditato in pieno \u201cla grave malinconia materna\u201d. Infatti, sua madre, laureata a Cambridge e ottima studiosa, quando sub\u00ec il divieto di salire in cattedra, che allora vigeva per le donne sposate, addolorata per l\u2019assurdo spreco del proprio talento, fin\u00ec i suoi giorni in una tetra depressione. Inoltre, Margaret Drabble \u00e8 stata protagonista assieme alla sorella, anch\u2019essa scrittrice e conosciuta con lo pseudonimo artistico di Antonia Byatt, di una lunga&nbsp;<em>querelle<\/em>&nbsp;di gelosie, di rivalit\u00e0 e di invidie causate dal fatto che entrambe fanno lo stesso mestiere, e tutto questo, a suo dire, l\u2019avrebbe reso ancor pi\u00f9 pessimista e sfiduciata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In quanto al romanziere Rudolf Ditzen, conosciuto con lo pseudonimo di Hans Fallada, egli ebbe una giovent\u00f9 rattristata dal senso di colpa causatogli dall\u2019avere ferito gravemente a duello un compagno di studi. Quel dolore spinse Hans a tentare il suicidio e, in seguito, peggiorate ancor pi\u00f9 le sue condizioni, venne ricoverato in una clinica per malattie nervose. Da quella situazione esistenziale cos\u00ec compromessa, lo scrittore venne fuori, oltre che con cure appropriate, anche grazie all\u2019aiuto di una donna, Anna Lorten che, come egli afferm\u00f2, \u201caveva ridato la speranza ad un uomo che era senza pi\u00f9 speranza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Alcune coppie di artisti famosi, come quelle formate da Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao, da Pitigrilli e Amalia Guglieminetti, dalla poetessa Sylvia Plath e dal marito Ted Hughes, della scrittrice Iris Murdoch e dal critico John Bayley, e quella omosessuale costituita da Vita Sackville e Virgina Woolf, sono state una mistura esplosiva perch\u00e9, essendo rappresentate da personalit\u00e0 molto creative, nessuno dei partner che componeva il m\u00e9nage accett\u00f2 mai alcuna intrusione nel proprio lavoro, nemmeno da parte del compagno o della compagna. Molte di queste coppie vissero la loro unione disturbata dall\u2019invidia, dal rancore e dalla stizza per la reciproca concorrenza artistica, ed hanno posto fine, in un modo o nell\u2019altro, burrascosamente alla loro relazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La vicenda Scarfoglio-Serao si trasfer\u00ec, tra diatribe e rancori, in tribunale, e cos\u00ec pure la burrascosa unione Pitigrilli-Guglielminetti, ma in questo caso, la poetessa fin\u00ec, per qualche tempo, in manicomio. La coppia Sackville-Woolf, ebbe un tragico epilogo col suicidio di Virgina. E stessa fine si diede la Plath. In quanto ad Iris Murdoch, splendida artista ma impietosamente contrastata dal marito, la sua mente si perse definitivamente nelle nebbie dell\u2019Arzheimer.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma la coppia pi\u00f9 folle fu quella formata dai coniugi Francis Scott Fitzgerald e dalla moglie Zelda Sayre, entrambi dotati di quel genere di carattere che Freud defin\u00ec&nbsp;<em>fallico-narcisista<\/em>, cio\u00e8 egocentrico, plateale, sempre in cerca di notoriet\u00e0 e continuamente proteso ad attrarre l\u2019attenzione della gente con qualsiasi mezzo. Con un simile programma di vita, era inevitabile che i due corrodessero in breve le loro esistenze, tanto pi\u00f9 che entrambi erano dediti all\u2019alcol. Francis e Zelda vissero la loro breve stagione artistica e umana in un radicale anticonformismo, in un\u2019atmosfera anticonvenzionale ma nel contempo apertamente autodistruttiva. E cos\u00ec, malgrado i grandi successi letterari, dopo anni di sperperi economici, vissuti nel lusso e tra una sbornia e l\u2019altra, le personalit\u00e0 dei coniugi Fitzgerald arrivarono ad uno stato di quasi totale disintegrazione. Francis era in continua lotta col l\u2019alcolismo e Zelda, la pi\u00f9 debole dei due, fin\u00ec definitivamente in una clinica per malattie mentali. Lo scrittore che era stato il simbolo dell\u2019et\u00e0 del jazz, e che, all\u2019uscita del suo primo romanzo, aveva venduto 40.000 copie in un paio di settimane, mor\u00ec in povert\u00e0 a soli 44 anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nevrotico e tormentato fu anche Thomas Mann. Egli approfitt\u00f2 sfacciatamente della signora Mayer, moglie di un industriale americano e sua grande ammiratrice, la quale, affascinata dalle sue opere, lo adorava. Mann si mostr\u00f2 interessato alla Mayer quel tanto che bastava per ottenere l\u2019aiuto finanziario che ella non gli neg\u00f2 mai. Ma il romanziere tedesco non confess\u00f2 mai all\u2019amica la propria omosessualit\u00e0, motivo per cui non volle mai incontrarla. Infatti, Mann era terrorizzato che si venisse a conoscere la sua particolarit\u00e0 sessuale, e paventando questo, aveva non poche angosce. All\u2019amica, Mann, propin\u00f2 la romantica idea di un\u2019amicizia escusivamente epistolare, senza un incontro fisico tra loro, \u201cperch\u00e9 ci\u00f2 rendeva pi\u00f9 puro il rapporto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La Mayer, lusingata di tanta \u201cfinezza d\u2019animo\u201d, accett\u00f2 la condizione imposta dall\u2019amico, e, ignara dei veri motivi che avessero spinto il suo idolo a fare quella scelta, non chiese mai di incontrarlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Cecil Todes, un medico sudafricano, psicanalista allievo di Anna Freud, che esercitava in Inghilterra, colpito a 39 anni dal morbo di Parkinson, ha raccolto in un volume le sue esperienze psichiche. L\u2019avere annotato con cura il decorso della malattia, scrivendo quotidianamente tutte le sue sensazioni di malato, \u00e8 stata la forza propulsiva e creativa che gli ha consentito di fronteggiare quel grave problema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Bisogna allora interrogarsi se la malattia mentale in qualche caso non divenga motore inconsapevole della creativit\u00e0 e spinga la mente ad espandersi oltre i confini nei quali, la persona \u201cnormale\u201d non s\u2019addentra. Wilhelm Reich si spinse oltre i confini della scienza con le sue sperimentazioni. Egli annunzi\u00f2, partendo dalla sua forse un po\u2019 troppo bislacca teoria dei&nbsp;<em>bioni&nbsp;<\/em>di avere scoperto un metodo per assorbire le \u201cradiazioni cosmiche\u201d, che impiegava sui suoi pazienti. Questa affermazione fece scattare un\u2019indagine da parte del tribunale. Reich rifiut\u00f2 con disprezzo qualsiasi ingerenza della Corte nel suo operato, e venne condannato a due anni. Fin\u00ec i suoi giorni in carcere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>Girl interrupted<\/em>&nbsp;\u00e8 un libro autobiografico, interessantissimo, scritto da Susanna Kaysen, che fu un best-seller, e che rievoca il periodo trascorso dall\u2019autrice, appena diciassettenne, in una clinica psichiatrica dopo un tentativo di suicidio. Il libro narra fatti che accaddero intorno agli anni della contestazione giovanile (1967-69 circa), epoca di inquietudini, di incertezze esistenziali, di confusioni di ruoli e di ricerca dei diritti e delle libert\u00e0 della persona, in cui una giovane, l\u2019autrice, travolta dalle incertezze sulla propria identit\u00e0 e in dubbio su ci\u00f2 che \u00e8 la vita, finisce col ritenersi davvero matta e si fa internare, per poter ritrovare se stessa. Susanna \u00e8 un test interessante perch\u00e9 descrive mirabilmente l\u2019esperienza delirante, con introspezioni e riflessioni geniali, a volte anche autoironiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ed allora, analizzando tante opere esemplari, ci si chiede se sia possibile ipotizzabile che genio e follia facciano parte di una struttura mentale similare, in cui la prima \u00e8 la facciata favorevole, e l\u2019altra quella negativa. La pulsione \u201cgeniale\u201d talvolta \u00e8 simile alla ossessione e spinge l\u2019artista alla creativit\u00e0, alla smisurata ambizione, al tormento intellettivo; tutte situazioni equivalenti della esaltazione mentale. E cos\u00ec, sulla base di queste considerazioni, dopo aver parlato di creativi folli, passiamo ad esaminare alcuni casi di folli che sono diventati creativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Uno di questi \u00e8 Mattio Lovat, che, troppo povero per mantenersi al seminario, non divenne prete, come avrebbe desiderato, ma calzolaio. Ricoverato nel manicomio di San Servolo, perch\u00e9, a causa della sua&nbsp;<em>malinconia religiosa<\/em>, si era castrato e crocefisso, Lovat divenne famoso per la memoria indirizzata al tribunale di giustizia e per le notazioni che scrisse sulla sua degenza e sul suo stato mentale. La sua \u201clucidit\u00e0\u201d giuridica e morale fu a tal punto sensata che scrisse al tribunale annunziando che per volont\u00e0 divina sarebbe dovuto morire in croce. In questo modo scagionava e preveniva qualsiasi sospetto affinch\u00e9 la responsabilit\u00e0 della sua morte non ricadesse su persone innocenti. Il suo caso venne presentato alla comunit\u00e0 scientifica da Cesare Ruggieri. Altra vicenda emblematica \u00e8 quella di Martino Mosca, ospite anch\u2019egli, a pi\u00f9 riprese, di vari manicomi, che analizz\u00f2, in alcune pagine, con competenza, la propria malattia. Egli, nella corrispondenza col Priore di San Servolo descrive e analizza con lucidit\u00e0 la propria malattia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il conte Carlo Abriani, che a causa delle sue crisi mentali venne internato in una struttura manicomiale, scrisse alla direzione di polizia criticando le condizioni in cui vivevano i degenti, stigmatizzando l\u2019assistenza medica e contestando la legittimit\u00e0 di alcune procedure d\u2019internamento con espressioni memorabili. Pagine molto toccanti redasse anche il nobile inglese John Thomas Perceval, figlio del Primo Ministro di Sua Maest\u00e0, che, contro la sua volont\u00e0, a 29 anni, venne rinchiuso in manicomio. Nei suoi diari, opera in 2 volumi, dal titolo<em>&nbsp;A Narrative<\/em>, Perceval racconta i meccanismi dei suoi incubi, le sue allucinazioni, i tormenti e i suoi deliri, descrivendo mirabilmente la sensazione di \u201cscollamento\u201d e quello \u201cstare in due posti contemporaneamente\u201d che era il risultato della&nbsp;<em>desincronizzazione<\/em>&nbsp;della sua mente dal suo corpo. In seguito, a mano a mano che la sua psicosi si quietava, Perceval intravide una possibilit\u00e0 di guarigione e scrisse lettere di fuoco ai giornali e al governo, criticando la situazione in cui vertevano i malati mentali e chiedendo una assistenza pi\u00f9 umana. Perceval fu infatti uno dei primissimi oppositori al ricovero manicomiale. Altro caso emblematico quello di John Custance, che soffr\u00ec di ripetuti cicli di mania e di depressione, e che scrisse, su consiglio del proprio psichiatra, quello che divenne un importante studio sulla sua malattia,<em>&nbsp;Wisdom, Madness and Folly<\/em>, opera molto apprezzata da vari psichiatri del tempo e in particolare da Jung che lo invit\u00f2 a Zurigo perch\u00e9 voleva conoscere l\u2019autore di quell\u2019interessante volume. Dopo l\u2019incontro con lo psichiatra svizzero, Custance afferm\u00f2 d\u2019avere avuto una occasione meravigliosa, che gli aveva dato una grande carica. A proposito di lui Henri Michaux ebbe a dire: \u201cSono davvero rari i pazzi all\u2019altezza della loro follia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Silvano Arieti riferisce di una poetessa che sperimentava occasionalmente stati schizofrenici, le cui poesie a volte rassomigliavano a \u201cinsalate di parole\u201d mentre altre volte avevano una genuina bellezza. Tuttavia, dice Arieti, queste poesie erano sempre di difficile comprensione, \u201ccome gran parte della poesia moderna\u201d, ed erano a volte delle metafore poetiche a volte delle osservazioni deliranti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Darold H.Treffert, nel suo saggio&nbsp;<em>Isole della mente<\/em>&nbsp;esamina alcuni casi di&nbsp;<em>idiots savants,<\/em>&nbsp;di persone cio\u00e8 che, malgrado i loro handicap psichici, hanno mostrato di essere straordinarie, dotate di geniali facolt\u00e0. Si tratta ora di un ragazzo incapace di comunicare anche le idee pi\u00f9 elementari, ma dotatissimo nell\u2019estrarre la radice quadrata di cifre ad otto zeri, ora di una cerebrolesa con non comuni attitudini musicali, ora di un giovane dal quoziente intellettivo inferiore a cinquanta e pur nondimeno capace di creare perfette opere d\u2019arte con la creta. E tutto questo, in sintonia con l\u2019osservazione fatta dallo psichiatra Hans Asperger, il quale not\u00f2 e descrisse una sindrome, che poi prese da lui il nome, non tanto insolita, per cui individui con disturbi psichici gravi si dimostrano per altri versi dotati, fino ad apparire dei talenti, e ci\u00f2 malgrado le loro imperfette capacit\u00e0 mentali generali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Un caso sul quale la scienza ancora non s\u2019\u00e8 pronunziata ma che si presenta interessante, quanto meno come fatto di cronaca, \u00e8 quello posto all\u2019attenzione dal giornale Le Monde, e riportato da La Stampa. Si tratta dell\u2019edizione di un libro dal titolo&nbsp;<em>La bambina porcospino<\/em>, che, edito in Germania nel settembre del 1999, e tradotto in francese dalle Editions Imago nel dicembre dello stesso anno, \u00e8 divenuto un best-seller. Questo libro \u00e8 una specie di autobiografia, che, pare, sia stata dettata, o \u00e8 meglio dire suggerita?, da Katia Rhode, una ragazza autistica di 28 anni, assistita da anni con un particolare metodo che favorisce la comunicazione, alla madre, una professoressa di lingue che lo ha \u201ctradotto\u201d in testo in modo leggibile. La ragazza, che abita ad Erkelenz, vicino Colonia, ricorda alla lontana il personaggio del film di Barry Levinson,&nbsp;<em>Rain Man<\/em>, ma \u00e8 pi\u00f9 chiusa nell\u2019handicap, pi\u00f9 ripiegata nel suo involucro di sofferenza, dal quale non \u00e8 mai uscita, non potendo vivere un\u2019esistenza che abbia una parvenza di normalit\u00e0. Appena nata Katia \u00e8 vissuta in una incubatrice, e, dopo un anno e mezzo, i medici diagnosticarono che la piccina era autistica e che aveva anche un ritardo mentale. In seguito, quando Katia divenne pi\u00f9 grande, la ortofonista Anne-Marie Vexiau riusc\u00ec a creare un ponte \u201csimbiotico\u201d con la ragazza, e questa \u201capertura\u201d psicologica ha funzionato a tal punto che anche la madre di Katia \u00e8 potuta entrare \u201cnel mondo\u201d della figlia, il che le ha consentito di poter annotare \u201ci sentimenti\u201d della ragazza e di tradurli in un libro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A questo punto c\u2019\u00e8 da chiedersi se si tratta di approccio prodigioso o di una mera illusione, nella quale \u00e8 caduta una madre che spera di capire la figlia handicappata. L\u2019articolista di Le Monde afferma che Alain-Julien Bella\u00efche, direttore di un centro che si occupa di giovani autistici, intervistato sul caso Katia Rhode, pur manifestando qualche scetticismo e una certa perplessit\u00e0 sull\u2019inquietante questione, ha tuttavia affermato che: \u201ca volte i soggetti&nbsp;<em>autistici<\/em>&nbsp;riescono a fare cose inimmaginabili\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>3 I personaggi \u201cmatti\u201d e la letteratura della follia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La pazzia \u00e8 dunque oggetto dell\u2019attenzione non solo degli studiosi del cervello, ma anche di scrittori, filosofi, musicisti e pittori. Nel mondo antico e in quello classico, invece, essa suscitava scarsa interesse perch\u00e9 l\u2019arte era considerata espressione di sentimenti corali, religiosi, drammatici o sociali, e solo di tanto in tanto, qualche autore e poche opere s\u2019addentrarono nei meandri della mente, con lo scopo principale di analizzare la follia dei protagonisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In passato, dunque, per un motivo o per l\u2019altro, si ritenne che gli uomini agissero spinti da imperscrutabili stimoli esterni, e che fossero condizionati dal fato, considerato come un burattinaio. La pazzia non faceva notizia, e il mondo dell\u2019assurdo, che si trovava un po\u2019 ovunque nella quotidianit\u00e0, non impressionava pi\u00f9 di tanto. Per secoli, infatti, la follia \u00e8 stata ritenuta una manifestazione bizzarra, singolare, causata dagli avversi eventi della vita, dal destino, e finanche dal disegno divino, come punizione per i vizi e i difetti dell\u2019uomo. Ma, in ogni caso, sfugg\u00ec l\u2019occasione di fare una denunzia \u201cteatrale\u201d della alienazione, come si fa ai giorni nostri, nei quali essa \u00e8 accreditata come&nbsp;<em>status<\/em>&nbsp;esistenziale, come situazione aberrante e ambigua del pensiero oscuro e disordinato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nell\u2019antica Grecia, per esempio, assieme all\u2019assemblea del popolo e ai tribunali della giustizia v\u2019era il teatro, che era considerato fonte di comunicazione pubblica; ma fare teatro, in origine era, in un certo senso, svolgere un\u2019attivit\u00e0 politica e storica (vedi per esempio&nbsp;<em>I Persiani<\/em>&nbsp;di Eschilo), e i temi delle rappresentazioni erano soprattutto i tragici conflitti tra l\u2019eroe, il popolo e il tiranno; in periodi successivi, vennero affrontati altri grandi temi, come quelli del dramma dei rapporti umani. In ogni caso, per\u00f2, erano trascurate le modalit\u00e0 psicopatologiche, tranne casi eccezionali come quello dell\u2019atroce vendetta di Medea, descritta magistralmente da Euripide, non indicata come manifestazione di follia, ma come tragico sviluppo di una situazione drammatica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il&nbsp;<em>committente<\/em>&nbsp;dell\u2019opera teatrale era spesso la stessa<em>&nbsp;polis<\/em>, che imponeva all\u2019autore alcune linee guida nella narrazione. L\u2019intromissione dello stato impediva agli autori la possibilit\u00e0 di spaziare con gli argomenti. Il tragediografo ateniese Frinico venne multato di mille dracme perch\u00e9 aveva \u201cdepresso il popolo\u201d portando sulle scene un\u2019opera poco edificante, la&nbsp;<em>Presa di Mileto<\/em>, nella quale venivano ricordate le sventure della citt\u00e0 che era stata il simbolo della rivolta ionica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Fatto curioso \u00e8 che nessun autore greco dell\u2019antichit\u00e0, anche quando narrava le gesta folli di personaggi insensati, attribuiva al pensiero di quei protagonisti una psicopatologica rilevante. Ci\u00f2 che pi\u00f9 importava nel teatro era celebrare il culto funebre degli eroi, l\u2019epica e le narrazioni di carattere sacro e civile. L\u2019azione teatrale aveva toni ispirati e grandiosi, perch\u00e9 vi potesse essere, nella scena, un sorta di introduzione del soprannaturale. Ma le stranezze e le incongruenze delle vicende narrate dai tragici greci non sfuggirono a Platone, il quale fu del parere che le tragedie non dovevano essere rappresentate di frequente, perch\u00e9, secondo il filosofo greco, esse potevano nuocere alla mentalit\u00e0 e alla educazione della popolazione. Un allievo di Platone, Polemone, spinse il concetto del maestro alle estreme conseguenze e invit\u00f2 a sua volta i propri allievi ad esercitarsi ad assistere alle rappresentazioni tragiche praticando una sorta di autocontrollo, in modo da rimanere del tutto distaccati dal pathos che esse esercitavano, e non esserne coinvolti, evitando cos\u00ec di essere \u201cresi peggiori\u201d dallo spettacolo al quale assistevano. Scrivono V. Rapisarda e S. Di Dio che la passione per il teatro, dei Greci e degli Ateniesi in specie, fu una mania, una specie di furore. E infatti Atene spendeva per il teatro somme enormi. Nelle Dionisiache agrarie e urbane, nelle feste dette Lenaia, in quelle panelleniche di Olimpia, di Delfi e, insomma, in ogni ricorrenza di rilievo, in Grecia, si davano degli spettacoli teatrali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Le rappresentazioni classiche hanno esercitato sempre un grande fascino, dovuto al carattere universale del loro pathos e al fatto che era possibile individuare in esse motivi psicopatologici. Gli spettatori s\u2019interessano alla sorte dei protagonisti, perch\u00e9 riconoscono in essi sofferenze riscontrabili nella quotidianit\u00e0. Freud, infatti, prese spunto proprio dalle tragedie greche per mettere a punto alcuni aspetti della sua teoria sulle nevrosi e sulle psicosi. Edipo, Elettra, Oreste, Antigone, Clitennestra e tutti gli altri protagonisti del dramma antico sono figure emblematiche che simboleggiano l\u2019angoscia dell\u2019individuo costretto a sottostare a vicende imposte dall\u2019intervento soprannaturale. Oreste, \u201cmoralmente\u201d obbligato dall\u2019ineluttabile necessit\u00e0 di compiere la vendetta, \u00e8, in seguito, travolto da atroci deliri e torturato da insanabile rimorso. Edipo, schiacciato da avvenimenti che gli ha imposto il fato, disperato sconta un castigo dovuto a responsabilit\u00e0 che non gli competono, e si acceca per cancellare la tragica verit\u00e0. Elettra, vittima dell\u2019attaccamento morboso alla figura paterna, si lascia distruggere dall\u2019odio e dalla gelosia verso la madre. Antigone, tormentata dal contrasto insanabile tra sottostare alla legge o trasgredire per compiere un atto pietoso, ancor giovane trova la morte. Clitennestra, convinta che suo marito abbia fatto uccidere la figlia Ifigenia, porta a termine la sua vendetta, ma resta schiacciata dalla sua stessa reazione. Scrive V. Rapisarda che \u201cla figura di Oreste, chiuso in un circolo, che non ha uscita, inchiodato nel suo destino, nel miasma, che \u00e8 insieme colpa e pena, male fisico e male morale\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>Traghikos<\/em>&nbsp;significa spaventoso, orribile, e il termine mette a fuoco l\u2019inestricabile inferno in cui l\u2019uomo precipita, spinto dall\u2019<em>autoritarismo&nbsp;<\/em>di leggi spietate, dall\u2019obbligo di rispettare consuetudine assurde, dall\u2019inesorabilit\u00e0 del&nbsp;<em>fato<\/em>, dal carattere vincolante della&nbsp;<em>vendetta&nbsp;<\/em>e persino da un\u2019ottusa&nbsp;<em>religiosit\u00e0<\/em>, tutte circostanze responsabili di angosce, di turbamenti mentali, di forti sensi di colpa, che, alla lunga rendono inevitabile la follia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Le tragedie esprimevano dunque impulsi e sentimenti presenti nell\u2019animo degli spettatori. Si trattava di stati d\u2019animo che la gente aveva difficolt\u00e0 a verbalizzare nella quotidianit\u00e0 e che solo in teatro potevano essere