IL VIDEO NELLE TECNICHE DELL’EDUCAZIONE E DELLA RIABILITAZIONE PSICHIATRICA E PSICOSOCIALE
Ricerca clinica e possibilità terapeutica
A partire dal 1882, nella clinica di Charcot, all’ospedale della Salpêtrière di Parigi, il dottor Albert Londe, su espressa indicazione del grande psichiatra francese, fotografò i malati di mente.
L’intuizione di Charcot di fotografare i degenti durante tutto il periodo di ricovero fu una vera rivoluzione perché l’immagine fotografica migliorava l’informazione nei riguardi del malato: si potevano visionare e confrontare immagini relative ai vari periodi di degenza e avere così un quadro nosografico più completo.
Le fotografie scattate in quel periodo sono un testimonianza importante perché, a quell’epoca, la malattia psichiatrica era relegata in un “cantuccio” e ritenuta un dramma infamante di cui vergognarsi. La raccolta fotografica voluta da Charcot assume così, oltre che il valore di strumento di indagine scientifica, anche quello di una documentazione storico-nosografica sulla condizione della follia tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo.
Con l’avvento della videoregistrazione computerizzata, diverse strutture universitarie stanno sviluppando progetti di ricerca che uniscono gli sforzi degli psichiatri e dei neurologi con quelli dei programmatori di software per costruire piattaforme virtuali in grado di trovare soluzioni alternative da utilizzare per alcuni disturbi come le fobie, gli stati ansiosi, e patologie similari. Una équipe di psichiatri, assistiti da ingegneri informatici, stanno studiando, nel Dipartimento di Psichiatria di Chapel Hill (Usa), la possibilità di realizzare software per ambienti virtuali tridimensionali “molto semplici” e perciò idonei a mettere a proprio agio i bambini autistici, i quali potrebbero imparare ad utilizzare con un videocasco gli oggetti virtuali, primo passo per potersi in seguito “mettere in contatto” con quelli reali.
Anche nella Clinica Psichiatrica dell’Università di Catania, la tecnologia video comincia a svilupparsi, grazie alla iniziativa del Prof. Vincenzo Rapisarda che, affiancato da una équipe di medici psichiatri e di specializzandi, intende sperimentarla, insieme alla tecnologia multimediale, come mezzo diagnostico e riabilitativo.
Nell’Istituto universitario catanese si trovano già attrezzature sofisticate; una di queste è il casco-video-virtuale che, unito al computer e a software dedicati può “riprodurre” situazioni che possono aiutare i pazienti ad affrontare certi tipi di disturbi.
Con la ripresa video, inoltre, è possibile creare un archivio delle varie comunicazioni verbali e non verbali dei pazienti, il che può dare un quadro esaustivo dei loro disturbi. Le “annotazioni” , memorizzate nel supporto magnetico o nel computer, permettono di studiare mimica, espressioni verbali e non verbali, stati d’animo e comportamenti che possono consentire, in seguito, un’ accurata indagine psicopatologica .
Tuttavia, è importante che il “caso” venga ripreso senza forzature e che il procedimento narrativo comprenda anche i momenti di stasi psicopatologica oltre a quelli di alterazione.
In ogni caso le immagini devono essere “leggibili”, per chiarezza ed espressività, in modo da mostrare tutta la multiformità degli aspetti psicopatologici. Il paziente che viene ripreso dalla telecamera, si sente gratificato e si rende disponibile: ciò concorre alla riuscita dell’operazione videografica.
Premesso che, ovviamente, non è possibile “fare miracoli”, tuttavia, l’immagine video si può collocare anche tra gli interventi riabilitativi perché, col mezzo audiovisivo, il paziente esprime il proprio vissuto emozionale, fissando gli aspetti della realtà che lo interessano e sottolineando i disturbi che lo affiggono. Nell’autosservazione, le capacità di riflessione aumentano e si creano anche procedure terapeutiche utili.
Con più sedute di ripresa la variegata sintomatologia evidenzia sia il percorso patologico che quello terapeutico. I disturbi da attacchi di panico, i tic, l’agorafobia, la claustrofobia, ripresi col mezzo video e presentati al paziente che ne è affetto, gli consentono di esaminare la propria patologia e di fissarne gli aspetti più salienti in modo obbiettivo e distaccato, dandogli indicazioni utili per affrontare il problema. La video ripresa serve anche a migliorare la partecipazione alla vita di gruppo. E particolare rilievo hanno, nella psicoterapia della famiglia, le immagini registrate delle sedute, perché mostrano “con obbiettività” le interazioni tra familiari, pazienti e terapeuti. Nel rivedere la dinamica della seduta tramite i filmati, pazienti e familiari sono spesso in grado di prendere coscienza dei loro coinvolgimenti psicologici. E anche i terapeuti, in tal modo possono gestire in maniera più corretta il training e riconoscere i propri eventuali errori.
