La lotta al pensiero superstizioso con convinzioni e credenza irrazionali

Uno dei motivi che portano alla irragionevolezza è l’esempio. Quando una autorità, un sistema educativo, un gruppo di cultura adopera mezzi irrazionali per avvalorare le proprie tesi, per educare e indirizzare le menti, la massa educata con questi parametri finisce inevitabilmente col confondere  ciò che è irrazionale con il razionale. La religione cristiana ha combattuto le superstizioni, ma è stata essa stessa il terreno più fertile per credenze irrazionali. Nel Medioevo, quando si trattò di convertire i pagani al cristianesimo, compito dei santi e dei vescovi era quello di entusiasmare le masse con miracoli che trascinavano la gente con entusiasmo al fonte battesimale. San Martino, San  Germano, San Marcello, San Lucio, San Simplicio, San Benigno, Sant’Ilario, Santa Radegonda furono strenui avversari dell’idolatria, ma essi stessi furono portatori di superstizione sotto l’apparenza del culto cristiano. Se da un lato essi combatterono l’adorazione pagana degli alberi, delle acque, dei fiumi, essi d’altro canto affermavano nuove credenze superstiziose. Se vescovi e preti si davano da fare pere estirpare le radici pagane dell’arte dei sortilegi e della magia essi ne “creavano” altri “garantiti” dal cristianesimo.  Essi ritennero ovvia l’influenza del demonio che inganna i cristiani e nuoce alla Chiesa.  Interessante nel Medioevo fu la concezione cristiana riguardante i defunti: la Chiesa disapprovava le tombe sontuose della gente comune, importante era la salvezza dell’anima;  poco interessava il corpo dei morti, eccetto il caso del corpo dei santi che diventavano reliquie.  In questi ultimi casi, si costituiva  attorno ad essi un apparato di credenze e prodigi che ne giustificavano la sacralità.  La Chiesa  combatteva la credenza popolare secondo cui i morti tornavano nel mondo terreno per visitare i parenti, ritenendo queste convinzioni sopravvivenze di paganesimo, ma  avvaloravano le apparizioni di santi perché potevano avvalorare la santità del morto. Tuttavia dopo la seconda metà del XII secolo la credenza negli spiriti suscitò un rinnovato interesse e una accettata credibilità e legittimità: si ammise che i morti che soffrivano nell’aldilà potessero ritornare a supplicare i parenti di pregare per loro, far dire messe, fare offerte per alleggerire le loro sofferenze ed abbreviare la loro permanenza in purgatorio. A partire dal XII secolo si moltiplica la letteratura narrativa che racconta questo genere di apparizioni. Addirittura si raccontava della apparizione di eserciti di morti, avvenute in Italia, ma anche in Germania nella Francia, nel Galles, in Spagna.  La Chiesa avvalorava questa credenza, avvalorando così l’esistenza del purgatorio e delle sofferenze che esso comportava.  Gervasio di Tilbury riferisce di simili apparizioni, e con lui tanti altri tra cui Gualtiero Map, il cistercense Elinardo di Froindmont, Stefano di Bourbon etc. etc. Anche i sogni furono per la Chiesa al centro del problema delle superstizioni, tuttavia i sogni furono un terreno ambiguo. Nelle Scritture, per esempio, i sogni interpretati da Daniele o da Giuseppe erano considerati strumenti utili  e positivi della rivelazione divina. Insomma secondo il Cristianesimo  medievale bisognava distinguere  i sogni “veri” che vengono direttamente da Dio, quelli che si riscontrano nelle agiografie dei santi, dei monaci, da quelli vani e ingannevoli sollecitati dal diavolo.  In fine c’erano i sogni che si originano dal corpo umano, che spesso sono sogni provocatori di incubi, e di desiderio sessuali, Sogni lussuriosi che rivelano  la fragilità umana nei confronti del peccato. Secondo i chierici, quando uomini rozzi e incolti pretendevano di interpretare i loro sogni senza la mediazione della Chiesa, fuor di dubbio  erano spinti a far questo dal diavolo. Insomma la Chiesa non lasciava nulla alla iniziativa e alla interpretazione personale del singolo, perché riteneva suo dovere prendersi “cura” affinché il singolo potesse procedere col giusto pensiero. Se un soggetto si mostrava “irriducibile” a seguire il pensiero della Chiesa, allora la convinzione clericale medievale era che dopo il parto il neonato fosse stato sostituito dal diavolo e al suo posto si trovasse un piccolo demone.  Secondo la tradizione il futuro S. Stefano fu sostituito dal diavolo mentre era in una culla con un demonietto, e venne salvato dal vescovo che vide il diavolo sorvolare la culla del bambino, e ridato ai suoi genitori.  Quando Santo Stefano ritornò dai genitori, trovò nella sua culla l’essere demoniaco col quale egli era stato sostituito, e lo fece dare alle fiamme. (Martino di Bartolomeo, Vita di Santo Stefano).

Il Medioevo fu anche terreno fertile di miracoli. San Tommaso distingueva tre tipi di miracoli: supra naturam,  contra naturampraeter naturam. In tutti i casi, bisognava assicurarsi che non c’entrasse il diavolo con le manifestazioni  miracolose. Monaci e vescovi, sebbene combattessero le superstizioni, credevano nell’efficacia del malocchio . Il monaco Guiberto di Nogent, ha scritto nella sua biografia che suo  padre rimase sette anni senza avere  figli  a causa di un malefizio fattogli dalla matrigna invidiosa. Alessandro IV ordinò all’Inquisizione di perseguitare non solo l’eresia, ma anche i sortilegi e le divinazioni. Nel XIII secolo, Etienne Tempier,  vescovo di Parigi, avversò l’introduzione della scienza e della filosofica araba nella cultura cristiana, ritenendole opera del demonio.  Grandi dotti tra cui il catalano Raimondo Lullo,  l’alchimista di Mompelier Arnaldo di Villanova, l’alchimista parigino Jean de Bar, il prete spretato Olivier Pépin e tanto altri, che utilizzavano la scienza araba furono condannati a lunghe pene corporali e detentive e alcuni anche dati alle fiamme.  Vennero perseguitate particolarmente le streghe, che si “univano” carnalmente col Diavolo,  e gli eretici che seguivano il Saba, ritenuto superstizione giudaica.