espressi, contribuendo cos\u00ec, come in un set psicoterapeutico, a dare sfogo ad emozioni altrimenti represse per opportunit\u00e0 sociale. I greci avvertivano in modo drammatico la ineluttabile finitezza del destino individuale e tuttavia essi erano fortemente individualisti, avevano un\u2019alta opinione di se stessi, anche se, nel contempo, percepivano il drammatico senso d\u2019insicurezza e la fragilit\u00e0 del destino umano, sempre in bal\u00eca del fato. Un fato, che, anche se non consciamente, era avvertito ed equiparato ad una ineluttabilit\u00e0 molto simile alla insensatezza. Questo spiega perch\u00e9 le tragedie incarnavano il paradigma della situazione dolorosa, del provvisorio e dell\u2019insicurezza, ma anche della follia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Le ossessioni, le situazioni paranoiche e le convinzioni irrazionali evidenziate nel palcoscenico, coinvolgevano gli spettatori i quali, nella vita quotidiana, vivevano, consciamente o meno, le medesime drammatiche sensazioni che ritrovavano nella azione scenica. Ma questo stimolava una sorta di psicoterapia catartica collettiva che trasformava in finzione scenica le angosce e i sensi di colpa che gli spettatori avevano \u201cdentro\u201d di loro. I greci erano un popolo di soldati avvezzi a frenare la propria aggressivit\u00e0, ma, in certi casi, sentivano il bisogno di lasciarsi andare a forme di estrema crudelt\u00e0. Cos\u00ec, nelle rappresentazioni delle tragedie si compiva un benefico travaso psicologico, l\u2019aggressivit\u00e0 interna agli spettatori \u201cpassava\u201d al palcoscenico, e liberava la gente di tutto quello che di \u201cmostruoso\u201d aveva dentro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La civilt\u00e0 romana non segu\u00ec la scia drammatica dei tragici greci, e, tranne qualche autore, come Livio Andronico, che produsse qualche opera tragica alla maniera greca, come Ennio, che scrisse alcune tragedie sulla falsariga di quelle euripidee, e come Seneca, con il suo&nbsp;<em>Medea<\/em>, la letteratura latina non approfond\u00ec molto il tema della follia. La rivoluzione culturale di Virgilio \u00e8 incentrata nella narrazione di un eroe, Enea, che diversamente da quelli greci, impersona la coscienza etica senza mai cadere nel baratro della follia, come accadde, per esempio, a Oreste o ad Elettra. Il fatto \u00e8 che i romani avevano minori attitudini alla speculazione filosofica, ma nel contempo erano pi\u00f9 consapevoli che l\u2019equilibrio psicologico \u00e8 l\u2019unica via percorribile per diventare grandi eroi. Didone, la regina folle, \u00e8 tratteggiata, dal latino Virgilio, in tutta la sua miserevole figura di perdente, piuttosto che nella sua grandezza tragica, come l\u2019avrebbero potuta descrivere gli autori greci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Anche l\u2019Et\u00e0 medievale, anche se per motivi diversi, non identific\u00f2 l\u2019insensatezza come unit\u00e0 nosografica. Nella concezione medievale, il folle era un invasato dal demonio, e la sua era ritenuta una situazione di estraneit\u00e0 che esorbitava la natura umana, per cui non restava che esorcizzarla. Dante Alighieri considerava la pazzia una condizione di diversit\u00e0, distaccata dalla natura umana e che ripugnava anche al senso estetico. Nel Medio Evo, dunque, la pazzia non rappresentava la testimonianza di un dramma umano, ma una situazione che snaturava l\u2019essere che ne era colpito, perch\u00e9 posseduto da forze sconosciute.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nella letteratura e nel teatro del Rinascimento venne meno il significato drammatico, tipico della rappresentazione greca, e l\u2019azione scenica pass\u00f2 alla narrazione di storieT eroiche e morali, o a sfondo sacro, tema che s\u2019and\u00f2 accentuando nell\u2019era della Controriforma per l\u2019influenza esercitata nella cultura dai gesuiti. Ma ci furono voci isolate, come le novelle del domenicano Matteo Bandello, le quali, a differenza delle opere dell\u2019Alighieri e del Boccaccio, che raccontavano personaggi sicuri di s\u00e9, goderecci, e inseriti nella comune realt\u00e0, furono invece popolate da personaggi dalla psiche malata, introversi, irresponsabili, maniaci, ipocondriaci, dementi. I protagonisti del Bandello hanno vita abnorme, inconsulta, guidata dall\u2019inconscio e sono segnati da un destino stravagante, irretiti da una ragnatela inestricabile, che li spinge a soluzioni tragiche, spesso immotivate. Bandello scopre che la frattura fra l\u2019uomo e la vita porta alla alienazione. Le pagine del narratore cinquecentista sono piene di eccessi, di stravaganze, di anomalie, di passioni sovrabbondanti, di sensi incontenibili, e persino di omicidi e di suicidi, atti estremi delle psiconevrosi che pervadono i personaggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">I tipi psicopatologici inseriti nella narrazione del Bandello sono guidati dalla nevrosi e si comportano, di conseguenza, secondo uno schema patologico. Le novelle di questo autore sono ricche di tipi \u201cumorali\u201d, che hanno comportamenti strani, che considerano la vita un agone interminabile, \u201cche solo a pensarlo vengono le vertigini\u201d. La quotidianit\u00e0, per Bandello, riserva passioni che emergono dall\u2019inesauribile serbatoio della psicopatologia della mente umana e che condizionano e guidano gli eventi. In altri termini, a poco a poco, nella letteratura entra la quotidianit\u00e0, e i protagonisti non sono pi\u00f9 i grandi eroi del passato, ma gente comune, dai valori provvisori, limitati, investita spesso, come del resto pu\u00f2 accadere nella realt\u00e0, anche dalla fenomenologia psichiatrica, e tutto ci\u00f2 sembra che esalti una specie di eroicit\u00e0 alla rovescia. Individui alienati dalla societ\u00e0 ed esclusi dalla storia, destinati spesso a fallire miseramente, ma per ci\u00f2 stesso pi\u00f9 veri degli eroi del passato e pi\u00f9 umani, diventano i protagonisti della letteratura e del teatro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Adriano Banchieri, verso la fine del \u2018500, firm\u00f2 una commedia in forma di madrigale, dal titolo&nbsp;<em>La pazzia senile<\/em>, e la cui prima edizione si ebbe a Venezia nel 1598. L\u2019opera, ora scherzosa, ora sentimentale, ora triviale, narra le vicende bislacche e lunatiche di un vecchio mercante, tal Pantalone, il quale, innamorato di una cortigiana che lo respinge, finisce col comportarsi da matto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E cos\u00ec, se la civilt\u00e0 greca esalt\u00f2 l\u2019uomo come centro del dramma, con i suoi vizi e le sue virt\u00f9, mostrando solo i risvolti titanici del protagonista, se il teatro medievale si incentr\u00f2 su i rapporti tra la religione e le masse, l\u2019epoca shakespeariana e il teatro moderno e contemporaneo, invece, hanno approfondito le vicissitudini mentali, riconoscendo la psicopatologia e indagando all\u2019interno dell\u2019animo turbato. La follia, nel teatro moderno, a differenza di quello greco, non fu pi\u00f9 dovuta al Fato o al volere degli dei, ma causata dall\u2019assurdit\u00e0 della vita e dalle meditazioni stesse dell\u2019uomo. Insomma, mentre nella tragedia greca l\u2019uomo veniva spinto alla pazzia dall\u2019<em>esterno<\/em>, nel dramma post-ellenico la follia sgorga dall\u2019interno dall\u2019uomo. L\u2019amara e tragica demenza di&nbsp;<em>Re Lear,<\/em>&nbsp;la stravaganza aggressiva e delirante di&nbsp;<em>Enrico IV<\/em>, l\u2019evanescente vaneggiamento di Ofelia, l\u2019insanit\u00e0, lucida e \u201cragionata\u201d, di&nbsp;<em>Amleto,&nbsp;<\/em>la frenesia ossessiva&nbsp;<em>di Otello&nbsp;<\/em>e la dissennatezza agghiacciante e colma di deliri, di&nbsp;<em>Macbeth,<\/em>&nbsp;sono esempi di drammaticit\u00e0 che viene fuori dalla stessa condizione umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma la follia non \u00e8 solo un\u2019esperienza tragica: essa pu\u00f2 essere una via d\u2019uscita per superare la vanit\u00e0 della vita. L\u2019olandese Erasmo da Rotterdam ne tess\u00e8 l\u2019elogio, sostenendo che l\u2019alienato, per quanto insensato sia, possiede pi\u00f9 senso comune e sragiona meno delle cosiddette persone ragionevoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In Francia, a partire dal secolo XVII, soprattutto con Corneille e Racine, la rappresentazione teatrale si svincol\u00f2 dalle antiche tematiche e pass\u00f2 alla narrazione di sottili giochi psicologici, che mettono a fuoco la grandezza e la miseria della condizione umana. Ma i due autori non arrivarono a descrivere la psicopatologia, ma solo la psicologia dei personaggi, e lo fecero al fine di conferire un significato morale. Moli\u00e8re, invece, con&nbsp;<em>Il Malato immaginario<\/em>,&nbsp;<em>Il<\/em><em>Misantropo&nbsp;<\/em>e altre commedie similari, affront\u00f2, anche se bonariamente, i temi di una psicopatologia diffusa nel costume sociale e forse poco avvertita dai pi\u00f9. Del resto, ancora oggi, a ben guardare, l\u2019insensatezza che si trova all\u2019interno della vita quotidiana, e che si nasconde dietro molteplici aspetti, consueti e poco appariscenti \u00e8 difficile da snidare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Alla fine del XVIII secolo, quando si scopr\u00ec che la frontiera dell\u2019immaginario pu\u00f2 confinare col delirio e si cominci\u00f2 a capire che certi comportamenti e certi impulsi non sono pi\u00f9 attribuibili al destino o spiegabili con le intromissioni divine, ma causati dalla psicopatologia, si pot\u00e9 finalmente capire che il momento extralogico, istintivo e passionale \u00e8 un fattore ineluttabile dell\u2019esperienza, altrettanto incisivo della stessa saggezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E cos\u00ec, a poco a poco nella letteratura e nel teatro, cominci\u00f2 ad affacciarsi il tema della alienazione, e l\u2019equilibrio oggettivo dell\u2019esistenza, cos\u00ec com\u2019era nell\u2019ideale antico e in quello umanistico, si \u00e8 definitivamente frantumato. Il folle, sfidando e ridicolizzando i sani di mente, mette in crisi certezze e stabilit\u00e0 metafisiche. L\u2019alienazione rende il destino dell\u2019uomo non pi\u00f9 fisso, prevedibile, istituzionalizzato, come un tempo; ma lo rende volubile, in mano alle circostanze, agli umori e agli stati d\u2019animo, che sono mutevoli, imprevedibili, ed enigmatici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Gli scrittori rappresentano, con le figure della pazzia, tutta la gamma pi\u00f9 terribile e pi\u00f9 grande della condizione umana, e allora la stravaganza non suscita solo spavento, ma anche rispetto. Lo spettacolo teatrale, manifestazione e rappresentazione della realt\u00e0, a poco a poco si \u00e8 adattato ad analizzare la mente dell\u2019uomo. Il palcoscenico, espressione della vita e celebrazione degli stati d\u2019animo quotidiani, \u00e8 diventato meditazione e \u201clettura\u201d di caratteri, di costumi, di comportamenti per una pi\u00f9 approfondita comprensione dell\u2019uomo. Il teatro, come il manicomio, pu\u00f2 essere la platea pi\u00f9 accreditata per presentare la maschera della eccentricit\u00e0, e cos\u00ec, nell\u2019azione scenica, il matto, con i suoi comportamenti e le sue osservazioni, stimola la riflessione sull\u2019ampio capitolo della mente umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Scrive Vittorino Andreoli che: \u201cIl teatro della follia trova il suo \u201cpubblico\u201d nella curiosit\u00e0-paura verso tutto ci\u00f2 che \u00e8 diverso, ma non totalmente estraneo da non appartenerci. Verso la follia c\u2019\u00e8 un bisogno di difesa, ma anche un desiderio di conoscenza, di partecipazione teatrale\u201d. Secondo Jacques Lacan, i&nbsp;<em>complessi<\/em>&nbsp;sono personaggi di una commedia dell\u2019arte, perch\u00e9 ogni individuo recita secondo un canovaccio e secondo ruoli predefiniti sia la propria maschera civile, che i propri malesseri mentali. La rappresentazione teatrale della alienazione e il teatro della vita sono dunque, per Lacan, congiunti indissolubilmente. Una connessione che \u00e8 sottolineata anche dallo psichiatra Jean Esquirol, il quale organizzava spettacoli teatrali con attori presi tra gli alienati, e dallo psicologo Jacob. L. Moreno che invent\u00f2 lo psicodramma come situazione catartica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Allora fu chiaro che le passioni, sottratte al controllo della ragione, e fomentate dalla stravaganza, sono componenti della vita. E la pazzia \u00e8 l\u2019ineluttabile rovescio della medaglia: quasi come un\u2019alternativa alle consuetudini e ai luoghi comuni. Questa nuova prospettiva ha portato alla ribalta, nella letteratura moderna, il segreto e l\u2019intimit\u00e0 dell\u2019anima, i sentimenti pi\u00f9 nascosti \u2013 e non per questo meno essenziali \u2013 che garantiscono la comprensione del personaggio. Questa angolazione narrativa, ha messo a nudo, scavando nella coscienza, quanto di cupo e di dissennato coesiste nell\u2019animo umano e vive, nascosto e frammisto alla dimensione \u201cdel normale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nella commedia di Luigi Pirandello&nbsp;<em>Sei personaggi in cerca d\u2019autore<\/em>&nbsp;cos\u00ec si esprime il personaggio del padre: \u201cLei sa bene che la vita \u00e8 piena d\u2019infinite assurdit\u00e0, le quali sfacciatamente non hanno neppure bisogno di parere verosimili; perch\u00e9 sono vere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Trafiggere l\u2019insipienza della vita, utilizzando riflessioni temerarie pu\u00f2 essere un\u2019operazione rischiosa, ma in qualche caso, \u00e8 proprio la stravaganza che crea una \u201cprotezione\u201d contro le inestricabili contingenze della quotidianit\u00e0, sicch\u00e9 la sregolatezza, nella dimensione artistica, ha il potere di metabolizzare ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 nefasto nella vita ed allora la follia perde quel senso di pericolosit\u00e0 e di precariet\u00e0 che le si attribuisce, e testimonia, anzi, la drammaticit\u00e0 della vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La cultura, la filosofia, la letteratura, il teatro, il cinema, le arti figurative, presero a descrivere la vita tenendo presente anche l\u2019alienazione. Le opere di Erasmo da Rotterdam, Gaetano Donizzetti, Arrigo Boito, Luigi Eug\u00e8ne Jonesco, Woody Allen, Jngmar Bergman, Alfred Hitchcock, Edvard Munch, etc., sono esempi della attenzione rivolta agli squilibri dell\u2019animo umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E che altro sono le opere del siciliano Luigi Pirandello, se non vicende che chiarificano, per mezzo del&nbsp;<em>filtro<\/em>&nbsp;della follia, il significato della vita? Su tale falsariga, vi sono anche i&nbsp;<em>Racconti di varia follia<\/em>, di un altro siciliano, Salvatore M. Musmeci, il quale traccia un diagramma dei vari tipi di insensatezze che si nascondono ora negli atteggiamenti della societ\u00e0 perbene, ora tra l\u2019ipocrisia di certi comportamenti, ora attraverso i luoghi comuni. In ogni caso, afferma l\u2019autore, si tratta sempre di aberrazioni misconosciute, perch\u00e9 una persona pu\u00f2 essere vittima di patologie fisiche, ma c\u2019\u00e8 un netto rifiuto, da parte del malato o degli stessi parenti, a riconoscere la malattia psicologica, che suscita reticenza ed omert\u00e0 in tutti, perch\u00e9 \u00e8 considerata una infamia da nascondere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nell\u2019opera del poeta tedesco Sebastian Brant, che ha come titolo<em>&nbsp;La nave dei pazzi,<\/em>&nbsp;i passeggeri rappresentano tutte le classi sociali, tutti i mestieri e tutti i tipi umani, ed in ognuno di essi aleggia una forma di squilibrio, e con ci\u00f2 l\u2019autore ha voluto sottolineare che la irragionevolezza alberga non solo negli interstizi mentali del singolo ma anche nelle strutture sociali.&nbsp;<em>La pazza di Chaillot<\/em>, opera teatrale frutto della intelligenza acuta e colta del francese Jean Giraudoux, \u00e8 un ritorno alla medievale allegoria della lotta tra il Bene e il Male, in bilico tra ragione e stoltezza. Anche in altre opere Giraudoux d\u00e0 la sensazione di saper penetrare nell\u2019universo schizofrenico, elaborandolo in forma d\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Complesso e pieno di sfaccettature \u00e8 il dramma in prosa&nbsp;<em>Il pazzo di Dio<\/em>&nbsp;dello scrittore spagnolo Jos\u00e9 Echegaray, che venne rappresentato nel 1900, con un discreto successo. L\u2019opera racconta la vicenda di una ricca vedova, Fuensanta e dell\u2019avvocato Gabriel, un altruista e umanitario personaggio, un poco matto, che ella ama e vorrebbe sposare. Ma il loro progetto \u00e8 ostacolato dai parenti della vedova che perderebbero col matrimonio della zia i diritti sul patrimonio della loro ricca parente. Essi allora mettono in guardia Fuensanta facendole sapere che il promesso sposo ritiene di essere Dio, creatore e signore di tutto. Malgrado ci\u00f2 i due si sposano, ma sono perseguitati dalla malvagit\u00e0 dei parenti; e a quel punto comincia il vaneggiamento nella mente di Gabriel.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Insinuato il dubbio che la vita non si possa spiegare se non facendo ricorso anche all\u2019insensatezza, in maggiore o minor misura, presente in ogni essere umano, si \u00e8 dovuto riconoscere che un pizzico di demenzialit\u00e0 \u00e8 insita nella natura umana, tant\u2019\u00e8 che la perdita della ragione pu\u00f2 essere considerato un incidente di percorso, una delle possibilit\u00e0 della vita, un momento irrazionale dell\u2019esperienza, altrettanto incisivo quanto la \u201csaggezza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A mano a mano che si analizza la follia, e si cerca di definirne i contorni, i confini tra essa e la normalit\u00e0 diventano sempre meno distinti, tant\u2019\u00e8 che, ad intermittenza, l\u2019una pu\u00f2 sostituirsi all\u2019altra. La alienazione diventa allora la manifestazione ultima del fallimento umano ma anche la dimostrazione che solo entrando \u201cnella logica\u201d della follia \u00e8 possibile adattarsi all\u2019insensatezza dell\u2019esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Partendo da questo punto di vista, molte opere d\u2019arte testimoniano, con personaggi eccentrici, la psicopatologia della vita quotidiana e, in qualche caso, da esse si pu\u00f2 desumere la stravaganza e le esperienze psicopatologiche dei loro autori, il che conferma quanto la vita e l\u2019arte convivano con l\u2019esaltazione e la dissennatezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Smarrite le vecchie, ipocrite certezze e varcata la soglia proibita della trasgressione, i maniaci diventano allora i nuovi eroi della letteratura. \u201cTalvolta l\u2019artista ha una capacit\u00e0 di creare immagini quasi paragonabili a quella del sognatore, o quella capacit\u00e0 di darsi a \u201corge di identificazione\u201d che ha lo schizofrenico\u201d, scrive Silvano Arieti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019agonia della normalit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 evidente a mano a mano che si affina la sensibilit\u00e0 psicologica la quale vanifica le vecchie sicurezze e ne denunzia i limiti e i pregiudizi. Bizzarria e demenzialit\u00e0 anticonformista e stravagante, a volte, sono l\u2019unico mezzo per affrontare quei drammi dell\u2019esistenza che l\u2019ipocrisia sociale cerca di eludere o addirittura di ignorare, e si pongono come cartina di tornasole per mettere in luce la pericolosit\u00e0 di alcune devastanti credenze che, invece, il pregiudizio esalta. Ma quando si rinnega il deformante rispetto dei pregiudizi e si riconosce al destino dell\u2019uomo un\u2019alternativa, una imprevedibilit\u00e0 che rimette in discussione tutto ci\u00f2 in cui si \u00e8 creduto, allora chi sovverte i vecchi criteri di giudizio \u00e8 considerato squilibrato. Tuttavia \u00e8 il \u201cmatto\u201d che pu\u00f2 scrollarsi da dosso la presenza ingombrante, granitica, inalterabile delle imposture, e pu\u00f2 navigare in un piano separato, che lo mette in qualche modo al riparo dal doloroso mondo quotidiano. A quel punto, la follia, pu\u00f2 essere una mediazione tra l\u2019infelicit\u00e0 e il bisogno di fantasia, e pu\u00f2 diventare parte integrante dei sogni, delle ambizioni e delle chimere. Corrodendo i valori tradizionali, essa sconvolge la ritualit\u00e0 quotidiana, crea dissonanze stravaganti, rimescola l\u2019inesauribile serbatoio della vita, e suscita nuovi punti di vista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00c8 forse un errore di prospettiva intendere la follia, come qualcuno fa, una sorta di disumanizzazione: essa \u00e8, invece, il punto di maggiore umanizzazione della tragedia umana. Essa vanifica la rigida maschera della prosopopea e combatte i fantasmi della consuetudine. Poetica farneticazione \u00e8 quella di&nbsp;<em>Don Chisciotte,&nbsp;<\/em>con la quale Cervantes fa vedere come l\u2019umanit\u00e0 sia prigioniera dei luoghi comuni e della vanit\u00e0. Don Chisciotte crede fermamente nei simulacri e nei miti della socialit\u00e0 e, ritenendosi cavaliere degno di rispetto, impegna la sua vita e si pone come protagonista allucinato del suo sogno; ma quando rinsavisce, il cavaliere perde l\u2019estro e la esaltazione chimerica. Dissolto il suo delirio, gli viene meno anche la vita stessa, essendo per lui soffocante e deprimente la piatta realt\u00e0 quotidiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Altra figura emblematica quella del protagonista della commedia della scrittrice statunitense Mary Chase,&nbsp;<em>Harvey<\/em>. Il signor Elwood P. Dowd, (cos\u00ec si chiama il personaggio principale di&nbsp;<em>Harvey<\/em>) crede di andare a spasso con un coniglio bianco, che chiama Harvey, ed egli, sebbene sia considerato un po\u2019 tocco, riesce ad estasiare la gente con la sua affabilit\u00e0 e il suo altruismo. Don Chisciotte ed Elwood sono entrambi lontani dalle convenzioni, rifiutano il pragmatismo piatto e banale della vita quotidiana, si lasciano trascinare dalla fantasia, dalla libert\u00e0 e penetrano cos\u00ec nel cuore della gente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nel volume di racconti<em>&nbsp;Le Horla,&nbsp;<\/em>di Maupassant, v\u2019\u00e8, all\u2019inizio, un episodio in forma di diario, in cui un individuo annota la terrificanti fantasie che gli vengono in mente, ossessionato dalla&nbsp;<em>presenza<\/em>&nbsp;di un essere soprannaturale al quale ha dato il nome di \u201cHorla\u201d. Costui \u00e8, secondo l\u2019autore del diario, un essere superiore che si \u00e8 impossessato dei pensieri dello scrittore