L’immagine visiva evidenzia meglio le manifestazioni non verbali della comunicazione intersoggettiva, e fa scoprire i messaggi che il soggetto invia attraverso il proprio corpo, messaggi che, rivedendo la ripresa, lo stesso paziente può percepirli chiaramente e in modo cosciente.
Come accade per una partita di calcio, osservata alla moviola, il rallenty fa cogliere sfumature che in “diretta” sfuggono; e il paziente, dalle proprie manifestazioni sintomatiche, può individuare in modo realistico i propri disturbi e arrivare ad un un certo insight ; il ché gli consente tra l’altro di trovare il modo migliore di gestire e forse anche di imbrigliare la propria psicopatologia.
Confrontando in fine le riprese girate durante tutto l’arco della terapia, si può capire meglio l’evoluzione e l’andamento del disturbo nel paziente.
Sarà anche il caso di riprendere le attività ricreative come il canto, la pittura, la recitazione, la danza, attività che impegnano i pazienti in una serie di esercizi e mansioni che distolgono l’iter parassitario della loro mente e che fungono da cartine di tornasole per evidenziare i lati più fragili e sensibili delle loro personalità. Filmare queste attività, significa avere la possibilità di studiare meglio il paziente e perché ciò avvenga nel migliore dei modi, è necessario che il paziente sia libero di esprimersi e di “impersonare” il ruolo che più gli è congeniale.
Lo psicodramma, utilizzato a fini terapeutici, serve a far esprime liberamente le ostilità, le paure, le tendenze nascoste, fungendo da terapia abreativa. E poiché non sempre, durante la recitazione, il soggetto arriva all’insight, solo rivedendosi sullo schermo potrà assaporare con senso critico il proprio vissuto scenico.
Nel rivedere il modo come canta, nell’analizzare la propria recitazione e i propri esercizi fisici, il paziente può migliore la comprensione del proprio sé, può valutare la propria mimica, la propria gestualità e arrivare ad un’esperienza che, senza l’immagine registrata, gli sarebbe certamente mancata.
Sarà fruttuoso registrare, come ulteriore fonte di indagine clinica, anche le reazioni, i silenzi, i giudizi che il paziente esprime osservando la propria immagine sul televisore.
I soggetti che presentano disturbi nella sfera dei rapporti con gli altri, spesso ignorano l’entità della propria patologia; ed è con la ripresa video, che si possono rendere conto del grado della propria incomunicabilità. L’immagine video, stimolandoli a prendere coscienza e a riflettere sulle loro incongruenze; alla fine potrebbe essere un utile insight per migliorare le relazioni di gruppo.
Non bisogna però focalizzare i difetti, ma occorre che sia il paziente a rilevarli anche perché, altrimenti, potrebbe sentirsi “accusato”, scoraggiarsi ed abbandonare l’esperimento.
Poiché ogni linguaggio “tradisce” la mentalità, il modo di vivere e persino le pieghe più recondite dell’animo, stimolando i pazienti ad utilizzare essi stessi il mezzo video, essi manifesteranno gusti e scelte che fungeranno da utile strumento diagnostico e terapeutico.
Infatti, dal tenore delle riprese girate dal paziente si può capire se egli è timido, voyeurista, sentimentale, narcisista o ossessivo. L’immagine è linguaggio comunicativo dai grandi poteri semantici ed è perciò un importante strumento di metaforizzazione della realtà.
Infatti, analizzando, per esempio, le foto di Charles Lutwidge Dodgson (in arte Lewis Carroll) incentrate su immagini di bambine, emerge il disagio del puritano matematico nei confronti della sessualità e si comprende la scissione del suo Io, sempre diviso tra erotismo e religiosità. Facile è pure intuire, dalle foto scattate da Wilhelm von Gloden, che fotografò molti efebi, le tendenze di quel barone fotografo, il cui studio taorminese fu l’apoteosi della sua omosessualità.
Sull’uso della telecamera da parte dei pazienti, il concetto base è che nel momento in cui diventano fruitori attivi del processo creativo, il loro filmati diventano espressione delle loro esigenze ed inoltre servono loro anche per capire i loro stessi disturbi.
