Paura di cambiare
Siamo affezionati alle nostre convinzioni ed evitiamo ogni ragionevole innovazione. Credenze e pregiudizi sono duri ad essere eliminati, e ogni pur minimo cambiamento nella nostra prospettiva mentale, sociale e culturale può sollecitare una reazione d’ansia. Ciò impedisce persino l’accettazione di novità che migliorano il tenore della nostra “vita mentale” e della nostra quotidianità.
Una delle conquiste della personalità matura è la capacità capire che in qualche caso valutiamo avvenimenti e persone tramite i pregiudizi e i luoghi comuni che fanno da filtro alla nostra comprensione del mondo esterno con un canovaccio culturale, che è come una corazza fatta di particolari manie, di piccoli rituali, di ingiustificate prevenzioni, che impediscono buone relazioni con se stessi e sereni rapporti sociali.
Le riluttanze al cambiamento sono tanto più salde quando più il l’Io è insicuro e fragile. E avverte i “cambiamenti” come pericoli che mettono in gioco l’instabile equilibrio psicologico.
In tali casi, accettare nuove idee e nuovi punti di vista, è avvertito come un pericolo che minaccia tutta la struttura dell’Io.
Si teme, infatti, che l’impalcatura, che faticosamente è puntellata, si possa sfaldare e far precipitare l’autostima a livelli molto bassi.
Tale vulnerabilità si manifesta maggiormente nell’individuo che collega la propria autostima esclusivamente a consensi di carattere affettivo e a giudizi di valore che riscuotono il beneplacito sociale. Chi è insicuro teme che cambiando atteggiamenti e convinzioni vengano meno i consensi delle persone che foraggiano la sua autostima e ciò metterebbe in gioco la sua stabilità psicoemotiva.
Durante la cura psicoterapeutica le maggiori difficoltà che si oppongono alla guarigione del soggetto si devono proprio alla difficoltà di cambiare il proprio registro mentale e le convinzioni che si radicarono in tempi lontani.
Pur tuttavia, sebbene molte delle insicurezze e delle angosce dipendano da quel particolare registro mentale, non è insolito che s’incontrino difficoltà di vario genere (tecnicamente chiamate “resistenze”) nell’introdurre elementi di cambiamento, sentiti come un “pericolo maggiore” della stessa situazione d’angoscia in cui il soggetto si dibatte da anni.
Solo dopo un lungo periodo di riflessioni, di riscontri e di confortanti rassicurazioni, che indeboliscono le credenze fuorvianti, e migliorano le strategie del ragionamento, è possibile modificare il copione delle nostre convinzioni e con esso la qualità della nostra esistenza quotidiana.
Cambiare prospettiva mentale per adeguarla il più possibile alla realtà, evitando facili illusioni, significa assumere il rischio di delusioni e sopportale con ragionevolezza.
Ma per far ciò la personalità deve essere diventata parecchio robusta.