fino a renderlo suo schiavo. Il manoscritto di Maupassant, ad un certo punto, s\u2019interrompe bruscamente, come se il protagonista della storia fosse colto dalla confusione mentale e non potesse continuare a scrivere. Il racconto si svolge in un incubo, e mostra il vagabondaggio della ragione, la sterilit\u00e0 maniacale e il disperato e frenetico bisogno di certezze, che qualcuno ha visto collegati alla salute psichica di Maupassant, come una impressionante confessione e una testimonianza dello squilibrio mentale dello scrittore. E in&nbsp;<em>Suicides<\/em>, una delle novelle del volume&nbsp;<em>Le sorelle Rondoli<\/em>, lo stesso autore pone con accenni disperati l\u2019angoscia del vivere, che ottenebr\u00f2 precocemente il suo animo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nel romanzo&nbsp;<em>Storia di una capinera<\/em>, Giovanni Verga, anticipa nella prefazione, che l\u2019idea di mettere quel titolo all\u2019opera gli venne dopo aver osservato una capinera che era morta in gabbia non perch\u00e9 non avesse da mangiare, ma perch\u00e9 aveva sofferto la mancanza di libert\u00e0. E cos\u00ec, la protagonista del racconto, destinata dalla matrigna ad essere reclusa in un convento, dopo avere gustato, in una breve pausa della sua reclusione, le gioie della libert\u00e0, di nuovo costretta a ritornare in convento, soffre lo strazio della definitiva e lugubre<em>&nbsp;monacazione<\/em>, che la porter\u00e0 al delirio e alla morte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In preda all\u2019alienazione \u00e8 anche il personaggio di Marina in&nbsp;<em>Malombra&nbsp;<\/em>di Fogazzaro. La protagonista del racconto, che possiede una morbosa spiritualit\u00e0, dopo aver trovato in un cassetto alcuni ricordi di una sua antenata, una certa Cecilia, che fu segregata dal marito geloso, s\u2019immagina d\u2019incarnare l\u2019anima della defunta, e di rivivere le fasi principali della esistenza della sua antenata. Il passaggio significativo verso il delirio avviene quando Marina crede di riconoscere nello zio con cui vive, e dal quale si ritiene perseguitata, la reincarnazione del marito della parente defunta. Marina \u201cvede\u201d inoltre, in Corrado Silla, il segretario dello zio, l\u2019anima dell\u2019amante di Cecilia. E cos\u00ec, impersonando fino in fondo l\u2019avventura dell\u2019antenata, ella si concede a Corrado, per esercitare, in nome di Cecilia, una vendetta contro il marito di costei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Corrado, dimentico della fidanzata Edith, cade nella trappola tesagli dalla voluttuosa e sensuale Marina. Ma ella, travolta dalle proprie elucubrazioni, impazzisce ed uccide l\u2019amante, suicidandosi poi in segno di espiazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il capitano John Silver, chiamato gamba di legno nella banda Flint, protagonista del romanzo&nbsp;<em>L\u2019Isola del Tesoro<\/em>&nbsp;di R. L. Stevenson, mostra evidenti segni di squilibrio. Esso \u00e8 il personaggio pi\u00f9 complesso del racconto: a prima vista sembra un uomo buono e affabile, ma presto rivela la ferocia natura della personalit\u00e0, capace di macchiarsi di efferati delitti. Sulla nave da lui comandata vi sono due partiti, quello di Silver e quello di Livesey e Trelawuney. Quando Silver si accorge che \u00e8 tutto perduto e capisce che non pu\u00f2 arrivare al tesoro, si accorda con i nemici, tradendo gli amici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Robert L. Stevenson continua a parlare di follia nel romanzo&nbsp;<em>Lo strano caso del dr Jekyll e del signor Hyde,&nbsp;<\/em>che egli scrisse nel 1886, e che \u00e8 il racconto di un caso di sdoppiamento della personalit\u00e0. Il dottor Jekyll, persona dabbene, si trasforma in mister Hyde, quando viene sopraffatto dall\u2019inconscio. L\u2019opera che alla sua prima comparsa in pubblico fu definita demoniaca, \u00e8 una narrazione di sapore psicoanalitico, e mette in evidenza l\u2019influenza dell\u2019inconscio sulla personalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Personaggio psicopatico \u00e8 anche quello creato dallo scrittore Robert Bloch, come protagonista del romanzo&nbsp;<em>Psycho<\/em>, che vide la luce verso la fine degli anni Cinquanta e che ebbe tanto successo da essere adattato dallo sceneggiatore Joseph Stefano per un film di Alfred Hitchcock. La trama delinea un interessante caso clinico di sdoppiamento della personalit\u00e0, per cui, un giovane voyeurista, vittima di una madre autoritaria, assume le due facce del Bene e del Male.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Altro personaggio che incarna tutta l\u2019irrazionalit\u00e0 della mente umana, \u00e8 Lafcadio Wluiki, il protagonista de&nbsp;<em>I sotterranei del Vaticano<\/em>&nbsp;di Andr\u00e9 Gide, un tipo molto perfezionista che addirittura si colpisce con un punteruolo per punirsi ogni qualvolta compie qualcosa di deludente rispetto alle proprie attese, e cos\u00ec, per realizzare qualcosa di assolutamente singolare, arriva a commettere il delitto perfetto, gettando uno sconosciuto dal treno senza alcun motivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Joseph Conrad mescola nel romanzo<em>&nbsp;La follia di Almayer<\/em>&nbsp;un\u2019incredibile serie di elementi fantastici, di leggende, di spunti esoterici e, sebbene appesantita da questo guazzabuglio, l\u2019opera mantiene una sua validit\u00e0. Nonostante Conrad non abbia la forza epica di Melville, tuttavia, nello squilibrio mentale di Almayer aleggia drammaticamente l\u2019inconoscibile e l\u2019inafferrabile che sovrasta ogni impresa umana. Conrad amava narrare ambienti e terre lontane, esotiche, e il personaggio principale, l\u2019olandese Almayer, \u00e8 il simbolo della sconfitta e della disperazione che si conclude con la follia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nel romanzo di Charlotte Bront\u00eb,&nbsp;<em>Jane Eyre,<\/em>&nbsp;la moglie del signor Rochester, \u00e8 pazza e il marito la tiene segregata in una stanza della casa, lontana dalla vista di tutti. L\u2019altro personaggio femminile \u00e8 Jane Eyre, un\u2019orfanella vissuta nella disciplina del collegio, che ha imparato quanto possano essere duri e spietati i parenti. Rochester, innamoratosi della giovanetta, che aveva fatto venire a casa perch\u00e9 gli facesse da governante, quando ella diventa la sua promessa sposa, per non turbarla le serba gelosamente nascosto il triste segreto d\u2019essere unito ad una donna fuor di senno. Ma quando Jane viene a conoscenza del segreto del signor Ronchester, sconvolta fugge via da quella casa in cui una matta \u00e8 tenuta segregata.&nbsp;<em>Jane Eyre<\/em>&nbsp;\u00e8 un racconto morboso e drammatico, ma ha il merito di avere introdotto nella narrazione letteraria il problema della follia infiltrata nell\u2019ambiente familiare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Lo squilibrio mentale, che si nutre di una esistenza romantica, \u00e8 cantato dal poeta Ivan Ivanovic Kozlov nel poema&nbsp;<em>La folle<\/em>, in cui lo scrittore russo narra il desino di una giovinetta che, nel suo delirio intermittente, crede di ravvisare in ogni passante l\u2019innamorato che l\u2019ha abbandonata. La disperazione della fanciulla \u00e8 alla fine attutita dall\u2019incontro con un poeta, al quale ella narra la propria sventura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>Caligola<\/em>, l\u2019ambiguo protagonista del romanzo di Albert Camus, incarna la filosofia dell\u2019assurdo: l\u2019imperatore romano, ormai consapevole che il mondo in cui vive \u00e8 illogico, malgrado la terribile coerenza e intelligenza che egli manifesta, si comporta inevitabilmente da persona delirante. Egli, che aveva sperato di divenire un principe generoso, distrutto dalla prematura morte dell\u2019amata Drusilla, si rende conto che nulla nel mondo ha senso e decide di liberarsi d\u2019ogni regola. Comprendendo che la felicit\u00e0 e l\u2019immortalit\u00e0 non possono essere di questo mondo, Caligola, deluso, inizia a vaneggiare, trascinato dalla demenza, e immagina di diventare simile agli dei. E cos\u00ec, ritenendo irragionevoli, moralmente insensibili ed immorali gli abitanti dell\u2019Olimpo, Caligola ne introietta le medesime peculiarit\u00e0 e si comporta, al pari degli dei, in modo crudele e ingiusto. L\u2019imperatore spera cos\u00ec facendo di dimostrare la propria potenza e la propria \u201clibert\u00e0\u201d d\u2019azione e, paradossalmente, ritiene che possa persino compire un\u2019azione \u201cpedagogica\u201d, rivelando anche alle vittime quanto sia assurdo il mondo. E cos\u00ec, per restare coerente alla propria \u201cstravaganza\u201d, il giovane imperatore manda a morte il padre del suo amico Scipione, ma questi, pur toccato profondamente dalla sorte del proprio genitore, \u00e8 dilaniato da un angoscioso dubbio: non sa se odiare l\u2019assassino del padre o manifestare nei confronti dell\u2019amico tiranno, che riconosce essere oramai squilibrato, una comprensione psicoanalitica. Infatti Scipione intravede, nella dissennatezza dell\u2019amico, il dramma causato da una imperscrutabile ferita psicologica, e quando Caligola cade sotto i colpi dei congiurati, egli si dissocia, e rinunzia alla vendetta, comprendendo quanto il mondo sia fatalmente e insensatamente crudele.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nella novella&nbsp;<em>Gli orologi<\/em>&nbsp;del senese Federico Tozzi, scrittore di fine Ottocento, anarchico, socialista e in seguito divenuto nazionalista, la figura del venditore di limoni \u00e8 descritta con tutte le sfaccettature di una dolce follia intrisa di improvvisi scatti polemici e umori non duraturi. Lo scrittore Hermann Merville, animo tormentato a causa di un\u2019adolescenza molto travagliata, sin da piccolo dovette guadagnarsi da vivere e la sua vita fu tutto un lungo vagabondare. L\u2019amicizia con Hawtorne segn\u00f2 una tappa importante nella vita dello scrittore, che, dopo quell\u2019incontro, pubblic\u00f2<em>&nbsp;Moby Dick<\/em>, il suo capolavoro.&nbsp;<em>Moby Dick<\/em>&nbsp;\u00e8 un racconto dalla complessa e polivalente simbologia, nel quale spicca la personalit\u00e0 del capitano Achab, personalit\u00e0 devastata dal drammatico bisogno di lottare contro forze di cui si sente vittima. \u201cQuella vedova matta di sua madre gli diede un nome biblico in accordo con la sanguinosa strage che la profezia gli riserba: l\u2019uccisione della balena\u201d (Achab, come tutti sanno, fu il mitico re d\u2019Israele, famoso per i suoi meriti guerrieri). Nel romanzo di Merville il capitano Achab insegue simbolicamente attraverso i mari inesplorati della sua mente la causa della propria sofferenza. Si tratta di una sfida orgogliosa, titanica, ma \u00e8 anche una manifestazione di delirio autodistruttivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Folle \u00e8 pure il protagonista del romanzo&nbsp;<em>Frankestein<\/em>,<em>&nbsp;o il Prometeo moderno<\/em>, di Mary Shelly Wollstonecraft. Frankestein \u00e8 un personaggio mostruoso, prodotto dalla scienza, il quale, una volta composto in tutta la sua interezza e raggiunta la vitalit\u00e0, uccide il luminare che lo ha \u201cricostruito\u201d pezzo per pezzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Anche lo scrittore gallese Richard Llewellyn ha affrontato pi\u00f9 volte il tema della follia, e lo ha fatto in<em>&nbsp;Com\u2019era verde la mia valle<\/em>, ed anche nel dramma&nbsp;<em>Penna avvelenata.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>Tenera \u00e8 la notte<\/em>&nbsp;di Francis Scott Fitzgerald, \u00e8 un romanzo ambientato nella Costa Azzurra, in cui viene evocata la vita dissipata ed elegante dei primi decenni del secolo XX. Lo scrittore americano, tipico rappresentante della narrativa di quel tempo, mescolava nei suoi romanzi fantasie e avvenimenti realmente accaduti. E difatti, la moglie del protagonista del romanzo, \u00e8 matta come lo era anche Zelda, moglie dell\u2019autore, la quale, dopo i primi collassi nervosi e i primi ricoveri, e dopo essersi rovinata con l\u2019alcol, fin\u00ec in un sanatorio. Il romanzo, di Fitzgerald, fin troppo autobiografico, riesce a dare una interpretazione particolare della alienazione, vista come lotta tragica ed epica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Italo Calvino, narr\u00f2 in&nbsp;<em>La giornata di uno scrutatore<\/em>&nbsp;la vita che si svolge in un manicomio. Lo scrittore, che in precedenza aveva affrontato i temi della vita sociale italiana negli anni del miracolo economico, mise a nudo l\u2019orrore della ambiguit\u00e0 morale e il dissidio insanabile tra l\u2019ideologia e la vita, attraverso la deformazione fisica e morale prodotta dallo sconvolgimento mentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nel romanzo&nbsp;<em>Gli anni perduti<\/em>, Vitaliano Brancati descrive, con appropriata e minuziosa analisi psicologica, lo sprofondare nel baratro del delirio, passando dall\u2019angoscia esistenziale alla demenza, di Enzo De Mei, fratello di Rodolfo, uno dei protagonisti del romanzo. Enzo, spiega il Brancati, aveva dimostrato sempre una grande curiosit\u00e0 per i matti, e li aveva osservati e aveva studiato le loro mosse, i loro pensieri. E un giorno, ad un tratto, \u201cil riso sbott\u00f2 fuori con un rumore infernale. Enzo, con una mano si copriva la faccia, con l\u2019altra si sosteneva il ventre in modo che resistesse al martellio che veniva gi\u00f9 dal petto\u201d (\u2026) \u201cEnzo sembrava che volesse buttar fuori dal petto, fuori dal proprio essere un impaccio, per espellere il quale tuonava e avrebbe tuonato quel riso, come la tosse quando vuole espellere un chicco d\u2019uva andato di traverso\u201d (\u2026) \u201cl\u2019impaccio di cui Enzo si era liberato con quei colpi di riso, era n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che il senno\u201d, e cos\u00ec, alla fine, il De Mei era diventato una creatura \u201cche non faceva pi\u00f9 parte degli uomini\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019interesse per gli sviluppi esistenziali della alienazione, Brancati lo manifest\u00f2 anche in un altro romanzo,<em>&nbsp;Paolo il Caldo<\/em>, nel quale il narratore siciliano descrisse, con amara e seria ironia, le stramberie dello zio Eduardo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il romanzo dello psichiatra C. Terron,&nbsp;<em>Lavinia tra i dannati<\/em>, del 1959, segnala il rinnovato interesse per le nevrosi. Ad esso si affiancano anche altri romanzi come&nbsp;<em>Una lunga pazzia<\/em>&nbsp;di A. Barolini, e&nbsp;<em>Il memoriale<\/em>&nbsp;di P. Volponi, una delle opere del genere pi\u00f9 riuscite, che ripropone il tema dell\u2019alienazione mentale con aspetti umanitari e sociali toccanti. Ottiero Ottieri, nel racconto&nbsp;<em>Sua maest\u00e0 l\u2019encefalo<\/em>, indaga sulla psicologia del malato, e con<em>&nbsp;Memorie dell\u2019incoscienza<\/em>&nbsp;approfondisce le tematiche psicoanalitiche cercando di farle&nbsp;<em>quadrare<\/em>&nbsp;con il sistema del pensiero marxista. Antonio Zanzotto, scrittore poco conosciuto fuori dal Nord Est d\u2019Italia, ma attento lettore di Jung, di Freud e di Binswanger, oltre che vicino agli psichiatri d\u2019avanguardia, cerca di rendere chiare le cause che condizionano la nevrosi con due bei lavori:&nbsp;<em>Esistere psichicamente<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Prima persona<\/em>. Interessante \u00e8 anche&nbsp;<em>Il mondo psicotico di Lara,<\/em>&nbsp;un romanzo-documento scritto da Cesario Romano, che racconta il cammino di una sua paziente in cerca di una redenzione creativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>Il Male oscuro<\/em>&nbsp;di Giuseppe Berto testimonia come la \u201cmalattia dell\u2019anima\u201d possa colpire inesorabilmente l\u2019esistenza d\u2019un individuo soprattutto se suscitata dalle tensioni della vita familiare. Protagonista del romanzo \u00e8 lo stesso autore, che racconta la storia del lungo contrasto col proprio genitore. Il romanzo \u00e8 un viaggio psicoanalitico nel tentativo di sanare l\u2019angoscia prodotta dalle incomprensioni e dai dissidi dello scontro generazionale tra padre e figlio. L\u2019incontro con la psicoterapia fu per Berto una necessit\u00e0, e, grazie a tale esperienza, egli pot\u00e9 narrare con un taglio letterario le varie facce delle nevrosi. Il successo del<em>&nbsp;Male oscuro<\/em>&nbsp;\u00e8 dovuto al fatto che l\u2019autore ha posto l\u2019accenno sulla spiritualizzazione di un male che era impropriamente denominato \u201cesaurimento nervoso\u201d e che fino d\u2019allora era inteso dal grosso pubblico solo come una afflizione fisica.&nbsp;<em>Marnie<\/em>&nbsp;\u00e8 un romanzo di Winston Graham che ha tutto gli ingredienti psicoanalitici per entrare nell\u2019area della neurosi: la cleptomania come compensazione per la carenza affettiva, la sessuofobia derivata dall\u2019avere assistito nell\u2019infanzia a scene di violenza, la rimozione di un fatto traumatico accaduto prima dell\u2019adolescenza. Tutto questo viene risolto, anche se forse troppo semplicemente, tramite le associazioni d\u2019idee, gli acting-out e una specie di&nbsp;<em>analisi selvaggia<\/em>&nbsp;che un marito, conscio di avere sposato una donna sull\u2019orlo dell\u2019abisso mentale, adotta, per salvare la moglie che ama. Il racconto tuttavia \u00e8 valido perch\u00e9, oltre a indicare i motivi della nevrosi, segnala addirittura i mezzi terapeutici per risolverla. Innamoratosi di questa trama, Hitchcock la fece sceneggiare a un esperto del campo, Jay Presso Allen, e diede vita al film&nbsp;<em>Marnie<\/em>&nbsp;che, se non ha certo gli attori pi\u00f9 credibili ed idonei per impersonare le parti dei protagonisti, tuttavia ha contribuito, assieme all\u2019altro film del regista inglese,&nbsp;<em>Io ti salver\u00f2<\/em>, non poco alla diffusione tra le masse del metodo psicoanalitico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>Il poema dei lunatici<\/em>&nbsp;di Ermanno Cavazzoni \u00e8 una visione del disordine, della frammentazione, della delirante loquacit\u00e0 di coloro che vedono continuamente sbriciolarsi la realt\u00e0 in seducenti ed implacabili suggestioni oniriche. Cavazzoni analizza la ricorrente perdita di senso, il malessere e lo sconforto della solitudine, che scolpiscono la mente dei ricoverati in strutture psichiatriche. Le immagini dei personaggi, un po\u2019 tocchi, del romanzo, sono una messinscena allusiva e straordinariamente suggestiva di un mondo che non \u00e8 solo quello che \u00e8 rinchiuso nei manicomi. Cavazzoni lascia intendere che l\u2019invasiva intossicazione di convinzioni sociali strampalate, di pregiudizi devianti, non si trova esclusivamente all\u2019interno delle mura protette del manicomio, ma circola, con una certa disinvoltura, anche tra la gente comune. Nelle citt\u00e0 formicolanti di individui&nbsp;<em>lunatici<\/em>, di tipi che inseguono deliri sociali, di persone che credono di comunicare, e invece si scambiano dialoghi insensati, si svela la fragilit\u00e0 della mente umana, proprio come \u201cdentro le mura\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Mario Tobino, medico con propensione letteraria, ha scritto vari romanzi dal taglio psichiatrico. Il primo fu&nbsp;<em>Le libere donne di Magliano,&nbsp;<\/em>che vide la luce nel 1953; il secondo,&nbsp;<em>Per le antiche scale,&nbsp;<\/em>anch\u2019esso sull\u2019alienazione, Tobino lo scrisse nel 1972 e, negli anni Ottanta, lo psichiatra-scrittore port\u00f2 a termine&nbsp;<em>Il manicomio di Pechino<\/em>. Un po\u2019 in tutte le opere di Tobino, la mano dello psichiatra e quella del narratore s\u2019intersecano e si completano. Nella prefazione a&nbsp;<em>Le libere donne di Magliano<\/em>, suo primo libro dedicato all\u2019universo psichiatrico, l\u2019autore afferma d\u2019avere scritto quell\u2019opera per dimostrare che i matti sono creature degne d\u2019amore e nella speranza che siano trattati meglio. Tobino suggerisce di parlare con i malati per liberarli dalla preoccupazione del loro stato, e costruire cos\u00ec un ponte affinch\u00e9 sani e meno sani possano dialogare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019altro libro,<em>&nbsp;Per le antiche scale,<\/em>&nbsp;narra la solitudine e l\u2019angoscia quali temi centrali della sofferenza psichica, un dolore che trova riscatto in parte solo trasfigurandosi in poesia.