Professionalità nell’ulitilizzo della ripresa video a fini clinici e rieducativi
Bisogna tenere presente che è inevitabile e necessaria una certa competenza nel campo della videoripresa e del montaggio, perché nulla è più banale che pensare di ignorare la grammatica fotografica. Infatti se chi riprende non ha alcuna idea né della tecnica né di ciò che vuole ottenere, il risultato finale è la saga del kitsch.
Lavorando con la telecamera bisogna evitare la pigrizia mentale e fruttare al massimo la creatività; non riprendere immagini confuse, disordinate e poco chiare che impediscono una lettura corretta del filmato.
Anche se non si richiedono risultati da opera d’arte, tuttavia non bisogna nemmeno essere sgrammaticati.
Perché la ripresa sia corretta, l’operatore dovrà sfruttare l’illuminazione, saper registrare il sonoro con più soggetti e avere rudimenti tecnici di montaggio, adoperare le apparecchiature con familiarità, senza tentennamenti e, soprattutto, prevedere il risultato finale, poiché, dominando il mezzo tecnico, si può fronteggiare qualsiasi situazione.
Importante è anche l’approccio col soggetto, il quale deve essere sempre messo a proprio agio. Infatti, al cospetto della telecamera chiunque tende a irrigidirsi e ad assumere pose innaturali; ma quando si instaura un clima favorevole, le riprese procedono senza troppi intoppi, soprattutto se non si utilizza il mezzo video in maniera “aggressiva”.
Nell’insegnare ai pazienti ad usare la telecamera bisognerà spiegare che è uno dei mezzi di espressione più completi, e che, pertanto, non dev’essere banalizzato. In questo senso, sarà pedagogica e riabilitativa una opportuna alfabetizzazione video, che insegni ad usare la telecamera così come si insegna a scrivere.
Affrontare la realizzazione di un’opera videografica significa apprendere la recitazione, la gestualità, il gusto dell’inquadratura, la connessione tra musica e stati d’animo, l’atmosfera, il ritmo della narrazione, il dialogo etc.
Si possono girare piccoli filmati, assegnando ai pazienti brevi parti; e sarebbe opportuno che i pazienti partecipassero a tutte le fasi della lavorazione e fossero presenti anche durante il montaggio: tutto questo lavoro di gruppo sarà utile alla socializzazione e ai rapporti interpersonali.
Facendo in modo che siano anche i soggetti ospedalizzati a filmare qualche scena, si stimoleranno, oltre le loro capacità creative, quelle cognitive e mnemoniche e ciò farà loro comprendere l’ambiente, la natura e la società in cui vivono.
Vale la pena di togliere i pazienti dalle ruminazione sterile, eliminare la loro noia, mettere in moto la loro fantasia. Forse non tutti gli ospedalizzati saranno in grado di portare a termine il progetto, ma sarà stato sempre utile tentare di migliorare le loro capacità.
Dare credito alle qualità personali del paziente affidandogli la realizzazione video, significa anche ricostruire la sua autostima, spronarlo ad avere fiducia in se stesso, cancellare una parte la sua emarginazione e mostrare che può essere capito, stimato e trattato come “persona”.
Riassunto
L’idea iniziale di Charcot di fotografare i degenti dell’Ospedale della Salpêtrière per avere un quadro nosografico-storico relativo a vari periodi di degenza ha posto le basi per ampliare gli spazi di utilizzo delle immagini. In seguito, col migliorare delle tecnologie fotocinevideo esse sono state adoperate non solo a fini diagnostici ma anche a fini terapeutici.
Un progresso ulteriore è rappresentato dalle registrazioni visive ed auditive dei comportamenti dei malati, che consentono agli operatori psichiatrici un più attento esame delle variegate sintomatologie. E così, grazie alle nuove tecnologie, si possono aiutare i pazienti ad affrontare alcuni disturbi di carattere psicologico e psichiatrico.
Trattandosi di nuove sperimentazioni, è inevitabile che gli operatori del settore psichiatrico, che intendono servirsi di queste nuove strategie terapeutiche, debbano avere una certa competenza delle nuove tecnologie. Infatti, senza un corretto approccio con le apparecchiature, i risultati potrebbero essere scarsamente utilizzabili.
Inoltre, il consentire l’uso della telecamera ai degenti che sono in grado di farlo, mette in moto un processo creativo-abreativo molto utile sia ai fini diagnostici che terapeutici.
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In Formazione Psichiatrica n° 3-4 anno 2000