La concretezza della verità, associa all’opinione della maggioranza
Sviluppata è la presunzione che ciò che sostiene a maggioranza, sia da considerare l’opinione migliore. Conferire valore alla maggioranza ha il grave difetto di accreditare la convinzione che il giusto e il vero stiano supportati dalla quantità e non dalla qualità.
Se ciò risolve alcuni problemi pratici in campo politico, per esempio, comporta una grave diseducazione: la convinzione che la ragionevolezza sia nella maggioranza a prescindere che sia o meno competente a decidere quel problema. Dando per scontato che la quantità sia più vicina alla sensatezza, si fa discendere la convinzione che è migliore l’opinione della maggioranza piuttosto che quella di una minoranza più tecnica e più precisa. Le convinzioni supportate da un numero inferiore di persone induce i più a rifiutarle.
Di converso, nel campo scientifico, si seguono le persone più qualificate, e si accetta ciò che pensa la minoranza qualificata.
Parlare di libertà in senso filosofico mi sembra, come dici bene, una impresa vana. In senso pratico è ancora peggio. Siamo modellati psichicamente e neuro-fisiologicamente da una lunga serie di esperienze, ed ogni esperienza altera i circuiti nervosi e li ricondiziona. L’esperienza memorizzata ora, per esempio, non solo comporta alterazioni neuronali (che si assomano ad altri condizionamenti neuro-fisiologici precedenti), ma condiziona la nostra vita a partire da questo momento, comportando altre “alterazioni” del comportamento, del gusto, dell’affettività etc. etc. e dunque della libertà, alterazioni che non avremmo avuto senza questa ultima esperienza. Come è mai possibile stabilire dunque se un gesto “sia stato dettato dalla libertà”?! Diciamo allora che s’intende per libertà l’ignoranza dei condizionamenti che hanno indotto quell’ atto.L’insigth iniziale porta l’anatroccolo a seguire qualsiasi cosa si muova davanti a lui entro la prima mezz’ora della sua nascita. E da quella cosa che si muove danti a lui nella prima mezz’ora della sua vita sarà condizionato per la vita! L’essere umano ha una lunga serie di insight, che lo modellano per sempre. E allora come si può dire che il suo comportamento non è affatto condizionato, e cioè come si può affermare che è assolutamente libero? Ed anche a volere largheggiare: quando possiamo dire con certezza che un comportamento è libero e quando invece non lo è? Il problema diventa insolubile nella “nebbia” di un atto criminoso ed in quel caso è del tutto inutile parlare di capacità di intendere e volere, senza fare “del pettolezzo” e nient’altro. Anche ammesso che vi sia una confessione…chi dice che il soggetto sia stato “libero”, come lui afferma, quando commise l’atto criminale? La giustizia non può che essere “approssimativa” per eccesso o per difetto. Per questo, giustamente, l’avvocato Calamandrei diceva che se veniva a sapere che avevano rubato il campanile di Giotto si dava alla latitanza. Quando poi si parla di giustizia in Italia, c’è da accapponare la pelle. Bellissimo, al riguardo e ti consiglio di leggerlo, “Il paese del pressapoco” di Raffaele Simone ( Garzanti). Una parola definitiva, detta con lo stile di Montanelli, e con la profondità di uno storico come l’Omodeo, sull’Italia di ieri, di oggi e di domani.