&nbsp;<em>Il manicomio di Pechino<\/em>&nbsp;\u00e8 il diario dell\u2019esperienza dell\u2019autore quand\u2019era direttore del manicomio di Maggiano. Anche questo romanzo denunzia l\u2019incomprensione e il profondo divario che separa il malato dal mondo e indaga con piet\u00e0 e acuta psicologia, l\u2019amara condizione di chi \u00e8 affetto da disturbi psichici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>La cognizione del dolore&nbsp;<\/em>di Carlo Emilio Gadda \u00e8 un altro impareggiabile ritratto di personaggio nevrotico, come lo \u00e8 pure il romanzo&nbsp;<em>Le sorelle Materassi<\/em>&nbsp;di Aldo Palazzeschi, che \u00e8 un affresco umano e drammatico di rapporti nevrotici, sadomasochisti, di rancori ossessivi, di mitomanie. Il libro di Palazzeschi narra la vita di due sorelle ricamatrici, che sono travolte dal trambusto emozionale causato loro dal nipote Remo. Colpite dalla presenza vitale di quel giovane, quando egli le abbandona per recarsi in America, le sorelle comprendono d\u2019essere state \u201cferite\u201d dalla dipartita di Remo, e, chiudendosi in una sofferta nostalgia, la loro vita si colora di tutta la gamma di capogiri, vertigini, fugaci abbandoni, espressioni nevrotiche, che sottolineano i misteriosi turbamenti dei loro animi doloranti per la perdita dell\u2019oggetto d\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Singolare \u00e8 pure il romanzo&nbsp;<em>Follia<\/em>&nbsp;di Patrick McGrath in cui uno psichiatra narra la conturbante vicenda che accade all\u2019interno di un tetro manicomio criminale, e cio\u00e8 la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra ed Edgard Stark, un artista che \u00e8 detenuto nella struttura carceraria perch\u00e9 colpevole di un efferato uxoricidio. Ma a mano a mano che procede l\u2019analisi del caso clinico del pittore, si fa anche luce sulla storia cupa e tormentosa che lega l\u2019artista a Stella, e si delinea una realt\u00e0 inquietante e beffarda, certamente molto diversa da quella che le apparenze lasciavano intravedere. E cos\u00ec, ancora una volta, si pu\u00f2 constatare come la follia sia un paravento che a volte pu\u00f2 nascondere verit\u00e0 scomode e crudeli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Commedia dell\u2019assurdo, e a tratti artificiosa e cerebrale, \u00e8&nbsp;<em>Da mezzogiorno a mezzanotte<\/em>, scritta dal drammaturgo tedesco Georg Kaiser. L\u2019opera \u00e8 composta da una rapsodia di scene eccentriche e suggestive, che hanno gli accenti irrazionali tipici dell\u2019espressionismo. Come \u00e8 noto, la visione del mondo degli espressionisti ben si presta alla descrizione della follia, poich\u00e9 fonda la propria indagine soprattutto \u201csul mondo profondo ed interiore\u201d dell\u2019individuo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il favore incontrato da&nbsp;<em>Lo straniero&nbsp;<\/em>di Camus \u00e8 forse dovuto alla singolarissima figura assurda e ambigua del personaggio principale che, all\u2019indomani della morte della madre va a fare i bagni di mare, inizia una relazione irregolare e si reca a cinema per ridere con un film comico. Il personaggio \u00e8 un esempio della \u201cbella indifferenza\u201d che caratterizza la psiche disturbata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Conturbante \u00e8 anche il testo teatrale&nbsp;<em>Toyer, (Il giocattolo)&nbsp;<\/em>scritto negli anni Settanta dall\u2019americano J. Mc Kay, e rappresentato a Broadway con grande successo. In esso si narra di un serial killer, che ha paura della femminilit\u00e0 e che per questo motivo lobotomizza le donne che desidera, riducendole a bambole, a giocattoli. Una psichiatra s\u2019imbatte in quel mostro, senza per\u00f2 sapere di essere a contatto con l\u2019uomo che tutta la citt\u00e0 cerca, e tra loro due s\u2019instaura un rapporto molto ambiguo, dove i ruoli si confondono, per cui, ad un certo punto, sar\u00e0 difficile individuare chi \u00e8 il pi\u00f9 forte e chi il pi\u00f9 debole dei due, chi \u00e8 il sano e chi \u00e8 il folle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In altro testo teatrale dal titolo&nbsp;<em>House of Games,&nbsp;<\/em>si trova implicata, anche questa volta, una psichiatra, che viene travolta dal contatto col mondo demenziale degli incalliti giocatori d\u2019azzardo. Si tratta di un\u2019opera del commediografo americano David Mamet, portata anche in cinema dallo stesso autore nel 1987. La protagonista della storia, una valente&nbsp;<em>strizzacervelli<\/em>, scopre, nel gioco, quei piaceri che si era sempre negata; ma si tratta di una esperienza che la donna non riesce a dominare e che le sfugge di mano, tant\u2019\u00e8 che la trascina in una pericolosa parabola. L\u2019opera di Mamet, come gi\u00e0 quella di Mac Kay, vuole dimostrare che si pu\u00f2 cadere nell\u2019abisso dell\u2019insensatezza pur partendo da posizioni mentali che dovrebbero garantire, come nel caso di una professionista psichiatra, un buon margine di resistenza psichica. Denso di situazioni tragicomiche e magari assurde, il volume della triestina Marina Mander,&nbsp;<em>Manuale di ipocondria fantastica<\/em>, traccia interessanti figure di malati psicosomatici e di sindromi pschiatriche poco comuni, e talvolta, addirittura paradossali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Lo scrittore austriaco Arthur Schnitzer, amico e fervente seguace delle teorie di Sigmund Freud, maestro nell\u2019esplorazione interiore dei personaggi che portava nei suoi romanzi e molto preparato dunque nell\u2019arte di fissarne i caratteri, in&nbsp;<em>La scena dell\u2019addio<\/em>, mostra come la paura della realt\u00e0 pu\u00f2 indurre al lento sottrarsi al mondo esterno e a concentrarsi esclusivamente su quello interiore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma uno dei temi pi\u00f9 sentiti \u00e8 il rapporto e lo scontro generazionale, che a volte assume toni drammatici e si evolve in azioni folli e sconsiderate, come nel caso de&nbsp;<em>Il figlio<\/em>&nbsp;del drammaturgo tedesco Walter Hasenclever e di&nbsp;<em>Parricidio&nbsp;<\/em>di Arnold Bronnen, che spingono fino alle estreme conseguenze, fino a pervenire ad atti insensati, l\u2019odio covato dai figli nei confronti dei genitori. Interessante \u00e8 pure la tematica della protagonista della commedia di Hermann Bahr,&nbsp;<em>L\u2019altra<\/em>, una donna che ha una doppia personalit\u00e0, essendo incapace, nonostante ogni sforzo, di sfuggire all\u2019attrazione di un uomo del quale ella \u00e8 succube. Nel teatro di Ionesco la follia si muta spesso in autoironia; in Pirandello \u00e8 un escamotage intellettuale alla ricerca della verit\u00e0; nel mondo shakespiriano \u00e8 una deflagrazione universale. Tutta questa letteratura tratteggia la pazzia, nell\u2019inevitabile viaggio della quotidianit\u00e0, come dolorosa solitudine e \u201csoluzione finale\u201d dei problemi dell\u2019esistenza. In ogni caso, il personaggio matto, con la sua stoltezza, vive l\u2019esperienza di controsensi e di verit\u00e0 rivoluzionarie sicch\u00e9 la follia appare come il rovescio della medaglia della discrezione, della prudenza e del silenzio. Il personaggio toccato da questa disgrazia, deride, aggredisce e frappone una distanza invalicabile tra s\u00e9 e gli altri. Il suo distacco \u00e8 alienazione, ma \u00e8 anche una presa di coscienza di dolorose e stridenti verit\u00e0, che \u201cla persona comune\u201d preferisce ignorare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Di ben altra \u201cpasta\u201d \u00e8, invece, l\u2019amaro romanzo di Pascale Froment,&nbsp;<em>Ti ammazzo<\/em>, che prende spunto dalla storia di Roberto Succo, matricida e parricida, il quale si suicid\u00f2 poi nel carcere di Vicenza. Questa truculenta vicenda ha ispirato anche il drammaturgo Bernard-Marie Kolt\u00e8s. Sullo stesso genere, e forse pi\u00f9 intenso e disperato, perch\u00e9 scritto direttamente dal padre dell\u2019assassino, \u00e8 il libro&nbsp;<em>Mio figlio assassino<\/em>&nbsp;di Lionel Dahmer, il medico di Milwaukee che scopr\u00ec come suo figlio Jeff si fosse macchiato di alcuni dei crimini pi\u00f9 orrendi commessi negli Usa, tra gli anni Ottanta e Novanta. Scrivendo quel diario-romanzo, il dottor Dahmer ha confessato di augurarsi di avere contribuito, in qualche modo ad aiutare a fare capire le motivazioni che possono essere alla base di un cervello malato. Infatti, raccontando la vicenda che si svolse nella sua famiglia, Dahmer spiega che, in un primo tempo, le bizzarrie e gli atteggiamenti anomali del figlio non li aveva giudicati come qualcosa di particolarmente anormale, in quanto, nel corso degli anni si era abituato a convivere con le stranezze del suo ragazzo e non riusciva pi\u00f9 ad obbiettivarle realisticamente e a capirne la pericolosit\u00e0. Sebbene il male del giovane figlio di Dahmer fosse pericoloso, l\u2019abitudine quotidiana ad esso, in un certo senso, lo aveva reso&nbsp;<em>invisibile<\/em>&nbsp;ai familiari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E ancora pi\u00f9 conturbante \u00e8 il&nbsp;<em>diario<\/em>&nbsp;di Jack lo squartatore, rinvenuto a Liverpool, nei confronti del quale il criminologo Robert Smith e altri studiosi portano prove abbastanza convincenti che possa essere davvero \u201clo sfogo\u201d di un perverso criminale, intelligente, acuto, buon conoscitore dell\u2019animo umano, che, tra il 1888 e il 1889, si macchi\u00f2 dei cinque delitti di Whitechapel e che inizia la propria confessione con queste parole: \u201cForse nella mia mente tormentata desidero che qualcuno legga questo e comprenda\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>4 La follia nelle arti figurative<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La follia \u00e8 stata tratteggiata anche nelle tele di insigni pittori, i quali, stregati dalle manifestazioni oscure e instabili della mente, hanno ritratto l\u2019alienazione con intriganti, vertiginosi tuffi nell\u2019inconoscibile, nell\u2019ambiguo e nella diversit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Creativit\u00e0 pittorica si riscontra anche nelle opere di artisti alienati, come nel caso di Adolf W\u00f6lfi vissuto trenta anni in un ospedale psichiatrico, costellando la sua vita di tele affascinanti, o di quel \u201cCarlo\u201d, studiato da vari psichiatri, le cui opere sono esposte al Museo Guggenheim di Venezia o della pittrice Aloyse, gi\u00e0 citata, la cui produzione pittorica si trova in gallerie e musei rinomati. Tutte queste opere dimostrano che anche nei malati di mente pu\u00f2 esistere una produttivit\u00e0 artistica e una creativit\u00e0, esternate con mezzi espressivi non inferiori a quelli degli artisti sani. Ci\u00f2 fa supporre che l\u2019arte scaturisce da tensioni emozionali molto vicine alla sofferenza della follia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A parte gli artisti schizofrenici, molti rappresentativi maestri della pittura hanno raffigurato l\u2019aspetto conturbante della demenza. In questo filone troviamo il fiammingo Hieronymus Bosch, con i quadri&nbsp;<em>La cura della pazzia, La nave dei folli<\/em>, e<em>&nbsp;Tentazione<\/em>; Lucas Cranac il Vecchio col suo dipinto&nbsp;<em>La malinconia,&nbsp;<\/em>l\u2019olandese Pieter Brueghel con l\u2019efficace&nbsp;<em>Grieta la folle<\/em>, e&nbsp;<em>Gli storpi<\/em>, in cui i visi disumani non sono solo un handicap fisico. Il tema del suicidio \u201cesistenziale\u201d narrato da<em>&nbsp;I dolori del giovane Werther<\/em>&nbsp;ha ispirato un\u2019incisione di J. Amand, che ha ritratto Lotte che consegna la pistola a un messo di Werther.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La matta bestialit\u00e0 \u00e8 stata, invece, tratteggia da un altro pittore fiammingo, Dirck Bouts, che, al Louvre, nel pannello dell\u2019<em>Inferno<\/em>, ritrae figure mostruose di animali folli e deliranti, come quei barbagianni con i corpi di rospo che si mescolano alla nudit\u00e0 dei dannati. Anche lo spagnolo Velasquez dipingeva idioti e folli. E del tedesco Martin Schongauer \u00e8 celebre la serie delle&nbsp;<em>Dieci vergini sagge e stolte<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il tema della maliconia \u00e8 ripreso da Cesare Ripa, che la vede e la ritrae nelle sembianze di una donna vecchia e mesta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La follia venne disegnata anche da un altro tedesco, Stephan Lochner, in un grottesco&nbsp;<em>Giudizio Universale<\/em>, in cui la insanit\u00e0 mentale si manifesta come se la natura, improvvisamente impazzita, producesse mostruosi animali tra cui farfalle con la testa di gatto, uccelli con le ali prensili come mani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E la demenza, riprodotta sotto forma di animale impazzito e deforme, l\u2019ha effigiata pure il pittore tedesco Mathis Gr\u00fcnewald, il quale, nella&nbsp;<em>Crocifissione<\/em>&nbsp;ha disegnato volti e figure tragiche con espressioni maniacali e deliranti. Nella&nbsp;<em>Tentazione<\/em>, l\u2019immagine della sregolatezza \u00e8 esaltata dall\u2019infuriare di demoni balzani e mostruosi. In tutte queste opere l\u2019autore mostra il suo particolare interesse per i disturbi mentali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Albrecht D\u00fcrher tratteggi\u00f2, in una incisione su metallo, la \u201cmelancolia\u201d, e questo tipo di sofferenza fu anche il tema di un altro grande incisore tedesco Hans Baldung, detto Grien, il quale riport\u00f2 in alcune delle sue opere anch\u2019egli il tema d\u00fcreriano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il pittore Francisco Goya y Lucientes ha rappresentato la malattia mentale, in molte opere, tra cui, una, davvero emblematica, il&nbsp;<em>Cortile dei folli,&nbsp;<\/em>in cui lo squilibrio mentale \u00e8 effigiato da corpi nudi, rinchiusi in una fossa dei serpenti. Il pittore spagnolo ha anche simboleggiato i disturbi dell\u2019umore nel quadro&nbsp;<em>Cronos divora i suoi figli<\/em>. Il Goya, colpito da un ictus quando aveva quarantasei anni, ed esasperato anche da una improvvisa sordit\u00e0 (dovuta forse ad una lesione sifilitica), divenne sempre pi\u00f9 di carattere irascibile anche perch\u00e9 s\u2019era sentito \u201cabbandonato\u201d dalla Corte spagnola, che gli aveva preferito Vicente Lopez, e, disilluso da quel voltafaccia, era caduto in depressione. Per allontanare lo spettro della malinconia, il Goya dipingeva con tremenda furia creativa, quasi che fosse un invasato, e raffigurava tragedie epocali, incendi e ospedali dei pazzi, temendo di finirci un giorno o l\u2019altro anche lui. Allucinanti sono i dipinti della \u201cQuinta del sonno\u201d in cui vivono lugubri visioni, cos\u00ec come pure terrorizzanti sono le \u201cStramberie\u201d (o \u201cSogni\u201d), serie di acqueforti dal contenuto fosco e allucinante. E anche i disegni a sanguigna e le incisioni dei \u201cDisparates\u201d (Le assurdit\u00e0, le Follie, le Ossessioni etc.) sono immagini che esprimono paranoie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">I pittori hanno raffigurato dunque la alienazione quale rivelazione di una natura tenebrosa, infernale, ma anche come affascinante spazio segreto, sradicato dalla banalit\u00e0 della iconografia comune: ci\u00f2 che viene fuori dal delirio era gi\u00e0 nella natura. Gli incubi del norvegese Edvard Munch, che possono essere \u201cletti\u201d psicoanaliticamente quale denuncia di un animo travagliato, in cui l\u2019angoscia metafisica trova l\u2019espressione nelle torbide immagini, nell\u2019esperienza tragica di un delirio espresso da visi disumani.&nbsp;<em>L\u2019urlo<\/em>&nbsp;\u00e8 giustamente considerato come l\u2019esempio tipico di esplosione di una psiche esasperata. Con il quadro intitolato&nbsp;<em>Angoscia,<\/em>&nbsp;in cui \u00e8 manifesto il dramma di una donna in preda a quella sensazione dolorosa, il pittore norvegese reitera l\u2019importanza esistenziale dell\u2019ansia, alla quale d\u00e0 un taglio metafisico, che viene rappresentato in una forma espressionista e nel contempo realistica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Pittori e scultori di ogni tempo hanno fatto della pittura e della scultura lo specchio della loro anima, esattamente come gli scrittori, i poeti e i musicisti. Conturbanti, per esempio, dal punto di vista psicoanalitico sono le varie rappresentazioni del&nbsp;<em>Martirio di San Sebastiano<\/em>, effigiate da artisti come Antonello da Messina, Piero della Francesca e Mantegna, con raffigurazioni di quel giovinetto legato e trafitto da frecce che gli penetrano nella pelle e gli producono ferite sanguinanti, e che sono cariche di valenze ambigue, allusive persino di fantasie proibite e intrise di profondi significati di sofferenze e di desideri sessuali rinnegati.&nbsp;<em>La cura della follia<\/em>&nbsp;\u00e8 una bellissima e rappresentativa incisione che fa parte dell\u2019opera&nbsp;<em>R\u00e9cueil des plus illustres proverbes<\/em>, esposta alla Biblioth\u00e8que Nationale di Parigi e fa vedere alcuni degli \u201cinterventi\u201d che nel passato si effettuavano per favorire le espulsioni dal corpo delle&nbsp;<em>contaminazioni<\/em>&nbsp;che comportano la malattia mentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E come non tacere allora anche la \u201cconfusione\u201d che s\u2019incontra oggi nelle opere moderne, con quella dissoluzione delle forme, che non \u00e8 altro che l\u2019espressione di quel caos interiore che tende a concretizzarsi in immagini e colori discordanti, come se si trattasse di ambiguo e sempre pi\u00f9 contraddittorio status mentale, come una nevrosi esistenziale che si concreta in deformazioni prospettiche e in forme arzigogolate ed irreali. Un tempo si credeva che la pittura fosse imitazione della natura, vedi il periodo delle forme perfette che quasi si ispiravano al mondo delle idee platoniche o lo stadio del chiaroscuro rinascimentale o quello dell\u2019arabesco Roccoc\u00f2. Ma da quando l\u2019analisi della mente si \u00e8 allargata includendo anche la psicopatologia della creazione, si \u00e8 cominciato a celebrare l\u2019arte figurativa come espressione dell\u2019interiorit\u00e0 dell\u2019artista, come qualcosa di misterioso e di magico. Picasso, tanto per fare un esempio, spogli\u00f2 la realt\u00e0 dalla materiale apparenza, sacrificando la verosimiglianza in favore di realt\u00e0 spirituale e i colori dei suoi quadri non furono pi\u00f9 quelli della natura, ma quelli dell\u2019anima, i quali trasmettono l\u2019accento personale, comunicato concretamente attraverso immagini che riproducono l\u2019inconscio, e su questa linea anche Bosch, Chagall, Braque e altri hanno fatto, della pittura, l\u2019espressione delle contraddizioni e delle angosce dell\u2019essere umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Contraddizioni ed angosce che si possono \u201cleggere\u201d come l\u2019immagine di un particolare mondo spirituale, proprio nei disegni dei malati mentali. Questo genere di estrinsecazione espressiva \u00e8 favorita dai terapeuti, perch\u00e9 rappresenta uno dei momenti d\u2019incontro pi\u00f9 importanti con l\u2019inconscio del malato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nel descrivere l\u2019arte degli schizofrenici Karl Jaspers afferma che in essa, espressione particolarmente emblematica della vita psichica, c\u2019\u00e8 soprattutto la tendenza a dare \u201cla rappresentazione di un insieme del mondo e dell\u2019essenza delle cose\u201d. E infatti, conversando con i malati autori dei disegni, Karl Jaspers rilev\u00f2 che \u00e8 possibile \u201cvenire a sapere che spesso le cose pi\u00f9 semplici sono piene di significato simbolico e di fantastici arricchimenti\u201d. E, sottolinea sempre Jasper, analizzando, pur nella loro primitivit\u00e0, le immagini di questo tipo di autori, a volte, grazie ad una straordinaria chiarezza d\u2019espressione e ad una sconcertante intensit\u00e0 di significati, ci si pu\u00f2 imbattere in realizzazioni, fatte da pazienti, che hanno una pregevole efficacia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>5 La follia e la musica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u2019uomo comune, nell\u2019Antichit\u00e0, nel Medio Evo e nel Rinascimento si pasceva soprattutto di conoscenze che gli provenivano dalle immagini visive e dall\u2019orecchio, pi\u00f9 che dalla letteratura. E se a questo si aggiunge che un tempo l\u2019esperienza quotidiana con l\u2019alienazione era consueta, in quanto la si riscontrava in individui che girovagavano nelle strade e nelle piazze, sembra molto strano che la musica non abbia mai \u201ccommentato\u201d la follia (cos\u00ec come ha fatto per altre circostanze umane), e che non abbia fatto apertamente una \u201cirruzione\u201d in quel campo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Premesso questo, viene allora spontaneo chiedersi, dal momento che la musica ha interpretato non solo esperienze naturali come le stagioni, i giochi d\u2019acqua, i canti degli uccelli e cos\u00ec via, ma anche stati psicologici come la tristezza e la passione, se \u00e8 possibile che essa possa esprimere anche psicopatologie e sentimenti \u201cinconsci\u201d, trasmettendoli ed individuandoli in particolari composizioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In particolare, \u00e8 da chiedersi se la musica possa comunicare il linguaggio della alienazione e dello squilibrio con delle note, degli accordi e dei ritmi, che siano in grado di far conoscere ci\u00f2 che passa nella mente di una persona psichicamente malata, cos\u00ec come fa la letteratura, per esempio, e come qualcuno ha per\u00f2 ritenuto di rilevare nelle dissonanze di Sch\u00f6nberg, le quali sembrano assumere la forma dell\u2019angoscia, con un linguaggio musicale vicino alla tensione catastrofica della frenesia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Scrive Albert Wellek che il tema della psicologia della musica non \u00e8 stato mai molto approfondito e che, in ogni caso, \u00e8 stato affrontato in modo sistematico sono a partire dal 1931, con il volume&nbsp;<em>Musikpsychologie,&nbsp;<\/em>di E. Kurth che pu\u00f2 essere considerato un pioniere in questo tipo di studi, seguito dai musicologi G\u00e9za R\u00e9v\u00e9sz nel 1946 e R. Franc\u00e8s nel 1958. Kurth allude ad uno spazio \u201cemotivo\u201d musicale, che si fonda sulla espressione emozionale determinata dalla musica. Studiando il fenomeno \u201cmusica\u201d, dal punto di vista psicologico, Wellek rileva che alcune persone sono pi\u00f9 portate ad apprezzare il contrappunto mentre altre, invece, provano maggior trasporto per la musica armonico-timbrica. Questa analisi ha portato al tentativo di fare una \u201ctipologia\u201d degli ascoltatori-fruitori ed anche dei creatori-musicisti. I risultati, per\u00f2, non sono stati molto incoraggianti, in quanto molto generici, sia per ci\u00f2 che riguarda la psicologia dell\u2019ascolto che anche per quello che concerne la psicologia della creazione musicale. Ma nella creazione musicale \u00e8 forse difficile poter caratterizzare psicologicamente quali sono le motivazioni della funzione ispirativa-emotiva e quali quelle della funzione tecnico-creativa. Tuttavia, qualcuno, come il musicologo J. Bahle, ha sottolineato che si possono rilevare delle creazioni concepite quasi in stati di sogno, come accadde, secondo quello studioso, per certa musica di Schubert.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 anche chi \u00e8 del parere che, essendo la musica soprattutto armonie, cadenze e assonanze, le quali caratterizzano la composizione ritmica, essa possa contenere modulazioni e risonanze, che rappresentano tutte le sfaccettatura dell\u2019animo umano, compreso il delirio. Walter Mauro ritiene che l\u2019improvvisazione del jazz, con la sua libert\u00e0 polifonica, rappresenta un magico rituale, in cui confluiscono \u201cin diretta\u201d percezioni dell\u2019inconscio. Il jazz, sempre secondo Mauro, trasmetterebbe l\u2019emozione del musicista provocando una eccitabilit\u00e0 collettiva, alla quale non \u00e8 possibile sfuggire. Passando ad altro genere musicale, Theodor W. Adorno si diceva convinto che il terrore che le note di Webern diffondono deriva dal fatto che la sua musica d\u00e0 forma ad una sorta di angoscia, che porta sgomento e sensazioni catastrofiche. Forse anche le musiche medievali che venivano chiamate \u201cdanze dei folli\u201d, avevano qualcosa di conturbante che in concreto si avvicina ad un genere musicale capace di esprime l\u2019alterazione mentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Si potrebbe allora sostenere che dissonanze, assonanze, improvvise mutazioni del ritmo, possono anche essere emblematici simboli della irrequietezza psicopatologica?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Lo psicologo-antropologo Imre Hermann ha rilevato che per mezzo della musica si pu\u00f2 \u201centrare in sintonia\u201d con il delirio: egli ha osservato che, dopo una notte di ritmicit\u00e0 ossessiva, alcune popolazioni tribali, travolte da musiche ossessive, finiscono con l\u2019essere in&nbsp;<em>trance.