La follia, soluzione esistenziale?

Trafiggere l’insipienza della vita, utilizzando la follia può essere un’operazione rischiosa, ma in qualche caso, è proprio la stravaganza  che crea una “protezione” contro le inestricabili  contingenze della quotidianità.  La sregolatezza, nella dimensione artistica, metabolizza il potere nefasto della vita. La follia perde quel senso di pericolosità e di precarietà  che le si attribuisce, ed anzi testimonia  la drammaticità della vita.

La letteratura moderna ha compreso che  nel matto, come in chiunque, convivono menzogna e verità,  sincerità e simulazione, ambiguità e realismo;  e che tutto ciò rende  indistinta e scarsamente individuabile la demarcazione tra pazzia e sanità mentale.

La cultura,  la filosofia, la letteratura,  il teatro, il cinema, le arti figurative, cominciarono a  descrivere la vita tenendo presente anche l’alienazione.

La follia è stata anche tratteggiata da molte  tele di insigni pittori, stregati dalle manifestazioni oscure e instabili della mente, i quali hanno ritratto l’alienazione con intriganti, vertiginosi tuffi nell’inconoscibile, nell’ambiguo, nella diversità.

La musica, dunque, difficilmente si può riferire a fatti o soggetti concreti, perché il linguaggio musicale è svincolato dalla verosimiglianza. Essa di rado e in  casi particolari  può modellarsi alla realtà pratica, evocando  momenti extramusicali  con mezzi musicali,  come le dissonanze di Schönberg,  che sembrano assumere la forma all’angoscia, con un  linguaggio musicale vicino alla tensione catastrofica della follia. Sebbene la forte suggestione drammatica contenuta nell’intenso uso del semitono, può creare un formidabile pathos, così come accade anche con l’accordo di settima diminuita, ci si chiede se  la musica  può esprime stati d’animo e sentimenti “inconsci” e diventare così linguaggio della follia,  comunicando quello che passa nella mente di una persona psichicamente malata. 

È probabile che, essendo un linguaggio astratto, la musica non possa rappresentare mai nulla di concreto, e forse nemmeno stati d’animo particolari.

Nelle maglie della “stranezza” sono incappati  non solo i grandi artisti, il cui genio, per definizione,  si pasce   di sregolatezza, ma anche  le menti   che meditano su teorie di grandissima importanza, e cioè inventori, filosofi della scienza,  ideatori di grandi opere tecniche, scopritori dei grandi segreti della natura;  scienziati che utilizzano come strumenti necessari del loro sapere l’ordine e la ricerca sistematica e che devono essere “mentalmente”  chiari e disciplinati per raccapezzarsi nel caos dell’universo. Arte e scienza, afferma Martin Kemp[17], sono pressoché  indiscernibili nel processo di osservazione, in quanto l’esperienza estetica e quella cognitiva sono un tutt’uno, come ha dimostrato l’attività creativa di  Leonardo da Vinci..  

Sarebbe gratuito e azzardato prospettare una connessione tra lo stress della creatività e il suicidio, anche se, tuttavia, non sfugge come dato di fatto,  documentato  da emblematici  episodi che sono tanti i  geni che si sono tolta la vita, a volte per umiliazione, a volte perché gli è sfuggita la gloria, a volte dopo aver preso atto della insipienza della condizione umana.

Secondo alcuni  la depressione  a volte è il contributo che l’individuo paga per affinare la propria creatività. Come che sia, è innegabile che il suicidio è un fenomeno  comune tra gli artisti e tra i pensatori, per cui bisogna fare qualche puntualizzazione al riguardo. In proposito c’è da sottolineare che in alcune  famiglie di artisti che  si sono suicidati, sono stati riscontrati altri  componenti  che soffrivano di depressione.

Secondo Freud  esistono molti individui  geniali che hanno gravi squilibri psichici  ma  ne esistono anche di quelli che  possono essere definiti assolutamente normali.  In quanto alle prestazioni dei primi, sempre secondo Freud,  possono essere avvantaggiate  dalla parte intatta delle loro personalità, e nonostante  la loro struttura nevrotica o psicotica,  o, al contrario, essi riescono ad essere creativi, proprio grazie  e mediante la parte alienata della loro struttura psichica. E Schopenauer era del parere che il genio vede in mondo diverso da tutti gli altri. A.H. Maslow ritiene che la persona creativa sia un tipo particolare e speciale di essere umano che deve essere considerato nel suo complesso e non frammentariamente.  Molti si sono chiesti  se vi sia una correlazione tra intelligenza e creatività.

Il presidente Schreber ( la cui storia psichica è raccontata da Frued)  e  narratori  dello stampo di Fiedor Dostoievskij, Luigi  Pirandello,  William Shakespeare e  nella pittura, artisti come  Brueghel, Munch, Bouts e  altri.

E difatti, la follia non solo è presente nel teatro, nella letteratura, ma  è anche tratteggiata nelle tele dei pittori, spesso stregati dalle manifestazioni oscure e instabili della mente, che la presentano con intriganti, vertiginosi tuffi nell’inconoscibile e nell’ambiguo.

In quanto alla musica, sebbene la forte suggestione drammatica contenuta nell’intenso uso del semitono, può creare un formidabile pathos, ci si chiede  se  possa assumere l’espressività della follia, in quanto il suo linguaggio è  astratto e dunque svincolato dalla verosimiglianza. La musica, forse, solo raramente configura in modo non ambiguo l’angoscia, e in questi casi viene rappresentata con linguaggi musicali  provvisti di tensione catastrofica.

Secondo alcuni  la depressione  è il contributo che l’individuo a volte  paga per affinare la propria creatività e infatti,

Nelle culture  primitive  quelli che presentavano fabulazioni incomprensibili, che oggi definiremmo “fuori di testa”, erano ritenuti predestinati dagli dei, perché  si credeva che fossero in comunicazione con l’aldilà e con forze sconosciute. Inoltre la follia era accomunata alle manifestazioni oniriche.

che  il fantasticare è un elemento della creatività, per cui spesso l’artista appare come una persona con la testa tra le nuvole,  e ciò sviluppa il sospetto che sia “fuori di testa”.

L’esperienza estetica e quella cognitiva , cioè l’arte e la scienza, sono così accomunate  che non solo i grandi artisti , il cui genio si pasce di sregolatezza, ma anche gli scienziati, per raccapezzarsi nel caos dell’universo, e capire meglio le insensatezze di certe particelle subatomiche il cui moto è imprevedibile, devono fare in conti con una certa insensatezza della  materia.

Demenza, squilibrio, delirio, follia, pazzia, confusione mentale, alterazione mentale, esaltazione, agitazione, perdita della ragione  “comune”, diversità,  dissennatezza, stoltaggine, matto, insensato, stravagante, bizzarro,  frenesia,  mentecatto, furioso, maniaco,   vaneggiare, dissennato, delirante, vaneggiamento ammattire,  demenziale, alienato, aberrante, esaltato, invasato,  furioso,  degente, malato, paziente, fissato, “suonato”, frenetico,  stravaganza, bislacco,

Note:

[17] M. Kemp, Immagine e verità, Il Saggiatore, Milano, 1999