La sofferenza esistenziale
Si potrebbe dire che la psicoanalisi e le psicoterapie in genere consentono di acquistare la consapevolezza di parti di noi che in primis ignoriamo, successivamente nel riconoscimento/ riscoperta di queste parti comprendiamo che sono illusorie e questo ci consente di abbandonarle, ma in pratica sono loro che abbandonano noi perchè ormai svuotate di energia.
Le parti di noi non riconosciute posseggono un’energia che staziona lì per consentirle di continuare ad esistere, di restare in piedi; quando le riconosciamo e ne prendiamo coscienza, nella loro riscoperta, ritorna in noi quell’energia che le sosteneva, una volta riconosciuta l’illusione di un’idea, di uno status, l’energia che le sosteneva le abbandona e loro vengono meno.
Il termine psicoterapia mette spesso fuori strada, perché questo vocabolo lascia intendere un intervento rivolto a tutte le alterazioni psichiche. Infatti dal punto di vista linguistico psicoterapia, o terapia della psiche, allude a interventi per ogni genere di malattia psichica, compresa la schizofrenia, l’autismo, etc.
Questo equivoco comporta due malintesi: il primo è ritenere la psicoterapia, nel senso di terapia con la parola, sia valida per ogni forma di alterazione mentale (una superficialità nella quale sono caduti illustri clinici); il secondo, di conseguenza, è l’essere rifiutata da persone che, avendo disturbi di carattere esistenziale, non si affidano ad essa perché impaurite di vedersi appioppare il marchio di malati mentali.
Per focalizzare meglio le opportunità connaturali alla terapia psicologica, bisognerebbe utilizzare un vocabolo che renda chiaro di che intervento si tratti. Tale termine potrebbe essere proprio terapia della parola cioè trattamento terapeutico per mezzo della parola.
In realtà è proprio di questo che si tratta: lo specialista ascolta ciò che il paziente dice e grazie a queste “confessioni” riesce a ricostruire l’eziologia dello “stravolgimento” che opera nelle credenze, negli stati d’animo, nelle preferenze e nei comportamenti del paziente.
La terapia della parola è adoperata nei casi in cui le alterazioni e le distorsioni nel ragionamento del paziente sono dovute ad uno scorretto stile di vita, a traumi emotivi subiti, a pressioni socio culturali,a una educazione sbagliata, che lo hanno allontanato dalla realistica e corretta interpretazione della sua consistenza psichica interna e della realtà esterna.
In questi casi, e solo con queste condizioni, la psicoterapia clinica, se ben trattata, riesce a trasformare la disperazione in serenità.
Ogni individuo ha una rappresentazione del mondo che deriva da una messa a fuoco con modelli appresi nell’infanzia, o, in seguito, in occasione dei vari avvenimenti della sua vita. Questa rappresentazione del mondo determina in larga misura le scelte, i sentimenti, gli stati d’animo, le convinzioni e i comportamenti del soggetto.
Se questi filtri con i quali il soggetto vede il mondo sono poco realistici, si costituiscono convinzioni e stati d’animo che cozzano quotidianamente con la realtà e determinano angosce e incapacità di “manovrare” correttamente la propria vita.
Così come un capitano di nave che ha la bussola inesatta, non potrà mai raggiungere il porto desiderato, così il soggetto la cui “bussola psicologica” è starata non potrà mai raggiungere il programma di vita più utile.
Ognuno di noi sviluppa dentro di sé in base alle vicende della propria storia personale rappresentazioni mentali della realtà che creano mappe e modelli di vita con valore orientativo; ma se queste rappresentazioni del reale sono state distorte da esperienze traumatiche, le opzioni, le scelte, i comportamenti del soggetto saranno in conseguenza limitate e incapaci ad adeguare l’individuo alla vita quotidiana.
Se le mappe di orientamento della realtà, se i modelli d’interpretazione della vita, non hanno una base realistica, la messa a fuoco della realtà sarà limitata e, di conseguenza, inopportune saranno le scelte che farà l’individuo la cui “vista psicologica” è carente.
Spesso il soggetto ha una immagine del mondo che deriva da una miope e limitata visione della realtà, e di conseguenza egli si “muove” nella vita con molta difficoltà a causa della sua miopia psicologica.
Questa situazione riduce di molto le scelte e le opzioni psicologiche del soggetto, e se le sue aspettative e le sue realizzazioni sono limitate da filtri e da modelli errati, gli cerano, di conseguenza, disagio e sofferenze.
L’intervento del terapeuta in questi casi è utile perché introduce nei modelli e negli schemi mentali dei pazienti cambiamenti che servono a migliorare il tipo di argomentazioni psichiche, a dare una visione più realistica della vita, ad ampliare e ad arricchire i modelli tanto da rendere la rappresentazione della vita più ricca e più degna di essere vissuta.