&nbsp;<\/em>Si tratta di ritmi spontanei e di pantomime musicale, con i quali i primitivi ritenendosi invasati dal demone, manifestano la loro esaltazione ossessiva. Ma andando oltre, Imre Hermann addirittura sostiene che vi possa essere una certa concomitanza tra talento musicale e disturbi psichici, quali feticismo, esibizionismo, travestitismo, anche se poi egli si affretta ad affermare che \u201cil frequente collegamento tra musicalit\u00e0 e perversione non significa che tutti i musicisti e tutte le persone dotate musicalmente siano malate\u201d. Malgrado Hermann presenti vari esempi storici, per avvalorare la sua tesi, non si trovano al riguardo serie conferme cliniche della sua attendibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Sebbene, come si vede, vi potrebbe essere una vasta materia di studio da approfondire a proposito della possibilit\u00e0 di trovare il legame profondo che unisce l\u2019inconscio alla musica, gli psichiatri, gli psicologi e gli psicoanalisti non si sono addentrati a sviscerare il problema, e ci\u00f2 forse proprio perch\u00e9 lo stesso Sigmund Freud dimostr\u00f2 una chiara mancanza di interesse in questo campo. Per di pi\u00f9, sembra che, al disinteresse degli&nbsp;<em>strizzacervelli<\/em>&nbsp;per la musica, corrisponda, anche da parte degli stessi compositori, una certa indifferenza (o dovremmo chiamarla forse impossibilit\u00e0?) ad esprimersi con accordi musicali che evochino la pazzia. Infatti ci\u00f2 che lascia pi\u00f9 perplessi \u00e8 che anche quei musicisti che concepiscono la musica come linguaggio \u201cdei sentimenti, delle passioni o degli stati d\u2019animo\u201d, e sono molti, da Schumann a Debussy, da Respighi a Smetana, da Sibelius a Berlioz, a Liszt, e tanti altri, nessuno di essi si \u00e8 mai cimentato a scrivere musica che esprima stati di follia. Eppure, secondo Pichon-Rivi\u00e8re, un musicologo che s\u2019interessa di psicologia, la musica \u00e8, in termini psicoanalitici, la forma pi\u00f9 regressiva di sublimazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Una limitazione, questa, che probabilmente potrebbe derivare dal fatto che il connubio tra la musica, arte astratta e svincolata da un oggetto, e narrazione del reale, \u00e8 una operazione complessa, e dai risultati alquanto ambigui. Infatti, il tema di una melodia (cio\u00e8 il significato reale di un brano) \u00e8 insito nella melodia stessa. La forza della musica sta proprio nell\u2019essere un insieme di riflessioni possibili, nel far meditare senza parole, nel poter essere interpretabile in vari modi, e per ci\u00f2 stesso, non si pu\u00f2 riconoscere, per essa, una unica ispirazione contenutistica che la esaurisca, come invece accade nella scrittura o nella pittura, nelle quali \u00e8 possibile rendere adeguatamente manifesto l\u2019argomento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u201cLa musica di un quartetto di Beethoven mi commuove e mi fa pensare, ma non saprei esprimere con le parole che cosa vuol dire. \u00c8 piena di senso per me, ma forse non \u201csignifica\u201d nulla\u201d, cos\u00ec si esprime Denis Gaita, psicoanalista e musicologo. La musica, precisa ancora Gaita, \u00e8 intelligibile, ma intraducibile, tant\u2019\u00e8 che \u00e8 impossibile una visione semantica dell\u2019ascolto musicale. Intatti i tentativi di assimilare la musica a sistemi semantici per produrre un \u201cvocabolario\u201d semiologico musicale, sono in parte falliti, e questo anche perch\u00e9 la \u201ctraduzione del contenuto\u201d della musica in parole sarebbe in ogni caso riduttiva. Anche se ci\u00f2 non esclude, teoricamente, che la musica possa descrivere la follia con mezzi propri, tanto per fare un esempio, con gli stridenti accordi di un violino o con il cupo timbro emesso da una corda sola di violoncello, o, ancora, con le note ansimanti di una tromba, che emergono da un freddo silenzio, suoni tutti che possono evocare la solitudine della alienazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E non si pu\u00f2 tacere che il puntare sulla simbologia musicale \u00e8 una operazione \u201crischiosa\u201d, perch\u00e9, ogni qualvolta si \u00e8 preteso fare della musica a soggetto o della musica che abbia un tema, o quando un musicista si \u00e8 imposto d\u2019imitare eventi naturali come il mormorio delle acque o il canto degli uccelli, o altro, il risultato \u00e8 stato quello di una banale parodia, o quanto meno una forzatura. Difatti la struttura della musica a programma o, se si vuole, descrittiva, non si identifica inequivocabilmente con gli avvenimenti evocati. Afferma Giovanni Pasqualino \u201cse la Patetica di Ciajkovskij si fosse chiamata \u201cla Dolorosa\u201d o \u201cla Triste\u201d, se la scintilla sia venuta dalla voglia di morte o dalla cupa&nbsp;<em>r\u00e9verie<\/em>&nbsp;del compositore, che cosa realmente sposta nella struttura musicale della sinfonia?\u201d. E in realt\u00e0, ogni spettatore pu\u00f2 \u201csentire\u201d ci\u00f2 che vuole in un \u201cpezzo\u201d, anche se quel pezzo musicale \u00e8 identico per tutti dal punto di vista delle note. \u201cSono le note e l\u2019effetto sonoro che esse producono \u2013 afferma Pasqualino \u2013 l\u2019unica componente reale ed analizzabile della musica\u201d e ci\u00f2 perch\u00e9, se da un canto la musica \u00e8 abbastanza intelligibile, dall\u2019altro essa \u00e8 generalmente intraducibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Cos\u00ec, continuando a dire, chi mai potrebbe, infatti,&nbsp;<em>indovinare<\/em>, senza conoscere preventivamente il titolo, ascoltando per la prima volta le armonie dei&nbsp;<em>Quadri di un\u2019esposizione<\/em>&nbsp;di Mussorgski, che, secondo quanto esplicitato dalla intestazione, esse rievocherebbero scene dipinte su tela? Solo a posteriori, e per suggestione, \u00e8 possibile immaginare di riconoscere, in quelle note, rievocazioni di celebri squarci pittorici. Un esempio molto indicativo a tal riguardo, \u00e8 citato da Albert Wellek, che riferisce di un esperimento fatto da Ernst Krenek a proposito della&nbsp;<em>Synphonie fantastique<\/em>&nbsp;di Berliotz, che nelle intenzioni del compositore dovrebbe rappresentare l\u2019ansia di un uomo perseguitato da una idea terrificante che lo spinge alla follia. Ebbene, quasi nessuno degli ascoltatori riusc\u00ec a individuare le intenzioni del musicista. Ci\u00f2 fa pensare che la musica abbia un\u2019ampia gamma di opzioni in fatto di interpretazione dei suoi significati, e, cos\u00ec, se una marcia o una ninna nanna possono essere facilmente individuabili, perch\u00e9 \u201cdi uso comune\u201d, in quanto alla interpretazione di stati mentali espressi dalla musica, il discorso diventa difficile e problematico (almeno fino ad oggi) .<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ed inoltre, quando si vuole appioppare a brani musicali autonomi un commento parlato, quest\u2019ultimo risulta spesso del tutto inappropriato, e parimente si fallisce quando si vuole interpretare una musica con immagini visive, come fece Walt Disney, che ebbe l\u2019idea di \u201ccommentare\u201d alcune musiche d\u2019autore per mezzo di cartoni animati, i quali, pur essendo molto belli in s\u00e9, \u201ccommentando\u201d celebri brani musicali finirono col banalizzarli e svalorizzarli dal punto di vista della estetica dell\u2019ascolto musicale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La musica, dunque, difficilmente si pu\u00f2 identificare in argomenti concreti, e ci\u00f2 perch\u00e9 il linguaggio musicale \u00e8 svincolato dalla verosimiglianza. Essa di rado riesce davvero a modellarsi e ad identificarsi con un argomento o ad evocare situazioni extramusicali, come potrebbe essere la follia, con i propri mezzi armonici, anche se la forte suggestione drammatica contenuta nell\u2019intenso uso del semitono pu\u00f2 creare un formidabile pathos, cos\u00ec come accade anche con l\u2019accordo di settima diminuita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E ritorniamo a dire che, essendo la musica un linguaggio astratto, essa non pu\u00f2 rappresentare mai nulla di concreto, e forse nemmeno stati d\u2019animo particolari. Infatti alcuni preludi di Chopin trasmettono, indifferentemente, secondo come vengono percepiti dalla sensibilit\u00e0 del singolo ascoltatore, sofferenza, angoscia, o magari dolcezza e pace. Chi non \u00e8 a conoscenza che alle note iniziali della&nbsp;<em>Quinta sinfonia<\/em>&nbsp;di Beethoven sia stato attribuito il significato dei colpi del \u201cdestino che bussa alla porta\u201d a causa di quell\u2019insistente ritmo cadenzato, non trova affatto tale significato. E nemmeno testimonia alcun significato psichiatrico la sonata detta \u201c<em>La Follia<\/em>\u201d di Arcangelo Corelli, o magari il&nbsp;<em>Capriccio bisbetico<\/em>&nbsp;di A. Falconieri, sebbene abbiano un richiamo esplicito nel titolo, come, invece, fanno in realt\u00e0 i quadri di Munch, di Bosch, di Brueghel, di Bouts, etc., nei quali, \u00e8 possibile \u201cleggere\u201d l\u2019angoscia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>La Follia<\/em>&nbsp;di Corelli infatti \u00e8 semplicemente una variazione sul tema di una danza spagnola e, pur avendo un nome che spicca per un certo calore appassionato, non ha nulla a che vedere, con la pazzia cos\u00ec come non ha rilevanza alcuna, da quel punto di vista, il&nbsp;<em>Capriccio bisbetico<\/em>&nbsp;di A. Falconieri, che \u00e8 semplicemente una forma di danza a struttura binaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 chi, invece, individua nel&nbsp;<em>fandango<\/em>&nbsp;il genere di musica spagnola \u201ccreata\u201d per rappresentare la pazzia, e lo ritiene dunque uno dei pochi esempi da citare come esternazione ritmico-musicale di stati d\u2019animo patologici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Dopo quanto s\u2019\u00e8 detto, \u00e8 comprensibile la riluttanza dei compositori, i quali, anche a causa della inadeguatezza del mezzo tecnico, non cercano di&nbsp;<em>rievocare<\/em>&nbsp;nel pentagramma la follia, contrariamente di come accade nel campo letterario e delle arti figurative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 ipotizzare che l\u2019assenza di musiche che evochino la follia dipende anche dal fatto che al compositore, di solito, non serve prefiggersi un determinato contenuto: la buona musica non ha necessariamente un soggetto. Anzi, nella musica non ci sono significati, non c\u2019\u00e8 altro da capire che la stessa musica. \u201cLa musica si fa e basta\u201d, afferma Denis Gaita. Difatti, spesso, il titolo attribuito al brano \u00e8 posticcio e appiccicato non dall\u2019autore, tant\u2019\u00e8 che non sempre si \u00e8 certi che quella interpretazione contenutistica, che si evince dal titolo, era nelle intenzioni del compositore, come, per esempio nel caso della sonata detta&nbsp;<em>Gli addii<\/em>&nbsp;o nel caso de&nbsp;<em>Il chiaro di Luna&nbsp;<\/em>di Beethoven.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Bisogna per\u00f2 sottolineare che quando vi \u00e8 una trama, un\u2019azione scenica, cui la musica fa da supporto, piuttosto che essere essa stessa una forma di narrazione, si limita ad&nbsp;<em>accompagnare<\/em>&nbsp;il racconto. Tanto per fare un esempio, nel caso dell\u2019aria \u201cMira Norma ai tuoi ginocchi\u201d la musica rafforza il significato delle parole e l\u2019azione. Ma in altri casi, accade che la melodia non rimanga solo come semplice rinforzo dell\u2019azione scenica, ma acquisti un proprio e indipendente valore espressivo, tant\u2019\u00e8 che \u00e8 solo in apparenza che la recitazione e lo svolgimento musicale procedono parallelamente, e ci\u00f2 perch\u00e9 si ritiene, forse impropriamente, che l\u2019una sia indispensabile all\u2019altra. Ma in realt\u00e0 la composizione musicale non ha bisogno del palcoscenico, tant\u2019\u00e8 che molte arie vengono cantate senza perdere nulla anche se sono prive della scena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Tuttavia \u00e8 pi\u00f9 facile seguire la melodia descrittiva, come quella lirica, piuttosto che immergersi nella musica astratta, come nel caso del genere sinfonico e cameristico, che, forse proprio per questo, hanno meno seguaci. Ed allora si pu\u00f2 capire che la concettualizzazione della follia, con armonie e disarmonie musicali, pu\u00f2 essere inquietante, essendo preferibile ascoltare melodie che evocano stati d\u2019animo che rientrano pur sempre nelle suggestioni psicologiche consuete. E questo perch\u00e9 non tutti sono disposti a \u201csubire\u201d emozioni prodotte da motivi sonori che emergono dall\u2019universo del \u201ccervello rotto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Inoltre, poich\u00e9 si pu\u00f2 progredire nella comprensione di un brano musicale solo dopo attente audizioni e ripetuti approfondimenti ed analisi, in ogni caso, le difficolt\u00e0 di penetrare all\u2019interno della struttura dei significati di un\u2019armonia, di un ritmo e di una melodia comporta che chi ascolta musica dovrebbe conoscerne il linguaggio e avere una preparazione specifica per intenderla in tutti i suoi aspetti. E ci\u00f2, malgrado la musica sia, assieme all\u2019arte delle immagini, la sensazione pi\u00f9 comprensibile con la pi\u00f9 vasta risonanza emotiva sia presso i selvaggi che nelle popolazioni civilizzate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Anzi, in certi casi, ascoltare dei suoni aiuta a controllare l\u2019ansiet\u00e0, perch\u00e9 con il canto, sia il primitivo che l\u2019occidentale riescono a padroneggiare le proprie angosce, essendo spesso la melodia e il ritmo esperienze catartiche. Cantare serve a liberare energie, ed ascoltare musica, soprattutto se si tratta di suoni melodiosi, sono ambedue espedienti terapeutici che sciolgono i grumi affettivi bloccati nel profondo. Insomma, la musica pu\u00f2 fronteggiare ma anche esprimere piccole e grandi patologie, sicch\u00e9 comporre musica pu\u00f2 essere rilassante, ma pu\u00f2 diventare un modo per esternare dolorosamente angosce e turbamenti psichici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Beethoven, la cui vulnerabilit\u00e0 emotiva era ben nota, compose musica perch\u00e9 voleva partecipare dell\u2019assoluto e, grazie alle sue opere possenti, egli affermava di sentirsi vicino alle entit\u00e0 onnipotenti. Beethoven scrisse, come spiega Giordano Fossi, le opere pi\u00f9 belle proprio quando divenne sordo, forse proprio spinto da un impeto narcisistico compensativo. E lo stesso accadde a Bedrich Smetana e a Gabriel Faur\u00e9, per citare altri esempi, per i quali, la minorazione dell\u2019udito divenne uno stimolo e una sfida a continuare a creare nel campo musicale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E sempre secondo Giordano Fossi, il silenzio musicale di Giacomo Rossini, che perdur\u00f2 per quasi quaranta anni, sottolinea il lutto edipico, nel quale cadde il musicista, dopo la morte della madre adorata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Musicisti come Cole Porter, Irving Berlin e Charlie Parker hanno sofferto disturbi psichici pi\u00f9 o meno intensi che li hanno costretti al ricovero per qualche periodo della loro vita, e tuttavia per molti di loro la musica ha avuto anche una funzione terapeutica. A tal proposito, un\u2019esperienza singolare ebbe Franz Liszt il quale venne invitato alla Salp\u00eatri\u00e8re per osservare quali effetti avrebbe sortito il suo virtuosismo sonoro su una degente che mostrava predisposizione alla musica. La sperimentazione fu ripetuta, invitando, di volta in volta, alcuni concertisti famosi di quel tempo, ma, secondo Fran\u00e7ois Leuret, lo psichiatra che promosse l\u2019iniziativa, \u201cnon \u00e8 sufficiente ascoltare musica, occorre farla\u201d. In altri termini, non basterebbe la semplice posizione passiva dell\u2019ascolto, bisogna spingersi nell\u2019operosit\u00e0 creativa, per avere un maggiore giovamento dalla musica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma se la follia non \u00e8 entrata a far parte della struttura della composizione musicale, essa \u00e8 stata invece molto utilizzata dai grandi compositori di opere liriche, ai quali non sfugg\u00ec l\u2019interesse e il fascino che la follia aveva sulla gente. Cos\u00ec molti di essi la rappresentarono e la narrarono nelle loro storie. In questi casi, per\u00f2, la follia \u00e8 stata trattata dai musicisti come complemento dell\u2019intreccio, e il racconto delle patologie avviene tramite la funzione scenica, non per mezzo del pentagramma, il quale, semmai, accompagna l\u2019evento psicopatologico. La follia, in moltissime opere, non \u00e8&nbsp;<em>protagonista della struttura musicale,<\/em>&nbsp;ma solo dell\u2019intreccio scenico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La descrizione dell\u2019alienazione, \u00e8 rappresentata a piene mani nella lirica e la troviamo nella scenografia e nei testi che narrano di Ofelia, protagonista femminile dell\u2019<em>Hamlet&nbsp;<\/em>(1868) di Thomas Ambroise Charles Louis (1811-1896), e ancora nell\u2019Elvira de&nbsp;<em>I Puritani<\/em>&nbsp;di Bellini che, volendo sposare Arturo Talbo, ma credendo di essere tradita, cade nello smarrimento e finisce con l\u2019impazzire. E&nbsp;<em>Lucia di Lamermour,<\/em>&nbsp;di Donizzetti, va fuori di senno dopo aver ucciso il marito Arturo, come anche la protagonista dell\u2019opera&nbsp;<em>Il Pirata<\/em>&nbsp;di Bellini, Imog\u00e8ne, che impazzisce quando viene a sapere che Gualtiero, che ella ama, viene condannato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nel&nbsp;<em>Macbeth&nbsp;<\/em>di Verdi si trovano stranezze mentali come il sonnambulismo di Lady Macbeth, le visioni di fantasmi di Macbeth, i soliloqui e i dialoghi, tutte permeate dall\u2019insanit\u00e0 mentale. Troviamo la follia altres\u00ec in&nbsp;<em>Anna Bolena&nbsp;<\/em>di Gaetano Donizzetti, nel&nbsp;<em>Boris Gudonov<\/em>&nbsp;di Modesto Musorgskij, e nelle varie&nbsp;<em>Medea<\/em>: quella di Giovanni Pacini, quella di Vincenzo Tommasini e di Paul Bastide.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Stravagante e squilibrato \u00e8 anche il personaggio di Nerone nell\u2019<em>Incoronazione di Poppea<\/em>&nbsp;di Monteverdi; e non \u00e8 certo sana di mente la protagonista dell\u2019opera&nbsp;<em>Dinorah<\/em>&nbsp;di Mayerbeer che smarrisce il senno e la memoria. E ancora, Margherita, nel&nbsp;<em>Mefistofele<\/em>&nbsp;di Boito, che muore pazza perch\u00e9 ha ucciso il bambino che ha avuto da Mefistofele, e fuor di senno \u00e8 certamente la protagonista dell\u2019opera&nbsp;<em>Nina<\/em><em>o sia la pazza per amore<\/em>&nbsp;(1789) di Giovanni Paisiello. E il musicista siciliano Pietro Antonio Coppola (1793-1877) ha scritto anch\u2019egli un\u2019opera,&nbsp;<em>La pazza per amore<\/em>&nbsp;( 1835) la cui protagonista \u00e8 un po\u2019 matta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Una posizione a parte merita il&nbsp;<em>Parsifal<\/em>&nbsp;di Wagner, che riprende modificata l\u2019antica leggenda medievale, e in cui il giovane Perceval, \u201cpuro folle\u201d (cos\u00ec \u00e8 traducibile il suo nome dall\u2019arabo), dopo essere vissuto in un primo tempo in solitudine e sotto l\u2019ombrello edipico della madre, la abbandona, facendola morire di dolore, e si riscatta dal quel senso di colpa, ma anche da quella inconsapevole malia, cercando Dio, con una aspirazione incerta e conturbante, tramite il misticismo simbolico del Graal. Essere uomini, impara a sue spese il giovane Perceval, significa errare ed espiare. Lo scrittore Thomas Mann not\u00f2 quanto fossero bizzarri e poco comuni i personaggi del Parsifal: un mago, Klingsor, che si \u00e8 evirato, una donna, Kundry, che \u00e8 una creatura ibrida, donna fatale e nel contempo Maddalena pentita, un sovrano, Amfortas, sofferente per i suoi peccati volontari, che invano invoca la morte perch\u00e9 si \u00e8 reso colpevole. E forse nell\u2019ambivalenza di tutti questi personaggi bislacchi e nello stesso tempo nella loro natura profonda sta il fascino dell\u2019opera wagneriana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Anche la musica leggera s\u2019interessa alla follia, e un caso davvero emblematico, a tal riguardo \u00e8 la canzone di Don Backy,&nbsp;<em>Sognando,<\/em>&nbsp;cantata da Mina, che racconta la vita e la disperazione di una matta. Altro esempio si ha nella musica del jazzista Charles Mingus, che ha scritto un brano, in collaborazione col proprio psicanalista, la cui tradizione dall\u2019inglese suona pi\u00f9 o meno cos\u00ec:&nbsp;<em>Mi sarebbe piaciuto essere figlio della moglie di Freud, per conoscere meglio la psicoanalisi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In conclusione, sebbene la musica abbia un impianto semantico del tutto differente dalla letteratura, dal teatro e dalla pittura, perch\u00e9 i ritmi, le melodie e gli accordi, restano pressoch\u00e9 astratti, mentre la scrittura e la pittura, si prestano a una pi\u00f9 realistica descrizione dei contenuti e dunque possono uscire dalla ambiguit\u00e0 dell\u2019astrazione, \u00e8 possibile ipotizzare che la psicopatologia stia entrando a poco a poco, anche nella cultura musicale, tant\u2019\u00e8 che, lavorando con le nuove esperienze timbriche, i compositori moderni possono tramutare gli accordi tonali in squarci di angosce, provocando, attraverso la immensa gamma della musicalit\u00e0, la percezione della follia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Luca Francesconi con la sua composizione per grande orchestra intitolata&nbsp;<em>Wanderer<\/em>, impostata con l\u2019uso insistente e tematico della dissonanza, sembra proprio viaggiare su questa lunghezza d\u2019onda. Infatti,&nbsp;<em>to wander<\/em>&nbsp;significa sia vagabondare che divagare e vaneggiare. E difatti Francesconi sembra narrare con la musica il delirare della mente. Il precursore di questa ricerca pu\u00f2 essere ritenuto Sch\u00f6nberg che, con la sua avventura nel mondo dell\u2019atonalit\u00e0, \u00e8 stato in grado di offrire una tensione e una ricchezza timbrica spregiudicata, sbalordendo lo spettatore con quel gareggiare di suggestioni emotive sempre pi\u00f9 travolgenti e usate per sottolineare l\u2019innegabile marasma del mondo. Anche certe composizioni di Luciano Berio, il quale ha rifiutato l\u2019ordine formale precostituito e non ha accettato l\u2019instaurazione di rapporti tonali classici, pu\u00f2 darsi che colmino, in qualche caso, con le punte avanzate di un linguaggio musicale lampeggiante e senza nesso apparente, lo spazio \u201cdel tutto irrazionale\u201d che mancava alla musica, consentendo all\u2019inconscio di produrre stimoli che portino ad un genere di sonorit\u00e0 del tutto diversa dalla consueta composizione classica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 all\u2019americano John Cage che si devono sistemi di notazione \u201cirrazionale\u201d che puntano sulle reazioni imprevedibili del lettore-esecutore, sistemi utilizzati dai cosiddetti compositori \u201caleatori\u201d. Insomma, il vecchio sistema tonale, o scala d\u2019ottava, che permetteva un certo grado di&nbsp;<em>prevedibilit\u00e0&nbsp;<\/em>in ogni musica, per cui la composizione musicale rendeva gli accordi tali da indurre l\u2019ascoltatore ad essere in grado di \u201cpossedere\u201d una composizione, non si ritrova pi\u00f9 in questo tipo di nuova musica, la quale ha cercato di rendere, invece, i suoni sotto il segno di una libert\u00e0 assoluta e secondo leggi non pi\u00f9 riconoscibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Non \u00e8 questa, forse, in un certo senso, la stessa \u201clibert\u00e0\u201d di cui usufruisce la follia?