Sindromi di guerra e del reduce
Psichiatria e interpretazione degli artisti
Nel descrive l’arte degli schizofrenici Karl Jaspers afferma che in essa, espressione particolarmente emblematica della vita psichica, c’è soprattutto la tendenza a dare “la rappresentazione di un insieme del mondo e dell’essenza delle cose”. E infatti, conversando con i malati autori dei disegni, Karl Jaspers rilevò che è possibile «venire a sapere che spesso le cose più semplici sono piene di significato simbolico e di fantastichi arricchimenti».
Dopo essere stato colpito da una crisi nervosa, o forse psicotica, il più importante pittore norvegese, Edvard Munch rimase più di un anno senza più lavorare, poi l’artista, che prima della malattia aveva avuto tendenze simboliste, si presentò con un tipo di pittura del tutto nuova, e profondamente mutata. La conoscenza del poeta Mallarmé , che posò per un ritratto, modificarono ancor più l’arte di Munch. In lui, l’angoscia metafisica trova l’espressione nel torbido arzigogolo delle immagini. Deliri e incubi ritrasse Edvard Munch, denunciando il proprio animo travagliato, in cui nell’esperienza tragica di un delirio espresso da visi disumani. L’urlo, in cui le forme sono ondulate, irreali, modificate dall’angoscia e Angoscia, entrambe manifestazioni di un’ansia, che ha una valenza metafisica.
Dal 1911 il pittore alleggerì la tensione “nevrotica” e mutò le figure dell’angoscia in un espressionismo quasi realistico, ( frutto forse della sua “guarigione”) con una tematica sociale, col bisogno di rinnovare la società, motivi che confluirono nell’arte di Munch assieme a un misticismo cosmico, e a un complesso e torbido senso dell’esistenza in sintonia con la letteratura scandinava, e materia tutta che che troverà una simbiosi filosofica nelle esperienze degli esistenzialisti.