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>6 Gli inventori e la stravaganza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Arte e scienza, afferma Martin Kemp, sono pressoch\u00e9 indiscernibili, in quanto l\u2019esperienza estetica e quella cognitiva sono un tutt\u2019uno, come ha dimostrato l\u2019attivit\u00e0 creativa di Leonardo da Vinci. E cos\u00ec, stranezze e bizzarrie, alienazione e atteggiamenti maniacali non si riscontrano solo negli artisti, il cui genio, per definizione, si pasce della sregolatezza tipica dei creativi, ma si rilevano anche nei protagonisti della scienza, nei grandi inventori, nei filosofi, negli ideatori di grandi scoperte tecniche, in coloro che approfondiscono i pi\u00f9 intimi segreti della natura. Insomma, gli scienziati, che, dovendosi raccapezzare nel caos dell\u2019universo, sono tenuti ad essere \u201cmentalmente\u201d chiari e disciplinati, per rendere pi\u00f9 efficace il loro sapere e per approfondire la ricerca sistematica, in molti casi, pur essendo persone \u201cdi primo piano\u201d, hanno sorpreso per qualche tratto balzano nel loro carattere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E cos\u00ec, infatti, \u00e8 accaduto che, innescato il sacro fuoco del lavoro di ricerca scientifica, il furore creativo ha travolto l\u2019esistenza di alcuni&nbsp;<em>apprendisti stregoni<\/em>, conducendoli nell\u2019antro infernale della esaltazione, della frenesia aberrante e in deliranti vaneggiamenti, come accadde, alla fine del XVIII secolo, allo scopritore dell\u2019uranio, Martin Klaproth, che, ad un certo momento della sua esistenza smarr\u00ec la via della ragione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il grande pedagogista Jean Jacques Rousseau, autore de&nbsp;<em>L\u2019Emilio<\/em>&nbsp;e del&nbsp;<em>Contratto sociale,&nbsp;<\/em>\u00e8 un esempio di genio strampalato, il cui stato mentale potrebbe essere definito&nbsp;<em>bordeline<\/em>. Eppure le sue opere sono di grande valore e su di esse si basano spesso la sociologia e la pedagogia moderna. Rousseau era affetto da crisi paranoiche e fu ossessionato, tutta la vita, da idee persecutorie che lo resero inviso a chiunque lo frequentava. Secondo Ren\u00e9 Laforgue, la malattia del filosofo ginevrino si manifestava sotto tre diversi aspetti: esibizionismo, pulsione irrefrenabile alla confessione e mania di persecuzione. Rousseau aveva un incontenibile bisogno di scrivere non solo perch\u00e9 ci\u00f2 gli procurava autostima ma perch\u00e9 egli si considerava un redentore, e, di conseguenza, s\u2019era posto il compito di migliorare l\u2019umanit\u00e0 col suo trattato pedagogico l\u2019<em>Emilio<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Inoltre Rousseau aveva uno spasmodico bisogno di mettere a nudo le bassezze dell\u2019animo umano e di guardare cos\u00ec in faccia la miseria della condizione individuale, cosa che fece nelle sue&nbsp;<em>Confessioni<\/em>; il terzo tratto caratteriale di Rousseau, afferma Laforgue, scatur\u00ec dalle sue infelici esperienze dell\u2019infanzia, i cui traumi gli comportarono una aberrante paura d\u2019impotenza e il timore panico di una omosessualit\u00e0 pi\u00f9 o meno latente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E, a questo proposito, passando ad altro autore, \u00e8 noto che Johann Joachim Winckelmann, fondatore dell\u2019archeologia, visse in modo drammatico la propria omosessualit\u00e0. Winckelmann cercava di nascondere quella passionalit\u00e0 carnale che egli avvertiva verso il corpo maschile (a quei tempi essere omosessuali poteva far insorgere problemi con la giustizia), adducendo come scusa, per la sua necessit\u00e0 di compiacersi della bellezza virile, l\u2019avere appreso durante gli studi liceali il fatto che un tempo, sommo ideale della Grecia classica, era stato il corpo umano maschile. Ma l\u2019interesse del famoso archeologo per il corpo maschile, soprattutto quando si trattava di quello di un giovane che corrispondeva all\u2019ideale \u201cclassico\u201d della bellezza e della nobilt\u00e0 (<em>kal\u00f2s kagath\u00f2s<\/em>), era aumentato vieppi\u00f9 in et\u00e0 avanzata, e ci\u00f2 aveva spinto Winckelmann a praticare in modo sempre pi\u00f9 disinibito i rapporti omosessuali. Qualche tempo prima di morire Winckelmann scrisse ad un amico, esplicitandogli il proposito di prendere con s\u00e9 e di educare un giovane perch\u00e9 potesse fargli compagnia nella tarda et\u00e0. Per ironia della sorte, sebbene l\u2019archeologo avesse cercato di nasconderla, la sua omosessualit\u00e0 venne in luce traumaticamente, quando, nel 1768, con grande scalpore, si ebbe la notizia che colui che ha avuto una parte di primo piano nel risveglio dell\u2019amore per la cultura classica, era stato strangolato da un giovane col quale, in precedenza aveva cenato in intimit\u00e0, e col quale era andato a letto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Per una serie di circostanze venne scoperto e, in seguito, condannato l\u2019assassino dell\u2019archeologo. Il giovane omicida, prima di essere giustiziato, afferm\u00f2 che aveva compiuto quel gesto perch\u00e9 si era sentito troppo \u201coppresso\u201d dalle attenzioni del suo anziano amico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il filosofo Friedrich Nietzsche, uno degli uomini pi\u00f9 intellettualmente vivaci dell\u2019Ottocento, mente lucida e illuminata, mor\u00ec, purtroppo, a cinquantasei, a causa di una malattia mentale che lo ridusse in breve tempo ad una larva umana. Infatti, negli ultimi anni della sua vita rimase quasi inebetito. E un altro grande filosofo dell\u2019Ottocento, capostipite dell\u2019esistenzialismo, il danese S\u00f6ren Kierkegaard, era spesso affetto da crisi maniaco-depressive e ossessionato da paure ipocondriache e da allucinazioni. Kierkegaard, per sua stessa ammissione, afferm\u00f2 di avere dissipato l\u2019ingente patrimonio ereditato dal padre, perch\u00e9 il dilapidare tanto denaro gli dava una esaltante ebbrezza e si era dimostrato l\u2019unico antidoto per fronteggiare le insopportabili crisi depressive che lo assalivano. E tuttavia, malgrado questi gravi disturbi, o forse proprio per questo, Kierkegaard fu grande indagatore dell\u2019animo umano, in pratica uno dei grandi psicologi dell\u2019era moderna. Vincenzo Rapisarda gli riconosce il merito \u201cdi avere affrontato per primo il problema dell\u2019ansia in una prospettiva esistenziale\u201d e, inoltre, di avere proposto una definizione del concetto di ansia come \u201cpaura senza oggetto\u201d, che, in pratica, \u00e8 la espressione con la quale a tutt\u2019oggi viene identificata l\u2019ansia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Studiando la vita degli scienziati, gli psichiatri E. Plank &amp; R. Plank, e A. Storr, hanno rilevato, per esempio, che le tendenze caratteriali che inducono a scegliere l\u2019atteggiamento positivo verso la matematica derivano da un processo sublimatorio, utilizzato dall\u2019Io per risolvere problemi di ambivalenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Secondo Storr, infatti, Isaac Newton, cerc\u00f2 sempre di minimizzare la propria depressione, dovuta al fatto di essere stato abbandonato da piccolo dalla madre, compensando quella carenza affettiva con lo studio delle scienze matematiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In seguito, sempre secondo Storr, Newton divenne permaloso, e ossessionato dalla paranoica paura che altri si appropriassero delle sue scoperte scientifiche. Anche Biagio Pascal, a causa della perdita della madre, fu uno spirito depresso, ed ebbe la tendenza alla ricerca nel campo della fisica e della matematica, perch\u00e9 quella scienza, comportando un grande impegno mentale, lo distraeva dai guai psichici. Ma in Pascal, secondo Sporr, l\u2019operazione di rimozione non ebbe esito del tutto positivo dal momento che le carenze affettive gli determinarono disturbi psicosomatici gravi e apatia sessuale. A causa di quei disagi psicoemotivi Pascal rifiutava qualsiasi sostituto della madre, cibo compreso, il che lo port\u00f2 anche all\u2019anoressia. In quanto al sesso, poi, la ferita edipica allontan\u00f2 il filosofo dalle donne. Pascal, inoltre, avvertiva una strana \u201cdebolezza alle gambe\u201d, che gli derivava probabilmente da una somatizzazione, e che era forse un modo per esprimere il desiderio di essere tenuto in braccia dalla madre, cosa che gli era mancata da bambino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Lo scienziato cecoslovacco Kurt G\u00f6edel, fu internato pi\u00f9 volte in ospedali psichiatrici, per depressione e a volte anche perch\u00e9 in preda a crisi di paranoia. Eppure G\u00f6edel fu uno dei pi\u00f9 grandi studiosi di logica matematica di tutti i tempi. Egli, nel 1930, dimostr\u00f2 che l\u2019uomo ha raggiunto i confini della logica classica. E tuttavia, pur avendo tanta \u201clucidit\u00e0\u201d mentale e sebbene la sua sia stata una impresa scientifica poderosa, mai riuscita a nessuno studioso prima di lui, G\u00f6edel pass\u00f2 buona parte della sua vita nei manicomi. Altra mente di alto livello, ma, a dir poco, eccentrica, fu John von Neumann, ideatore di un tipo complesso di calcolatore elettronico. Neumann era capace di leggere un libro e poterlo riferire anche dopo molto tempo, parola per parola; e malgrado ci\u00f2 a volte \u201cnon ci stava pi\u00f9 con la testa\u201d: era distratto e svagato, tanto da perdere \u201cla bussola\u201d e da non sapere pi\u00f9 nemmeno rientrare a casa, perch\u00e9 dimenticava dove abitava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Anche un grande genio come Albert Einstein ebbe atteggiamenti, a dir poco strani se non nevrotici. Nel periodo in cui Albert convisse con Milena Maric, nacque loro una bambina, ma il fisico non volle riconoscerla come propria figlia perch\u00e9 temeva che sua madre Pauline Kock, non avrebbe accettato che il&nbsp;<em>suo<\/em>&nbsp;Albert avesse figli ad di fuori del matrimonio. Per ci\u00f2, la bambina venne data in affidamento, e di lei Albert non ne seppe pi\u00f9 nulla. Altro atteggiamento strano il grande fisico lo manifest\u00f2 quando, qualche tempo dopo che s\u2019era sposato, scrisse una lettera a Milena, ingiungendole, con un vero e proprio diktat demenziale (che compromise la loro relazione), di sottostare ad un men\u00f9 di comportamenti affinch\u00e9 \u201cla loro convivenza non sfociasse in alterchi\u201d. Questi erano alcuni degli ordini impartiti dal marito verso la moglie convivente, anch\u2019essa una scienziata: \u201cI miei vestiti e la mia biancheria devono essere tutti in ordine; i tre pasti dovranno essere serviti regolarmente nella mia camera; rinuncerai ad ogni relazione con me, oltre a quelle richieste per mantenere le apparenze in societ\u00e0; non mi chiederai di passare il mio tempo a casa con te; non mi devi chiedere di uscire o fare viaggi assieme; devi lasciare immediatamente e senza protestare la mia stanza o il mio studio quando ti chiedo di andare via; non mi rimprovererai perch\u00e9 non mostrer\u00f2 affetto per te; dovrai rispondermi subito quando ti parlo; etc\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Qualche mese dopo Milena abbandon\u00f2 il marito e and\u00f2 a vivere in Svizzera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Anche tra gli studiosi della psiche si annoverano insigni personalit\u00e0 che hanno patito sofferenze esistenziali. Alcuni di essi hanno confessato di essersi interessati ai problemi psicologici perch\u00e9 avevano avvertito che i disagi che riscontrano i nevrotici, sono spesso pi\u00f9 o meno simili ai problemi di cui soffre l\u2019umanit\u00e0. Del resto, afferma Binswanger che, paradossalmente, per capire al meglio un alienato bisogna avere vissuto, almeno per qualche momento, quella condizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E cos\u00ec non si pu\u00f2 tacere che S\u00e0ndor Ferenczi, tra i primi grandi psicoanalisti fondatori della scuola freudiana, allievo e pupillo di Sigmund Freud, il quale lo riteneva suo successore al comando della Societ\u00e0 Psicoanalitica, verso la fine della sua breve esistenza ebbe crisi depressive, fobie e manifestazioni nevrotiche, che indussero Ernest Jones, a diagnosticare per il collega Ferenczi una psicosi latente. Anche allo psichiatra Otto Rank, uno studioso che aveva molto contribuito agli studi psicoanalitici, venne riscontrata una forma di psicosi, e a causa di ci\u00f2 venne invitato a dimettersi dalla Societ\u00e0 Psicoanalitica Viennese. E ancora: Fritz Perls, autore di un fondamentale trattato sulla Gestalt, fu soggetto, com\u2019egli stesso ammise, a svariati periodi di depressione ed ad atteggiamenti paranoici, il che lo port\u00f2 al desiderio di studiare e combattere questi stati psicopatologici, per cui fond\u00f2 in California&nbsp;<em>The Esalen Institute<\/em>. Anche Melanie Reizes Klein, personalit\u00e0 di spicco nel movimento psicoanalitico delle origini, dietro la facciata di psicoterapeuta impeccabile \u201caveva una vulnerabilit\u00e0 da bambina, unita a una coscienza di s\u00e9 da persona pienamente matura\u201d. Da ragazza, Melanie, pur non essendo stata toccata da drammi angosciosi, ma essendo dotata di una sensibilit\u00e0, di una intelligenza e di una acutezza psicologica non comuni, aveva sofferto, per alcune circostanze della sua vita, pi\u00f9 di quanto non avrebbe patito se fosse stata una persona meno reattiva. I punti cardini che condussero la Klein a una sensibilit\u00e0 molto vicina al disturbo dell\u2019umore furono il rapporto con una madre invasiva e oppressiva, l\u2019avere avuto un padre che si disinteressava dei figli e della famiglia, e i litigi con i due fratelli. In seguito, i suoi disturbi aumentarono a causa del mancato feeling col marito, Arthur Klein, uomo che la Reizes aveva sposato per pura convenienza e dal quale presto divorzi\u00f2. Tutti questi eventi produssero in Melanie una infelicit\u00e0 che si tramut\u00f2 ben presto in una depressione che la donna cerc\u00f2 di curare prima nella clinica svizzera di Chur, e, in seguito, quando ella aveva trentadue anni, si sottopose a terapia psicoanalitica con Sandor Ferenczi. Conclusa favorevolmente la psicoterapia, Ferenczi introdusse la Klein nell\u2019ambiente psicoanalitico, facendola partecipare al congresso che si svolse a Budapest, ove, l\u2019ex paziente pot\u00e9 incontrare Freud e in seguito a ci\u00f2 aprire con lui un proficuo dialogo che, qualche tempo dopo, la port\u00f2 a diventare membro della Societ\u00e0 Psicoanalitica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In quanto ad Alfred Adler, il quale era convinto che vi fosse uno stretto collegamento tra la spinta creativa e il complesso d\u2019inferiorit\u00e0, si pu\u00f2 mettere in correlazione il suo tipo di ricerca col suo vissuto personale. Analizzando l\u2019evoluzione psicologica di Adler, appare chiaro che la sua teoria deriva anche dalla sua vicenda personale: infatti, quando Alfred era giovane, venne colpito da varie e gravi malattie, quali, tra le altre, rachitismo e asma, il che gli cre\u00f2 un \u201ccomplesso d\u2019inferiorit\u00e0\u201d che emerse soprattutto nella prima parte della sua vita. L\u2019influenza di tale sofferenza \u00e8 evidenziata sia nel tipo di ricerca condotta in seguito dallo scienziato, come anche nella teoria che Adler svilupp\u00f2. Egli difatti ritenne che vi fosse il complesso d\u2019inferiorit\u00e0 all\u2019origine di ogni nevrosi. Conoscendo i disagi giovanili di Adler, \u00e8 dunque possibile associare al periodo pi\u00f9 delicato della sua vita l\u2019origine delle sue teorie psicologiche e il senso delle sue ricerche.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-medium-font-size\">G. Jung, spirito sensibile e in parte anche suggestionabile, risent\u00ec molto del forte impegno psichico profuso nella sua attivit\u00e0 di elaboratore di nuove scoperte scientifiche, tanto che egli visse in una situazione drammatica quando credette persino di udire delle voci che gli parlavano. Da questa situazione psicopatologica Jung si salv\u00f2 perch\u00e9 immagin\u00f2 di essere guidato da quella che chiam\u00f2 \u201cl\u2019idea forte\u201d, la quale gli consent\u00ec di constatare che era stimato dai pazienti, dalla comunit\u00e0 e dalla propria famiglia.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La tensione psichica creativa non risparmi\u00f2 gravi stress nemmeno al padre della psicoanalisi. Sigmund Freud, che era molto narcisista ed aveva un carattere accentratore, riusciva quasi sempre a contenere la sua ira quando veniva a contrasto con qualcuno, ma in tre casi, forse perch\u00e9 troppo travolto emotivamente, lo scienziato arriv\u00f2 persino a svenire. In due di queste vicende, il fatto avvenne dopo uno scontro frontale col pupillo, C. G. Jung.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La prima volta accadde nel 1909, a Brema: i due erano a pranzo, e Jung s\u2019intestard\u00ec a raccontare storie di cadaveri e di mummie, argomento che diede ai nervi a Freud, il quale si arrabbi\u00f2 esageratamente e svenne. Quando si riprese, Sigmund Freud giustific\u00f2 il suo mancamento affermando che aveva ritenuto che quell\u2019insistente parlare di morti su cui s\u2019era dilungato Jung, gli aveva data la sensazione che il suo allievo avesse un desiderio di morte verso di lui. Del secondo svenimento di Freud, anche questa volta la causa fu Jung. Il fatto accadde dopo che tra i due si svilupp\u00f2, durante un Congresso, una vivace discussione causata dal risentimento manifestato da Jung nei confronti del maestro perch\u00e9 questi non era andato a trovarlo quando and\u00f2 a Zurigo per incontrare Ludwig Binswanger. Freud spieg\u00f2 a Jung che se non era andato a trovarlo non era stato per scortesia, ma perch\u00e9 aveva avuto fretta di tornare a Vienna. Dopo quel battibecco Freud era molto scosso anche perch\u00e9, poco dopo ebbe un altro contrasto con Jung e Riklin, e li rimprover\u00f2 di avere divulgato alcuni articoli senza avere accennato al suo nome. Jung replic\u00f2 dicendo che non gli era sembrato necessario apporre il nome del maestro, considerato quanto egli fosse conosciuto. A quel punto, Freud, tra l\u2019imbarazzo e lo sbigottimento generale, svenne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La terza volta Freud svenne nell\u2019Acropoli di Atene. Questo episodio pare sia dovuto alla grande emozione avvertita dallo scienziato per essere al cospetto di quella magnifica opera del genio greco, che egli aveva tanto desiderato vedere, e forse, anche a causa dell\u2019agitazione che comparve improvvisamente alla sua mente, sollevata, forse, per associazione d\u2019idee, dal problematico rapporto che Freud ebbe col padre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 per\u00f2 si tratt\u00f2 di episodi marginali, che certamente non mettono in dubbio le qualit\u00e0 psicologiche di quel grande scienziato, ma che tuttavia sottolineano come qualsiasi personalit\u00e0 creativa \u00e8 esposta a stress intensi, e che, a volte, vi sono incidenti emozionali che non possono essere evitati, nemmeno se si \u00e8 un personaggio della levatura di&nbsp;<em>Sigmund Freud.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Cesare Musatti, da grande dissacratore qual era, mise idealmente anche&nbsp;<em>Sigmund Freud sul divano analitico<\/em>. Musatti provava gusto non tanto nell\u2019abbattere, quanto nell\u2019umanizzare i grandi scienziati e&nbsp;<em>mostri sacri<\/em>&nbsp;della psicologia. Nel caso di Freud, l\u2019averlo posto sul lettino psicoanalitico signific\u00f2 ben altro per Musatti: era un voler dare maggior credito alle scoperte freudiane, dimostrando che nemmeno chi ha inventato quel tipo di ricerca, come qualsiasi altro individuo, creativo o meno, pu\u00f2 dirsi esente da un pizzico di nevrosi. Afferma E. Neumann, che nella persona creativa \u00e8 presente una forte tensione psichica che fa vivere in una dimensione pi\u00f9 ampia ma pi\u00f9 \u201cpericolosa\u201d. E lo psicoanalista Aldo Carotenuto aggiunge che si possono realizzare opere di valore universale solo quando si \u00e8 immersi nella dimensione fantastica fino a raggiungere contenuti universali. Lo psicobiologo Freeman Dyson, una delle menti pi\u00f9 fervide dell\u2019University\u2019s Plasma Physics Laboratory di Princeton ha affermato: \u201cLa nostra universit\u00e0 \u00e8 piena di pazzoidi sul punto di fare qualcosa di grandioso che passer\u00e0 alla storia. Perch\u00e9 non si dovrebbe essere folli? La Natura \u00e8 folle. Mi piacerebbe vedere pi\u00f9 gente stramba qui all\u2019Istituto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>7 Il suicidio dell\u2019artista<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il suicidio, afferma, Claude Sigismond, \u00e8 un atto denso di significati, non una malattia; \u00e8 un atto umano, e pu\u00f2 essere una fuga, un ricatto, l\u2019espressione di un lutto, un atto disperato e persino un atto d\u2019aggressivit\u00e0. Ogni uomo, afferma Sigismond, per condurre la propria esistenza appronta un certo numero di strumenti psicologici, che costituiscono il puntello e la propria strategia di vita. Quando, per caso, vengono meno alcuni (o buona parte) di questi sostegni, l\u2019individuo avverte un senso di fallimento, che pu\u00f2 essergli fatale. Malgrado possa sembrare assurdo, tutta l\u2019umanit\u00e0 subisce da sempre il fascino malefico del suicidio. Ed \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di capirsi, la depressione, la disperazione o i dissapori con se stesso e con gli altri, o il credere di non essere stato ben valutato, che pi\u00f9 o meno consciamente inducono a volte a cercare \u201cla fine\u201d. In un certo senso, vi \u00e8 una subdola cultura del suicidio (come si evince dal detto: \u201cmeglio la morte che il peccato!\u201d) e inoltre vi sono anche forme mistificate di suicidio. Chi assume sostanze tossiche, dalle droghe alle sigarette, da certi anabolizzanti a sostanze micidiali per l\u2019organismo, non cerca forse, anch\u2019egli, consciamente o meno, il suicidio? E i kamikaze giapponesi, i Crociati che morivano in guerra \u201cperch\u00e9 Dio lo vuole!\u201d, i fedayn Islamici che imbottiti di tritolo fanno esplodere la carica che hanno addosso, sicuri di finire nel giardino di Allah, non sono esempi di suicidi? E persino i \u201cmartiri\u201d, cercando di sfuggire ad una forma di vita che non accettavano, preferivano morire piuttosto che abiurare; cos\u00ec facendo, in sostanza, essi \u201clasciarono ad altri la responsabilit\u00e0 di por fine alla loro vita\u201d ovverosia cercarono una forma, sebbene impropria, di suicidio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">I propositi suicidi restano, inoltre, a volte celati per anni nelle pieghe pi\u00f9 recondite dell\u2019animo umano. Fortunatamente, quasi sempre, si mutano in sfoghi autocommiserativi che compensano l\u2019avvilimento causato da una sconfitta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A volte, per\u00f2, l\u2019artista disperato che smarrisce la ragione, spinto dalla depressione, pone in atto l\u2019insano progetto, ritenendolo utile ad evitare qualche, vera o presunta, umiliazione nei confronti del proprio talento. Ma sarebbe oltremodo azzardato indicare una connessione tra lo snervante logorio della creativit\u00e0 e il suicidio, anche se, tuttavia, alcuni geni si sono tolta la vita, col pretesto che gli \u00e8 sfuggita la gloria, o hanno posto fine ai loro giorni come estremo atto ideologico causato dalla coscienza dell\u2019insipienza della condizione umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La psichiatra americana Nancy Andreasen ha condotto un accurato studio sui parenti di trenta scrittori e artisti, confrontandoli con un gruppo equivalente di individui che non avevano legami con artisti. La studiosa ha constatato che nei ceppi familiari dei geni che presentano disordini mentali, i disturbi psichici sono frequenti anche nei parenti e, anzi, spesso, i genitori di persone creatrici, mostrano evidenti alterazioni psicopatologiche. Tanto per fare qualche esempio: due fratelli di Henry James erano malati di nervi; Theo, il fratello prediletto di Van Gogh e la sorella Wilhelmina furono ricoverati pi\u00f9 volte in manicomio; e un altro fratello di Vincent, G\u00e9rard, si suicid\u00f2 giovanissimo. Il padre di Ernest Hemingway, uno zio e una zia dello scrittore si suicidarono. Ernest Hemingway visse in bilico tra depressione e narcisismo di macho e, malgrado il profondo realismo, il senso della combattivit\u00e0, l\u2019amore per la vita che si trovano nelle pagine delle sue opere, fin\u00ec i suoi giorni suicida.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Forse fu la tensione emotiva, l\u2019eterna inquietudine che egli si trascin\u00f2 dalla nascita a fargli scrivere pagine bellissime, ma che fu anche la causa della sua fine. In quanto al filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein, che trascorse in convento un lungo periodo di depressione, due suoi fratelli si suicidarono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Tuttavia, se in qualche caso la depressione \u00e8 il prezzo che qualche individuo paga per affinare la propria creativit\u00e0, non bisogna generalizzare e ritenere il suicidio come fenomeno comune tra gli artisti e tra i pensatori. Infatti, se in alcune famiglie di artisti suicidi \u00e8 stato accertato che vi erano componenti del nucleo che soffrivano di depressione, questo non autorizza ad affermare che ci\u00f2 si riscontra in tutte le famiglie di persone creative. Infatti \u00e8 probabile che una tendenza alla depressione e al suicidio possa rilevarsi pure in famiglie meno note, ma poich\u00e9 una simile indagine, non trattandosi di casi di persone culturalmente interessanti, sfugge alle statistiche, il fatto \u00e8 stato riscontrato \u201cprevalentemente\u201d nelle famiglie dei creativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E che il suicidio del creativo faccia notizia, lo si rileva anche nell\u2019antichit\u00e0. In passato, infatti, se questo insano gesto veniva compiuto da un artista era considerato quasi un&nbsp;<em>symbol<\/em>. Tito Lucrezio Caro e Marco Anneo Lucano si diedero la morte, e Catone Uticense, prima di darsi la morte, volle leggere alcuni passi del&nbsp;<em>Fedone&nbsp;<\/em>di Platone e poi si trafisse il petto con la spada.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E si diede la morte anche l\u2019architetto Francesco Borromini, uno degli artefici degli splendori della Roma seicentesca, il quale si suicid\u00f2 trafiggendosi con una spada. Prima di perdere definitivamente i sensi, con grande sangue freddo, l\u2019architetto dett\u00f2 ad uno scrivano, per filo e per segno le fasi del suo gesto e le sue ultime volont\u00e0. E tuttavia, prima che avesse messo in atto quella sciagurata risoluzione, nulla lasciava prevedere quel gesto del Borromini, nemmeno il fatto che di tanto in tanto l\u2019angosciasse una fastidiosa forma asmatica, che di notte non lo faceva dormire e che frustrava la sue forze; per il resto egli lavorava sodo, con fervore e con ingegno, anche se, negli ultimi tempi, era ossessionato da funesti pensieri e da una strana forma di gelosia per le proprie opere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nella seconda met\u00e0 del \u2018700 si suicid\u00f2, a diciassette anni, il poeta Thomas Chatterton, e si diede la morte un altro poeta, il quarantacinquenne Thomas Lovell Beddoes, eccentrico e stravagante personaggio della prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Macabro fu il suicidio di G\u00e9rard de Nerval, scrittore forse poco conosciuto agli inizi dell\u2019Ottocento, ma apprezzato in seguito dai surrealisti e valorizzato anche da Marcel Proust. G\u00e9rard de Nerval, a causa della sua depressione, in un primo tempo venne rinchiuso in una clinica. In seguito, dopo essere stato dimesso, egli si tolse la vita in un modo grottesco: venne ritrovato appeso con una corda al collo alle sbarre di una finestra in un sordido vicolo di Parigi, con un cappello a cilindro ben piazzato sul capo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Lo scrittore surrealista Ren\u00e9 Crevel, animo tormentato e artista di talento, del quale rimangono personaggi tragici, scarni, allucinati, al pari della sua stessa conformazione psichica, dopo una drammatica esistenza, \u201ctrov\u00f2 pace\u201d togliendosi la vita. A molti surrealisti il suicidio sembr\u00f2 quasi una conclusione obbligata. Uno di essi, Jaques Rigault scrisse, prima di metterlo in pratica, che \u201cil suicidio \u00e8 una vocazione\u201d. Il suo gesto venne copiato da altri \u201ccolleghi\u201d surrealisti, come Drieu La Rochelle e Jacques Vacch\u00e9. Qualcuno ha voluto trovare nell\u2019ideologia stessa del surrealismo la coscienza del vuoto che porta all\u2019abisso della fine, in quanto, come sosteneva Paul Valery, il surrealismo edifica per abbattere, e crea personaggi allucinati che si specchiano nel nulla. E fu la straziante incomunicabilit\u00e0 che spinse il poeta Vladimir Majakovskij al suicidio. Il poeta russo cerc\u00f2 di farsi apprezzare nella sua terra, ma, paradossalmente, ritenne di essere sempre pi\u00f9 artisticamente lontano dalla comprensione dei suoi concittadini. Inoltre, a indurlo a quel folle gesto, contribu\u00ec anche il fatto che non pot\u00e9 rassegnarsi ad essere stato abbandonato dalla&nbsp;<em>sua<\/em>&nbsp;Lili Brik.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La commistione romantica tra creativit\u00e0 e amore infelice, \u00e8 una miscela esplosiva in ogni tempo. Il giornalista Jean-Louis Bory del<em>&nbsp;Nouvel Observateur<\/em>, quando aveva trent\u2019anni, ammise in una intervista che da giovane aveva rischiato il suicidio per un mal d\u2019amore, gesto che non evit\u00f2, quando ne aveva sessanta, perch\u00e9, depresso, s\u2019era messo da parte e non era riuscito pi\u00f9 ad interessare la giovane Bory, con la quale era vissuto alcuni anni e che lo aveva lasciato essendo stanca dei suoi continui malumori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma ci\u00f2 che pu\u00f2 indurre l\u2019artista alla rottura con la vita dipende da varie circostanze: il cantautore Luigi Tenco si suicid\u00f2 per non aver avuto successo al Festival di Sanremo. \u201cMorire \u00e8 meno faticoso, meno snervante e fa soffrire meno\u201d aveva detto sotto l\u2019effetto dell\u2019angoscia del perdente, Luigi Tenco. Tentarono di togliersi la vita, per lo stesso motivo, anche Anna Identici e Armando Stula. Uguale sorte quella di Iolanda Gigliotti, Dalida, che si suicid\u00f2 nel 1987, a cinquantaquattro anni, dopo tanti successi, forse perch\u00e9 ossessionata dalla paura di diventare grassa, ma soprattutto perch\u00e9 temeva d\u2019apparire sorpassata. Nel 1972 si suicid\u00f2 Henri de Montherlant, scrittore membro della Accad\u00e9mie fran\u00e7aise, perch\u00e9 paventava di diventare cieco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Per essere stato bocciato dagli editori o dal pubblico, si tolse la vita lo scrittore Guido Morselli e lo stesso motivo indusse al suicidio lo scrittore Franco De Longis, il quale, dopo avere pagato, invano, pagine e pagine di giornali italiani e stranieri, per pubblicizzare il suo romanzo&nbsp;<em>Il cerchio<\/em>, non riusc\u00ec mai a piazzare la sua opera. E forse fu proprio a causa dei dissapori con l\u2019editore e con i critici, che si suicid\u00f2 l\u2019autore di&nbsp;<em>Il maestro di Vigevano,<\/em>&nbsp;Lucio Mastronardi. Identica fine quella del drammaturgo Heinrich von Kleist le cui delusioni per i mancati successi artistici, si sommarono alle angosce esistenziali, fino a indurlo, ineluttabilmente, al gesto disperato, che comp\u00ec assieme alla sua fedele amica Henriette Vogel.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Emilio Salgari, invece, pose fine ai suoi giorni per un motivo del tutto indipendente dalla sua professione: egli era affranto e desolato per ricovero improvviso della moglie in manicomio. E fu anche fortemente turbato dalla morte della moglie, l\u2019antropologo G\u00e9za R\u00f3heim, studioso che applic\u00f2 la psicoanalisi alla comprensione delle culture umane. Egli, in pratica si lasci\u00f2 morire, non essendosi pi\u00f9 ripreso dal dolore per quel lutto. Lo scrittore Jack London, che ha affascinato con i suoi romanzi d\u2019avventura generazioni di lettori, si diede la morte a quaranta anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Spesso, al suicidio, qualcuno arriva per gradi, o dopo tentativi, come accadde al poeta operaio ungherese Attila J\u00f2zsef e allo scrittore russo Sergej Esenin. In qualche caso, invece, \u00e8 paradossalmente l\u2019arrivo del successo inaspettato, come nel caso dello scrittore Carlo Michelstaedter, che produce un crollo emotivo che porta all\u2019insano gesto. Altre volte, \u00e8 il drammatico passato, mai \u201cmetabolizzato\u201d, che induce a spezzare il cerchio angoscioso e insopportabile, come nel caso di Primo Levi, il quale fu travolto dalla ineliminabile, dolorosa sindrome dell\u2019olocausto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In quanto allo scrittore giapponese Yukio Mishima, dopo avere affrontato nei suoi libri le passioni pi\u00f9 torbide dell\u2019umanit\u00e0, scelse il suicidio come fuga dalla ipocrisia della vita. E il regista James Whale, ossessionato dalla incipiente vecchia, si tolse la vita a 68 anni, perch\u00e9 abbandonato dal suo ultimo amore, il venticinquenne attore Pierre Foeghel. Akira Kurosawa, il grande regista giapponese, tent\u00f2 il suicidio dopo l\u2019insuccesso commerciale di&nbsp;<em>Dodes\u2019ka-den<\/em>, il film che ritrae la societ\u00e0 giapponese odierna, soprattutto quella composta dagli emarginati. L\u2019opera, non compresa dal grosso pubblico e osteggiata dalla critica fu un fallimento e il regista, dopo il tentativo di togliersi la vita, profondamente depresso, rimase in disparte per cinque anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In quanto a Virginia Woolf, molto probabilmente, ella fu stimolata proprio dalla problematicit\u00e0 esistenziale, che accompagnava la nevrosi di cui era affetta, a scrivere opere di grande levatura letteraria. Ma quella insopportabile tensione fu forse lo stimolo che la indusse a porre fine ai suoi giorni. Anche la settantenne Elsa Morante, costretta per molti mesi a letto dopo essersi rotto il femore, depressa ed avvilita a causa di un improvviso peggioramento delle sue condizioni, tent\u00f2 il suicidio aprendo il rubinetto del gas. Tent\u00f2 il suicidio, perch\u00e9 pi\u00f9 volte ferita nell\u2019orgoglio, anche una scrittrice femminista e contestataria, Mary Wollstonecraft, la quale si gett\u00f2 dal ponte Putney nel Tamigi, e venne salvata a stento da alcuni pescatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La malinconia ha distrutto un artista di talento come Nino Ferrer, indimenticabile interprete di tante canzoni. Egli si era ritirato nel Sud della Francia, aveva preso a dipingere, stava scrivendo la sua biografia, e ad un tratto, senza lasciare qualche rigo di commiato alla moglie, con un colpo di fucile alla tempia mise fine alla sua esistenza. E nemmeno dello scrittore Arthur Koestler, che si suicid\u00f2 a Londra, si conoscono i motivi di quel gesto. A quel tempo Koestler era ancora uno scrittore di successo e, in apparenza, aveva avuto tutto dalla vita. Forse il movente che lo spinse a porre fine ai suoi giorni, secondo alcuni, deriverebbe dal fatto che lo scrittore coltivava \u201c<em>particolari\u201d<\/em>&nbsp;propensioni sessuali e, in ogni caso, Koestler sicuramente perse la tramontana a causa dell\u2019eccesso nel bere. Si suicid\u00f2 anche lo scrittore peruviano Jos\u00e9 Maria Arguedas, con un colpo di pistola alla tempia. Prima dell\u2019insano gesto scrisse un toccante biglietto che fece recapitare al rettore della facolt\u00e0 dove insegnava: \u201cMe ne vado perch\u00e9 sento di non avere pi\u00f9 l\u2019energia e l\u2019ispirazione sufficiente per continuare a lavorare, vale a dire per giustificare la mia stessa vita\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nella met\u00e0 del Novecento, mor\u00ec suicida anche il pittore di origine russa, Nicolas de Sta\u00ebl, che da Pietroburgo era emigrato prima in Polonia e poi s\u2019era stabilito ad Antibes, ove aveva ottenuto la cittadinanza francese. De Sta\u00ebl fu un animo tormentato: le sue ricerche cromatiche, la tecnica del colore saturo di luce, furono ritenute tra le pi\u00f9 interessanti della pittura contemporanea e tuttavia ritenendo di non essere sufficientemente apprezzato, caduto in depressione, si tir\u00f2 un colpo di pistola. Anche un altro pittore, pi\u00f9 o meno in quel periodo, Sergio Romiti, che era entrato in \u201crotta di collisione\u201d con i critici perch\u00e9 non l\u2019apprezzavano, dopo aver smesso di dipingere per alcuni anni, travolto da una delle sue crisi depressive, a 72 anni mise fine anch\u2019egli alla ossessiva necessit\u00e0 di essere valutato come grande artista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E suicidio sensazionale fu quello dello scrittore Otto Weininger che a ventitr\u00e9 anni pose fine alla sua esistenza, sparandosi platealmente nella stanza dove, tanti anni prima, era morto Beethoven. Il clamore di quel gesto contribu\u00ec ad aumentare vertiginosamente le vendite di&nbsp;<em>Sesso e carattere<\/em>, opera che egli aveva da poco dato alle stampe. Suicidi \u201ceccellenti\u201d furono anche quelli del pittore Richard Gerstl, dello scrittore Stefen Zweig, del poeta Josef Weinheber.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il fondatore del positivismo, Auguste Comte, a 28 anni, manifest\u00f2 crisi di malinconia e deliri di grandezza, tanto da dover essere internato. Egli tent\u00f2 due volte di togliersi la vita, e la seconda volta addirittura dopo la dimissione dall\u2019ospedale del dottor Esquirol. Anche Guy de Maupassant cerc\u00f2, ma senza esito, di porre fine ai suoi giorni; e ci provarono, ma non vi riuscirono, lo scrittore Henry James e il filosofo Ludwig Wittgenstein.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Una vita alla ricerca della bella morte, fu quella dello scrittore Antoine de Saint-Exup\u00e9ry, il cui presentimento-desiderio era di entrare nella leggenda con una fine che facesse scalpore. L\u2019attore hollywoodiano James Cardwell, dopo un lungo periodo di depressione dovuta all\u2019insuccesso di alcuni film nei quali non brill\u00f2 particolarmente, si suicid\u00f2. La stessa sorte ebbe l\u2019attore Grant Withers, che si suicid\u00f2 a causa del fallimento della sua carriera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Una nutrita casistica di suicidi la troviamo anche tra le scrittrici: Mary Shelley, Virginia Woolf, la russa Marina Cvet\u00e0eva, le poetesse Anne Sexton e Sylvia Plath, ed anche tra le attrici: Daniela Rocca, Diane Arbus, Jeanne Seberg, Margaret Sullivan, Peg Entwistle, Carol Landis, Anna Maria Pierangeli, Margaux Hemingway. Inoltre posero fine ai loro giorni la cantante Mia Martini e la francese Jeanne Hebuterne, pittrice di un certo talento, e giovane compagna di Amedeo Modigliani, che si gett\u00f2 dalla finestra il giorno dopo la scomparsa dell\u2019artista italiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Al dramma del suicidio non sono sfuggite nemmeno personalit\u00e0 che, per la loro professione, si sarebbe ritenuto che fossero immuni da questo tipo di pulsione. A met\u00e0 del XX secolo, lo psicoanalista Paul Federn, autore di un trattato fondamentale sulle psicosi, affetto da un cancro alla vescica, preso dal panico, e temendo di dovere soffrire fisicamente, si suicid\u00f2. Vittorio Benussi, uno dei primi psicologi italiani mor\u00ec suicida, cos\u00ec come, molti anni dopo, anche lo psichiatra e psicoanalista, Bruno Bettelheim, che, colto da crisi depressiva, pose fine alla propria esistenza. Si suicid\u00f2 anche il sociologo Jacob Levy Moreno, l\u2019inventore dello psicodramma, perch\u00e9 ormai si riteneva un malato inguaribile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nessuna malattia pare che affliggesse Alan Mathinson, matematico e filosofo inglese, che tuttavia decise di suicidarsi senza scrivere un rigo di spiegazione e senza che nessuno mai avesse potuto prevedere quel gesto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Spesso \u00e8 l\u2019et\u00e0 avanzata che induce gli artisti a porre fine alla loro vita. Cos\u00ec fecero l\u2019attore Charles Boyer, a 78 anni, l\u2019attore George Sander, e il pittore Bernard Buffet, uno dei protagonisti della stagione dell\u2019esistenzialismo, che tronc\u00f2 la sua esistenza a 71 anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Imprevedibile anche il suicidio del novantaduenne filosofo Roberto Ardig\u00f2, uno dei pi\u00f9 significati rappresentanti del positivismo. L\u2019editore Fortunato Form\u00ecggini, amareggiato dagli ostacoli frapposti alle sue iniziative editoriali, concluse a sessanta anni, con un tragico gesto, la sua vita gettandosi dalla torre della Ghirlandina a Modena; e a 67 anni, pare per motivi sentimentali, si \u00e8 suicidato l\u2019attore Luigi Pistilli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Qualche artista, dopo aver bruciato la propria vita nel vano tentativo di appagare la propria ansia creativa, trova nel suicidio il gesto che mette fine alla logorante, tragica solitudine dell\u2019essere un genio. Una conclusione, questa, tragicamente suggestiva e poeticamente romantica, che si evidenzia in un certo numero di suicidi tra i creativi, e che pu\u00f2 far ritenere sia un gesto alquanto comune nell\u2019ambiente dell\u2019arte; ma in realt\u00e0, il suicidio dell\u2019artista, non \u00e8 un evento pi\u00f9 frequente di quello che si registra che fra la gente comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Chi ritiene che l\u2019artista sia pi\u00f9 portato al suicidio dell\u2019uomo della strada, sostiene che ci\u00f2 dipende dalla tensione creativa, che sarebbe la via privilegiata per arrivare alle vette supreme, ma che corrode il sistema nervoso, e sarebbe anche causato dalla spasmodica competizione che s\u2019innesca tra l\u2019intellettuale e i suoi concorrenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Forse a causa di una visione pi\u00f9 acuta della realt\u00e0, forse per quel navigare al disopra delle nuvole, che fa apparire tragica e magari strampalata la vita delle creature sovrane. Ma si tratta quasi sempre, invece, di individui le cui energie mentali tendono ad ottenere una comprensione della vita pi\u00f9 ricca, pi\u00f9 sensibile, pi\u00f9 carica di esperienze. Probabilmente \u00e8 inutile, se non impossibile, cercare un paradigma filosofico che possa inquadrare tutte le motivazioni del suicidio. In ogni caso, per\u00f2, se si possono trovare mille giustificazioni e mille pretesti, difficilmente si pu\u00f2 affermare che sia una costante tendenza degli artisti, sebbene, come s\u2019\u00e8 visto, vi siano vari esempi di personalit\u00e0 creative morte suicide.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>8 Conclusioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Forse \u00e8 ipotizzabile che follia e genialit\u00e0 abbiano alcuni percorsi mentali comuni. Anche sul genio incombe, come a ristabilirne l\u2019umanit\u00e0, la spada di Damocle della stravaganza che, in verit\u00e0, \u00e8 uno stato particolare, diverso dalla psicopatologia, ma \u00e8 una inquietudine che rende la sensibilit\u00e0 del creativo ineguagliabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il poeta Novalis affermava che solamente colui che ha un animo profondo pu\u00f2 scivolare nella follia. Secondo Novalis, la&nbsp;<em>pazzia geniale<\/em>&nbsp;non \u00e8 quasi mai disordine delle idee, incoerenza, rottura con la realt\u00e0; essa \u00e8 sofferenza che produce fantasie, esplosioni creative, innovazioni, eccezionali fantasticherie e, in qualche caso, esaltazioni narcisistiche. J.P.Sartre, scrivendo la vita di Jean Genet, afferm\u00f2 (forse un po\u2019 troppo drasticamente): \u201cil genio non \u00e8 un dono innato, bens\u00ec la via di uscita per certi individui disperati\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u201cPazzo e cane senza padrone e mostruoso\u201d, si definiva Pier Paolo Pasolini, testimone sperduto per le strade della periferia romana, in preda ad una situazione d\u2019angosciosa estraneit\u00e0. Provocatore, pubblico accusatore, critico acuto e spietato, condusse una genere di vita che fin\u00ec col portarlo in un vicolo cieco nel quale trov\u00f2 la morte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Scrisse Joseph-Ernest Renan che la storia dell\u2019umanit\u00e0 dovr\u00e0 essere esaminata attraverso lo studio delle umane follie, dei sogni e delle allucinazioni che si ritrovano in ogni pagina dello sviluppo dello spirito individuale e collettivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E Giovanni Cassano riporta un lungo elenco di artisti, scrittori e gente di spettacolo affetti da turbe psicologiche, da angosce, da distimie, da depressioni. Lo stesso Cassano ricorda il parere del dottor Louis Bertagna, molto noto in Francia come lo psicoterapeuta degli artisti, il quale afferma: \u201cdi fatto non esiste un solo essere eccezionale che non faccia almeno una depressione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">E tuttavia, in qualche caso, quando la fatalit\u00e0 colpisce l\u2019uomo di genio, sebbene a volte si tratti delle stesse disavventure che capitano anche ai pi\u00f9, di tali accidenti egli ne approfitta per farne materia della propria arte. Le migliori sinfonie Beethoven le scrisse negli anni della sua disperazione dovuta al sopraggiungere della sua pi\u00f9 assoluta sordit\u00e0, ed Haendel, quando divenne cieco, disperato e quasi ammattito per quella infermit\u00e0, intensific\u00f2 la sua produzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La follia colse Torquato Tasso quando aveva trentacinque anni. Il poeta, visse la sua esistenza in preda a squilibri psicologici, fino al contrastato amore per Eleonora D\u2019Este, sorella di Alfonso d\u2019Este, che era il suo munifico pigmalione; una passione, quella per Eleonora, che si rivel\u00f2 nefasta, perch\u00e9, sentendosi colpevole di \u201ctradimento\u201d, il poeta prov\u00f2 un forte ansiet\u00e0 e, temendo la persecuzione perch\u00e9 si credeva mal gradito dal Duca Alfonso, fu colto da un tale accesso di demenza furiosa, che venne imprigionato; e tuttavia, dopo un primo momento di sbigottimento, si mise a scrivere e cos\u00ec il dolore del poeta si tramut\u00f2 in opera letteraria. Lo psicoanalista Hans Sachs, che studi\u00f2 i fondamentali problemi dell\u2019estetica, ne&nbsp;<em>L\u2019inconscio creativo<\/em>&nbsp;sostiene che la fonte della creativit\u00e0 \u00e8 l\u2019inconscio, il quale sarebbe il punto di partenza di ogni produzione artistica. Ma la creativit\u00e0 rappresenta un\u2019arma a doppio taglio; perch\u00e9 sono tante le creature che nutrono o hanno nutrito sogni di gloria e speranze di notoriet\u00e0, che hanno lottato con tenacia per emergere e per dominare; ma le loro biografie sono, a volte, cosparse d\u2019insensatezze, di gesti squilibrati che segnalano pi\u00f9 che il naufragio della ragione la resa davanti alla complessit\u00e0 dell\u2019essere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Gli uomini e le donne dall\u2019ingegno vigoroso e poliforme, che emergono dalla moltitudine per creare un capolavoro o per formulare teorie innovative, a causa delle continue tensioni emozionali e creative, sono creature \u201ca rischio\u201d, e il loro destino \u00e8 in bilico tra le scoperte titaniche e il precipizio della alienazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma esistono limiti di sicurezza, nello sforzo della creazione, al di l\u00e0 dei quali il pensiero pu\u00f2 perdersi? La sofferenza psichica che l\u2019artista subisce nel momento della creazione quando oltrepassa il livello di guardia, pu\u00f2 produrre disturbi psichici? Oppure il genio \u00e8 genio proprio perch\u00e9 ha superato la soglia di sicurezza?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Forse, non vi \u00e8 creativit\u00e0 senza angosce, senza sofferenze, senza rischi, senza inevitabili ferite nell\u2019animo. \u201cNessuno ha mai scritto o dipinto, scolpito, modellato, costruito, inventato, se non di fatto, per uscire dall\u2019inferno\u201d ha scritto il poeta e regista Antonin Artaud.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Da uno studio degli psichiatri Hagop e Kareen Akiskal, che lavorano a S. Diego (California), condotto su venti scrittori, poeti e scultori europei, si rileva che i due terzi degli individui intervistati presentavano tendenze ipomaniache o ciclotimiche, e molti di essi avevano avuto pi\u00f9 o meno gravi forme di depressione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Secondo Freud esistono molti individui geniali che hanno gravi squilibri psichici ma ne esistono di quelli che possono essere definiti assolutamente normali. I primi, secondo lo psichiatra viennese, sono avvantaggiati dalla parte rimasta intatta delle loro personalit\u00e0, e riescono ad essere creativi \u201cnonostante\u201d la loro struttura nevrotica o psicotica, gli altri, invece, sono creativi, proprio perch\u00e9 non hanno nessuna parte alienata nella loro struttura psichica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Schopenauer era del parere che il genio vede le cose in maniera diversa da tutti gli altri. A. H. Maslow ritiene che la persona creativa sia un tipo particolare e speciale di essere umano che deve essere considerato nel suo complesso e non frammentariamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Sul problema dunque, se vi sia una correlazione tra intelligenza e creativit\u00e0, gli studiosi non sono tutti d\u2019accordo. Secondo Silvano Arieti bench\u00e9 le persone creative siano intelligenti, un quoziente intellettivo eccezionalmente alto non \u00e8 essenziale per la creativit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Bisogna inoltre tenere presente che la possibilit\u00e0 concreta di scoprire le pieghe pi\u00f9 recondite della mente e della struttura empatica di un artista o di un inventore non sempre \u00e8 esente da errori e da arbitrii d\u2019interpretazione, soprattutto quando si tratta di analizzare artisti del passato. L\u2019interpretazione psicologica di una personalit\u00e0 di questo genere dipende dalla quantit\u00e0 e dalla qualit\u00e0 delle notizie che si possono avere sulla sua vita, oltre che dall\u2019analisi delle sue opere. Walkup, sottolineando forse troppo l\u2019importanza della visualizzazione dei creativi scientifici, arriv\u00f2 a dire, senza solide basi, che i grandi pensatori nel campo della scienza hanno una immaginazione visiva quasi allucinatoria. Cesare Lombroso, cerc\u00f2 di provare che molti geni avevano avuto gravi malattie mentali, ma per molti casi da lui riferiti \u00e8 ben difficile essere certi che si trattasse di psicosi e non di \u201cstranezze\u201d da creativo. Lombroso infatti pose troppo l\u2019accento sulle qualit\u00e0 negative dei grandi uomini e, nel suo trattato sul genio e la pazzia, accomun\u00f2 Moli\u00e8re, H\u00e4ndel, Petrarca, Flaubert, Amp\u00e8re, Comte, Pergolesi, Donizetti e tanti altri in quadri clinici di conclamate neuropsicosi.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-medium-font-size\">C. Jacobson, sostiene invece che i tratti patologici ostacolano la creativit\u00e0 e che le persone creative che ne sono affette producono le loro opere migliori nei periodi in cui sono pi\u00f9 sani. Ma \u00e8 pur vero, come afferma un allievo di George Devereux, Fran\u00e7ois Laplantine, che dipende dalle varie culture decidere chi \u00e8 pazzo e chi non lo \u00e8.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Anche Havelock Ellis, studi\u00f2 il rapporto tra creativit\u00e0 e follia attraverso un considerevole materiale biografico (lettere, manoscritti, racconti di terzi) e le opere di molti autori, trasse la conclusione che, sebbene il genio sia a volte anche un po\u2019 folle, non si pu\u00f2 sostenere una teoria che ritenga la genialit\u00e0 una forma di pazzia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">I quadri di Salvator Dal\u00ec, per esempio, fanno scoprire, cos\u00ec come i suoi scritti, i tratti di una personalit\u00e0 geniale, anche se un poco matta: \u201c\u2026 tutti gli uomini sono uguali nella loro pazzia, \u2026 la pazzia costituisce la base comune dello spirito umano\u201d, afferma il grande pittore spagnolo che certo non pu\u00f2 essere considerato matto, sebbene, come egli stesso ha scritto, anch\u2019egli aveva una sua \u201cparanoia personale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La chiave di lettura del processo creativo, e forse della vita in s\u00e9, molto probabilmente \u00e8 quella che ci forn\u00ec proprio Salvator Dal\u00ec, il quale la racchiuse in un concetto abbastanza semplice: \u201cse non sei un po\u2019 matto, in questo mondo finirai con l\u2019impazzire\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>9 Sommario<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Alcuni grandi ingegni hanno attraversato, in vari periodi della vita, gravi crisi esistenziali. Rimbaud, Burns, Kafka, Scheber, Althusser, Burrougghs, Van Gog, e altri hanno avuto drammatiche difficolt\u00e0 psichiche, ma molti di essi, fortunatamente, ne sono venuti fuori utilizzando la creativit\u00e0 come deterrente contro l\u2019angoscia. Il genio, sia esso un letterato, un filosofo, uno scienziato, o un artista, poich\u00e9&nbsp;<em>vede<\/em>&nbsp;il mondo in maniera diversa dagli altri, soffre maggiormente le incongruenze e le insufficienze del suo tempo. E sebbene ci\u00f2 gli dia la possibilit\u00e0 di anticipare nuovi modelli e magari di essere un rivoluzionario, tuttavia, questa esperienza lo rende e lo fa sentire&nbsp;<em>differente<\/em>&nbsp;dalle persone comuni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La letteratura, il teatro il cinema e le arti figurative descrivono la drammaticit\u00e0 della vita tenendo sempre presente l\u2019alienazione che si trova in molte circostanze della vita. E cos\u00ec, dai personaggi come Don Chisciotte, Re Lear, Enrico IV, Achab, Dinorah, Lucia di Lamermour, Medea, Grieta e tantissimi altri usciti dalla fervida fantasia di scrittori, musicisti, pittori, impariamo che la logica pu\u00f2 contenere anche un pizzico di insensatezza, cos\u00ec come la follia pu\u00f2 racchiudere una punta di ragione. E questo connubio intrigante tra creativit\u00e0 e follia, tra razionalit\u00e0 e assurdit\u00e0, non solo ha prodotto suggestive opere d\u2019arte, ma ha anche fatto comprendere che un pizzico di follia \u00e8 inevitabile in molte circostanze della vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>10 Bibliografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ADORNO T. D.,&nbsp;<em>Dissonanze<\/em>, Feltrinelli, Milano, 1959<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">AKISKAL H. &amp; K.,&nbsp;<em>Reassessing the prevalence of bipolar disorders: Clinical significance and artistic creativity,<\/em>&nbsp;1988,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ALEXANDER F. G. &amp; SELESNICK S. T.<em>, Storia della follia<\/em>, Newton Compton, Roma, 1975<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ANDREASEN N. C.,&nbsp;<em>Mania and creativity<\/em>, in R. H. Belmaker, H. M. Van Praag, eds, \u201c<em>Mania : an Evolving Concept<\/em>\u201c, New York,1980<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ANDREASEN N. C.,&nbsp;<em>Creativity and Mental Illness: Prevalence Rates in Writers and their First-Degree Relatives,<\/em>&nbsp;American Journal of Psychiatry, 144, 1987<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ANDREASEN N. C. \u2013 Canter A.,&nbsp;<em>The creative writer: Psychiatric symptoms and family history,<\/em>&nbsp;Compr. Psychiatry, 15, 1974<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ANDREASEN N. C. \u2013 POWERS P.S.,&nbsp;<em>Creativity and psychosis an examination of conceptual style<\/em>, Arch. Gen. Psychiatry, 32, 1974<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ANDREOLI V.,&nbsp;<em>Un secolo di follia. Da Freud alla psichiatria degli anni 2000,&nbsp;<\/em>Rizzoli, Milano, 1991<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ANDREOLI V.,&nbsp;<em>Les derni\u00e8res ann\u00e8es de Carlo<\/em>, in&nbsp;<em>Pubblications de la Collection de l\u2019Art Brut<\/em>, vol.11, Losanna, 1982<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ANGER K.,&nbsp;<em>Hollywood Babilonia<\/em>, 2 voll., Adelphi, Milano, 1986<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ARIETI S.,<em>&nbsp;La creativit\u00e0 e il suo potenziamento: relazioni con la psicopatologia e l\u2019igiene mentale<\/em>&nbsp;in&nbsp;<em>Manuale di psichiatria<\/em>, Vol.3\u00b0, Boringhieri, Torino, 1970<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ARIETI S.,<em>&nbsp;Creativit\u00e0. La sintesi magica.&nbsp;<\/em>Il Pensiero Scientifico , Milano, 1979<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ARNHEIM R.,&nbsp;<em>Arte e percezione visiva,<\/em>&nbsp;Feltrinelli, Milano, 1978<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ARNHEIM R.,&nbsp;<em>Il pensiero visivo,<\/em>&nbsp;Einaudi, Torino,1974<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ASIOLI F., MISURA S., POLLETTA G.,&nbsp;<em>La malinconia dell\u2019uomo e la psichiatria<\/em>, Bertani, Verona, 1981<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">BARNES M. &amp; BERKE J.,&nbsp;<em>Viaggio attraverso la follia<\/em>, Rusconi, Milano, 1981<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">BARTOLI G.,&nbsp;<em>Esempi e criteri di esame dell\u2019opera d\u2019arte nell\u2019approccio psicoanalitico<\/em>, in: Accerboni,&nbsp;<em>Temi e problemi psicanalitici negli scritti triestini di E. Weber<\/em>, Trieste, 1983<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">BASTIDE R.,&nbsp;<em>Sogno trance e follia<\/em>, Jaca Book, 1976<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">BEAUDOT A.,&nbsp;<em>La creativit\u00e0, ricerche americane,<\/em>&nbsp;Loecher, Torino, 1977<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">BERGMAN I.,&nbsp;<em>Immagini,<\/em>&nbsp;Garzanti, Milano, 1993<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">BINSWANGER L.,&nbsp;<em>Essere nel mondo<\/em>, Astrolabio, Roma, 1973<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">BINSWANGER L.<em>, Ricordi di Sigmund Freud,<\/em>&nbsp;Astrolabio, Roma, 1971<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">BLANCHOT M.,&nbsp;<em>Lo spazio letterario<\/em>, Einaudi, Torino 1975<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">BODEI R.,&nbsp;<em>Letteratura e psicoanalisi,&nbsp;<\/em>Il Mulino, Bologna, 1974<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">BONAPARTE M.<em>, Edgar Poe, \u00e9tude psychanalytique<\/em>, Paris, 1933<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">BRANCA V.,&nbsp;<em>Dizionario critico della letteratura italiana,<\/em>&nbsp;Einaudi, Torino, 1989<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">CANCRINI M. 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Mediterranee, Roma, 1974<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ELLEMBERG H. 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TERZIAN H.,&nbsp;<em>L\u2019archivio della follia,&nbsp;<\/em>Marsilio, Venezia,1980<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">GHILARDI F.,&nbsp;<em>Storia del teatro<\/em>, Vallardi, Milano, 1961<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">GHISELIN B.,&nbsp;<em>Tre Creative Process<\/em>, University of California Press, Berkley, 1952<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">GREENE G.,&nbsp;<em>Vie di scampo<\/em>, Mondadori , Milano, 1981<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">GROSSKURTH P.<em>, Melanie Klein<\/em>, Boringhieri, Torino, 1988<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">GUTI\u00c9RREZ ALVAREZ J. &amp; KLEISER P. 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Lo psicodramma<\/em>, Borla, Roma 1987<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u00c9VI-STRAUSS C.,&nbsp;<em>Il pensiero selvaggio<\/em>, Il Saggiatore, Milano 1965<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">LOMBROSO C.,&nbsp;<em>L\u2019uomo di genio in rapporto alla psichiatria, alla storia e all\u2019estetica,<\/em>&nbsp;Bocca, 1894<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L\u00dcTZENKIRCHEN G. e AAVV,&nbsp;<em>Mal di Luna<\/em>, Newton, Roma,1981<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">MAC IVER J.,<em>&nbsp;La matta,<\/em>&nbsp;Longanesi, Milano, 1961<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-medium-font-size\">MANDER,\u00a0<em>Manuale di ipocondria fantastica<\/em>, Ed.Assoc.Transeuropea, Trieste, 2000<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">MANNONI O.,&nbsp;<em>Psicoanalisi e letteratura,<\/em>&nbsp;Spirali, Milano, 1990<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">MASLOW A. 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L\u2019infinito turbolento<\/em>, Feltrinelli, Milano, 1967<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">MILA M.,&nbsp;<em>L\u2019esperienza musicale e l\u2019estetica,&nbsp;<\/em>Einaudi, Torino, 1956<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">MILNER M.<em>, La follia rimossa nelle persone sane,<\/em>&nbsp;Borla, Roma, 1992<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">MONOD J.,&nbsp;<em>Il caso e la necessit\u00e0<\/em>, Mondadori, Milano, 1970<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">MORPURGO TAGLIABUE G.,&nbsp;<em>La nevrosi austriaca (Kafka,Roth, Musil),&nbsp;<\/em>Marietti, Genova, 1983<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">MORTEO G.R.,&nbsp;<em>Il teatro di Ionesco astratto per inverosimiglianza<\/em>&nbsp;in \u201cItinerari\u201d, Dicembre, 1953<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">MULLAN B.,&nbsp;<em>Laing. Follia della normalit\u00e0,<\/em>&nbsp;Red Edizioni, Como, 1998<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">MUSATTI C.,&nbsp;<em>Sigmund Freud sul divano,&nbsp;<\/em>in&nbsp;<em>Il pronipote di Giulio Cesare<\/em>, Mondadori, Milano, 1979<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">MUSATTI C.,&nbsp;<em>Psicoanalisi e pazienti a teatro!<\/em>, Mondadori , Milano, 1988<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">MUSMECI S. M.,<em>&nbsp;Racconti di varia follia,<\/em>&nbsp;L\u2019Autore libri, Firenze, 1995<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">NATHAN T.,&nbsp;<em>La follia degli altri. Saggi di etnopsichiatria,<\/em>&nbsp;Ponte delle Grazie, Firenze 1991<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">NEUMANN E.,&nbsp;<em>L\u2019uomo creativo e la trasformazione<\/em>, Marsilio, Venezia, 1981<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">NIJINSKY V.,&nbsp;<em>Il diario di Nijinsky<\/em>, Adelphi, Milano, 1987<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ORLANDO F.,&nbsp;<em>Per una teoria freudiana della letteratura<\/em>, Einaudi, Torino, 1987<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">OURY J.,&nbsp;<em>Creazione e schizofrenia,<\/em>&nbsp;Spirali, Milano, 1992<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">PAGNINI M.,<em>&nbsp;Lingua e musica,<\/em>&nbsp;Il Mulino, Bologna, 1974<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">PANDOLFI V.,&nbsp;<em>Storia universale del teatro drammatico<\/em>, Utet, Torino, 1964<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">PARADISO G.,&nbsp;<em>Vittime ed eroine<\/em>, E.P.C., Catania, 1996<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">PARADISO G.,&nbsp;<em>Pirandello psicoanalitico,&nbsp;<\/em>E. 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Psicoanalisi e critica letteraria,<\/em>&nbsp;Solfanelli, Chieti, 1992<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">PICKENING A.,&nbsp;<em>Creative Malady<\/em>, Oxford University Press, New York, 1974<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">PICHON-RIVI\u00c8RE E AAVV,<em>&nbsp;La musica y los istrumentos musicales<\/em>, in&nbsp;<em>Revista de Pychoan\u00e0l<\/em>, n. 12, 1955<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">PLANK E. &amp; PLANK R.,&nbsp;<em>Emotional Significance in arithmetical learning as trhough autobiographies, in psychoanal. Study Child,<\/em>&nbsp;9, 1954<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">PODVOLL E. 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DI DIO,&nbsp;<em>La catarsi nel teatro greco in una lettura psichiatrica<\/em>, in Atti I\u00b0 Convegno Teatro e Psicopatologia, Siracusa, Maggio 1988<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">RAPISARDA V.,&nbsp;<em>Psicologia e psicopatologia del mitologema di Oreste<\/em>, in Quaderni di Orpheus, Tip.Univ., Catania, 1958<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">RAPISARDA V.<em>, Ansiet\u00e0 e angoscia in Kierkegaard<\/em>, in&nbsp;<em>Psicoterapia e Psicologia Umanistico-Esistenziale<\/em>&nbsp;, 2\u00b0 Congresso Internazionale C.I.S.S.P.A.T., Jesolo Lido, 1977<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">RAPOPOT J. 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La figura dell\u2019artista dall\u2019antichit\u00e0 alla Rivoluzione Francese<\/em>, Einaudi, Torino, 1996<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">WULFF E.&nbsp;<em>Psichiatria e classi sociali<\/em>&nbsp;Laterza, Bari-Roma, 1977<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ZELDI T.,&nbsp;<em>Storia intima dell\u2019umanit\u00e0<\/em>, Donzeli, Milano, 1999<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">ZILSEL E.,&nbsp;<em>Le G\u00e9nie, histoire d\u2019une notion,<\/em>&nbsp;Paris, 1993<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Saggio comparso in: Formazione Psichiatrica, Anno XX, n\u00b0 3-4- Luglio-Dicembre 1999. 1) Premessa, 2) L\u2019angoscia dei creativi, 3) I personaggi \u201cmatti\u201d e la letteratura della follia, 4) La follia e le arti figurative, 5) La follia e la musica, 6) Gli inventori e la stravaganza, 7) Il suicidio dell\u2019artista, 8) Conclusioni, 9) Sommario,10) Bibliografia .1 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[],"class_list":["post-255","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-saggi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/255","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=255"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/255\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":256,"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/255\/revisions\/256"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=255"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=255"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppeparadiso.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=255"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}